Rosaspina Francesco

Rosaspina Francesco

2 Gennaio 1762 - 2 Settembre 1841

Note sintetiche

Scheda

Francesco Rosaspina (Montescudo, Rimini, 1762 - Bologna, 1841) fu incisore e si dedicò quasi esclusivamente alla stampa di riproduzione. Nel 1785 e nel 1787 conquistava a Bologna la medaglia istituita dal duca di Curlandia; a ventott'anni entrava a far parte dell'Accademia Clementina. Non trascurò mai di coltivare le lettere e strinse amicizia con Pietro Giordani, l'abate Casti, Gian Battista Bodoni, dei quali incise i ritratti. Con l'aiuto di alcuni discepoli attese alla riproduzione dei maggiori dipinti della Pinacoteca di Bologna. Nelle note personali di Antonio Basoli, per l'anno 1803, si trova riferimento ad uno dei tanti ritrovi artistici felsinei. Nel presente caso oltre a Rosaspina era frequentata da altri artisti locali, compresi i due fratelli di Basoli: "Ero accademico d'invenzione in una unione d'artisti bravi, come Palagi, Giani, etc., che si diceva Accademia della Pace, ove ogni settimana si faceva un disegno d'invenzione e questo veniva lodato o criticato ragionatamente dagli altri colleghi; ognuno dava per turno il suo soggetto. Anche mio fratello faceva i disegni d'ornato e architettura ed io quelli di prospettiva, paese e anche ornato. Si fece carte 30." In "La vita artistica di Antonio Basoli", 2006.

Nel volume "Felice Giani. Un maestro nella civiltà figurativa faentina" (1979), viene riportata una lettera di Francesco Rosaspina a Gian Battista Bodoni: "Bologna, li 16 febbraio 1801. Amico carissimo. E' gran tempo che non ci siamo scritto. Ho aspettato fin ora che vi fosse capitata qualche occasione per inviarmi altri sei de' vostri disegni ma in difetto potreste favorire di spedirmeli per la posta, mentre ora potrei occuparmene. V'invio col mezzo del corriere una copia della lapide a Bonaparte; di questa stampa il rame ora è dorato e non se ne sono eseguite che 300 copie, 200 delle quali vanno a Parigi: supplisca perciò la rarità ai pregi d'arte che mancano per renderla accetta. (...) Il cittadino Charpentier mandò a prendere da qualche tempo l'inteso suo pacco, io lo consegnai al suo commesso contro ricevuta. L'amico Giani è qui da qualche tempo, la sera facciamo in casa mia una specie di accademia pittorica e così passiamo le sere benissimo senza teatro e senza gioco; esso m'impone salutare caramente sì voi che la vostra consorte; lo stesso fa meco mia moglie e caramente abbracciandovi sono vostro affezzionatissimo amico e servitore, Francesco Rosaspina". Nello stesso volume è trascritta anche una missiva di Felice Giani a Rosaspina: "Faenza, 14 febbraio 1804. Amico caro. Ricevverete per il vetturale Manarino numero 12 fiaschi di vino nero, che desidera Giulio (Giulio Tomba) per la scommessa perduta; bevetelo alla salute dei benefatori che l'anno favorito a me come generale dei scrocconi e l'ultimo bichiere bevetelo per onore del vostro istituto e del generale, giachè per bontà dei frati mi trovo a questa baccantica dignità inalzato."

Riposa nella tomba di famiglia collocata nel Chiostro Terzo della Certosa di Bologna.

Roberto Martorelli

In collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

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