Rosaspina Antonio

Rosaspina Antonio

1830 - 1871

Note sintetiche

Scheda

Antonio Rosaspina (1830 - 1871) è l'unico dei discendenti del noto incisore Francesco a dedicarsi alla attività pittorica, frequenta l’Accademia di Bologna dove ha come insegnanti Clemente Alberi e Napoleone Angiolini. Ovidi lo elenca tra gli allievi di Minardi a Roma, ma non abbiamo nessun altro elemento certo a conferma di questa affermazione. Dalle sole due opere conosciute di Rosaspina non emerge tra l’altro alcuna influenza del maestro faentino, mentre, anche se indiretto, unico elemento, in appoggio alla tesi di Ovidi può essere il soggiorno dell’artista bolognese a Roma nei primi anni ’60.

Esordisce comunque a Bologna nel 1851, presentando all’Esposizione accademica un Ritratto del padre e un secondo copiato invece da Van Dick. Lo stesso anno vince il premio grande dell’Accademia nella classe di disegno di figura con La vendita di Giuseppe ebreo fatta dai suoi fratelli. L’opera, unica presentata al concorso, viene premiata nonostante le riserve espresse da alcuni membri della commissione giudicatrice per i panneggi stentati e per le figure non completamente riuscite. Continua intanto a partecipare alle Esposizioni annuali dell’Accademia: nel 1852 con un quadro di soggetto biblico, Agar ed Ismaele e un ritratto, l’anno seguente con tre opere, tra cui la copia della Santa Cecilia di Raffaello, e nel 1854 ancora con un ritratto. Sempre in quell’anno è ancora l’unico concorrente al Grande premio curlandese di pittura, lo vince con Elisabetta Sirani moribonda confortata dal padre, ma anche in questa occasione la commissione non gli risparmia dure critiche: “…effetto spezzato, molta freddezza nella espressione, debolissimo il disegno e niuna intelligenza nell’anatomia”. La scena è effettivamente stentata, particolarmente nel partito prospettico, ma mostra comunque l’interesse dell’artista per una pittura storica che, evitando le enfatizzazioni dei gesti e la composizione troppo elaborata, vuole aspirare a fornire dell’episodio descritto un racconto “realistico”. Quest’opera rivela dunque la forte influenza esercitata sui più giovani studenti da quegli artisti che, nel decennio precedente, si erano recati a studiare a Firenze con Bezzuoli e a Modena con Malatesta. L’esempio più vicino a Rosaspina pare inoltre Andrea Besteghi; si ritrovano infatti nell’Elisabetta Sirani motivi suggeriti certamente dal Pandolfo Collenuccio letterato pesarese, con cui Besteghi aveva vinto il Premio grande in pittura storica nel 1844. Partecipa alle esposizioni organizzate dalla Società protettrice che nel 1855 acquista il Giacobbe chiedente Rachele e l’anno seguente il Guido Reni che ritrae Beatrice Cenci. Anche per queste opere l’artista viene però criticato, questa volta da Bellentani, per alcuni aspetti formali e per le approssimative ambientazioni storiche degli episodi raffigurati. Negli anni ’60 le notizie sull’attività di Rosaspina diventano sempre più scarse e si limitano a registrare la sua partecipazione alle esposizioni della Protettrice. Non si conoscono, a parte la Bagnante, altri dipinti di questi anni, ma i soggetti delle opere acquistate dalla Protettrice entro il 1867 (Le delizie materne, Un momento opportuno e La madre indigente) lasciano supporre un abbandono di Rosaspina della pittura storica per la cosidetta “pittura d’affetti”. Ed è certo questa scelta, anticipatrice delle tematiche dominanti negli anni ’70, l’aspetto più interessante del percorso dell’artista.

Claudio Poppi

Testo tratto dal catalogo della mostra 'Dall'Accademia al Vero. La pittura a Bologna prima e dopo l'Unità', Bologna, Grafis, 1983. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti. E' sepolto nella Certosa di Bologna, Loggiato delle Tombe n. 189.

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Documenti
Storia delle arti del disegno (La)
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Augusto Romagnoli, La storia delle arti del disegno studiata nei monumenti che si conservano in Bologna e nei suburbi, 1888. Estratto. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.