Ozzano Dell'Emilia, (BO)

1914 | 1945

Scheda

Nelle elezioni amministrative del 28 giugno 1914, il partito socialista, che aveva presentato solo una lista di minoranza, ebbe il maggior numero dei voti, perciò il 20 settembre 1914 fu ripetuta la consultazione popolare. La lista del PSI incrementò ulteriormente i consensi. A sindaco fu eletto il socialista Augusto Grandi che, richiamato alle armi, dal fronte inviò le proprie dimissioni il 13 settembre 1916 e il 24 successivo, in sua sostituzione, venne nominato Attanasio Magnani. Nelle elezioni amministrative dell'ottobre 1920, i socialisti, presentate due liste, ottennero 20 consiglieri, sedici di maggioranza e quattro di minoranza. Fu eletto sindaco Ettore Nardi, già consigliere comunale dal 1914. Nel 1921, Nardi aderì al PCI poco dopo la sua costituzione. Nello stesso anno i fascisti, attraverso minacce ed intimidazioni, cercarono di indurre tutti gli amministratori a lasciare il comune. Così, ad esempio, il 7 maggio a Mercatale i "fascisti invadono la casa del compagno Magnani scassinando mobili, rompendo vetri e terraglie. La quarta invasione in un mese" (Fascismo, 289). Verso la fine di giugno, Nardi fu prelevato dalla sua abitazione da una squadra di fascisti che, dopo averlo picchiato e ferito gravemente a colpi di pugnale, lo abbandonarono in aperta campagna. Tra il 21 e il 23 agosto 1922 giunta, consiglieri e sindaco, furono costretti a dimettersi. Durante gli anni del regime fascista, tre nativi di Ozzano furono deferiti, processati e condannati dal Tribunale Speciale (Aula IV); due subirono condanne al confino di polizia per atti d'opposizione (Confinati). Anche a Ozzano dell'Emilia, a seguito degli indirizzi diffusi dall'organizzazione comunista provinciale, nel corso delle animate giornate post-armistizio, venne dato l'assalto al deposito-ammasso del grano (tv. Bologna). Il magazzino svuotato fu quello situato presso il mulino in località Ponte Rizzoli.

Il movimento di Liberazione ad Ozzano dell' Emilia iniziò con la formazione di un gruppo di giovani, animato da alcuni lavoratori occupati in fabbrica a Bologna i quali avevano contatti con vecchi antifascisti e con persone già attive nella clandestinità. Il gruppo provvide a diffondere stampa clandestina, volantini con appelli e parole d'ordine rivolte ai giovani e alla popolazione perché partecipassero alla lotta contro il nuovo fascismo della RSI e contro l'invasore tedesco. Via via il movimento si allargò attraverso riunioni e contatti che portarono ad un coinvolgimento crescente della popolazione. Nella primavera del 1944 si costituì un gruppo d'azione - che diventò un reparto SAP della 4a Brigata "Garibaldi" - forte, complessivamente, di una trentina di giovani, fra i quali 5-6 ragazze. Le case dei contadini e così pure qualche bottega di artigiano divennero luoghi di riunioni clandestine e in alcuni casi anche depositi di armi. Per ritardare le operazioni di trebbiatura, onde evitare la razzia del grano da parte dei tedeschi, i partigiani intervennero a piti riprese e ancora il 1° settembre 1944 a Settefonti, attaccarono duramente i militi di scorta ad una trebbia, provocando tre morti. Poco tempo dopo, quando la trebbiatura venne attuata, ma controllata dai contadini e dalle forze clandestine, fu promossa la raccolta di grano a favore e a sostegno dei combattenti. L'iniziativa trovò l'adesione dei mezzadri e dei coltivatori diretti e si riuscì ad accumulare diversi quintali di grano che furono poi messi a disposizione dei comitati provinciali di assistenza ai partigiani. Le donne raccolsero e confezionarono indumenti che vennero inviati alle formazioni partigiane operanti nell'Appennino. Il gruppo SAP, che inizialmente disponeva solo di qualche arma rudimentale, se ne procurò altre sottraendole ai tedeschi e ai fascisti della GNR, altre ne ricevette da addetti alla sorveglianza delle ferrovie con i quali il movimento aveva preso contatto. Il trasporto di armi e munizioni clandestino rappresentò sempre un pericolo, stante il forte accasermamene tedesco, la piattezza del territorio comunale e l'intensità del traffico sulla via Emilia. Il trasferimento di un carico d'armi, ad esempio, fu effettuato su un carretto tirato da un mulo e ricoperto da foraggio che, per raggiungere la base stabilita per la consegna, dovette attraversare proprio una zona in cui erano presenti diversi reparti tedeschi. Sull'asfalto della consolare e sui muri delle case, apparvero di frequente slogan e parole d'ordine che incitavano al combattimento contro gli invasori hitleriani e i traditori fascisti. Le azioni di disturbo e di sabotaggio a strutture tedesche indussero il comandante della piazza ad esporre cartelli che richiamavano l'attenzione sul pericolo partigiano "Actung banditen". I generali tedeschi impartirono disposizioni ai reparti dipendenti, raccomandando che i soldati circolassero nel circondario - zona pericolosa - non isolati ma in gruppo. Alcune azioni partigiane dettero la sensazione, a tutta la popolazione ozzanese, che il movimento patriottico era robusto e sempre più esteso. Nei pressi della stazione di Varignana fu minata e fatta saltare la linea ferroviaria Bologna-Ancona: la via principale di rifornimento per il fronte tedesco, attestato nella parte orientale della Romagna, restò interrotta per un paio di giorni. Nella frazione di Mercatale un gruppo di partigiani impedì ai tedeschi di portare via il bestiame da lavoro e da latte requisito ai contadini.
L'ostilità contro gli invasori e contro i loro servi fascisti si manifestò apertamente nell'ottobre 1944. Un numeroso gruppo di donne protestò contro l'accaparramento di grano negli ammassi da parte delle autorità fasciste locali. Le dimostranti, sulle quali vigilava un gruppo di SAP, oltre ad impaurire le autorità fasciste, ottennero il risultato concreto e immediato di una distribuzione supplementare. Il 3 aprile 1945, le donne si ripeterono. In un centinaio si radunarono presso il municipio esigendo una distribuzione di generi alimentari e un impiegato troppo zelante che tentò di fare il tracotante fu malmenato: alcuni giorni dopo le richieste annonarie furono soddisfatte. Oltre al gruppo che agì nel territorio comunale e limitrofo, alcuni altri giovani ozzanesi parteciparono alla lotta di Liberazione in formazioni operanti in altre zone. Fra i partigiani caddero: Gino Berti e Gino Cargoni (della 4a Brigata) entrambi fucilati a Finale Emilia, il 22 aprile '45; Dino Boschi (della 36a Brigata) caduto ad Imola il 18 ottobre 1944; Ettore Grandi (della 4a Brigata) deportato in
Germania e colà deceduto; Gino Grandi (della 36a Brigata) caduto in combattimento a S. Maria di Purocielo, l'1 ottobre 1944. Il padre di quest'ultimo. Ottavio Grandi, vecchio oppositore del regime, era stato prelevato dai fascisti la notte del 13 luglio 1944 e trucidato a poca distanza dalla propria abitazione.
Nei giorni che precedettero la liberazione, esponenti del CLN locale contattarono il cinquantottenne Ettore Nardi per indurlo ad assumere la carica di sindaco, mandato che, come è già stato detto, gli era stato conferito dagli elettori nel 1920.
Ozzano fu liberato il 21 aprile e immediatamente dopo il CLN nominò la Giunta amministrativa e Nardi a sindaco.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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