Granarolo dell'Emilia (BO)

Granarolo dell'Emilia (BO)

1943 | 1945

Scheda

Dopo la proclamazione dell'armistizio fra gli Alleati e l'Italia, gli antifascisti cominciarono subito a raggruppare giovani per la lotta contro i tedeschi e contro i fascisti che si riorganizzarono nella RSI.

Nel gennaio 1944 entrarono in campo in diversi comuni della pianura bolognese i primi nuclei di donne organizzati nei Gruppi di Difesa della Donna. I primi gruppi di donne granarolesi manifestarono già nel febbraio successivo.
In concomitanza con lo sciopero generale operaio nel Nord Italia, iniziato il 1° marzo 1944, nel bolognese vi furono diverse manifestazioni popolari nelle piazze e presso le sedi comunali . A Granarolo, l'8 marzo - nello stesso giorno in cui si concludeva la grande agitazione - una moltitudine di donne manifestò vivacemente davanti e dentro l'edificio del comune.
Il Commissario prefettizio comunale così scrisse al Capo della Provincia: «Ritengo doveroso riferire a VE. che stamane verso le ore 10,30 circa 300 donne di questo Comune si sono presentate in gruppo in questa residenza municipale tumultuando e chiedendo a gran voce provvedimenti per un aumento delle attuali razioni di generi alimentari. Poiché il contegno delle donne era provocatorio e minaccioso e tale da costituire un serio turbamento dell'ordine pubblico il Comando della Guardia Nazionale Repubblicana locale per evitare atti inconsulti nonché l'irruzione negli uffici municipali ha sciolto a mezzo dei suoi militi l'assembramento...... Intanto i primi partigiani locali fecero saltare alcuni tronchi della ferrovia T.B.P.M. (Tranvia Bologna - Pieve di Cento - Malalbergo), che attraversava il territorio comunale.
Dalla seconda quindicina di marzo, sulla base di liste di prescrizione, gruppi prefissati di operai di singole aziende industriali e lavoratori agricoli vennero precettati per essere trasferiti in Germania. Un vivissimo fermento subentrò tra la popolazione che sfociò, poi, in diversi comuni, in energiche lotte sui posti di lavoro ed in proteste di strada contro i tedeschi e contro i fascisti. Il 19 marzo,Granarolo, alle ore 11, circa cinquanta donne si portarono alla sede del fascio repubblicano e protestarono ad alta voce contro la precettazione dei lavoratori per la Germania. Analoga manifestazione avvenne a Medicina e su due fogli volanti indirizzati alle Madri e spose bolognesi e alle Lavoratrici, donne bolognesi, diffusi clandestinamente, vennero così incitate: "Imitate l'esempio delle donne di Medicina e di Granarolo".
Un'altra manifestazione di donne avvenne al centro del capoluogo nell'ultima decade d'aprile.
Nel fienile del colono Armando Gamberini, sito a Lovoleto, venne istituito un centro stampa, dotato di un ciclostile e di
quant'altro è necessario per la riproduzione dei testi, nonché di carta per consistenti tirature. Si ciclostilarono volantini locali e pezzi per diffusioni provinciali e, in particolare, l'edizione del Nord del periodico di più fogli, Noi Donne, dei GDD.
L'azione di sabotaggio condotta dai SAP non cessò, anzi nel pieno dell'estate, si accompagnò con l'azione contadina per ritardare la mietitura del grano e, in seguito, per impedire e ritardare la trebbiatura. L'intensa attività patriottica che si svolse nel territorio comunale e in quello circostante è provata da quanto è denunciato in un minaccioso manifesto del Commissario prefettizio pubblicato il 19 luglio: «Avviso importantissimo. Il Commissario Prefettizio, considerato che nel Comune di Granarolo Emilia durante gli ultimi tempi si sono ripetuti casi di sabotaggio, danneggiamenti a cavi telefonici delle Forze Armate Tedesche, attentati a soldati germanici o ad alleati delle forze armate stesse, guasti a
macchine agricole destinate alla trebbiatura del grano, ricevuto ordini dal locale Comando Tedesco dispone:
I ) Il coprifuoco per tutto il territorio del Comune è fissato dalle ore 21 alle ore 4 del mattino.
2) Tutti coloro che verranno trovati da ronde militari o da singoli soldati germanici fuori dalle loro abitazioni oltre il detto orario del coprifuoco senza regolare permesso di un Comando Tedesco saranno arrestati se forestieri e passati per le armi se residenti in questo comune.
Avendo queste misure anche lo scopo di assicurare la vita, la proprietà e l'approvvigionamento della popolazione invito
la popolazione tutta nel suo stesso interesse a collaborare all'identificazione degli autori dei delitti sopraccennati».
Nonostante le minacce contenute nell"'Avviso" sopra riportato, i partigiani continuarono a colpire: il 25 luglio nella frazione di Cadriano uccisero un "agente della Gestapo"; il 14 agosto nel capoluogo ferirono un soldato della Wehrmacht e il 30 successivo nella frazione di Lovoleto spararono raffiche di mitra contro un pullman carico di tedeschi e fascisti; il 15 settembre ancora nel capoluogo distrussero tutta la segnaletica militare.
A fine settembre ed in ottobre le attività partigiane si intensificarono in relazione all'attesa di una imminente liberazione della Valle Padana da parte degli eserciti alleati. Nell'autunno i mezzadri ripresero a combattere una nuova battaglia per un capitolato colonico che ripristinasse le conquiste prefasciste, rivendicando il riconoscimento e l'applicazione del Patto colonico dei contadini di Medicina e Castel Guelfo (v). Alla vigilia della liberazione i mezzadri che avevano realizzato il nuovo "patto colonico" furono 1' 80%.
Il CLN invitò i commercianti e gli esercenti del comune a non consegnare alle autorità nazifasciste i generi alimentari e di largo consumo accumulatisi nei loro magazzini e, invece, a distribuirli alla popolazione che ne aveva un estremo bisogno: la maggioranza di loro accettò l'indicazione della autorità patriottica. La solidarietà popolare divenne sempre più operante e vicina ai partigiani per affrontare il durissimo inverno.
Il 27 novembre 1944, rientrò nella propria casa, a Quarto Inferiore, Enrico Bonazzi, liberato dal carcere di Saluzzo il giorno prima, dopo 10 anni di reclusione.
Come Marcello Canova di Budrio (v.), non era stato dimesso dal carcere di Pianosa -durante i "45 giorni" del governo
Badoglio, ma, solo oltre un anno dopo la caduta del regime fascista, fruì di un'amnistia emessa nell'ottobre precedente da Mussolini a nome della RSI. Bonazzi divenne dirigente dell'organizzazione comunista bolognese già nel corso dei restanti mesi della lotta di Liberazione. Per combattere l'iniziativa demagogica della RSI di dar vita a forme associate di distribuzione di alimentari, in tutto il bolognese, furono organizzate dimostrazioni rivendicative e di protesta. Anche a Granarolo, nell' ultima decade del gennaio 1945, un gruppo di donne protestò in municipio e rivendicò vivacemente generi alimentari.
Il 20 febbraio, centocinquanta donne si ripresentarono in municipio e impegnarono una discussione con il Commissario
prefettizio. Questi si mostrò disposto a formare una commissione di controllo sulle vendite dei bottegai, evidentemente per orientare l'attenzione delle manifestanti in direzione sbagliata; ma esse dichiararono la loro decisione di ritornare se non fossero state accolte le richieste annonarie.
Nella giornata internazionale della donna, l'8 marzo, sempre nel capoluogo, duecento donne salirono in municipio per reclamare i generi alimentari, già promessi e non ancora distribuiti.
Il Commissario prefettizio fu invitato insistentemente a lasciare il paese perché ritenuto un inetto.
Il 5 aprile si svolse una nuova dimostrazione a Granarolo. Ben duecentocinquanta donne si riunirono in municipio per rivendicazioni economiche; intervennero anche soldati tedeschi, ma esse proseguirono nella loro protesta: gettarono carte d'archivio dalle finestre e gridarono: "a morte i tedeschi!".
Granarolo ha avuto 6 nativi caduti nel corso della lotta partigiana e inoltre 35 uomini e donne riconosciuti partigiani: 21
appartenenti alla 5a Brigata "Garibaldi" SAP (20 uomini e una donna); 9 appartenenti alla 36a Brigata "Garibaldi"; 1 appartenente alla Divisione Garibaldi in Jugoslavia; 1 appartenente alla Divisione Modena "Armando"; 2 appartenenti alla 7a Brigata "Garibaldi" GAP; 1 appartenente alla 66a Brigata "Garibaldi " . A questi sono da aggiungersi 22 patrioti benemeriti (13 uomini e 9 donne).
Queste alcune cifre organizzative alla vigilia della fine dell'occupazione nazista: aderenti ai CDC, 40, ai Comitati di agitazione sindacali operai, 38, ai GDD, 54, al FdG, 50; sappisti (operanti in loco), 50.
Dopo i danni provocati durante i mesi dell'occupazione, le soldatesche germaniche nella loro fuga precipitosa attuarono nuove distruzioni nel vano tentativo di arrestare l'incalzante avanzata degli Alleati, devastando edifici, fra cui quelli scolastici, e minando ponti.
Il 21 aprile 1945 Granarolo fu raggiunta dalle truppe alleate. Il giorno dopo il CLN locale nominò i reggitori provvisori della amministrazione del comune ed a sindaco Alberto Bellei.

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Documenti
Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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