Granarolo dell'Emilia (BO)

Granarolo dell'Emilia (BO)

1860 | 1945

Scheda

Il territorio di Granarolo dell’Emilia – terra di pianura, di acque e di strade - si estende a nord di Bologna sull’antica San Donato via di comunicazione fra campagna e città, asse privilegiato per gli scambi di merci e persone dell’economia e della società locale. Il comune è formato dalle frazioni di Quarto Inferiore, Cadriano, Viadagola, Lovoleto e dal nucleo capoluogo. Fino al 1860 la sede comunale è stata itinerante e varia a seconda della residenza del sindaco eletto. La data ufficiale della sua costituzione risale ad un decreto del Ministero degli interni del 1° gennaio 1876, che fissa a Granarolo la sede municipale, probabilmente per la sua collocazione lungo la via San Donato e la direttrice, dove in seguito verrà costruita una delle prime ferrovie locali, la tramvia a vapore Bologna-Malalbergo. Territorio a forte vocazione agricola, la sua storia è profondamente legata alle trasformazioni della terra e all’evoluzione economica e sociale delle classi che compongono l’identità del mondo contadino. Il tessuto sociale risente della distribuzione sul territorio della rendita fondiaria in nuclei familiari legati alle residenze nei poderi a mezzadria, sparsi ed isolati, dove la mobilità e l’incremento della crescita della popolazione è alquanto ridotta. Alla fine dell’Ottocento, il numero degli abitanti si stabilizza intorno alle 4.500 unità, prevalentemente occupate in agricoltura. Le terre di Granarolo diventano terreno di propaganda e di proselitismo delle prime organizzazioni sindacali dei lavoratori che si uniscono in leghe di resistenza e di difesa delle condizioni sociali dei braccianti, dei mezzadri e degli operai; nascono le prime cooperative consumo, di produzione e lavoro (muratori, fabbri, falegnami) e la casa del popolo; si istituiscono le Società di mutuo soccorso e nel 1907 diventa sindaco il socialista Enrico Rizzoli. Si delineano così i tratti caratteristici che faranno da sfondo alle vicende successive del comune, contrassegnate dal contributo e il sacrificio dei suoi cittadini durante il primo conflitto mondiale e nel corso del dopoguerra. Le lotte sociali coinvolgono le categorie dei mezzadri e dei braccianti in forme di conduzione della terra molto avanzate, infatti il Capitolato colonico del 1920 stabilisce la divisione dei prodotti per il 60% a favore dei mezzadri, ma non viene applicato. Negli anni Venti, Granarolo è terreno di scontro e di violenta reazione degli agrari che colpisce gli uomini e le istituzioni democratiche del territorio. Le prime squadre guidate dai fascisti, aggrediscono e picchiano gli aderenti alle leghe sindacali, bruciano la Casa del popolo, distruggono le sedi delle cooperative ed il comune viene commissariato. I tratti caratteristici di questa terra, si ripropongono con forza nella storia della Resistenza di Granarolo dell’Emilia, per quelle caratteristiche che insieme delineano le vicende delle donne e degli uomini della pianura: la continuità fra le diverse generazioni dell’antifascismo; il legame fra lotta armata e difesa delle condizioni sociali delle campagne, che rende possibile l’azione partigiana in territori apparentemente impraticabili; l’importanza dell’azione di massa e della protesta civile, che si affianca al lavoro clandestino; il ruolo centrale della presenza delle donne, sia nei combattimenti, sia come collante delle diverse forme di lotta; l’esperienza originale e unitaria delle Squadre d’azione patriottica e del loro radicamento popolare; l’unità delle forze politiche negli organi dirigenti. Sotto questo profilo, Granarolo rappresenta quindi un modello di continuità storica esemplare nella difesa dei diritti e nell’emancipazione civile e politica. [Paola Furlan]

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Documenti
Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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