Gaggio Montano, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Nelle elezioni politiche del 1919, a livello comunale i voti ai socialisti compirono un forte balzo in avanti, ma non risultarono prevalenti. Nelle elezioni amministrative del 7 novembre 1920, la lista del Partito Popolare conquistò la maggioranza, così come in altri sei comuni della montagna bolognese. Avendo ottenuto i popolari 12 seggi ed i socialisti 8, insorsero difficoltà nella composizione della giunta e per l'elezione del sindaco. Solo alla terza seduta del consiglio fu eletto Giovanni Guccini, popolare (uno dei principali esponenti del PPI nella zona appenninica), ed una giunta composta da tre membri effettivi di maggioranza e uno di minoranza, da un membro supplente di maggioranza e uno di minoranza. Il Guccini, contrario all'alleanza tra cattolici e fascisti, il 25 ottobre 1922, venne aggredito da un gruppo di squadristi mentre si trovava sul treno a Marzabotto e poco dopo dovette dare le dimissioni. Successivamente venne eletto a sindaco Domenico Mazzetti. Il 9 gennaio 1923 la gestione del comune venne affidata ad un Commissario prefettizio.

Durante gli anni del fascismo, fra i gaggesi vi furono alcuni oppositori. Interessante fu il caso del muratore Ernesto Picchioni, la cui vicenda personale intersecò avvenimenti non solo paesani durante tutto il ventennio. Nato a Gaggio nel 1904, antifascista, emigrò a Bologna nel 1922 e poi espatriò in Francia. Il 26 novembre 1936 passò oltre i Pirenei, per combattere contro i rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco in difesa della repubblica di Spagna. Appartenne alla Batteria "Antonio Gramsci" del Gruppo artiglieria internazionale e là divenne comunista. Ferito in combattimento, dopo tre mesi d'ospedale, ritornò in batteria. Rientrato in Francia nel febbraio 1939, venne internato a Saint-Cyprien ed a Gurs. Per ritornare libero, allora, si arruolò nell'esercito francese e fu inviato in Algeria.
Dopo la disfatta inflitta dai tedeschi alla Francia nel giugno 1940, venne internato nel campo di Kanazza, da dove evase. Successivamente arrestato fu rimpatriato in Italia, alla fine del 1941. Giunto a Bologna fu assegnato al confino di polizia e inviato nell'isola di Ventotene. Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943 e solo dietro le proteste popolari contro il governo del gen. Badoglio, perché non liberava i comunisti carcerati o confinati dal fascismo, Picchioni potè ritornare a Gaggio il 22 agosto 1943. Molto ammalato, nei giorni che seguirono sostenne la necessità della lotta contro i nazifascisti, ma non potè prendervi parte.
Alla fine del febbraio 1944, avviatasi da tempo la lotta partigiana in varie parti d'Italia, un gruppo di giovani bolognesi appartenenti ai Gruppi di "Giustizia e libertà", prese la via della montagna per dedicarsi soprattutto ad un servizio d'informazioni sui lavori di fortificazione che i tedeschi stavano attuando nella zona dell'Appennino tosco-emiliano. Fra quei giovani, quindici si attestarono in territorio gaggese e agli inizi di maggio, costituirono il primo nucleo della Brigata "Giustizia e Libertà" al comando del capitano d'artiglieria, Pietro Pandiani "Pietro", inviato sul luogo dal Partito d'Azione. Avevano sei pistole e un moschetto. Alla formazione "GL" via via aderirono giovani del luogo. La scansione dell'attività della Brigata è quella che esponiamo di seguito.
Luglio 1944. Disarmi di tedeschi e fascisti per conquistarsi un armamento adeguato. Vari attacchi per appropriarsi d'armi alla Donna Morta, al passo del Cancellino, a vari presidi nella zona contermine.
Agosto 1944. Saccheggio di un deposito tedesco di viveri a Maserno (Montese): disarmo delle sentinelle e successiva distribuzione di una notevole quantità di alimentari alla popolazione. Disarmo di una postazione nemica nei pressi di Fanano: recuperati una mitragliatrice e due fucili. Colpo di mano in un deposito di munizioni in frazione di Silla: sottratti proiettili e otto casse di bombe a mano. Azioni di disturbo contro automezzi tedeschi sulle strade da Porretta a Zocca e a Fanano. Sabotaggio a due autocarri tedeschi con mine in territorio di Camugnano. Sbarramento delle rotabili tra la zona porrettana e quella modenese. Danneggiamento di automezzi nemici lungo la strada Porrettana e Castiglione dei Pepoli. Distruzione di passerelle leggere lungo le scorciatoie e le stradine di accesso alle arterie più importanti. Assalto a due macchine tedesche, che causarono morti e feriti. Interruzione e sabotaggio a lavori stradali eseguiti dalla Todt. Settembre 1944. Liberazione di trecento uomini rastrellati dai tedeschi e concentrati nella frazione di Marano. Nel gaggese, Ronchidos era lungo la nuova linea fortificata che i tedeschi scelsero di costruire a nord della "Gotica", in una posizione tale che decisero di fortificarla. I lavori necessari allo scopo, divennero tanto più urgenti dopo che, il 18 settembre 1944 la linea Gotica era stata definitivamente sfondata al Passo del Giogo. Gli alpini tedeschi di un'intera compagnia, che lavoravano nella zona, vennero punzecchiati con colpi di mano da gruppetti di partigiani per tre giorni e il 28 furono attaccati dall'intero distaccamento dislocato in luogo. Lo scontro fu violento anche per l'intervento di SS di rinforzo. Notevole quantità di materiale bellico fu distrutto. I tedeschi ebbero consistenti perdite. Quattro partigiani restarono feriti e tre caddero in mano nemica. Rossano Marchioni (classe 1926), ferroviere, comandante del battaglione, catturato dai tedeschi fu fucilato sul posto; Jacques Lapeyrie (un francese, ex disertore dell'esercito tedesco nel quale era stato arruolato forzatamente) fu fucilato a Castelluccio di Moscheda in comune di Montese (Dizionario). Per reazione allo scontro, nello stesso giorno e in quello seguente, i nazisti perpetrarono una barbara rappresaglia. Dopo aver incendiato tutte le case nelle località di Ronchidos di Sopra (il 28) e di Ronchidos di Sotto, di Lama e di Cà d'Ercole (il 29), massacrarono 66 persone raccolte fra i locali e fra gli sfollati provenienti da località bombardate, in massima parte donne e bambini. Le salme rimasero insepolte per un mese, fino al giorno della liberazione della zona. (In un marmo posto a Cason dell'Alta sono elencati 59 nomi e ricordati 10 ignoti, quali vittime della "rappresaglia di Ronchidos". (Fra i nomi sono anche quelli di Lapeyrie, fucilato altrove, e quelli dei coniugi Luigi Guglielmi e Alfonsina Cioni, fucilati a Cargè il 4 ottobre successivo).
Il 2 ottobre sul confine comunale che costeggia la strade statale Porrettana, nelle località Molinaccio di Sopra e Molinaccio di Sotto i tedeschi consumarono un nuovo eccidio, massacrando diciassette persone rastrellate a cavallo di Silla, in territorio di Porretta (v.) e di Gaggio.
La Brigata "GL" il 7 ottobre, nei pressi di Capugnano, in comune di Porretta, si congiunse con le avanguardie della 5a Armata americana che avanzava verso Silla. Nella notte del 10 ottobre, dieci uomini dei gruppo d'azione fecero irruzione nella Caserma della Polizia Ausiliaria e disarmarono i 40 uomini che la presidiavano.
Il 14 ottobre reparti della formazione attaccarono una postazione tedesca nella zona Silla -Bombiana e misero in fuga i militi che abbandonarono l'armamento.
Il 16 ottobre, a Lizzano in Belvedere, nella "terra di nessuno "(che copriva il territorio lizzanese a quello porrettano), la Brigata "GL"con la "Matteotti" Montagna e con le Brigate "Garibaldi" al comando di Mario Ricci "Armando", d'intesa con gli americani dell'OSS, diedero vita alla Divisione "Armando". Ogni operazione partigiana, da quel momento in poi, seppur compiuta dalle singole brigate, avvenne nel quadro delle operazioni affidatele dall'OSS e dirette dal Comando della suddetta Divisione, la cui sede restò sempre a Lizzano in Belvedere (v.). Dal 17 ottobre, i partigiani "GL" approntarono postazioni nei pressi dell'abitato del capoluogo in preparazione di un'azione per scacciare gli occupanti. Le pattuglie da ricognizione partigiane che entrarono nel paese si scontrarono con gli avamposti tedeschi, infliggendo loro perdite e feriti. Tre giorni dopo conquistarono il paese. Sul "Bollettino" della Brigata è scritto: "previ accordi col comando americano, nella serata del giorno 20 si è svolta un'azione che ha portato alla conquista di Gaggio Montano. Alle ore 17 l'artiglieria iniziava un violento martellamento delle posizioni nemiche.
Alle 17,30, le nostre pattuglie avanzavano ai lati del paese cacciando i tedeschi dalle postazioni [ove] erano trincerati, mentre al centro penetrava il grosso della Brigata. Alle ore 20 Gaggio Montano, debitamente rastrellato, casa per casa, poteva considerarsi saldamente tenuto in nostre mani". Il 20 ottobre 1944 il CLN comunale presieduto da Francesco Marchioni del Partito d'Azione procedette alla nomina del sindaco Luigi Amaduzzi. Del territorio comunale oltre la metà restava ancora in mano tedesca. Il giorno 29 ottobre i partigiani "GL", partiti da Gaggio, e numerosi partigiani "matteottini", partiti da Gabba, in comune di Lizzano in Belvedere attaccarono i tedeschi nella zona di Ronchidos, per saggiare la consistenza delle difese apprestate in quel punto della linea Monte Belvedere - Ronchidos - Cargè. Lo scontro provocò forti perdite ai nemici, mentre i patrioti, che catturarono un abbondante materiale bellico, ebbero quattro feriti.
Sempre nello stesso giorno, cinquanta partigiani della 7a Brigata, guidati dal ten. "Franco" (Antonio Palloni), incaricati di agire unitamente a reparti americani della la Divisione Blindata, catturarono ben 30 soldati tedeschi. Nel "memorandum" americano del giorno seguente è annotato che "l'aiuto di questo gruppo è stato prezioso".
Sei giorni dopo, il 4 novembre, partigiani "GL" e "matteottini", in collaborazione con soldati della 5a Armata americana occuparono la frazione di Affrico. Nei giorni seguenti consistenti reparti americani s'insediarono nella zona in vista di un attacco in forze contro i tedeschi trincerati su Monte Belvedere. Nei mesi che seguirono i partigiani "GL" fornirono molteplici informazioni ai Comandi alleati, svolsero attività esplorative in unione con reparti americani, fecero da guida a loro pattuglie. Il 1° dicembre nel corso di una puntata esplorativa catturarono sei tedeschi, due dei quali, nel tentativo di fuggire, vennero uccisi, mentre gli altri quattro, tutti sottufficiali, furono consegnati a un reparto americano. Gaggio in quell'inverno fu ancora epicentro della guerra. Nell'abetaia in frazione di Bombiana, dopo che avevano lasciato Porretta nel pomeriggio del 14 febbraio 1945, nel tentativo di attraversare le linee tedesche per rientrare a Bologna, trovarono la morte Paolo Fabbri "Palita", che era stato un iniziatore delle brigate partigiane "Matteotti" e il tenente colonnello Mario Guermani, vice comandante della piazza militare di Bologna. Il 19 febbraio 1945 - come scrisse l'addetto agli affari Civili del Corpo di spedizione brasiliano, il capitano L. R. Garda - il paese "resta nell'immediata vicinanza del fronte e dei proiettili continuano a cadervi giornalmente".
Fra il 22 dicembre 1944 e l'aprile 1945, alcuni "gielle" pubblicarono tre numeri del periodico Patrioti, dal sottotitolo "Pubblicazione della 1a Brigata Giustizia e Libertà", che ebbe come redattore anche l'ex giornalista de il Resto del Carlino, Enzo Biagi, e che fu stampato a Porretta.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998  

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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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