Confederazione generale del lavoro, (CGdL)

1906 - oggi

Scheda

Fu la prima vera organizzazione nazionale dei sindacati operai italiani dell’industria, nel periodo prefascista.
I braccianti, i coloni e i coltivatori diretti aderivano alla Federazione lavoratori della terra, la Federterra.
La CGdL operò dall’ottobre 1906 alla fine del 1926, quando fu soppressa dal regime fascista.
In precedenza avevano funzionato organismi simili, ma senza la sua struttura e la sua capacità contrattuale e organizzativa.
Sin dal sorgere delle prime leghe e dalla nascita delle prime camere del lavoro, la classe operaia italiana - vale a dire i lavoratori dell’industria - avvertì l’esigenza di dare vita non solo a organizzazioni nazionali di categoria, ma anche ad una struttura unica e centrale, in grado di dirigere e coordinare l’attività del mondo del lavoro. Per questo, a Parma nel 1893, al primo congresso nazionale delle poche camere del lavoro esistenti, fu costituita la Federazione delle Camere del lavoro, ribattezzata, nel 1902, Segretariato centrale per le Camere del lavoro e le federazioni di resistenza.
Ad avvertire l’esigenza di una strategia nazionale del sindacato erano le leghe dirette da militanti del PSI. Quelle di orientamento anarchico e le poche controllate dal PRI erano per la più totale autonomia. Quelle dirette da socialisti aderivano al Segretariato centrale, mentre le altre intervenivano solo ai congressi della Resistenza.
All’inizio del secolo si riunivano periodicamente dei congressi detti della Resistenza, delle vere e proprie assemblee autoconvocate, alle quali intervenivano i delegati di tutte le leghe e dove si discuteva di tutto. Le decisioni prese non erano vincolanti.
Al termine del VI congresso nazionale della Resistenza, che si tenne a Milano dal 29.9 all’1.10.1906, i delegati decisero di dare vita alla CGdL per «ottenere e disciplinare la lotta della classe lavoratrice contro il regime capitalistico della produzione e del lavoro». La decisione fu presa dai delegati socialisti perché quelli anarchici, quando compresero di essere in minoranza, avevano abbandonato la sala. Qualche anno dopo gli anarchici diedero vita all’USI.
La sede della CGdL fu stabilita a Torino e Rinaldo Rigola il primo segretario.
L’organo ufficiale era “La Confederazione del lavoro”, uscito prima come settimanale e poi come quindicinale. Nel 1911 la sede fu trasferita a Milano e nel 1918 Lodovico d’Aragona prese il posto di Rigola.
Nel 1918 il giornale assunse il titolo di “Battaglie sindacali” e periodicità settimanale.
La CGdL ebbe sempre un netto orientamento socialista. I suoi dirigenti militavano nell’ala riformista del PSI.
Nel 1912 stipulò un patto d’azione con il PSI e la Lega delle cooperative. Era l’applicazione pratica del modello riformista che prevedeva la supremazia del partito, al quale spettava il compito di guidare e coordinare l’azione della “classe operaia” e dei lavoratori della terra, sia pure con la collaborazione della lega, della cooperazione e delle amministrazioni comunali. In questa strategia il sindacato non era visto come la “cinghia di trasmissione” del partito, ma come uno degli strumenti di cui si serviva il “quarto stato” per conquistare lo Stato.
I rapporti tra CGdL e PSI, se non furono sempre facili - come risulta dai contrasti che si ebbero in occasione della “settimana rossa” - divennero difficilissimi nel primo dopoguerra, quando i massimalisti conquistarono la maggioranza nel partito. La linea riformista fu messa sotto accusa dai sindacalisti comunisti al V Congresso della CGdL, che si tenne a Livorno all’indomani della nascita del PCI.
L’ordine del giorno comunista, che sconfessava l’operato dei dirigenti riformisti, raccolse 432.558 voti, contro 1.435.873 andati a quello socialista. La linea riformista prevalse anche al VI e ultimo congresso, svoltosi a Milano nel dicembre 1924.
Il documento della segreteria raccolse 153.316 voti, contro i 54.792 andati a quello presentato dai massimalisti e 32.496 a quelli dei comunisti. La CGdL cessò praticamente di esistere il 5.10.1925, quando fu firmato il Patto Vidoni (dal nome del palazzo dove avvenne la firma) in base al quale la Confederazione generale dell’industria riconosceva nelle corporazioni fasciste l’unico interlocutore per la firma dei contratti di lavoro.
Alla fine del 1926, quando il fascismo soppresse le ultime parvenze di libertà, alcuni dirigenti della CGdL subirono l’imposizione del governo di dichiarare sciolta la CGdL a partire dal 4.1.1927. Altri sindacalisti guidati da Bruno Buozzi - uno dei massimi dirigenti riformisti, che da tempo si era rifugiato in Francia per sottrarsi alle persecuzioni fasciste - ricostituirono la CGdL a Parigi, dove operò sino al 1945. Nel 1944 a Roma, durante l’occupazione nazista, PCI, PSI e DC ricostituirono un sindacato nazionale rappresentativo di tutti i lavoratori. Nel luglio 1944, un mese dopo la liberazione di Roma, fu stipulato il Patto di Roma e nacque la Confederazione generale italiana dei lavoratori (CGIL). [O]

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Vedi anche

Bibliografia
“Avanti!”
O. Majolo Molinari
1977 Roma
I sindacati in Italia
AA. VV.
1955 Bari Laterza
La C.G.I.L. dal Patto di Roma al congresso di Genova
AA. VV.
1949 Roma
La Confederazione Generale del Lavoro
L. Marchetti
Milano
Storia del movimento operaio italiano
R. Rigola
1946 Milano Domus
Storia del sindacalismo italiano dalla nascita al fascismo, La Confederazione generale del lavoro
I. Barbadoro
1973 Firenze Nuova Italia
Storia della CGdL
A. Pepe
1972 Bari Laterza