Castello di Serravalle, (BO)

1920 | 1945

Scheda

Centro di lotte sociali e politiche dalla fine dell'Ottocento, già nel 1905 i socialisti conquistarono il comune. I lavoratori castellani, il 27 settembre 1911, parteciparono allo sciopero contro la guerra dell'Italia per la conquista della Libia. I socialisti riconquistarono il comune nel 1914. La campagna per le elezioni amministrative del 24 ottobre 1920 nell'ambito comunale ebbe luogo dopo lunghi mesi d'aspra lotta dei braccianti agricoli e dei coloni contro gli agrari per strappare migliori tariffe di lavoro e nuovi patti colonici. La coltivazione foraggera era stata divisa sui campi e non aveva avuto luogo la sfalciatura del fieno di parte padronale. Così pure era stata divisa sui campi la produzione d'uva e la parte padronale non era stata vendemmiata. La trebbiatura del grano era stata ritardata e, in molti casi, non aveva ancora avuto luogo. Dove era avvenuta, le trebbiatrici erano state scortate da pattuglie di carabinieri. Non erano mancati episodi di provocazione e di violenza; molti fienili e cumuli di grano erano andati distrutti per incendio.

L'esito della consultazione assicurò la maggioranza ai socialisti (e 16 consiglieri) con il doppio dei voti dei popolari (che ebbero 4 consiglieri). Il 4 novembre successivo fu eletto il sindaco Flaminio Degli Esposti. L'asprezza della lotta agraria -rinfocolata dal fatto che si trebbiò anche nel tardo autunno o addirittura in pieno inverno -generò contrasti anche in seno alla maggioranza consiliare fino a determinare le dimissioni del sindaco e degli assessori nel marzo del 1921. Il consiglio comunale il 2 aprile 1921 elesse una nuova giunta ed un nuovo sindaco nella persona di Nildo Vespi. Si fecero intanto più gravi le minacce e le pressioni dei fascisti apertamente appoggiati e finanziati dai proprietari terrieri nei confronti degli esponenti politici e dei consiglieri comunali socialisti. Alcuni furono privati del posto di lavoro, boicottati in varie forme, minacciati personalmente e malmenati. Le autorità periferiche governative spalleggiarono apertamente la nascente reazione. La Prefettura esercitò pressioni nei confronti del sindaco affinché si dimettesse. In quest'acceso clima d'intimidazione e crescente violenza, il 30 novembre 1921, il consiglio comunale costatò di non potere svolgere la propria attività e, all'unanimità, si dimise. Dodici giorni dopo la Prefettura nominò un commissario prefettizio che inaugurò il periodo della gestione comunale non più libera. Lo squadrismo fascista, al culmine delle sue aggressioni, compì un assassinio efferato nella notte del 28 maggio 1922. Antonio Stagni (classe 1899), muratore, fu aggredito a colpi di bastone da due fascisti nell'osteria in località Mercatello; in un primo tempo egli riuscì a sfuggire, ma, inseguito e raggiunto, fu finito a furia di bastonate, in località "Piana". Questo delitto suscitò nella popolazione sbigottimento e molta paura. I fascisti avevano dato un duro monito: resistere al fascismo significava morire.

Il 10 dicembre 1922 ebbero luogo elezioni amministrative addomesticate. I fascisti presentarono una propria lista di 16 candidati e con ricatti e violenze formarono anche una lista di minoranza di 4 candidati, obbligando a farvi parte alcune persone da loro scelte. Fascisti in divisa e armati di manganello presidiarono i seggi elettorali e controllarono l'affluenza degli elettori. I risultati, ovviamente, furono quelli voluti dai fascisti. Dal 1927 vennero i Podestà. Durante gli anni del regime fascista, Ernesto Sabbi (classe 1913), manovale, nativo di Castello, appartenente all'organizzazione comunista, per l'attività clandestina d'opposizione fu arrestato nel 1933, poi, deferito, processato e condannato dal Tribunale Speciale, il 5 luglio 1934 a cinque anni di carcere (Aula IV). Remo Filippi (classe 1889), emigrato a Bazzano nel 1926, fu condannato a cinque anni di confino nel 1937 per propaganda antifascista (Confinati). Il fratello di questi, Mario, emigrato a Bazzano nel 1931, quando in Spagna scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, partecipò nelle fila degli antifascisti internazionali in difesa di quella repubblica; fatto prigioniero dai fascisti italiani sul fronte dell'Ebro il 13 settembre 1938, di lui non si ebbero più notizie. Dopo la caduta del fascismo e all'indomani dell'annuncio dell'armistizio fra l'Italia e gli Alleati, numerosi cittadini di Castello manifestarono la condanna del fascismo e dell'occupazione tedesca partecipando all'assalto dell'ammasso del grano in località Bersaglieri di Monteveglio (v.), là dove veniva ammassato il prodotto dei conferenti serravallesi e anche di quelli di Monte San Pietro. La maggioranza dei locali che si fece partigiano si aggregò a formazioni del vicino modenese. II partigiano Francesco Montaguti (classe 1917), muratore, operante nelle fila della 64a Brigata della divisione Modena, venne catturato dai fascisti della GNR, poi atrocemente torturato e quindi fucilato il 13 luglio 1944.

A seguito dell'uccisione di due soldati tedeschi in località Boschi di Ciano, ai confini fra Castello di Serravalle e la provincia di Modena, nella notte dal 17 al 18 luglio 1944, i fascisti della compagnia della GNR di stanza a Castello, comandata dal cap. Enrico Zanarini, procedettero a catturare ostaggi, perquisendo, "con urla, imprecazioni e minacce", abitazioni di sospettati in loco e nel modenese a Ciano, Monte Ombraro e Zocca. Fu catturato anche il castelserravallese Ivo Sassi (classe 1918), carabiniere in convalescenza, che dopo l'8 settembre 1943, non aveva voluto servire la "repubblica fascista". Il mattino seguente 40 rastrellati furono rinchiusi nel cinema Marconi di Castelletto e sottoposti ad interrogatori e ad efferate sevizie. Poi i prigionieri furono divisi in due gruppi: 20 uomini furono destinati all'impiccagione; gli altri vennero messi in libertà. Ai condannati - fra i quali erano partigiani o loro genitori, renitenti alla chiamata alle armi, un vecchio antifascista e l'ex carabiniere Sassi - furono legate le braccia dietro la schiena così strettamente da procurar loro sofferenze tanto acute da indurli ad implorare la morte. Sottoponendo la lista dei destinati all'impiccagione agli ufficiali tedeschi, il capitano della GNR, esclamò compiaciuto: "Abbiamo scelto bene". Verso sera i venti condannati furono caricati su due autocarri (dieci per ciascuno) e condotti ai Boschi di Ciano per l'esecuzione, dove erano state già erette due forche con dieci capestri ognuna. Furono fatti avanzare gli autocarri sotto le forche e militi della GNR passarono al collo dei condannati il cappio; quindi furono messi in moto gli autocarri dai quali caddero le vittime, strozzate. Ad alcuni si spezzò la corda e vennero finite con armi da fuoco. A tutte poi fu sparato il colpo di grazia alla nuca. Le salme furono lasciate sul posto per circa 24 ore, sorvegliate da tedeschi, allo scopo di terrorizzare la popolazione della zona. Tre partigiani serravallesi militanti in una brigata della divisione Modena, opponendosi ad un rastrellamento operato da militi fascisti e da un numeroso e armato gruppo di tedeschi, l'11 agosto 1944, a Rocchetta di Sestola, "furono falciati dal fuoco nemico sul greto del Panaro, in località Mulino del Leo, alla confluenza fra i torrenti Leo e Scoltenna" assieme ad altri undici commilitoni. Essi erano: il giovane colono Sessinio Palmieri, appena diciottenne, Ferdinando Predieri (classe 1921), mezzadro, ed Enrico Mazzoni (classe 1924), calzolaio. Per onorare il sacrificio di Palmieri, il nome Sessinio venne dato al battaglione nel quale aveva militato. All'indomani della Liberazione, avvenuta il 21 aprile del 1945, da parte del CLN venne nominata la Giunta comunale composta da 7 persone ivi compreso il sindaco Nildo Vespi che quell'ufficio, come si è detto prima, aveva già ricoperto nel 1921.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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