Castel di Casio, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Nelle elezioni politiche del 16 novembre 1919, i socialisti castelcasiesi si confermarono una forza sociale e politica ottenendo un forte consenso. Nelle amministrative del 3 ottobre 1920 conquistarono per la prima volta la maggioranza al Comune ed ebbero 16 consiglieri. Nella seduta d'insediamento fu nominato a sindaco Rutilio Mazzocchi. Nei mesi che seguirono il sindaco e gli amministratori comunali furono oggetto di ripetute minacce ed aggressioni da parte dei fascisti locali, i quali si recarono persino presso le loro abitazioni intimorendo anche i familiari. A seguito delle dure persecuzioni dei fascisti, Mazzocchi venne costretto alle dimissioni, unitamente all'intero consiglio, nell'estate 1922. Tra i castelcasiesi che negli anni della dittatura fascista restarono o divennero antifascisti emerge il caso di Alfiero Brugnoli (classe 1919). Emigrato in tenera età con i genitori in Corsica, dove poi fece il falegname, poco più che diciottenne nel 1937 si arruolò per combattere in Spagna contro i rivoltosi capeggiati dal generale Francisco Franco. Fu inquadrato nel 4° battaglione della Brigata Garibaldi e sul campo di battaglia fu promosso sergente. Sull'Ebro venne ferito nel settembre 1938. Valicò i Pirenei nel febbraio 1939 ed in Francia fu internato nei campi di concentramento di Argelès-sur-Mer, di Gurs e di Vernet-d'Ariège. Assieme a tanti altri ex combattenti antifranchisti venne tradotto in Italia il 31 dicembre 1941. L'apposita Commissione provinciale di Bologna per le assegnazioni al confino di polizia, in considerazione della sua giovane età e delle malferme condizioni di salute, per il delitto di "renitenza alla leva", si limitò a comminargli l'ammonizione. Il Ministro dell'Interno, invece, ne ordinò l'assegnazione al confino richiamando le "tassative disposizioni riguardanti i volontari delle formazioni repubblicane in Spagna". Per scontare i due anni di pena fu inviato nell'isola di Ventotene. Sopravvenuto il crollo del regime fascista, venne liberato a fine luglio 1943 (Spagna).

I castelcasiesi che scelsero di combattere i nazifascisti e di divenire partigiani parteciparono prevalentemente nelle fila della Brigata "Matteotti" Montagna, che operava nel territorio comunale e nei comuni limitrofi. Avute informazioni sull'intenzione dei tedeschi di far saltare, in caso di ritirata verso Nord, la diga di Suviana in Castel di Casio e quella di Pavana sita nel comune di Sambuca Pistoiese, venne affidato al battaglione partigiano denominato "Sambuca", il compito di operare nella zona a destra del fiume Reno fra Molino del Pallone e Ponte della Venturina (in Granaglione), Pavana (in Sambuca Pistoiese), Suviana e Castel di Casio, dove si trovavano i maggiori impianti idroelettrici. Comandava il battaglione Walther Petreni (classe 1919), di Bologna, geometra, artigliere di montagna, che, evaso da un campo di concentramento tedesco, era rientrato in Italia attraverso le Alpi con l'aiuto dei partigiani francesi ed aveva raggiunto la famiglia sfollata a Ponte della Venturina (Granaglione). Dopo avere operato nelle file della Brigata "Matteotti" per il reclutamento di partigiani, il reperimento di armi e la preparazione di basi atte a raccogliere i lanci alleati, aveva assolto l'incarico affidatogli dal CLN toscano di rilevare le fortificazioni tedesche lungo la Linea Gotica.
Il "Sambuca" agì per tutta l'estate e particolarmente nel settembre in tal senso, raggiungendo lo scopo di impedire le distruzioni paventate. Il 27 settembre sostenne uno scontro, dalle ore 9 per più di un'ora di combattimento, contro forze tedesche sulla statale del Passo della Collina tra Taviano e Badi, che provocò al nemico morti e feriti e la distruzione di un automezzo ed inoltre la cattura di due prigionieri e un buon bottino costituito da cinque camion e da alcune armi. Due giorni dopo gli stessi partigiani penetrarono in territorio castelcasiese occupando Badi e il 30 raggiunsero Suviana, facendo cinque prigionieri tedeschi. Nei giorni dal 3 al 5 ottobre presero contatto in Porretta con i partigiani della Brigata "Matteotti" ed assieme realizzarono il pieno possesso della zona che, nel bolognese, va da Castel di Casio a Porretta a Monte Cavallo e, nel pistoiese, a Treppio e Pracchia.
Castel di Casio venne liberato il 3 ottobre 1944.
Dopo il 20 ottobre nel comune giunsero anche i partigiani del battaglione della 1a Brigata della Divisione Modena, comandato da Gino Costantini "John" proveniente da Vergato (v.) i quali vennero però trasferiti ad Oreglia in comune di Grizzana, dove svolsero attività di guida per gli Americani. Il Cap. Y. A. Neal, Civil Affair Officer della Allied Military Government, il 10 novembre successivo scrisse al proprio Senior: "Le armi [presenti sul territorio] sono state raccolte e consegnate ad un gruppo attivo di partigiani in servizio con le truppe americane. Non ci sono attualmente partigiani armati a Castel di Casio" ed, inoltre, "un aeroplano tedesco ha lanciato propaganda la scorsa notte; effetto: zero. Gli abitanti sono in buoni rapporti con le truppe, e collaborano". Immediatamente dopo la liberazione era stata designata dal CLN e dai rappresentanti degli Alleati una giunta comunale, composta di sette membri e fra questi il sindaco Ferdinando Bertini, di Prato, che era stato partigiano nella Brigata "Matteotti" Montagna. Su questa circostanza il Cap. Neal, nel rapporto citato, scrisse che Bertini "è in servizio dal 3 ottobre. E' stato inviato qui dal CLN. Il Cap. Neal ha tenuto un'assemblea con i 30 cittadini più in vista del comune il 9 novembre. Hanno eletto Bertini come sindaco, una Giunta e un Consiglio Comunale, che il Capitano ha riconosciuto. E' stata nominata anche la Commissione [per la gestione ed assegnazione] del grano. La giunta nominerà l'Ente Cooperativo. La casa e l'attività (ottico) del sindaco Bertini erano a Prato (Firenze). Il suo studio è stato completamente distrutto ed egli non ha avuto reddito per un certo periodo. Non riceve stipendio come Sindaco. Non dovrebbe essergli dato uno stipendio?". Dopo aver ben operato nelle difficili condizioni conseguenti i disastri della guerra guerreggiata sul territorio comunale, a favore dei castelcasiesi e di ben 1.700 sfollati, dovendo rientrare nella sua città per necessità famigliari, Bertini si dimise nella seduta del 31 marzo 1945. Al suo posto, nella seduta dell'8 aprile successivo fu nominato sindaco Ettore Bertacci, sempre proposto dal CLN e confermato dall'AMG. Anche quest'ultimo si dimise, cinquanta giorni dopo, il 27 maggio, per rientrare a Bologna e riprendere la sua attività di insegnante. A suo successore, su designazione del PSI, il 18 giugno 1945, CLN e AMG nominarono sindaco Mazzocchi, il quale, eletto democraticamente nel 1920 e destituito nel 1922 con la violenza dai fascisti, aveva preso parte alla lotta di Liberazione, collaborando con la Brigata "Matteotti" Montagna.
I partigiani di Castel di Casio caduti furono sei. I fratelli Gino e Silvio Guidotti (classe 1930 il primo e 1917 il secondo), assieme a Cirillo Masotti (classe 1918), il 26 settembre 1944, vennero fatti prigionieri dai tedeschi e fucilati nella frazione di Suviana. Paolo Bichecchi (classe 1919), morì a Casio Castello il 30 settembre 1944, do po aver riportato una ferita in combattimento due giorni prima a Ponte della Venturina, in comune di Granaglione. Tutti e quattro erano "matteottini". Giuseppe Morganti (classe 1924), che dall'agosto 1944 aveva militato nella Brigata "Matteotti" e successivamente era entrato nelle fila della divisione Modena "Armando" (costituitasi nell'ottobre 1944 nella "terra di nessuno ", oltre la linea tedesca e davanti al fronte tenuto dalla 5a Armata americana), cadde durante uno scontro contro i tedeschi al fianco degli americani in località Rocca Corneta di Lizzano in Belvedere (v.), il 22 febbraio 1945. Luigi Boschi (classe 1925), castelcasiese acquisito, partigiano in una brigata della lucchesia, cadde in combattimento il 9 aprile 1945.

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998  

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Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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