Camera confederale del lavoro (CCdL)

1892

Scheda

Fu costituita a Bologna l’1.6.1892 e si chiamava Camera del lavoro. La gestazione non era stata breve né facile, anche perché la Camera di commercio aveva tentato di controllarne la nascita.
Fu promossa dalla Società operaia, con il contributo del Comune e della Provincia (allora amministrati dal partito conservatore), oltre che dalla Banca popolare di Bologna. L’articolo 2 dello Statuto recitava: «La Camera del Lavoro ha per iscopo di servire d’intermediaria fra l’offerta e la domanda del lavoro, di fare studi sulle condizioni generali del lavoro nazionale e dei lavoratori in rapporto anche all’estero e di patrocinare gli interessi dei lavoratori in tutte le contingenze della vita». Sin dall’inizio fu diretta da sindacalisti iscritti al PSI, anche se non erano pochi gli anarchici. Ufficialmente era apolitica. Sin dai primi anni di vita la CdL subì le conseguenze della politica reazionaria dei governi dell’epoca.
Nel 1894 il segretario Gaetano Benzi fu arrestato perché accusato di fare parte del Fascio dei lavoratori. Nel 1898 fu sciolta durante la reazione del governo Pelloux e molti suoi dirigenti finirono in carcere, compreso il segretario Romeo Mingozzi.
Nel primo decennio del secolo XX - quando divenne il centro coordinatore di tutte le leghe sindacali della provincia - organizzò la stragrande maggioranza dei lavoratori bolognesi. La sua attività fu spesso rallentata dal contrasto tra l’ala socialista e quella anarco-sindacalista, soprattutto nel 1909, quando l’anarchico Pulvio Zocchi divenne segretario. Essendo divenuto insanabile il contrasto, il 10.11.12 le leghe a maggioranza socialista si riunirono in congresso e l’1.12.12 uscirono dalla CdL e diedero vita alla CCdL. Alessandro De Giovanni e Carlo Gaviglio* divennero dirigenti del nuovo organismo.
Più di 40 mila lavoratori aderirono alla CCdL e 14 mila restarono nel vecchio organismo che da allora fu chiamato la Vecchia camera del lavoro. La CCdL era forte soprattutto nelle campagne, mentre l’altra aveva un certo seguito tra muratori e metallurgici. Negli anni della guerra 1915-18, in accordo con l’amministrazione comunale socialista, promosse iniziative solidaristiche per assistere le famiglie dei richiamati e dei caduti in guerra. Per questo, nel dopoguerra fu accusata dai massimalisti del PSI, dai comunisti e dagli anarchici di avere fatto “opera di collaborazione” con il governo. Ma fu la CCdL, proprio negli anni della guerra, che riuscì a conquistare il primo contratto provinciale per i braccianti, la categoria più numerosa in quell’epoca.
Gli iscritti, scesi a 30.002 nel 1915 e a 23.847 nel 1916 per i richiami alle armi - non si conoscono i dati per il 1917 e il 1918 - risalirono a 70 mila nel 1919, per raggiungere quota 100 mila nel 1920. Contro la CCdL - l’organizzazione sindacale più rappresentativa e combattiva - si scatenò sin dall’inizio la reazione fascista. La mattina del 4.11.18 - mentre in città si svolgevano manifestazioni di giubilo per la fine della guerra - numerosi militari e interventisti in borghese tentarono di penetrare nella sede di via Cavaliera 22 (oggi via Oberdan).
Nel pomeriggio del 15.6.1919, al termine di un’imponente manifestazione di lavoratori della terra, numerosi ufficiali aderenti al Fascio di combattimento e ai Sempre pronti per la patria e per il re assalirono la sede e spararono molti colpi di rivoltella, senza riuscire a penetrarvi. La sera del 4.11.1920 i fascisti assalirono la nuova sede - in via d’Azeglio 43 - e questa volta riuscirono a penetrarvi, grazie alla viltà del segretario Ercole Bucco.
Qualche giorno prima, quando i fascisti avevano annunciato che avrebbero festeggiato il secondo anniversario della vittoria assalendo la CCdL, Bucco decise di fare difendere la sede sindacale da 96 “guardie rosse” di Imola, armate di pistole e fucili. Come lui, appartenevano alla frazione comunista dell’ala massimalista del PSI. Quando i fascisti, alle ore 24 del 4.11.1920, assalirono la sede sindacale, si ebbe un modesto scambio di colpi di rivoltella. Mentre gli squadristi si stavano ritirando, Bucco si fece consegnare le armi dalle “guardie rosse”, le nascose e chiese telefonicamente l’intervento della polizia. Gli agenti penetrarono nella sede sindacale e, una volta trovate le armi, arrestarono le “guardie rosse”. In carcere finirono anche Bucco e Francesco Quarantini*, entrambi parlamentari. Rimasti padroni del campo, i fascisti misero a sacco la sede sindacale. Al posto di Bucco - che rassegnò le dimissioni -andò Francesco Amateis*. Nella notte tra il 24 e il 25.1.1921 i fascisti - per vendicare due camerati morti in uno scontro a Modena - incendiarono la sede di via d’Azeglio e pugnalarono l’amministratore Giorgio Oppi*, che tentava di opporsi.
La sede sindacale fu incendiata anche il 27.5.1922 e il 6.8.1922. La prima volta i fascisti volevano vendicare la morte del camerata Celestino Cavedoni, morto a seguito dello scoppio prematuro di una bomba che stava lanciando contro una cooperativa, e la seconda Ferdinando Giorgi morto in circostanze non chiare. Dopo la scissione comunista del 1921, la CCdL continuò a essere l’organizzazione unitaria dei lavoratori, pur subendo le conseguenze della divisione politica.
Nel 1925 il prefetto la sciolse con decreto. Tra il 1920 e il 1926, quando il fascismo divenne regime, una ventina di dirigenti e attivisti sindacali furono uccisi e alcune centinaia subirono aggressioni e bastonature. Durante la lotta di liberazione - dopo la firma del Patto di Roma, che aveva dato vita alla CGIL - a Bologna fu ricostituita la CCdL, su iniziativa del CLN oltre che del PCI, PSIUP, PdA e DC e pare anche del PRI. Il 10 e il 13.11.1944 nella chiesa di Santa Cristina, in via Fondazza, si tennero le riunioni per ricostituire la CCdL e la Federazione provinciale lavoratori della terra. Non si conoscono i nomi delle persone che vi presero parte.
Pare che la prima segreteria della CCdL sia stata formata da Clodoveo Bonazzi* (PSIUP), Angelo Salizzoni* (DC) e Giorgio Volpi* (PCI) e che la prima segreteria della Federterra fosse formata da Salizzoni, Volpi e Giuseppe Bentivogli* (PSIUP). Non si conoscono i nomi dei rappresentanti del PdA. [O]

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Principali luoghi di attività

Vedi anche

Bibliografia
Il proletariato bolognese tra guerra e dopoguerra (1915-1920)
Onofri N.S.
1988 Roma Ediesse
Il sindacato nel bolognese. Le Camere del lavoro di Bologna dal 1893 al 1960
- -
1988 Roma Ediesse
La Camera confederale del lavoro unitaria a Bologna nella lotta di Liberazione, 1944-45
Arbizzani L.
1963
La Camera del lavoro di Bologna nel suo primo anno di vita. Relazione della Commissione esecutiva
AA. VV.
1894 Bologna
La Camera del Lavoro di Bologna nella Resistenza (1944-1945)
Camera confederale del lavoro di Bologna
1973 Bologna STEB
La camera del lavoro di Bologna. Origine e primi anni di vita (1889-1900)
L. Arbizzani
1962
La grande guerra nella città rossa
Onofri N.S.
1966 Milano Gallo
La strage di Palazzo d'Accursio
Onofri N.S.
1980 Milano Feltrinelli
Lotte ed organizzazioni sindacali dei lavoratori bolognesi dal 1922 alla Liberazione
Arbizzani L.
1970 Bologna