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Fanteria - 83° e 84° reggimento, brigata Venezia

Schede

La Brigata riunisce i battaglioni dell'83° ed 84° Fanteria, di stanza rispettivamente a Pistoia e Firenze.

Anno 1915

Nel maggio la Brigata si trova già su posizioni avanzate del fronte alpino quando viene dichiarata la guerra all'Austria-Ungheria: entrambi i reggimenti si trovavano nel settore del Monte Lisser (situato nella parte orientale dell'Altipiano dei Sette Comuni), con l'83° RF presso Valstagna (Vicenza) e l'84° RF a Feltre (Belluno), tutti e due alle dipendenze della 15a divisione. La Brigata nella prima settimana di operazioni occupa Grigno (Trento) ed i centri abitati della Conca di Tesino.
Nel mese di giugno la “Venezia” avanza fino a Ospedaletto, comune trentino della Valsugana, occupando Strigno (frazione di Castel Ivano, Trento) il giorno 10.
Dopo un periodo di relativa tranquillità, nell'ottobre si dà inizio alle operazioni per l'occupazione del Monte Valpiana, azione ritentata nel novembre ma senza successo.
Il 28 dicembre viene lanciato un attacco contro Monte Carbonile (posto sulla riva destra del Brenta), rintuzzato dalla tenace resistenza del nemico.

Anno 1916

Capodanno vede il rinnovarsi dell'attacco italiano verso la vetta del Carbonile, anche questo conclusosi negativamente. Solo nell'aprile un battaglione dell'83° RF assieme a reparti del 32° RF della Brigata “Siena” raggiungono queste posizioni, mantenendole. Pochi giorni dopo, il 16 aprile, il nemico sferra una violenta offensiva che costringe la Brigata a retrocedere fin dietro la linea costituita dal torrente Larganza. Il giorno 24 la “Venezia” riceve il cambio, portandosi con l'84° RF nella Conca di Tesino e con l'83° RF a Grigno.
La Strafexpedition (15 maggio – 27 giugno) insistendo nelle posizioni attigue a quella della Brigata, impone alla “Venezia” di ripiegare in Val Maggio. Il 24 maggio i reggimenti vengono a contatto col nemico che attacca le posizioni del Monte Civaron (tenuto dall'83° RF) e del Monte Levre (84° RF), ma senza successo. Il giorno successivo il Civaron viene abbandonato, con il reggimento che arretra sino ad Ospedaletto. Con il diradarsi della pressione avversaria, l'83° RF è dislocato nella Conca di Tesino per un periodo di riposo di una decina di giorni, fin quando alla fine di giugno non è richiamato in prima linea assieme al reggimento gemello – che dal Monte Levre era stato nel contempo trasferito nel settore di Strigno.
Il mese di luglio si assiste ad una ripresa dell'offensiva italiana in Valsugana, il cui obiettivo è la riconquista del Monte Civaron e della riva sinistra del torrente Maso: lo slancio dell'attacco porta alcuni reparti della “Venezia” ad attestarsi sulle posizioni del gruppo montano di Primalunetta.
Al fine di rafforzare le posizioni guadagnate, la Brigata è trasferita lungo il fronte che arriva alla Forcella Magna, pattugliando il settore fino alla fine dell'anno.

Anno 1917

Nulla di notevole accade fino al trasferimento della “Venezia” alle dipendenze della 2a Armata, impegnata sul fronte isontino. Alla fine di agosto i reparti giungono in prima linea quando è in pieno svolgimento l'Undicesima battaglia dell'Isonzo (detta anche della Bainsizza, 17-31 agosto), sostituendo il 241°-242° RF (Brigata “Teramo”) ed entrando a far parte della 53a divisione.
Al termine dei combattimenti, gli uomini si prodigano in lavori di rafforzamento del fronte. Il 28 settembre l'84° RF (ora agli ordini della 44a divisione) riceve l'ordine di occupare la cosiddetta “quota 800”, che renderebbe più salda la linea del fronte che domina il Vallone di Chiapovano (sl. Čepovan, comune dell'area urbana di Nova Gorica). Lo slancio con cui è condotto l'attacco (al quale partecipa anche la 5a compagnia d'assalto) porta in dote al termine della giornata (29 settembre) oltre un migliaio di prigionieri, tra cui 47 ufficiali nemici. La reazione dell'esercito austriaco non si fa attendere: il contrattacco è accompagnato da un furioso bombardamento che però non intacca la posizione raggiunta dalla “Venezia”. Il giorno successivo il reparto riceve il cambio, ritirandosi fino alla località “Cà delle Vallade”, presso Cormons (Gorizia), dove si dedica ad un periodo di ulteriori esercitazioni. Le azioni di questi giorni avrebbero portato al conferimento, alle bandiere di entrambi i reggimenti, della Medaglia d'Argento al VM.
Caporetto segna il ritorno all'azione per la Brigata, chiamata a coprire la ritirata delle truppe del II Corpo d'Armata presso la quota 383 del settore di Plava (sl. Plave). Il 27 ottobre i reggimenti ripassano il fiume Isonzo, giungendo due giorni dopo ai ponti sul fiume Judrio, che vengono fatti saltare al termine delle operazioni. Arrivati oltre il Torre, presso Orgnano (frazione del comune di Basiliano, Udine), due battaglioni dell'83° RF sono distaccati in aiuto delle truppe pressate dall'avanzata nemica, venendo in ultima istanza sopraffatti. Ciò che rimane della Brigata procede per Galleriano e Pozzecco (Udine), dove il 30 ottobre si produce in una strenua resistenza. La marcia viene prontamente ripresa verso Sud: vengono attraversati Flambro, Flambruzzo e Rivignano, finché – divisa in due nuclei – la “Venezia” non oltrepassa anche il Tagliamento. Le difficoltà non accennano a diminuire, ed i reparti sono costretti a dividersi in svariati gruppi, che entro i primi giorni di novembre passano il Piave. Il gruppo principale si riunisce a Volpago del Montello (Treviso), mentre alcuni più piccoli giungono e si riorganizzano presso Piazzola sul Brenta (Padova). Qui avviene la ricostituzione della Brigata, che in questo frangente ha perso 1165 soldati e 68 ufficiali.
La “Venezia” continua il suo ripiegamento fino a Collecchio (Parma), dove termina l'anno con un periodo di riordino e di nuova istruzione.

Anno 1918

Un ulteriore periodo di istruzione è compiuto dalla Brigata nel settore compreso tra il Lago di Garda ed il Mincio, finché – ora alle dipendenze della 10a divisione – non ritorna in prima linea nel settore della Val d'Adige. I reparti qui si alternano fino all'ottobre nel servizio di trincea, costellato di quando in quando da brevi ricognizioni e piccole azioni portate avanti da nuclei di arditi.
Il 20 ottobre i reggimenti ricevono il cambio, arretrando sino alla zona compresa tra Carmignano di Brenta (Padova) e Pozzoleone (Vicenza), dove gli uomini vengono a conoscenza della firma dell'armistizio e del conseguente termine delle ostilità.

Andrea Spicciarelli

FONTE: Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918, Vol. IV, Roma, Libreria dello Stato 1926, pp. 115-131.