Pianoro, (BO)

Pianoro, (BO)

1859 | 1921

Scheda

Pianoro è un comune dell'appennino bolognese situato in una vallata tra il torrente Zena e il Savena, lungo la strada della Futa che conduce fino a Firenze. Nelle cornice delle valli del Savena e dello Zena si trovano le cinque frazioni di Rastignano, Pian di Macina, Botteghino di Zocca, Pianoro Vecchio-Livergnano e Pianoro Nuovo che è il capoluogo dove, dal dopoguerra, ha sede il municipio ubicato sulla Piazza dei Martiri. All'esordio del Regno d’Italia, Pianoro si presentò con una popolazione in prevalenza in condizioni disagiate: il territorio circostante era ricoperto da boschi, e i prodotti della terra coltivata (frumento, granturco, uva) scarseggiavano. Il ceto contadino, che costituiva la maggioranza della popolazione, era al limite della miseria, anche a causa del peso delle tassazioni. In relazione a ciò l'area pianorese venne coinvolta nei moti contro la tassa sul macinato (1869). Fino al 1866 esistevano sul territorio due distinte municipalità, allorché venne istituito il nuovo Comune sorto dall’unione di Pianoro e di Musiano. Questa unificazione era stata ufficialmente sancita l’anno precedente, esattamente il 17 dicembre 1865, da un regio decreto del neocostituito Regno d’Italia. La popolazione si aggirava, in quegli anni, attorno ai 5.000 abitanti e era concentrata in alcuni borghi, mentre numerose erano le case sparse con i poderi in mezzo a una rigogliosa campagna. 

Nelle famiglie contadine le donne, ma anche bambini, si dedicavano a piccoli mestieri artigianali, come l’intreccio degli steli del grano per potere arrotondare gli introiti, trascurando in questo modo la frequenza scolastica, con conseguente forte diffusione dell'analfabetismo. Sempre a causa della povertà e dell'ignoranza erano diffusi il furto e l’usura. Sia i mezzadri che i piccoli proprietari terrieri, infatti, dovevano spesso far fronte a cattive annate di raccolto o a epidemie, e si trovavano quindi costretti a ricorre a prestiti con tassi d’interesse eccessivi. Nel 1885 anche a Pianoro sorse la Società di Mutuo Soccorso, con 103 soci. I pianoresi parteciparono attivamente agli scioperi del 1911 contro la guerra di Libia; alla vigilia della guerra, nel 1914, i socialisti guadagnarono l’amministrazione della giunta comunale. Fu eletto Sindaco Umberto Bianconcini, calzolaio del PSI, riconfermato nelle comunali dell’autunno del 1920. I pianoresi caduti nel corso della Grande Guerra furono 184, oltre all'unico caduto della frazione di Musiano, all'epoca comune autonomo. Secondo il censimento del 1921 il Comune contava già 10.237 abitanti e la vita dei pianoresi era ancora legata alla terra attorno alla quale si era consolidata una duratura organizzazione sociale basata sulla famiglia patriarcale.

Bibliografia: Giovanni Carpani, Storia di Pianoro, Bologna, Comune di Pianoro, 1975; Salvatore Botta, Pianoro. Storia di un comune dell’Appennino bolognese nella seconda metà dell’Ottocento, Pianoro, Comune di Pianoro, 2008.

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Documenti
Bolognesi a Mentana (I)
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Ugo Pesci, La campagna dell'Agro Romano e la battaglia di Mentana, in I bolognesi nelle guerre nazionali, Bologna, Zanichelli, 1906.

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