Pasquali Bruno

Pasquali Bruno detto Guerrino Pino

29 ottobre 1908 - 18 novembre 1944

Note sintetiche

Titolo di studio: Licenza elementare
Occupazione: Giardiniere

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 14 dicembre 1944)

Scheda

Bruno Pasquali, «Guerrino, Pino», da Luigi e Virginia Galanti; nato il 29 ottobre 1908 a Castel Guelfo di Bologna; ivi residente nel 1943. Licenza elementare. Giardiniere.
Iscritto al PCI dal 1935.
Nel dicembre 1938 fu arrestato, con altri 77 militanti antifascisti, perchè accusato di «organizzazione comunista». Deferito al Tribunale speciale il l6 giugno 1939, il 27 luglio fu condannato a 5 anni di carcere per «associazione e propaganda sovversiva». Chiese la grazia, ma la sua domanda venne respinta.
Il 22 dicembre 1941 fu rimesso in libertà. Il 17 giugno 1943 nella sua pratica fu annotato: «Viene vigilato».

Dopo 1'8 settembre 1943 fu tra i primi organizzatori dei gruppi armati cittadini con Giordano Walter Busi, Luigi Gaiani, Vittorio Gombi, Walter Nerozzi, Remigio Venturoli e altri.
Nell'ottobre si recò a Guiglia (MO) e diede vita, con altri, a una formazione partigiana chiamata «Pisacane». Il gruppo svolse una modesta attività militare e venne sciolto quasi subito, perchè privo di un'adeguata organizzazione e di collegamenti con i CLN di Bologna e Modena. Tornato a Bologna, prese parte a numerosi attentati contro le sedi tedesche e locali pubblici frequentati dai nazifascisti.
Il 26 gennaio 1944, con Ermanno Galeotti e Venturoli, giustiziò il federale fascista Eugenio Facchini nella sede della mensa universitaria in via Zamboni 29. Mentre si stava allontanando in bicicletta lungo la via del Guasto, fu raggiunto a una spalla da un colpo di rivoltella sparato dal vice federale Walter Boninsegni. Riportò una ferita non grave dalla quale guarì senza farsi ricoverare in ospedale. Qualche mese dopo si spostò nel Ferrarese ed entrò a far parte della 35ª brigata Rizzieri Garibaldi.
Il 7 giugno 1944, per una delazione, fu arrestato a Pontelagoscuro (FE) dove si era recato per incontrarsi con alcune reclute. Della sua detenzione ha scritto un lungo rapporto, conservato nell'archivio del PCI e pubblicato nel 1970, con il titolo «Fuga dalle grinfie dei fascisti», nel «Quaderno n. 9-10 de "La Lotta"». Fu portato in aperta campagna e subì una finta fucilazione. Dopo molti maltrattamenti lo portarono a Bologna in auto. Nei pressi della località Corticella l'auto si fermò, perchè era stata suonata la sirena dell'allarme aereo, e i fascisti che lo scortavano ne approfittarono per inscenare una nuova fucilazione. Poichè anche questa volta non disse i nomi delle persone con le quali avrebbe dovuto incontrarsi nè quelli dei dirigenti della brigata, i fascisti gli applicarono al braccio destro un giornale imbevuto di benzina e gli diedero fuoco. Resistette al dolore e quando fu suonato il cessato allarme i fascisti lo portarono nella caserma di via Magarotti (oggi via dei Bersaglieri). Dopo duri maltrattamenti, ha scritto Pasquali, un tenente della GNR «propose di attaccarmi ad una catena coi piedi e di mettermi giù per il pozzo. Non si discusse e si passò ai fatti. Non so quanto tempo rimasi in quella posizione; so solo che ebbi l'impressione che i polmoni mi scoppiassero. Tirato su fui sdraiato di nuovo sulla barella con la testa dentro ad una bacinella piena d'acqua e si fece il turno a gettarmi acqua su tutto il corpo. Suppongo che fossero già le 17 circa quando passò di lì il dottore che fu chiamato ed interpellato per occuparsi del mio stato di salute. Questi mi si appressò e messomi lo stetoscopio per qualche secondo sul petto, ordinò immediatamente di andare a prendere una iniezione di morfina e di alzarmi. Io avevo quasi perso la percezione di tutto ciò che succedeva attorno a me. Fattami la puntura mi riebbi di nuovo. Sempre il dottore ordinò di avvolgermi in un paio di coperte e di portarmi a riposare. Mi si portò infatti dentro una specie di porcile e mi si sdraiò sulla paglia. Ebbi l'impressione di sdraiarmi su un letto di piume». Nei giorni seguenti fu a lungo torturato, mentre le ustioni al braccio avevano cominciato a infettarsi. Per sottrarsi alla violenza si mise a ridere e a fare gesti strani come se fosse impazzito. Quando il medico constatò le gravi condizioni delle ustioni, ordinò che fosse trasferìto nell'infermeria del carcere di San Giovanni in Monte (Bologna), dove ricevette le prime cure. Per evitare di guarire e di essere riportato nella caserma della GNR, Pasquali, come si legge nel suo scritto, fece sulla ferita «una spalmata di Antipiol, medicamento questo che, oltre ad agire come assorbente di pus, tende anche a disgregare i tessuti. Il risultato non si fece attendere perchè verso le tre del mattino, alzandomi per andare a urinare, fatti pochi passi, mi accorsi che il sangue usciva a fiotti dalla fascia». Per evitare che morisse dissanguato fu trasferìto all'ospedale Sant' Orsola dove i medici, vista la gravità della situazione, decisero, poi ci ripensarono, di amputargli il braccio.
Fu curato e quando ritenne di avere recuperato le forze, evase nella notte tra il 10 e l'll luglio, grazie all'aiuto di alcuni infermieri che avevano appoggiato, non visti dai militi di guardia, una scala a pioli alla finestra. Trovò rifugio nell'abitazione di una infermiera e qui fu curato dal dott. Fabio Fabbi. In seguito fu trasferito in un altro appartamento, fuori porta D'Azeglio, dove fu curato dal prof. Giovanni Giuseppe Palmieri. Nel dopoguerra Palmieri ha scritto: «Ascoltato il racconto (delle torture subìte), lo visitai e trovai le orribili piaghe, ma soprattutto trovai un corpo che pareva fatto soltanto di pelle e d'ossa e diafano, come fosse di cera».
Impiegò più di un mese per guarire completamente e recuperare le forze. Si aggregò a un battaglione della 1ª brg Irma Bandiera Garibaldi e riprese 1'attività di guerriglia in citta.
Il 14 novembre 1944, mentre si trovava in una base della brigata, in via Mazzini 70, fu catturato dai fascisti — a seguito di una delazione — con altri partigiani, tra i quali Busi. Fu a lungo torturato nei locali della facoltà di Ingegneria a porta Saragozza, ma nulla si conosce dei suoi ultimi giorni di vita. Presumibilmente fu ucciso il 18 novembre 1944.
Riconosciuto partigiano nella 63ª brigata Bolero Garibaldi dal 9 settembre 1943 al 14 dicembre 1944. [O]

Note

E' ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.

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Bibliografia
Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919- 1945)
Albertazzi A., Arbizzani L., Onofri N.S.
1985 Bologna ISB