Partito comunista italiano (PCI)

Partito comunista italiano (PCI)

21 gennaio 1921

Scheda

Il 21.1.1921, al congresso nazionale del PSI a Livorno, la frazione comunista dell’ala massimalista - che aveva avuto 58.783 voti, contro i 98.028 dei massimalisti e i 14.695 dei riformisti - uscì dal partito e diede vita al Partito comunista d’Italia, sezione della Terza internazionale. Segretario fu eletto Amadeo Bordiga. Al secondo congresso, (Roma 20-24.3.1922) Bordiga fu riconfermato con 31mila voti contro 4 mila, per essere destituito nel giugno 1923 quando l’Internazionale comunista impose il gruppo guidato da Antonio Gramsci alla testa del partito.
Nel maggio 1924, alla conferenza nazionale clandestina di Como, Bordiga conquistò nuovamente la maggioranza dei voti, ma non riebbe la segreteria.
Il 29.1.1926, al terzo congresso - quello clandestino di Lione (Francia) - fu messo in minoranza (ottenne il 9,2% dei voti) e nuovo segretario divenne Gramsci.
Dopo l’instaurazione della dittatura fascista il partito fu diretto dal Centro estero con sede a Parigi (Francia), anche se tra il 1930 e il 1935 funzionò il Centro interno operante in Italia.
Massimo dirigente comunista - con Gramsci in carcere - divenne Palmiro Togliatti confermato dal quarto congresso nazionale svoltosi a Colonia e Düsseldorf dal 14 al 21.4.1931.
Nel 1941 fu ricostituito il Centro interno e l’1.7.1942 uscì il primo numero de “l’Unità” clandestina.
Dopo lo scioglimento del Comintern, il 15.5.1943, fu chiamato Partito comunista italiano (PCI). Il 29-30.8.1943 a Roma fu nominata una nuova direzione nazionale con guida collegiale, perché Togliatti era a Mosca.
All’indomani dell’8.9.1943 furono elette due direzioni: una diretta da Mauro Scoccimarro a Roma e l’altra da Luigi Longo a Milano. Con questa struttura il PCI partecipò alla lotta di liberazione.
Dopo il rientro in Italia, il 27.3.1944, Togliatti riassunse la direzione del partito e gli impresse un nuovo corso politico con la “svolta di Salerno”.
L’8.5.1945 a Milano liberata si riunirono le due direzioni di Roma e Milano per dare vita a un’unica direzione nazionale con Togliatti segretario.
Al congresso provinciale del PSI, svoltosi il 19.12.1920, in preparazione di quello nazionale di Livorno, la frazione comunista ebbe 1.569 voti contro i 1.573 andati alla lista massimalista e i 718 dei riformisti.
Il 3.1.1921 il congresso dell’USB (le sezioni della città) diede 456 voti ai massimalisti, 248 ai riformisti, 243 ai comunisti e 64 alla lista di Graziadei. Su scala regionale i comunisti ebbero 7.582 voti, 16.400 i massimalisti e 6.794 i riformisti. A Livorno i delegati bolognesi diedero 1.590 voti alla lista comunista, 1.573 ai massimalisti e 718 ai riformisti. Su 54 sindaci socialisti 3 passarono al PCdI.
Il 20.2.1921, al congresso provinciale della CCdL, la lista del PSI ebbe 47.946 voti contro i 9.968 di quella del PCdI. Poco si sa della nascita della federazione comunista e meno si apprende dalle pubblicazioni ufficiali del PCI, scritte dopo il 1945, forse perché i dirigenti erano quasi tutti del gruppo di Bordiga.
Nel febbraio del 1921 a Imola fu costituita la Federazione circondariale, che però non era «consentita dalla Statuto del Partito», come puntualizzò il bisettimanale nazionale “Il Comunista” (n.3, 6.2.1921). Era stata promossa da Paolo Baroncini, Gino Bartolini, Agostino Bedeschi, Avanti Mancini, Andrea e Anselmo Marabini, Risveglio Sportelli, Nino Zani.
Andrea Marabini, incaricato di costituire la federazione a Bologna, non riuscì nell’intento, anche se curò la nascita di numerose sezioni comunali.
Il 3.2.1921 il quotidiano ufficiale “l’Ordine nuovo” scrisse che il 31.1 era stata costituita la sezione comunista bolognese, al termine di un’assemblea nel corso della quale avevano parlato Leonildo Tarozzi ed Enio Gnudi.
Il 17.2 il quotidiano diede notizia di una riunione, alla quale erano intervenuti 500 iscritti per ascoltare le relazioni di Tarozzi, Gnudi e Giuseppe Dozza.
Ma nel n.13 del 13.3.1921 “Il Comunista”, pubblicando gli elenchi delle città che avevano già costituito la federazione e di quelle che ne erano prive, mise Bologna nel secondo.
Il 20.3 su iniziativa degli imolesi Andrea e Anselmo Marabini e Antonio Graziadeiù al Circolo dei ferrovieri si tenne il congresso. Erano presenti i delegati di 54 sezioni con 2 mila iscritti (“Il Momento”, 26.3.1921), mentre per “Il Comunista” le sezioni erano 50 con 1.600 iscritti (n.19, 7.4.1921). Secondo recenti studi, nel 1921 il partito aveva un migliaio di iscritti (A. De Clementi, Radiografia del partito dopo la scissione di Livorno, 1921-1926, in Il Partito comunista italiano. Struttura e storia dell’organizzazione, 1921-1979, Annale Feltrinelli n.XXI, 1981, p.907). La relazione fu fatta da Andrea Marabini. Le sezioni divennero 65 in maggio e gli iscritti 2.500 (“Il Comunista”, n.26, 5.5.1921).
Alla vigilia del congresso del 20-4.3.1922 a Bologna erano aperte 52 sezioni con 1.597 iscritti (Il primo anno di vita del Partito comunista d’Italia, p.409). Primo segretario provinciale fu Paolo Betti della frazione bordighista (“Il Comunista”, n.22, 17.4.1921), mentre Giuseppe Dozza era il funzionario della federazione.
Il 20.11.1921 il questore, in una relazione al prefetto, ha scritto che Betti era il segretario e Dozza il vice (ASB, GP, 1921, b.1.351, cat.7, fas.1).
Alla fine del 1923 divenne segretario Aurelio Fontana, che forse era bordighista. In quel periodo, come risulta da una relazione del prefetto al governo in data 16.7.1924, il PCdI a Bologna aveva «pochissime» adesioni (ASB, GP., 1924, b.1.405, cat.7, fas.1, “Situazione ordine pubblico”). Il PCdI fu ignorato nella relazione che il prefetto inviò al ministero dell’Interno il 27.2.1925 (ASB, GP, 1925, b.1.418, cat.7, fas.1, “Partiti politici esistenti”). Pare che avesse 500 iscritti e Bologna non figura nelle votazioni congressuali del PCdI di quegli anni.
Gli ultimi segretari sarebbero stati Iginio Masina nei primi mesi del 1925, Arturo Vignocchi arrestato il 28.11.1925, Cesare Baroncini arrestato il 22.12.1925 e Isidoro Giuseppe Marchioro arrestato il 26.8.1926. Dal 1927 al 1930 (quando lasciò l’Italia per espatriare in URSS) sarebbe stato segretario Memo Gottardi, al quale sarebbe successo Gustavo Trombetti. Secondo Luigi Arbizzani - come ha scritto in una relazione inedita presentata nel 1989 ad un convegno di studio dell’Istituto storico provinciale della Resistenza - gli iscritti furono 2.000 nel 1921, 376 nel 1923 e 504 nel 1924.
Nel 1921 passarono dal PSI al PCdI i deputati Anselmo Marabini e Nicola Bombacci (eletti nel Comitato centrale) e Antonio Graziadei. Ercole Bucco eletto a Mantova e espulso dal gruppo parlamentare del PSI l’1.2.1921, per la viltà mostrata il 4.11.1920, durante l’assalto fascista alla CCdL, della quale era segretario - chiese di entrare in quello comunista, ma la richiesta fu respinta.
Il 3.2.1921 dopo averlo accettato - il gruppo parlamentare comunista espulse Francesco Quarantini perché omosessuale. Nelle politiche del 15.5.1921, il PCdI ebbe 2.552 voti nel comune di Bologna, 8.547 nella provincia di Bologna e 29.284 nella circoscrizione (BO, FE, RA e FO) e 2 deputati: Marabini e Ettore Croce. Graziadei fu eletto a Genova, Enio Gnudi a Novara e Bombacci a Trieste. In quelle del 6.4.1924 (la circoscrizione comprendeva la regione) ottenne 23.100 voti e due deputati Graziadei e Antonio Picelli. Nella provincia di Bologna ebbe 4.041 voti, 1.792 dei quali nel comune di Bologna. Durante la dittatura il PCdI operò senza un gruppo dirigente fisso e incerte sono le notizie sul suo organico.
Nella seconda metà del 1940 Leonida Roncagli fu sicuramente designato responsabile della federazione e mantenne la carica sino alla fine del 1941 o all’inizio del 1942 quando lo sostituì Umberto Ghini il quale trovò che «l’attività del partito era ancora debole» (“La lotta”, n.36, 1951). Alla fine del 1942 fu inviato in Emilia Angelo Leris che assunse la segreteria regionale, al quale nel marzo 1943 si affiancò (ma forse lo sostituì) Amerigo Clocchiatti. Clocchiatti ha scritto che a Bologna trovò «molta volontà politica» (Cammina frut, p.181).
Verso la metà del 1942 fu nominato il Comitato direttivo provinciale. In quel periodo operavano in Emilia, con incarichi particolari, Giorgio Amendola e Antonio Roasio*. Nell’agosto 1943, dopo la fine della dittatura, Arturo Colombi fu nominato segretario e cooptato nella direzione nazionale. Secondo Arbizzani la federazione aveva 300 iscritti alla vigilia del 25.7.1943, divenuti 1.100 durante il periodo badogliano, per arrivare e 3.500 nei giorni dell’armistizio dell’8.9.1943. Il 19.9.1944 Colombi fu trasferito a Torino e al suo posto andò Giuseppe Alberganti*, arrivato pochi giorni dopo da Milano. Restò a Bologna sino al febbraio 1945, quando tornò a Milano e fu sostituito da Fernando Zarri*.
Il PCI destinò tutte le energie alla lotta di liberazione, dopo avere allontanato dal gruppo dirigente gli attendisti. Nel dicembre 1943, in un rapporto inviato alla direzione, Alberganti scrisse che «La mentalità attesista e opportunista aveva pervaso (prevalso?) sia nella massa che nel partito...» (“Annale Feltrinelli”, 1971, p.128). Leonildo Tarozzi, primo rappresentante del PCI nel CLN, fu sostituito da Paolo Betti forse per questo motivo. Nel giugno 1944, Alberganti divenne responsabile del Triumvirato insurrezionale, l’organismo regionale del PCI che dirigeva l’attività militare del partito.
Membri del Triumvirato furono, in tempi diversi, Alberganti, Ilio Barontini, Alfeo Corassori, Dozza e Zarri. Nell’estate 1944, alla vigilia di quella che si riteneva l’imminente insurrezione, il PCI - in base agli accordi tra i partiti del CLN nazionale -designò Betti a ricoprire la carica di sindaco.
Il 6.9 Amendola propose alla direzione di ritirare la candidatura di Betti, - «Il nostro compagno è certo un po’ debole», scrisse - e avanzò quella di Dozza che è «più forte» e «che sarebbe un ottimo sindaco» (G. Amendola, Lettere a Milano, pp.412, 414-5, edizione 1981).
Il 10.9.1944 Dozza tornò a Bologna ed entrò a far parte del Triumvirato. Il 21.4.1945 divenne sindaco. Alla vigilia della liberazione il PCI stimò in 12 mila i militanti. In maggio la segreteria fu riaffidata a Colombi. [O]

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Alberto Preti - Verso la Liberazione di Bologna
Alberto Preti - Verso la Liberazione di Bologna

Alberto Preti - Verso la Liberazione di Bologna. Intervento realizzato nel 2020 in occasione del 75° anniversario della Liberazione di Bologna, in collaborazione con l'Istituto Storico Parri.

Bibliografia
Comunisti. I militanti bolognesi del PCI raccontano
A.a.V.v.
1983 Roma Editori riuniti
Documenti sull'attività dell'organizzazione comunista bolognese nell'inverno 1944-1945
Arbizzani L.
1967
Il movimento operaio e contadino e le origini del Partito Comunista nel bolognese
Masulli I.
1973
Il primo anno di vita del Partito comunista d’Italia
AA. VV.
1966 Milano Il Gallo
La nascita del partito a Bologna
Colombi A.
1975 Milano Edizioni del Calendario
La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze vol 5
Bergonzini L.
1980 Bologna ISB
La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze vol. 1
Bergonzini L.
1969 Bologna ISB
La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze vol. 3
Bergonzini L.
1970 Bologna ISB
La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti: la stampa periodica clandesina vol. 2
Bergonzini L.
1969 Bologna ISB
Mostra provinciale del XXX
Partito comunista italiano, Federazione di Bologna.
1952 Bologna