Papavero | Pavot | Amapola

Papavero | Pavot | Amapola

Scheda

Secondo la descrizione che ne dà Ovidio, davanti all’ingresso dell’androne dove dimora Sonno fiorisce un mare di papaveri (Metamorfosi, XI, 592-610). Grazie a questa pianta egli indurrebbe uomini e dei al sonno, dono benefico, ma anche strumento di inganni e di sotterfugi. Hypnos, il Sonno, è fratello e, in alcune versioni del mito, gemello di Thanathos, la Morte. Entrambi sono figli della dea Nyx, la Notte. Fiori e capsule di papavero sono legate al sonno portato dalla morte e si trovano abbondantemente riprodotte in molta arte funeraria occidentale a partire dal Rinascimento. Nei cimiteri ottocenteschi fiori e capsule di papavero sono spesso usati come elementi decorativi nei monumenti e nelle lapidi. 

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Gian Marco Vidor, 2008

"Vivace, leggero, altero sull'esile gambo, questo fiore resiste in mezzo al giallo arsiccio delle messi mature e sul verde dei prati, quando il sole dardeggia più aspramente e tutti gli altri fiori consuma; rosseggia estaticamente nella sua bellezza selvaggia e si direbbe il simbolo della vita fervida ed esuberante. Ne è invece l'antitesi, poiché occultato nel calice e nei neri pistilli contiene un succo letargico, atto a vincere ogni energia, ad immergere lo spirito e il corpo in un sopore lungo e insidioso, fino a dare l'ebetismo e la morte: l'oppio, che si fuma e che si inghiotte, anche nei suoi derivati medicinali, quali il laudano, il meconio, la morfina, la narcotina. Per questa ascosa seduzione assopitrice dei sensi, Morfeo, il dio del sonno era dipinto tra fasci di papavero; papaveri si frammischiavano alle spiche offerte a Cerere, per lenirne il dolore del rapimento della figliuola Proserpina. Anche a Giunone Lucina, protettrice delle gestanti, per ragioni terapeutiche, si offrivano papaveri, e se ne inghirlandava l’imagine della Speranza, da alcuni poeti ritenuta sorella del Sonno. Nel linguaggio floreale furono attribuiti vari significati al fiore dalla corolla sanguigna e secondo le sue specie: vi fu chi – innamorato della sua vivida resistenza all’ardente morso del sole – lo proclamò simbolo della gloria; chi – per contrario – ricordando il celato veleno che assonna la mente, lo disse simbolo della scempiaggine e della ignoranza; altri della beltà effimera; della dimenticanza, del sonno del cuore: O tu, letèo Papavero / Che dell’oblio l’arcano / Germe racchiudi in te… (Dall’Ongaro) Diritto è perciò, che a te gli stanchi sensi / Non sciolga da’ papaveri tenaci / Morfeo… (Parini – Mattino – 90)

Fa gemer latte dall’inciso capo / De’ papaveri suoi, perché, qualora / Non ben felice amor l’alma t’attrista, / Lene serpendo per le membra, acquisti / A te gli spirti, e ne la mente induca / Lieta stupidità che mille aduni / Imagin dolci e al tuo desio conformi.
(Parini – Mattino – 865) Altri ancora – osservando nel papavero la prodigiosa facoltà di riproduzione – lo designarono a paradigma della fecondità e della fertilità: ...Papaver fertilem / Signabat annum. (Bocchi – Symbolicae quaestiones – 1555) L’assomigliarono così al seminario delle multitudini umane. Il Cartari, affermandone la dedicazione anche a Diana, scrive: "e le diedero il papavero particolarmente per la moltitudine delle anime, le quali eran credute abitare nel suo orbe, quasi che fosse una gran città tutta piena di numeroso popolo, conciossiaché il papavero mostri e significhi le città, perché ha i capi così intagliati in cima, come sono le mura di quelle, e tiene in sé raccolto un numero grande di minuti granelli, come un gran numero di persone sta insieme unito nelle città". (Le imagini de i dei de gli antichi – 1571). Il papavero selvatico (coquelicot), fiore di sangue e di fiamma, cantato dall’anarchico Luciano Roland, fu scelto a proprio emblema dai socialisti intransigenti francesi (1903)" (Testo tratto da: Giovanni Cairo, "Dizionario ragionato dei simboli", Ulrico Hoepli, Milano, 1922, aggiornamento febbraio 2022). Per approfondire il tema della simbologia funeraria ottocentesca cliccare qui.

Texte en français. Selon la description qu’en donne Ovide, devant l’entrée où demeure le Sommeil, il fleurit une mer des pavots. (Métamorphose, XI, 592-610). C’est graçe à cette plante qu’il donne aux hommes et aux dieux le sommeil, cadeau benefique, mais il peut-être aussi un instrument de tromperies et subterfuges. Hypnos, le sommeil, c’est le frère et, en quelques versions du mythe jumeau, de Thanathos, la mort. Tous les deux, ce sont les fils de la déesse Nyx, la Nuit. Les fleurs et les capsules de pavot sont liées au sommeil porté par la mort et ils se trouvent abondamment répresentées en nombrede de l’art occidental funéraire à partir de la Renaissance. Dans les cimetières du XIXesiècle les fleurs et les capsules du pavot sont souvant utilisés comme elements décoratifs sur les monuments et sur les pierres tombales.

Texto en español. Según la descripción de Ovidio, delante del portal donde vive Sueño, florece un mar de amapolas. Gracias a esta planta, él llevaría hombres y dioses al sueño, don benéfico, e incluso instrumento de mentiras y subterfugios. Hypnos, el sueño, es el hermano, y en algunas versiones del mito, gemelo de Thanathos, la muerte. Ambos son hijos de la diosa Nyx, la noche. Flores y cápsulas de amapola están relacionadas al sueño, traído por la muerte y se encuentran reproducidas en el arte funerario occidental a partir del Renacimiento. En los cementerios del siglo XIX, flores y cápsulas de amapola a menudo se utilizan como elementos decorativos en los monumentos y en las lápidas.

Traduzioni a cura della classe 3^D del Liceo “Laura Bassi” di Bologna (Marta Massari, Alice Scala, Marianna Tortora), nell'ambito del progetto "Alternanza Scuola - lavoro", AS. 2016-2017.

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Opere

Documenti
Modo di farsi intendere senza esprimersi
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Pietro Bortolotti, "Modo di farsi intendere senza esprimersi, ossia la profumeria divenuta il telegrafo del cuore umano", Bologna, Nobili, 1835 (estratto). Collezioni Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

Acqua di Felsina
Tipo: PDF Dimensione: 4.23 Mb

Premiata Acqua di Felsina Ditta P. Bortolotti Bologna, Stabilimento Successori Monti, Bologna, 1902