Palazzo Pallavicini

Palazzo Pallavicini

Scheda

Anticamente Felicini Via Galliera 14. «Si racconta che nel 1497 Bartolomeo di Giov. Felicini cominciò la fabbrica di questo Palazzo che fu finito da Giovanni suo figlio morto in Padova d'anni 40 nel 1528. li 13 settembre 1537 fu comprato dal cav. Giovanni Paolo Pucci per lire 22000. li 6 marzo 1561 a rogito Annibale Cavalli e Alberto Budrioli, lo vendette a Giulio Cesare e a Marcantonio del fu Roberto Fibbia... I Fibbia abitavano nel 1287 in Saragozza sotto la Parrocchia delle Muratelle. Terminati i Fibbia in Giulio Cesare morto il 7 ottobre 1746 passò l'Eredità e con essa questo Palazzo ad Antonio d'Achille Fabbri quel marito di Camilla del Senatore Alessandro Fibbia che venne qui ad abitare nel 1731. Si attribuisce ad un Fibbia l'invenzione del giuco del “tarocco bolognese” ed è certo che nello scudo di una regina vi si vedeva egli antichi giuchi o mazzi di carte lo stemma dei Fibbia. Aggiungersi che fra i ritratti della famiglia vi sia quello dell'autore di questo giuco forse il più ricco da società. L'innesto Stancari Fabbri Fibbia ebbe il Senatorato ma col cognome Fibbia. Si fecero chiamare Principi del Medico, che non era altrimenti un Principato come si è creduto dal volgo, ma lo avevano assunto perché una delle famiglie Principali del Medico si era meritata con uno Stancari Fabbri, l'ultimo dei quali fu Camillo morto il 17 maggio 1820, la cui sorella Carlotta maritata nel conte Giuseppe di Luca Pallavicini fu erede del Patrimonio Stancari Fabbri Fibbia e Principi di Medico». (GUIDICINI – Cose notabili della Città di Bologna. Bologna, stab. Tipogr. Monti 1869). è un bellissimo saggio della elegante e raffinata architettura dello scorcio del Sec. XV, perfettamente conservato. All'esterno è adorno di eccellenti terre cotte e nell'interno ha pitture del Mengazzini, del Canuti, del Colonna. (La Patria, Unione Tip. Editrice. Torino 1900). Conservato quasi interamente nella sua primitiva magnifica architettura dello scorcio del Sec. XV e restaurato totalmente e bene nel 1906 dal “Comitato per Bologna Storico Artistica. Notevoli le terrecotte esterne e le pitture interne del Mengazzini del Canuti e del Colonna. (CORRADO RICCI – Guida di Bologna – Zanichelli) Trascrizione a cura di Zilo Brati.

"Già Filicini. - In via Galliera. E' un bellissimo saggio della elegante e raffinata architettura dello scorcio del secolo XVI, perfettamente conservato. All'esterno è adorno di eccellenti terre cotte, e nell'interno ha pitture del Mengazzini, del Canuti, del Colonna. Testo tratto da “Provincia di Bologna”, collana 2Geografia dell’Italia”, Torino Unione Tipografico Editrice, 1900. La bella sala al piano nobile fu dipinta da Domenico Santi, detto Mengazzino, e dal Canuti. Angelo Michele Colonna dipinse internamente la Cappella, ed il vestibolo, che ad essa conduce. Si osservano ancora dodici Busti d’illustri donne Bolognesi la massima parte dell’Algardi, e gli altri copiati da Busti di Alfonso da Ferrara. Testo tratto da “Guida del forestiere per la città di Bologna e suoi sobborghi – Bologna – Tipografia di S. Tommaso d’Aquino – 1835. Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

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Rubbiani: omaggio al passato
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Eclettico intellettuale, fondò il Comitato per Bologna Storica e Artistica e l’Aemilia Ars. A lui si deve l’immagine medievale e rinascimentale che ha oggi il centro storico di Bologna.

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