Palazzo della Zecca di Bologna

Palazzo della Zecca di Bologna

Scheda

Il palazzo della Zecca, costruito da Scipione Dattari tra il 1578 e il 1583, era in origine collocato in via Ugo Bassi. Questa sede fu l'ultima e definitiva sistemazione dell'officina monetaria della città, dopo che per secoli era stata continuamente spostata da un punto all'altro del centro urbano. Nel volume 'Cose notabili della città di Bologna' del 1873 si ricorda come "riconosciuta l'incongruenza che uno stabilimento di tanta importanza dovesse vagare per la città, decise il Senato li 25 marzo 1577 che si cercasse un luogo opportuno dove collocare stabilmente la Zecca, levandola dall'osteria del Leone di ragione Sampieri e Fantuzzi, posta nella via delle Chiavature, ed affittata alla Camera per anni 29. E perciò li 29 gennaio 1578, a rogito di Galeazzo Bovio, fu conchiuso il contratto, poi rattificato li 16 ottobre susseguente dal Senato, per la compra di due case, una grande e l'altra piccola, con quattro botteghe, poste sotto la parrocchia di S. Prospero nella via Nuova, per la quale si andava a Strada S. Felice, appartenenti ad Antonia de Pesci Baldi, a Sforza di Gio. Battista dei Pellegrini e a Fausto Biolchini. Queste case confinavano a settentrione con detta via Nuova, a occidente con altra via pubblica, a oriente coi Nappi, e a mezzodi coi detti Nappi, coi dall' Armi e con altri. Il prezzo sborsato fu di L. 12500." L'edificio venne poi demolito in seguito al piano regolatore del 1889 e la facciata fu smontata e ricostruita nel 1929 nel retro del nuovo palazzo dell'INA in via della Zecca. Tra le attività presenti nel palazzo ricostruito nel 1929 vi fu dal 1949 il ristorante "Rodrigo" con accesso su via della zecca.

Il privilegio di battere moneta propria fu concessa alla città nel 1191 dall'imperatore Enrico VI. Da allora l'attività non fu più interrotta, testimoniando il turbolento periodo dell'autonomia comunale e delle 'signorie' dei Pepoli e dei Bentivoglio. Con l'annessione della città allo stato pontificio si assiste ad una progressiva normalizzazione della produzione di monete. Dopo l'istituzione del Regno d'Italia, la zecca di Bologna fu confermata da Napoleone assieme a quella di Venezia e di Milano. Poteva coniare però solo monete d'argento e di rame, poiché la battitura dell'oro era riservata a quella milanese. Terminata la parentesi napoleonica, dopo il 1815, con la restaurazione, appaiono sulle monete bolognesi nuovi tipi ripresi dalle monete romane, come San Pietro seduto sulle nubi o la Chiesa velata. Dal 1824, con la definitiva unificazione sancita da papa Leone XII, si avranno le legende "quattrino romano" e "mezzo baiocco romano". Durante la sede vacante del 1830-1831 sarà caratteristico lo Spirito Santo come colomba in un cerchio di raggi. Nel 1857 la Zecca fu tra le sedi viaitate dal pontefice Pio IX in occasione della sua visita a Bologna. Dopo il 1859 la produzione di monete sarà del tutto simile a quella delle altre zecche italiane ma con una produzione sempre più limitata. Il 31 maggio 1861 dopo sette secoli la zecca bolognese cessa la sua attività. Dal 1849 le battiture sono state molto poche: solo alcune monete di rame, quasi nessuna d'argento o d'oro. Le ultime emissioni, dal 1859 al 1861 - in quest'anno si coniano solo pezzi da cinque centesimi - sono a nome di Vittorio Emanuele II. Con il riassetto generale della monetazione, la zecca di Bologna viene chiusa definitivamente. Ancora pochi giorni prima, essa subisce il furto di alcune verghe d'oro, per una valore di 25 mila lire.

In collaborazione con Cronologia di Bologna.

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