Paglia Giorgio detto Tempesta

9 marzo 1922 - 21 novembre 1944

Note sintetiche

Causa della morte: Esecuzione
Occupazione: Studente

Riconoscimenti

  • Partigiana/o (14 luglio 1944 - 21 novembre 1944)

Onorificenze

  • Medaglia d'Oro al Valor Militare

    Valoroso ufficiale partigiano, durante un violento scontro con preponderanti forze fasciste, dopo strenua resistenza veniva sopraffatto e catturato con pochi superstiti dei suoi eroici Garibaldini, ormai stremati di forze e privi di munizioni. Per non esporre i propri compagni alla rappresaglia nemica, neppure tentava la possibilità di fuga offertagli da un audace conttattacco di altri partigiani accorsi per salvarlo. Condannato a morte, sdegnosamente rifiutava la grazia della vita concessa a lui solo perchè figlio di eroico decorato di Medaglia d'oro al Valor militare e, in un sublime impeto di fraterno amore, dichiarava di voler seguire la sorte dei suoi compagni e chiedeva di essere fucilato per primo. All'atto dell'esecuzione bollava i suoi carnefici con roventi parole e orgogliosamente si dichiarava reo della più nobile delle colpe: di amare la patria. Fulgido esempio di incomparabile spirito di sacrificio e di altruismo.
    Costa Volpino, 21 novembre 1944

Scheda

Giorgio Paglia, «Tempesta», da Guido e Maria Teresa Pesenti; nato il 9 marzo 1922 a Bologna. Nel 1943 residente ad Alzano Lombardo (BG). Studente alla facolta d'Ingegneria a Milano.
Negli anni della guerra frequentò la scuola allievi ufficiali di Cerveteri (Roma).
Dopo l’8 settembre 1943 prese parte ai combattimenti contro i tedeschi a Porta San Paolo a Roma. Rientrato ad Alzano Lombardo, nell'inverno '43-'44 entrò a far parte di una formazione GAP a Milano. Arrestato e rilasciato, si trasferì nel Bergamasco ed entrò nella 53a brigata Garibaldi «Tredici martiri», della quale divenne in breve tempo uno dei dirigenti. Il dist da lui comandato ebbe una parte importante, il 31 agosto 1944, nella vittoriosa battaglia contro i nazifascisti a Fonteno (BG).
Il 17 novembre 1944, mentre si trovava con 13 partigiani in una casa colonica a Malga Lunga di Sovere (BG), fu circondato dai fascisti della brigata Tagliamento. Dopo due ore di combattimento, esaurite le munizioni, si arrese con sei superstiti del dist. Prima di arrendersi chiese ed ottenne la promessa che i suoi uomini sarebbero stati risparmiati. Violando il patto, i fascisti uccisero i partigiani feriti e trasferirono gli altri a Costa Volpino (BG). Li fucilarono il 21 novembre 1944.
Essendo figlio di un ufficiale medaglia d'oro caduto in Etiopia nel 1936, gli fu offerta la grazia. La rifiutò e scelse di morire con i compagni di lotta. Prima di essere fucilato scrisse due lettere alla madre e al fratello pubblicate in Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana.
Gli e stata conferita la medaglia d'oro alla memoria. Il Politecnico di Milano, nel dopoguerra, gli ha conferito la laurea in ingegneria ad honorem.
Riconosciuto partigiano con il grado di tenente dal 14 luglio 1944 al 21 novembre 1944. [O]

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