Rubbiani tra gli amministratori del Collegio Venturoli

Rubbiani tra gli amministratori del Collegio Venturoli

1888 | 1913

Scheda

All’interno del portico inferiore del Collegio Venturoli è visibile una grande targa marmorea dedicata ad Alfonso Rubbiani, collocata nell’anno successivo la ricorrenza del decimo anniversario della morte. Nella parte superiore il marmo reca il medaglione bronzeo con il profilo del noto personaggio, opera eseguita dallo scultore Giuseppe Romagnoli, già alunno del Collegio. Nella pagina centrale della targa è incisa un’epigrafe elogiativa in cui, in nome degli amministratori dell’istituto, si mettono in luce le «doti eccelse […] di maestro ed educatore» dell’illustre personalità ricordata. L’autore del testo epigrafico è indicato con le iniziali, A. M. Z. corrispondenti al nome dell’amministratore del Collegio, conte Ingegnere Antonio Masetti Zannini, tra l’altro sostenitore di Rubbiani in vita nelle opere di restauro e di conservazione di antichi monumenti. Considerata la qualità dell’importante opera e della sua collocazione, nonché la munificenza dei suoi promotori componenti del Consiglio di Amministrazione - di cui lo stesso Masetti Zannini in quel periodo era stato nominato membro in successione di Rubbiani – mi è apparso limitativo che tra i declamati meriti non venisse accennato, in maniera esplicita nell’epigrafe encomiastica, all’autorevole ruolo svolto da Alfonso Rubbiani in qualità di influente membro del Consiglio presso il Collegio Venturoli dal 1888 fino alla morte, nel settembre 1913.

Questa personale sensazione mi ha stimolato a ricercare tra le carte d’archivio del Collegio annotazioni, che per contro, possano fare emergere tratti significativi delle doti morali e culturali della figura di Rubbiani a contatto con la realtà formativa del Collegio Venturoli. Ho tuttavia presto constatato la scarsità di documenti autografi di Rubbiani amministratore; ho invece riscontrato come siano più consistenti al riguardo le informazioni utili contenute negli Atti dell’Amministrazione redatti dal segretario: notizie che registrano, interventi e incarichi svolti dall’assiduo amministratore e sue proposte operative avanzate e approvate dal consiglio. Saranno pertanto queste le fonti alle quali farò prevalente riferimento per questa ricerca, cercando di unire in paragrafi tematici informazioni anche non strettamente in ordine cronologico. Mi auguro che questo iniziale lavoro possa dare un primo avvio ad un più approfondito studio sulla funzione di «maestro ed educatore», svolta in favore di giovani aspiranti artisti, ma non ancora adeguatamente divulgata.

Nella seduta del 18 maggio 1888 gli amministratori del Collegio Venturoli presenti, Agostino Salina e Leopoldo Lambertini, appartenenti alla “terna” prevista dalla volontà testamentaria del fondatore Angelo Venturoli, prendono atto della recente morte del consigliere Agostino Amorini Bolognini, esponente della nobile famiglia che aveva espresso, in diretta successione fin dall’inaugurazione dell’istituto, tre benemeriti personaggi in qualità di amministratori a vita. Tra queste illustri figure spicca in primo luogo il conte Antonio, nominato dallo stesso Venturoli tra i tre esecutori testamentari e primi futuri membri del Consiglio di Amministrazione; lo stesso Antonio, nel 1827, sarà autore della prima pubblicazione biografica dell’ammirato e a lungo seguito architetto testatore. Nel verbale redatto dal segretario, avvocato Ernesto Baravelli il 18 maggio, viene registrato l’atto che ufficializza il decesso del benemerito consigliere e che ne approva la sostituzione nell’organo collegiale mediante la cooptazione del nuovo membro: tutto questo con le seguenti parole: «Per supplire alla dolorosa mancanza del benefico marchese Agostino Amorini Bolognini, usando delle facoltà impartite dal Fondatore Angelo Venturoli, gli Amministratori con atto speciale, oggi firmato e di cui ne viene fatta consegna ai rogiti del notaro Signor Francesco Ferrari, vanno [a] nominare a loro collega nell’amministrazione e direzione del Collegio il Chiarissimo Signor Cavaliere Alfonso Rubbiani ed hanno dato l’incarico al Segretario di dargliene partecipazione…». Il superlativo assoluto “chiarissimo” attribuito a Rubbiani, oltre al titolo di “cavaliere”, è segno di una nomina ritenuta altamente qualificata, che certamente ha avuto da parte dei consiglieri la necessità di ponderate valutazioni e di avere svolto diretti contatti con il personaggio individuato come il più idoneo, tra i possibili altri nominativi considerati, a far parte della gestione del Collegio secondo gli orientamenti morali, culturali e artistici dettati dal fondatore.

Nel maggio del 1888 gli amministratori potevano cogliere nella figura di Alfonso Rubbiani un insieme di distinte doti morali personali, un’ampiezza di interessi culturali non comuni sostenuti da solidi studi individuali non accademici. Non da ultimo, ciò che risultava quanto mai favorevole a tale scelta, riguardo in particolare alle finalità di formazione artistica dell’istituto, si poneva l’innata e coltivata sensibilità artistica del prescelto. Il quarantenne Rubbiani presentava alla valutazione degli amministratori un curricolo non scritto, ma a tutti a Bologna ben noto ed evidente, consistente in un ricco percorso personale di attività e di una vasta esperienza acquisita in diverse operazioni e incarichi di restauro storico-artistico; campo questo in cui si era presto distinto nella Bologna postunitaria nonostante le immancabili critiche e ostilità che spesso toccano chi con successo opera in disinteressata coerenza. In gioventù inoltre Rubbiani aveva partecipato attivamente alla fondazione di organizzazioni formative giovanili e di giornali cattolici locali, iniziando così un sempre seguito lavoro di giornalista su periodici come «L’Ancora» e «La Pace». La sua sollecitudine per la cosa pubblica lo aveva anche portato, negli anni 1879–‘84, ad essere eletto, come possidente non residente, dapprima consigliere ed in seguito sindaco facente funzione del Comune di Budrio; nell’ ’85 aveva partecipato – senza risultare eletto – alle elezioni municipali di Bologna. A favorire l’ingresso nella terna degli amministratori del Collegio Venturoli può avere infatti influito non poco la qualificata attività di Rubbiani nel promuovere il decoro e la riqualificazione dello storico patrimonio architettonico e artistico di Bologna: un’autentica vocazione esercitata con studio rigoroso e competenze non privi di successo. Egli era già stato autore di importanti restauri condotti in collaborazione con architetti professionisti di rilievo, quali Giuseppe Modonesi, già allievo del Collegio Venturoli, intorno al 1879 per il restauro in stile neogotico della facciata della chiesa bolognese di San Martino Maggiore, e Tito Azzolini, anch’egli formatosi nello stesso Collegio, col quale collabora al restauro architettonico del castello di San Martino in Soverzano negli anni 1883-‘85, entrambi chiamati dal conte Francesco Cavazza. Sarà tuttavia l’incarico assunto nel 1886 a seguire e poi a dirigere il prestigioso restauro del complesso monumentale della basilica di San Francesco che sancisce, non solo a Bologna, il valore di Alfonso Rubbiani.

La collaborazione di Rubbiani negli anni precedenti alla sua assunzione alla direzione del Collegio non si volge esclusivamente in opere di carattere architettonico: gli interni del Castello di San Martino di Soverzano e del palazzo Comunale di Budrio vengono decorati dal pittore Achille Casanova con dipinti parietali, lavori per i quali si instaurano tra i due autori stretti rapporti operativi e culturali, che in seguito troveranno negli interventi nelle cappelle radiali della basilica di San Francesco una solida sintonia non solo professionale. Da parte degli amministratori in carica, Agostino Salina e Leopoldo Lambertini, si potrebbe valutare con soddisfazione l’ingresso nella terna che governa il Collegio di un personaggio del citato calibro culturale, dell’esperienza in incarichi amministrativi e in operazioni che riguardano direttamente le arti. Ma è pure lecito pensare che lo stesso Rubbiani non sdegnasse svolgere una funzione di governo e di stimolo in una struttura ad indirizzo artistico destinata a giovani di talento, ma di condizioni economiche non adeguate agli obiettivi. La convergenza di questi due probabili intendimenti si poté così concretizzare con la nomina del “Cavaliere Rubbiani” ad amministratore del Collegio, istituzione già particolarmente qualificata per avere dato a Bologna validi ed apprezzati artisti di diverso indirizzo: pittura, decorazione, scultura e architettura. Con un così rilevante curricolo, Rubbiani per venticinque anni svolgerà con impegno e assiduità le funzioni di membro del Consiglio di Amministrazione del Collegio Venturoli dal 1888 fino alla morte.

Considerato il lungo periodo di attività svolto, nel corso della ricerca compiuta per il presente articolo, non si riscontra tra le carte d’archivio un altrettanto corrispondente numero di documenti autografi, firmati, che attestino l’apporto del consigliere Rubbiani all’interno dell’istituto. Soltanto alcuni manoscritti di diverso contenuto sono venuti fin’ora alla luce. Il primo, in ordine cronologico, consiste nella bozza del verbale di un’adunanza degli amministratori tenutasi il 27 giugno 1888, non nei locali del Collegio, ma in casa del conte Salina ove, per l’assenza del segretario, i colleghi, forse, avevano affidato al nuovo consigliere di redigere la bozza del verbale a motivo della sua acquisita esperienza di intellettuale “di penna” ed essendo stato chiamato con la recente nomina a Segretario dell’Accademia Filarmonica. Il secondo scritto non è che un biglietto datato 15 settembre 1892, indirizzato all’economo del Collegio Ulisse Gattoni, col quale Rubbiani comunica che, essendo stato influenzato, non ha potuto terminare la minuta assegnatagli di un importante documento, richiesto dal Ministero della Pubblica Istruzione, per cui “nei tempi propri” sarà consegnato al conte Salina per la firma e l’invio. Purtroppo di tale citato e ufficialmente elogiato documento non si è potuto finora rinvenire né copia né eventuale bozza autografa. Il terzo manoscritto, datato 7 aprile 1893, è un foglietto contenente indicazioni al segretario, puntato alla bozza di trasmissione di informazioni sull’insegnamento di scultura prestato agli alunni dal Prof. Enrico Barberi. Nel quarto manoscritto, datato 6 ottobre 1905, si trova la bozza di lettera in cui Rubbiani, a nome del Consiglio, invita il Prof. Achille Casanova ad accettare la nomina di disegno agli studenti del Collegio. Nei quattro fogli del quinto manoscritto rinvenuto, datato 21 ottobre 1905, Rubbiani espone ai consiglieri come Casanova, nel sentirsi onorato dell’invito, comunica la sua disponibilità ad impartire lezioni di disegno agli alunni, e fornisce una traccia di programma da svolgersi, non in tre giorni la settimana, come richiesto, ma in due a motivo dei suoi impegni di lavoro fuori Bologna. A differenza dei fogli autografi, le annotazioni negli Atti del Consiglio relative agli argomenti discussi e deliberati con pareri espressi da Rubbiani e redatti dal segretario, per numero e per contenuto, presentano un inedito, indiretto nucleo di informazioni determinanti per individuare metodo e contenuti con cui Rubbiani conduce il suo contributo di amministratore alla formazione e alla didattica per gli allievi, più e meno giovani, indirizzati o già avviati nelle arti figurative.

Nella prima adunanza del consiglio, svolta con la presenza di Rubbiani il 5 giugno 1888, il nuovo salutato membro riceve «sommarie informazioni sullo stato patrimoniale del Collegio e delle Aziende unite» e gli viene fornita copia del bilancio dell’anno precedente. Non risulta però dagli atti consiliari successivi che Rubbiani abbia avuto specifiche competenze o abbia espresso sue opinioni di merito riguardo all’ambito strettamente economico-amministrativo. I suoi interventi avranno invece come obiettivo prevalente la formazione degli allievi e le loro più favorevoli opportunità di crescita nell’attività artistica prescelta. L’attenzione del consigliere Rubbiani è costantemente rivolta ai due settori formativi propri del Collegio Venturoli: “L’alunnato” dei giovanissimi che, tramite concorso e verifica delle attitudini, sono accolti gratuitamente all’interno della struttura dall’età di dodici anni fino al ventesimo. Da insegnanti interni i ragazzi ricevono la prevista normale istruzione scolastica, incrementata con la pratica delle diverse tecniche espressive, per le quali frequentano anche la vicina Accademia di Belle Arti. L’altro settore è rivolto ai giovani che, al termine dell’alunnato e a seguito di rigoroso e selettivo esame dei lavori prodotti, possono usufruire – grazie ai fondi dell’eredità del benefattore Luigi Angiolini - di una pensione di quattro anni (con periodi di presenza a Bologna) in città d’arte ove perfezionare presso altre Accademie e con altri celebri artisti il proprio già avanzato lavoro, con la prescrizione di inviare al Collegio ogni anno saggi di opere eseguite perché siano valutati i progressi conseguiti. La direzione ordinaria dell’istituto e i rapporti con gli “alunni” e con i “pensionati Angiolini” sono gestiti da un direttore - solitamente un colto ecclesiastico coadiuvato da un prefetto - che riferisce al Consiglio. Dato il ristretto numero di documenti autografi rinvenuti nell’archivio consultato riguardanti l’azione svolta da Rubbiani come amministratore, vocato a favorire e perfezionare nelle arti nuove generazioni, sarà pertanto indispensabile selezionare per questo articolo alcune delle più significative trascrizioni di suoi interventi o incarichi ricevuti redatte dal segretario negli “Atti” del Consiglio del Collegio Venturoli o nel successivo libro dei “Verbali”. Quando Alfonso Rubbiani nel maggio 1888 entra a far parte della terna degli amministratori, in Collegio è in corso l’alunnato iniziato nel 1885 per terminare otto anni più tardi; pertanto il nuovo consigliere ha la possibilità di conoscere nel pieno svolgimento le attività didattiche e l’organizzazione della vita interna ed esterna dei ragazzi dell’ alunnato, e apprendere le modalità dei loro rapporti con insegnanti e superiori. Inoltre sono già avviate, per i prescelti ex alunni “pensionati Angiolini” a Firenze, Roma e Venezia, le esperienze di giovani bolognesi con distinti maestri presso le Accademie e a contatto di artisti di quelle stimolanti città d’arte. Per tutto il lungo tratto di anni svolto nel ruolo di amministratore, sarà appunto tutto ciò che riguarda l’istruzione e la formazione dei giovani assistiti dal Collegio l’impegno prioritario che segna l’attività di Rubbiani. Tutti i suoi interventi, proposte e impegni assunti in sede di consiglio, vertono con prevalenza in questa direzione, nella quale egli esprime le sue più intime aspirazioni di uomo colto e sensibile, votato a spendersi per la crescita culturale e morale della sua Città, e soprattutto dei giovani, mediante il coltivato fascino insito nell’arte. Egli si mostra altresì convinto che l’artista, per essere efficace comunicatore, deve possedere idonei strumenti sperimentati con metodo, ed essere affiancato da autorevoli guide fin dai primi anni di studio.

Il contributo di Rubbiani agli obiettivi dell’ “alunnato” | I temi trattati dagli amministratori, soprattutto in prossimità dell’avvio del bando di concorso per il nuovo alunnato 1893, sono occasione per rivedere i criteri di ammissione introducendo modifiche ritenute necessarie alla scelta dei giovani alunni. Le innovazioni che si presentano ai richiedenti rispetto alle ammissioni precedenti sono notevoli: costituiscono infatti il risultato di approfondite valutazioni e proposte da parte di amministratori ed esperti invitati, quali il rettore del Collegio canonico Augusto Romagnoli e il professore dell’Accademia Augusto Sezanne, proposto dallo stesso Rubbiani. Da parte degli amministratori si concludono i lavori affermando: «Non si dissimula le difficoltà che potranno insorgere trattandosi di una innovazione, ma egli è sempre di massima, come lo è il Sig. Cav. Rubbiani, che si debba sottoporre i prescelti fra i concorrenti ad un anno di prova prima di ammetterli definitivamente a godere della Beneficenza Venturoli, e ciò onde assicurarsi che essi abbiano realmente attitudine alle belle arti».

Altre riflessioni di carattere organizzativo avvengono nel luglio 1903 in relazione alla imminente apertura del decimo alunnato. Nel frattempo, a seguito delle dimissioni del consigliere marchese Carlo Alberto Pizzardi, veniva cooptato tra gli amministratori il conte Francesco Cavazza: personaggio eminente nella cultura e nella vita bolognese tra l’Otto e il Novecento; tra l’altro il conte, come si è accennato, aveva precedentemente affidato a Rubbiani la direzione del restauro del Castello di San Martino in Soverzano e insieme, nel 1898, avevano contribuito alla fondazione della “Società Aemilia Ars”; inoltre nel 1899 saranno i principali promotori della fondazione del “Comitato per Bologna Storica e Artistica”. Si instaura così nella terna che governa il Collegio Venturoli una linea autorevole di indirizzo didattico e artistico in sintonia con strumenti e forme espressive aggiornati, che avranno ulteriori sviluppi e positivi riscontri nelle opere di giovani artisti. Già il 26 giugno 1903, alla salutata entrata in consiglio del conte Cavazza, si presenta una imprevista occasione di fornire il collegio di un primo nucleo di biblioteca con volumi resosi disponibile per l’istruzione degli alunni a seguito della morte del colto ed apprezzato rettore, canonico Romagnoli. Ad una prima indisponibilità degli amministratori ad acquistare dagli eredi l’intero materiale librario, ritenuto prevalentemente di indirizzo ecclesiastico, il consigliere Rubbiani, dopo avere esaminato l’intero catalogo della libreria, avanza una sua soluzione verbalizzata in questi termini: «ll Cav. Rubbiani… propone di offrire Lire 1.000 per l’acquisto di tutti i libri che non sono di materia ecclesiastica... comprese però le fotografie, le cartelle di stampe, i volumi d’arte, i bozzetti di allievi posseduti dal Rettore e la collezione di cartoline. Con questa offerta che si riferirebbe circa ad un terzo della libreria, l’egregio relatore ritiene di includervi anche un sentimento di rispetto alla memoria dell’illustre ed ottimo Rettore, non meno che il pensiero di profittare di una opportunità per formare un primo fondo di biblioteca utile alla cultura tecnica ed artistica degli alunni». Il consiglio del 13 luglio dedica approfondita attenzione a puntualizzare le linee programmatiche del prossimo alunnato, argomento che deve consentire particolare rilievo organizzativo in vista della conduzione interna dell’insegnamento. È nell’ambito della larga discussione sul rilevante oggetto che Rubbiani interviene autorevolmente con un suo innovativo motivato contributo: intervento che il segretario registra come sospinto da un’ansia di non tralasciare nulla di quanto affermato dall’oratore, incorrendo in tal modo in difficoltà di stesura . Un testo che tuttavia ritengo utile venga qui di seguito riportato nella sua integrità per completezza delle informazioni riportate. Per meglio comprendere la volontà degli amministratori di attuare un nuovo efficace programma generale dell’istruzione, prima della proposta avanzata da Rubbiani viene ribadito dal consiglio di prevedere che l’insegnamento interno al Collegio segua lo stesso programma governativo per la Scuola Tecnica, e successivamente si introduca lo studio delle materie letterarie, storiche e della storia dell’arte, «ed il sentimento. che valgano ad ampliare quella cultura speciale che può convenire ad artisti, esercitandone la fantasia».

«Quanto all’insegnamento del disegno il Sig. Cav. Rubbiani richiama l’attenzione dei Colleghi sopra una sua proposta di metodo, che consisterebbe nell’iniziare fino dal primo anno a condurre innanzi paralleli il disegno del corpo umano ed il disegno delle cose con due corsi tenuti da due insegnanti diversi, il Tartarini e il Barberi. In appoggio del nuovo metodo il Sig: Cav. Rubbiani espone come queste due arti del disegno dell’uomo e del disegno delle cose si possono, per una distanza grandissima naturale che corre fra i due oggetti, considerare appunto come due arti distinte; come egli abbia dovuto persuadersi che un’esperienza anche sviluppata lasci intatta tutta la difficoltà grandissima che offre lo studio del corpo umano; come i giovani degli alunnati passati siano usciti alla vista e alla pratica dell’arte con un’esperienza troppo ristretta del disegno del corpo umano, a cui si applicavano soltanto negli ultimi anni; come invece possa sembrare opportuno che in tutta la grammaticalità di questo insegnamento si occupino gli alunni fino da ragazzi, sicché si anticipino lo studio complessivo e di composizione; come a correggere gli inconvenienti del metodo che porterà necessariamente da principio alla copia dei modelli forniti dall’arte stessa anziché dalla natura, potrà valere la scelta di questi modelli facendola non solo dal corpo greco, ma dalle varie comparse più elevate e caratteristiche dal corpo umano nei vari monumenti della storia dell’arte, sicché già cominci negli alunni l’esperienza dal corpo umano sopra una qualche varietà di forma in preparazione dalla verità naturale, e l’eclettismo dell’insegnamento lasci adito anzi ad una precoce formazione del modo personale di vedere, disegnare ed esprimere il naturale. Il Sig. Cav. Rubbiani ritiene che possa ben valere la pena di tentare questa novità di metodo che gli sembra rispondere anche ai propositi e alle tendenze dell’Arte modernissima che chiede un maggiore intervento della figura umana nella decorazione, nella significazione di idee e concetti morali, una agilità quasi letteraria di composizione. Egli dice di avere con soddisfazione riscontrato che questa idea di metodo trovò favorevoli i due maestri i quali avrebbero dovuto dividersi l’insegnamento; al quale propone il Prof. Tartarini per il disegno delle cose e il Prof. Barberi pel disegno del corpo umano. Gli Amministratori approvando la proposta del Collega Sig. Cav. Rubbiani nominano ad insegnanti i suddetti Professori Tartarini e Barberi […] richiedendo ad ognuno dei medesimi che le lezioni siano tre la settimana». Ritorna nell’adunanza del 6 ottobre 1905 un punto che riguarda “l’insegnamento artistico” dove si prende atto della morte del pittore Professore Alfredo Tartarini. Rubbiani propone che si formi una commissione composta dai professori Raffaele Faccioli (pittore), Giuseppe Romagnoli (scultore) e Achille Casanova (pittore d’ornato) per individuare un nuovo insegnante. Il conte Salina, “consigliere anziano”, non approva di affidare la scelta ad una commissione, per non trovarsi nell’imbarazzo che venisse proposta una persona non gradita «riguardo agli intendimenti artistici»; ma poiché è stato fatto il nome del Casanova egli propone che sia scelto come il più adatto a sostituire il Tartarini. Segue la risposta di Rubbiani con la quale afferma: «[…] che egli pure nutre la stessa convinzione, ma che non ne aveva fatta risposta formale per la ragione che essendo egli in molta intimità col Casanova per ragioni specialmente di collaborazione artistica non avrebbe voluto che neppure lontanamente si supponesse che la proposta rappresentasse una deferenza personale. Il Sig. C.te Salina, pur apprezzando la delicatezza del Sig. Cav. Rubbiani, insiste nella sua proposta, la quale essendo appoggiata anche dal Sig. C.te Cavazza viene approvata … dando incarico al Sig. Cav. Rubbiani di interpellarlo e in caso di accettazione concedergli la facoltà di nominare egli stesso un sostituto perché sotto la sua responsabilità, e nei momenti che egli si trovasse assente, non venga mai meno l’assistenza agli alunni».

Gli ex alunni con “Pensione Agiolini” e Rubbiani | L’attenzione degli amministratori si mantiene sempre vigile anche per quanto riguarda l’assistenza ai giovani, che al termine degli otto anni di alunnato hanno conseguito i benefici previsti dal pensionato Angiolini da gestire in altre città. Ai ragazzi ventenni non più soggetti alla regolata e sicura vita collettiva del collegio, inseriti per lo più, soli, in nuovi ambienti e privi di appoggi immediati, spesso insorgono problemi e difficoltà, per cui non individuano altra soluzione che quella di rivolgersi all’istituzione di riferimento. In alcuni casi, che si presentano ai giovani in corso di pensionato, è la chiamata al sevizio militare a creare preoccupazioni, in particolare riguardo alla incerta possibilità che venga interrotta la continuità della pensione in godimento nel caso vengano dichiarati abili alla visita di leva. Non mancano tuttavia altre situazioni oggetto di particolare disagio che vengono poste sul tavolo degli amministratori. In occasione della chiamata al servizio di leva del giovane pittore Cleto Capri, gli amministratori, nel Consiglio del 21 ottobre 1894, trattano del quesito posto dall’interessato, preoccupato di conoscere «quali disposizioni l’Amministrazione intenda prendere circa la continuazione o meno della pensione, nel caso molto probabile, che sia anche nella visita che ora deve subire, dichiarato, idoneo non ostante che la di lui salute sia tutt’altro che ottima». La sola proposta avanzata in quell’occasione dal Consiglio è nell’intervento di Rubbiani, che così viene approvata dai colleghi: «Il Sig. Cav. Rubbiani propone di interpellare in proposito lo stesso Capri, e mentre non sarebbe di massima di corrispondergli, nel tempo che presterà servizio militare, la intera pensione, cosa del resto che non sarà chiesta dal Capri, è d’avviso però che si debba aiutarlo con ogni mezzo acciò anche in riguardo alla sua malferma salute, abbia a soffrire durante il servizio privazioni di sorta». Dall’ex alunno e “pensionato Angiolini” Roberto Franzoni, arruolato sotto le armi, viene presentata la domanda di potere percepire un aumento dell’assegno di Lire 50 – somma attribuita dagli amministratori agli artisti pensionati in sevizio militare - portandolo a Lire 100 «per procurarsi una camera e provvedere ad altre spese per dedicarsi allo studio di arte nel tempo che ha disponibile». Nell’adunanza del 15 marzo 1904, in cui viene discussa la richiesta, interviene con una proposta l’amministratore Rubbiani, il cui motivato parere viene accolto e quindi approvato anche dal conte Cavazza. Così si legge dal verbale: «Il Sig. Cav. Rubbiani non è d’avviso d’accogliere totalmente la domanda del Franzoni, anzitutto per ragioni di massima, poi è principalmente perché ritiene sia misura necessaria di prudenza il conservargli un peculio per quando, compiuto il sevizio militare, possa interamente dedicarsi all’arte ed adempiere agli obblighi che gli sono imposti dal pensionato. Il Sig, C.te Cavazza si associa alle considerazioni svolte dal Sig, Cav, Rubbiani e propone di portare l’accordo sulla pensione, da Lire 50 a lire 75. La proposta è dagli altri due Amministratori approvata».

Di altro genere sono i problemi che vengono presentati alla valutazione degli amministratori da un giovane artista in forte disagio. Viene discussa, il 15 ottobre 1895, la critica situazione, espressa da lettera inviata da un famigliare agli amministratori, in cui si trova il pittore, pensionato Angiolini, Giovanni Masotti, il quale a Bologna soffre di una forma di forte depressione per un amore non corrisposto, situazione che gli è di serio ostacolo a dedicarsi, come sarebbe suo proposito, all’esecuzione di opere sufficienti a conservare i requisiti per l’erogazione dei benefici previsti dal benefattore Angiolini. Il tono della lettera è determinato da grave prostrazione d’animo, accompagnata da prospettive pessimiste manifestate apertamente al termine dello scritto, dove si conclude: «rimettendo la sorte del suo avvenire nella benevolenza dei Signori Amministratori». La trattazione del serio punto all’ordine del giorno viene concluso dall’intervento del consigliere Rubbiani, che viene registrato negli Atti nel testo seguente: «Il Sig. Cav. Rubbiani constata con dolore come i pochi lavori presentati dal Masotti siano molto inferiori all’aspettativa. Però essendo egli di massima di fare ogni sforzo per vedere pure di sollevare l’animo del Masotti, propone di immetterlo in pensione col primo 1° novembre prossimo purché si allontani da Bologna, e propone anzi che sia l’Amministrazione stessa che gli fissi la residenza per ragioni di studio. Gli altri Signori Amministratori, essendo pienamente d’accordo col Cav. Rubbiani, concordemente deliberano: di mettere nella pensione intera il Giovanni Masotti a far tempo dal 1° novembre 1895 fissandosi come dimora, per ora, la città di Pisa, e ordinano che intanto gli siano date Lire 200 sulla parte di pensione che non gli venne concessa nell’ultimo semestre; la qual somma si deve riguardare come una indennità di alcuni maggiori obblighi che gli si impongono e tutto ciò con l’intento di rinfrancare il suo spirito di artista, animata come è l’Amministrazione dalla massima benevolenza verso di lui». «gli amministratori riscontrano con sommo rammarico la poca attività da esso addimostrata». Nello scorrere i verbali degli Atti e soffermarsi sui numerosi punti che riguardano Rubbiani, si nota come le sue opinioni vengano gradualmente apprezzate e ricercate dagli altri amministratori. Significative sono alcune sue dichiarazioni di assenso in sede di consiglio, che qui si riporta: «Si riprende in esame la domanda avanzata da tempo tenuta in sospeso …nella passata adunanza dai Sigg, C.te Salina e C.te Cavazza desiderando essi avere il parere anche del loro Collega Sig. Cav. Rubbiani, in quel giorno assente, essendo tutti concordi nel ritenere che il Collegio non può distrarre fondi in atti di beneficenza non contemplati dalle tavole di fondazione la domanda …non è accolta».

Riguardo all’assegnazione di un premio istituito dal lascito Gasperini – Giordani sulla condotta e il profitto di alunni al termine dell’alunnato, gli amministratori discutono sulle modalità da seguire per la selezione degli studenti essendo in corso una vertenza giuridica riguardo l’interpretazione dello statuto sul punto della competenza dell’amministrazione del Collegio nella scelta dei premiati. Si trascrive qui di seguito quanto viene verbalizzato nella parte conclusiva della seduta: «Il Sig. Cav. Rubbiani ed il Sig, Prof. Faccioli propongono che salvo il parere suggerito dal Sig. C.te Cavazza si fissino intanto le modalità del diritto a prendervi parte. La Commissione giudicatrice per gli studi potrà esaminare tutti i lavori che esistono in Collegio; riguardo alle informazioni sulla moralità e condotta dei concorrenti possono essere assunte e date dal Sig. Cav. Rubbiani che è l’unico che abbia conosciuto gli alunni prima della loro uscita dal Collegio. Con questa intelligenza vengono di comune accordo dei Sig.i. Amministratori nominati a far parte di detta Commissione i Signori: Prof. Enrico Barberi, Prof. Giuseppe Brini, Cav. Alfonso Rubbiani, C.te Comm. Francesco Cavazza, Sig. Rettore. E giacché la scelta del Prof.. Brini … garante di diritto in questa R.a Università è molto opportuna, non solo perché il regolamento prescrive che a far parte della Commissione giudicatrice del premio debba essere un professore dell’Università, ma anche e più specialmente perché è persona di grande competenza nella sua scienza, così il Sig. C.te Cavazza ed il Prof. Faccioli pregano il Sig. Cav. Rubbiani di volere ufficiarlo ed esprimere il suo parere in argomento».

Rubbiani nelle funzioni di Presidente | Vengono registrate negli Atti del Consiglio, il 23 marzo 1906, «Le onoranze tributate del defunto Conte Commendatore Agostino Salina, Assessore anziano del Collegio»: titolo e prerogative che allora corrispondevano a quelle attuali di “presidente”. Con la morte di Agostino Salina, il ruolo di Assessore anziano – o di Presidente, come altre volte viene chiamato anche negli Atti – spetta al consigliere più a lungo in carica; quindi, senza alcuna particolare formalità, Alfonso Rubbiani assume il ruolo di Presidente del Consiglio di Amministrazione del Collegio Venturoli, funzione che svolgerà fino al 1913. Il nome del prof. Raffaele Faccioli si trova come nuovo membro nominato nel Consiglio del Collegio il 13 ottobre. L’ingresso dell’affermato pittore Faccioli nella terna tra i consiglieri - figura già brillante come allievo del Collegio e successivamente sempre disponibile a collaborare con i dirigenti dello stesso istituto - viene a definire un gruppo di tre personalità di grande rilievo civico e culturale nella conduzione di obiettivi e progetti condivisi. La figura di “intellettuale multiforme” che caratterizza Rubbiani trova nelle stimate personalità dei suoi due colleghi una solidità di personali competenze, alle quali egli può fare completo affidamento. Del professor Faccioli egli da tempo conosce, oltre lo spessore artistico della sua pittura, l’attenzione e l’autorevolezza a trasmettere agli allievi pittori, in Accademia e presso il Collegio Venturoli, tecniche ed espressione attivando percorsi figurativi individuali e aggiornati. La lunga frequentazione con il conte Cavazza durante i restauri del Castello di San Martino in Soverzano, il comune impegno per la fondazione del “Comitato per Bologna Storica e Artistica” e per “Aemilia Ars”, consentono a Rubbiani di apprezzare e di avvalersi, per le operazioni di carattere sia economico e patrimoniale sia soprattutto culturale e artistico, delle non comuni doti amministrative del collega per la conduzione del Collegio. A fronte di un clima improntato alla stretta collaborazione tra amministratori concordi nella gestione dell’ istituto, in cui si affacciano difficoltà economiche e mutamenti rilevanti per ciò che riguarda la struttura formativa scolastica e di indirizzo artistico, si presentano con maggiore frequenza tra i giovani studenti assistiti atteggiamenti di inquietudine e di palese indisciplina. Soltanto un fermo tratto autorevole, mai duro e punitivo come era peculiare dello stile educativo del Collegio Venturoli, poteva ottenere risultati apprezzabili. Tale competente paterna pedagogia sembra far solida parte della formazione e della personalità di Alfonso Rubbiani: qualità che, insieme ai suoi grandi meriti professionali, gli vengono riconosciute come confermano gli attestati ufficiali che gli verranno conferiti. Degno di particolare nota, a proposito di riconoscimenti, è quanto viene verbalizzato nell’adunanza del 27 giugno 1909 a proposito di Rubbiani, in quella occasione non presente perché altrove impegnato. «Assente il Comm. Rubbiani dovendo presenziare la chiusura del corso di disegno che la Società Aemilia Ars, ha fatto tenere nei giorni festivi in pro delle proprie lavoratrici. Da parte del Conte Cavazza e del Prof Faccioli pur dispiacenti della giustificata assenza del loro collega Rubbiani, vogliono per prima cosa sia preso atto nel verbale che Essi, lieti di associarsi alle dimostrazioni che da parte della cittadinanza sono pervenute allo stesso Rubbiani, esprimono a Lui con sensi di antico e saldo affetto tutta la loro viva compiacenza per la Commenda della Corona d’Italia che S. M. il Re di moto proprio gli ha testé conferita a ben giusto riconoscimento dei suoi meriti e delle sue benemerenze per l’opera artistica ed altamente insigne che con tanto disinteresse egli dà alla Città di Bologna per l’illustrazione e il ristauro (sic) dei suoi più antichi edifici e monumenti». L’onorificenza attribuita ad Alfonso Rubbiani gli rende ufficialmente il meritato riconoscimento per quanto con intelligente passione ha svolto per la qualificazione del volto della Città di Bologna. Nell’ambito del Collegio Venturoli il vivo apprezzamento gli viene manifestato con sincero compiacimento soprattutto dai colleghi amministratori e dal residuo personale insegnante.

Si avverte nel prosieguo come nei verbali del Consiglio siano presenti non pochi pensieri sui rapporti interni con gli studenti, il loro profitto e comportamento; problemi questi non disgiunti dall’avvertire anche dagli alunni delle crescenti percepibili preoccupazioni: materia questa che normalmente nelle adunanze viene seguita dall’esperienza dell’economo e del conte Francesco Cavazza - apprezzato a livello provinciale anche come dirigente agrario - così come vengono gestiti dallo stesso dinamico consigliere, insieme al segretario-economo, i rapporti con le banche per le questioni di carattere finanziario. Nei verbali considerati, su tali materie discusse in Consiglio, si riscontra di rado, oltre all’assenso espresso unitamente ai colleghi, un parere di merito del presidente Rubbiani: un atteggiamento indice di condivisione di fondo nei confronti delle posizioni avanzate in Consiglio, e contemporaneamente di una probabile implicita affermazione di una propria non particolare autorevolezza riguardo agli argomenti finanziari trattati. A fronte della critica situazione economica dell’azienda agricola e delle rilevanti spese che il funzionamento del Collegio comporta, il commendatore Rubbiani, negli anni successivi, non potrà che concordare con i colleghi del Consiglio sulla necessità di adottare straordinarie misure restrittive che andranno a modificare radicalmente il funzionamento, l’assistenza degli allievi e, di conseguenza, della stessa storica didattica interna del prestigioso istituto. Tali pesanti misure procureranno, nel personale e in particolare negli stessi alunni, ripercussioni e malumori che vengono affrontate dagli amministratori con unanime fermezza, non priva di umana comprensione. Nel gennaio 1910 vengono verbalizzate delibere, il cui contenuto esprime il disagio per i descritti provvedimenti: «…segue fra il Comm. Rubbiani e il Prof. Faccioli uno scambio di idee e di riflessioni che li convincono sempre più, non solo dell’opportunità rispetto al personale e all’insieme dell’andamento del Collegio, ma ancora della necessità di non più indugiare nel provvedimento della uscita anticipata degli alunni, che, salvo le misure radicali per l’assetto del patrimonio e per le sorti future del Collegio medesimo, servirà a fare argine ai disavanzi vistosi che si sono verificati in questi ultimi anni per le disgrazie avute nei beni di campagna, per gli aumenti eccessivi dell’imposta fondiaria, e per le sempre crescenti spese di mantenimento degli alunni …i Signori Amministratori Comm. Rubbiani e Prof. Faccioli sono pienamente concordi nel deliberare: 1- La cessazione dell’internato degli alunni a partire al 30 giugno prossimo; 2- Il licenziamento per tale data di tutto il personale interno del Collegio, salvo il fissare una indennità per una volta soltanto; 3- La concessione agli alunni fino al 20° anno di un assegno mensile… per il mantenimento in famiglia …e per le spese inerenti ai loro studi artistici».

Il Consiglio di Amministrazione, nella stessa seduta in cui si sono deliberati provvedimenti straordinari per contenere le spese di gestione del Collegio, prende in esame la richiesta dell’alunno Francesco Dal Pozzo – entrato in Collegio con l’alunnato del 1903 - il quale ha inteso prendere parte, entro un mese, al concorso per il “premio Baruzzi” indetto dall’Accademia di Belle Arti per la scultura. Il Dal Pozzo si rivolge agli amministratori nell’intento di ottenere un non irrilevante sostegno economico per le spese occorrenti e di potere eseguire i lavori previsti dal bando di concorso in un locale del Collegio. Per tale attività il richiedente elenca le principali forme di riferimento che gli occorrerebbero: « …per modellare alcuni bozzetti e una figura dal vero e per essi gli sarebbe necessario per alcune ore un modello e una modella; per lo studio di modellato gli servirebbe poi un modello maschio per alcune settimane e una modella femmina per poche ore...». La rilevante domanda dell’alunno Dal Pozzo suscita diverse considerazioni di fondo: in primo luogo il segretario e l’economo fanno presente che quanto si chiede non è conforme alle norme impartite dagli amministratori sulla riduzione delle spese, che si ritiene siano consistenti in quanto: «per il servizio speciale, il riscaldamento del locale ad uso di studio, e per i modelli, la creta, il gesso, la scagliola, le forme, gli utensili ecc. occorrerebbero spese che nel complesso ammonteranno a circa £ 500». L’intervento del rettore rileva che «pur non insistendo sul dubbio espressogli da persona competente che, tal Dal Pozzo non sia abbastanza motivato per esporsi a simile cimento, non si mostra favorevole, per ragioni di disciplina e di convenienza, che il bozzetto venga fatto in Collegio». Segue il contributo del Prof. Faccioli che, dopo avere avuto un colloquio col Prof. Barberi e con il Comm. Rubbiani, riferisce che i professori dell’Accademia hanno consentito agli alunni di aderire al premio di scultura Baruzzi, ma hanno anche suggerito di prendere in considerazione altri concorsi di meno importanza rispetto al Baruzzi, e nel contempo non ignorare che anche gli alunni pittori possano aderire ad analoghi concorsi. Con una sua riflessione che si radica sugli statuti di fondazione previsti dal Venturoli, il Presidente Rubbiani interviene nel seguente tenore non peraltro ultimativo rispetto alle intenzioni dell’alunno interessato: «A sua volta il Comm. Rubbiani, in seguito alle informazioni date dal Prof. Faccioli e alle considerazioni da lui svolte, pur sorvolando sulle difficoltà pratiche per il buon fine della domanda del Dal Pozzo, pone innanzi una pregiudiziale che a lui sembra di capitale importanza, e cioè che a norma del testamento Venturoli, dovendo le rendite del Collegio essere erogate per il mantenimento e l’istruzione degli alunni, l’Amministrazione non può distrarle alla generalità per spenderne qualsiasi parte a pro dell’uno piuttosto che dell’altro e per scopi all’infuori di quelli tassativamente designati».

L’intervento conclusivo del Prof. Faccioli, che «consente nel concetto fondamentale sopra espresso dal Collega Rubbiani», unisce la necessità di non approvare per Dal Pozzo l’esecuzione del bozzetto all’interno e a spese del Collegio, ma per incoraggiare l’aspirazione del giovane scultore gli si prospetta la possibilità di lasciare il Collegio e di erogargli fino al ventesimo anno di età l’importo mensile corrispondente al mantenimento in alunnato interno, più la metà di tale costo, in Lire 40, per le spese di studio; inoltre viene deliberato di potere assegnargli l’anticipo di parte degli importi mensili per la esecuzione del bozzetto. Si giunge così ad una soluzione che, in parte, accoglie le osservazioni di Rubbiani e le oggettive richieste di contenimento dei funzionari, ma assegna altresì l’occasione all’aspirante scultore di affrontare con serietà il desiderato “cimento”. Non mancano in tempi precedenti della presidenza di Rubbiani interventi diretti rivolti a problemi riguardanti la funzionalità dell’istituto, il disciplinato comportamento e il profitto negli studi degli studenti; si notano inoltre, come si è accennato, particolari attenzioni nel riconoscere la qualità e la dedizione dei docenti nonostante le sopraggiunte ristrettezze economiche gravanti in quegli anni sul Collegio. Negli Atti d’amministrazione del 15 marzo 1907 veniva già annotato il seguente intervento rivolto agli alunni: «Il rettore riferisce verbalmente sulla condotta degli alunni, sui loro studi e in genere sull’andamento del servizio del Collegio, e i Signori radunati prendono atto con soddisfazione che non è rimasto senza effetto una forte reprimenda fatta qualche tempo fa agli alunni dal Cav. Rubbiani, che era stato informato di una certa rilassatezza negli studi in generale, e più particolarmente per parte degli alunni Bazzi e Dal Pozzo, i quali, per le doti naturali di cui sono forniti, dovrebbero dare migliori risultati».

La “forte reprimenda” evidentemente aveva ottenuto un effetto non molto duraturo, se l’11 giugno il Presidente sarà indotto ad accrescere il tono con un più chiaro avvertimento: «Gli Amministratori dolentissimi del rapporto del Rettore invitano il Rettore a volere insistere presso i parenti perché sorveglino meglio gli alunni quando si recano alle loro case …il Sig. Presidente rivolge di severo rimprovero quelli che hanno più direttamente dato causa di lagno il Sig. Rettore, e li esorta tutti a voler dedicarsi con più zelo ed amore agli studi, raccomandandoli che in caso contrario l’Amministrazione sarà costretta a prendere provvedimenti verso i più neghittosi e indisciplinati». Un terzo richiamo si ripeterà il 15 giugno dello stesso anno, in cui il rettore aveva lamentato che durante le uscite alcuni alunni non si comportano correttamente. “Fatti entrare nella sala del Consiglio gli allievi, il presidente Rubbiani rivolge parole di severo rimprovero agli indisciplinati». Il rapporto del Presidente con gli alunni non è caratterizzato soltanto da “reprimende” come si nota nel verbale che segue: «Si nota che prima di chiudere l’adunanza… è entrato il Rettore, che ha avuto comunicazione di quanto è stato detto e deliberato per l’alunno Bazzi, per gli esami e le vacanze, e pure sono stati chiamati gli alunni ai quali il Sig. Presidente ha rivolto paternamente le parole per elogiare i buoni e ammonire chi pecca nei portamenti, ed ha fatto conoscere loro l’intendimento deciso dall’Amministrazione che anche nel prossimo anno tutti gli alunni debbono continuare gli studi all’Istituto di Belle Arti». Espressioni di innata sensibilità e senso di responsabilità verso gli studenti si erano manifestate in Rubbiani a motivo della grave malattia di cui si trovava affetto il professore Cesare Alessandrini, sostituto del professore Achille Casanova e suo collaboratore nelle decorazioni pittoriche in San Francesco. Il 15 marzo 1907 il Consiglio, in quella circostanza, aveva significato tutta l’apprensione per le gravi condizioni dell’apprezzato giovane docente, preoccupazione non disgiunta dalla necessità di tutelare la salute degli studenti. Così riportava il segretario negli Atti di Amministrazione: «l’Amministratore presidente Cav. Rubbiani dice di dovere non senza vivissima dispiacenza richiamare l’attenzione dei Colleghi su cosa che può richiedere un pronto provvedimento nell’interesse della salute degli alunni. Egli teme che il bravo e ottimo giovane Cesare Alessandrini, già alunno del Collegio, ed ora ivi insegnate sostituto del Prof. Casanova per il disegno ornamentale, sia affetto da grave tubercolosi e che ciò possa esservi un pericolo per gli alunni che debbono durante le lezioni rimanere in suo diretto contatto; soggiunge che la condizione di questo giovane gli fa veramente pena, anche per le condizioni economiche ristrettissime in cui si trova la sua famiglia, ma che di fronte ad altro interesse supremo sembragli che l’Amministrazione del Collegio non debba esitare anche per salvaguardare la propria responsabilità».

Al punto del verbale dell’11 giugno, “Morte del già alunno Prof. Cesare Alessandrini”, venivano riportate - purtroppo in sintesi – la sentita commemorazione che ne fa Rubbiani e la partecipazione al lutto espressa dall’amministrazione: «Il Presidente ricorda con affettuose parole l’ex alunno Cesare Alessandrini, morto il 2° maggio scorso. Enumera le virtù di cui andava adorno e accenna all’efficace insegnamento che egli impartiva agli attuali alunni quale sostituto del Prof. Casanova; espone che furono mandate le condoglianze alla famiglia, che al funerale era presente il Prof. Faccioli con una corona di fiori, e fu celebrata nella cappella del Collegio una messa in suffragio: L’Amministrazione delibera di concorrere con Lire 50 alle spese sostenute dalla famiglia”. Non è soltanto nella triste occasione della malattia e della morte del giovane professore che il presidente Rubbiani manifesti la sua sensibilità d’animo nei confronti del personale attivo nel Collegio, specie se si tratta di insegnanti impegnati con generosa disponibilità nei confronti degli alunni. Durante la riunione di Consiglio del gennaio 1911, il Presidente confessa ai colleghi amministratori lo scrupolo di non avere fatto nulla di particolare per dimostrare al professore Enrico Barberi la riconoscenza del Consiglio per la dedizione del lavoro svolto quando venne decisa la chiusura del Collegio, e vennero stabiliti provvedimenti per il personale licenziato. Rubbiani procede ricordando ai colleghi le benemerenze «dell’ Egregio scultore Prof. Barbéri …mentre non bisognava dimenticare, non solo le cure specialissime che egli sempre ebbe per gli alunni e gli insegnamenti da Lui impartiti fuori del suo obbligo e in ispecie quelli per addestrarli come formatori e modellatori, ma viepiù il fatto che egli aveva tutte le ragioni per ritenere che il suo incarico avrebbe avuto la durata di tutto l’allunato e la circostanza che colla deliberazione di mandare i collegiali all’Istituto di Belle Arti gli era venuto bensì a mancare lo stipendio, ma gli erano però rimasti gli stessi alunni passati alla sua scuola nell’Istituto medesimo. Conclude quindi il Comm. Rubbiani col proporre che al Prof. Barbéri venga assegnata una gratificazione in quella misura che i Colleghi, che spera non dissenzienti, vorranno con Lui equamente fissare…».

Nei venticinque anni di impegno come amministratore del Collegio Venturoli, di cui sette in veste di Presidente, la personalità di Alfonso Rubbiani si rivela bene accolto tra figure del personale e tra collaboratori con i quali viene a contatto, e apprezzato per i suoi modi autenticamente sinceri e cordiali; così come si mostra dotato di autorevole equilibrio nel rapportarsi con i giovani studenti di fronte ai loro frequenti contrastanti comportamenti. Un atteggiamento quest’ultimo corrispondente alla sua indole positiva, alla quale si aggiungono le esperienze avute nei suoi primi anni giovanili quando egli stesso conobbe la disciplina del collegio. Tali doti si consolidano, in gioventù, con l’ampiezza dei suoi studi, con i diversi impegni di carattere politico, sociale e culturale. Inoltre nella maturità, Rubbiani si afferma grazie alla qualità delle competenze acquisite in materia di arte storica e contemporanea: strumenti che egli saprà tradurre in studiate opere di restauro, oggetto di apprezzamento - e di discussione - ma in ogni caso di largo favore per la riqualificazione del centro storico-artistico di Bologna. Si nota tra le pagine dei verbali del Consiglio, come la figura di Rubbiani amministratore sia oggetto di particolare considerazione a motivo non soltanto della sua personale ponderazione e competenza nel trattare – in anni critici per il Collegio - gli argomenti di carattere culturale e formativo dei futuri artisti, ma anche per l’estesa gamma di relazioni che egli intrattiene con ambienti e personaggi della cultura e dell’arte in genere. Sarà in gran parte grazie alle sue strette conoscenze se gradualmente entreranno nella terna degli amministratori del Collegio prestigiose figure di promotori dell’arte di avanzato linguaggio espressivo, quali il conte Francesco Cavazza - promotore con Rubbiani, tra l’altro, dell’associazione “Bologna Storica Artistica”- ed ancora il pittore Raffaele Faccioli e il decoratore Achille Casanova, entrambi docenti all’Accademia di Belle Arti, ove anche gli alunni del Collegio frequentano le lezioni. Non sorprende se, in tale contesto, nell’ambiente cittadino in genere e soprattutto all’interno del Collegio Venturoli, la personalità di Alfonso Rubbiani abbia raggiunto il grado di considerazione e di affetto manifestato nella circostanza della sua inaspettata scomparsa. Il verbale del consiglio svolto il 17 novembre 1913, qui di seguito trascritto, è la ufficiale commossa testimonianza della generale grande stima di cui era circondato Rubbiani come amministratore e come persona:

«…non appena dichiarata aperta l’adunanza, il Conte Cavazza, giustificato il ritardo di un raduno dell’Amministrazione del Collegio in causa della di lui candidatura alle elezioni politiche che testé ebbero luogo, rievoca con accenti commossi la mancanza del diletto amico e collega Comm. Alfonso Rubbiani mancato ai vivi quasi repentinamente il 25 settembre scorso, ricorda il generale compianto che suscitò nella cittadinanza la di lui morte e le grandi dimostrazioni con che essa cittadinanza, compresa nell’incommensurabile perdita, volle degnamente corrispondere a quanto meritarono la sua grande anima ed il suo studio, e attestare la propria riconoscenza verso l’uomo che con tanto nobile disinteresse, con tanta sapienza e competenza studiò e allestì quei ristauri artistici che oggi sono onore e vanto di Bologna, ed in particolare modo, dice il Conte Cavazza, rimarrà ai colleghi ed agli alunni del Collegio Venturoli, che lo ebbero per moltissimi anni Preside elettissimo ed affettuoso, memoria indelebile della cura da lui profusa al Collegio stesso e del grande amore con ché egli sempre indirizzò i giovani artisti verso il raggiungimento di quei nobili ed alti ideali d’arte che furono il culto della sua vita. A queste sentite espressioni dichiara di associarsi di gran cuore il Prof. Faccioli, e poi di comune accordo, i Signori Amministratori, mentre stabiliscono che nel prossimo decembre sia celebrata in suffragio del Comm. Rubbiani una messa funebre nella Cappella del Collegio, danno atto nel presente verbale che nella luttuosa circostanza il Collegio fu da loro rappresentato, sia al trasporto della salma sia al funerale in San Francesco…».

A seguito del sentito ricordo tenuto in Consiglio dall’amministratore Cavazza, e prima ancora che il celebre scultore Giuseppe Romagnoli, nell’ottobre 1914, si proponesse di modellare in bassorilievo il ritratto di Rubbiani da inserire in una nobile epigrafe, come avvenne, nel portico interno del collegio, un altro significativo ritratto fu eseguito, a soli due mesi dalla morte del presidente, dall’ex alunno pittore Mario Bazzi, noto in Collegio perché più volte ripreso da Rubbiani per la reiterata indisciplina. Il ritratto, trattenuto dall’autore, non si sa purtroppo dove sia finito. Ma anche il semplice gesto del Bazzi di dedicare il dipinto al personaggio che, nonostante le frequenti “reprimende” impartitegli, aveva in tutti i modi favorito la crescita del promettente artista, testimonia la maturata riconoscenza di un giovane dal carattere difficile e insofferente alle regole verso un educatore che egli non esita a chiamare “padre e maestro”.

Luigi Samoggia

Testo tratto da "Strenna Storica Bolognese", Bologna, Pàtron, 2018. In collaborazione con il Comitato per Bologna Storica e Artistica.

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Quadro socio politico della Bologna post unitaria nel periodo 1859-1900. Intervista ad Alberto Preti. A cura del Comitato di Bologna dell'istituto per la storia del Risorgimento italiano. Con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. www.vedio.bo.it

Documenti
Elogio di Angelo Venturoli
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Antonio Bolognini Amorini, Elogio di Angelo Venturoli architetto bolognese, Bologna, Tipografia Nobili, 1827

Rubbiani: omaggio al passato
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Eclettico intellettuale, fondò il Comitato per Bologna Storica e Artistica e l’Aemilia Ars. A lui si deve l’immagine medievale e rinascimentale che ha oggi il centro storico di Bologna.

Giornale del Segretario
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Giornale del Segretario - Memorie dell'Alunnato. Periodo 1895 - 1897. Manoscritto conservato nel Collegio Artistico Venturoli di Bologna.

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