Restauro del compianto di Alfonso Lombardi

Restauro del compianto di Alfonso Lombardi

1910

Scheda

Il Compianto su Cristo morto è opera in terracotta del ferrarese Alfonso Lombardi (1497 ca. – 1537). Fu realizzato negli anni 1518-1519, secondo alcuni studiosi; fra il 1522-1526, secondo altri, su commissione delle monache benedettine di Santa Margherita per la chiesa annessa al loro convento. Il tema, noto per opere simili di Niccolò dell’Arca(1) e di Guido Mazzoni(2), risponde alla pietà popolare del tempo. Nel 1582 le monache ne fanno dono al card. Gabriele Paleotti (arciv. 1566-1597)(3), per ricordare il riconoscimento di Bologna come sede arcivescovile (riconoscimento dato da papa Gregorio XIII, il bolognese card. Ugo Boncompagni). La prima collocazione del Compianto (anno 1584) è nella cripta della cattedrale. Nella primitiva posizione rimane fino al 1839, quando il card. Oppizzoni (arciv. 1802-1855) fa spostare il gruppo di statue nell’abside di sinistra della cripta. Nell’occasione, le figure “ben colorite” ricordate da Malvasia(4) , sono imbiancate a simulare il “più nobile” marmo. Nei vari spostamenti di una tale opera complessa e tanto fragile, qualche inconveniente era inevitabile, cui si rimediò con interventi di restauro: 21“Pianto sulla salma di Cristo (Opera di Alfonso Lombardi 1497-1537): nel 1910, su incarico del card. G. Della Chiesa, le sculture furono liberate dall’imbiancatura e restaurate da Arturo Orsoni”.(5) “La statua di Gesù, danneggiata nel corso dello spostamento ottocentesco, è stata quasi completamente rifatta (il busto ingloba qualche frammento in terracotta) nel 1910 dall’Orsoni in cemento rosa patinato, come il braccio sinistro della Vergine. Pur estenuato e decadente secondo l’imperante gusto Liberty, ricalca senz’altro nella posa l’originale perduto che doveva presentarsi con le mani incrociate sul ventre come il Cristo dei gruppi di Niccolò dell’Arca e Guido Mazzoni o dei dipinti di Carpaccio, Antonello de Saliba, Marco Basaiti e Hans Holbein il Giovane”.(6) Nel 1965-1966, su incarico del card. Giacomo Lercaro (arciv. 1952-1968), il gruppo viene collocato sulla parte di fondo della cripta, dove rimane fino al 1992, ai più recenti lavori di sistemazione del locale voluti dal card. Giacomo Biffi (arciv. 1984-2003). Il Compianto è ora posto nella cappella Albergati, la prima a destra entrando nella cattedrale, dove lo possiamo facilmente ammirare. Quest’ultimo spostamento è stato anche occasione per un buon restauro (opera di Mauro Mazzali), che ha evidenziati sia tracce dell’antica colorazione che rifacimenti operati nel tempo.

Vincenzo Favaro, 2018.

1 Niccolò dell’Arca (1435 ca. – 1494) realizzò il gruppo di sette figure in terracotta tra il 1463 e il 1490. Dagli anni novanta del XX secolo, l’opera è nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna. 2 Guido Mazzoni (Modena 1450 – Monghidoro 1518). Con forme più popolari ma di immediata espressività, di Mazzoni si possono ammirare diversi compianti: a Busseto, a Modena, a Ferrara, a Napoli; un tempo altri due: a Cremona e a Venezia. 3 Il card. Gabriele Paleotti è noto anche per il Discorso intorno alle immagini sacre e profane (1580), opera che richiama i significati educativi delle immagini e i criteri da osservare nell’esporle nelle chiese. L’opera di Lombardi, più contenuta rispetto a quella dello stesso tema di Niccolò dell’Arca, corrisponde ai dettami del concilio di Trento e al Discorso dell’arcivescovo bolognese. 4 Carlo Cesare Malvasia (1616-1693) in Le pitture di Bologna, 1686, pp. 42-43 precisa il luogo, la qualità e l’autore del gruppo statuario: “Scendendo della scalinata, si può calare per una delle due scale inferiori nel sotterraneo di questa gran Cappella, detto comunemente il Confessio. Qui fra le due scale il Christo morto, e pianto dalle Marie di terra cotta, mà ben colorite, sono di Alfonso Lombardi di Ferrara”. 5 Raule A., 1958, pp. 60-61. 6 Daniela Sinigalliesi, Il compianto su Cristo morto di Alfonso Lombardi, in Terra Roberto (a cura di), la Cattedrale di San Pietro in Bologna, Silvana, Cinisello Balsamo 1997, p. 140.

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