Malanca | motocicli

1856 | 1986

Scheda

Alla fine della seconda Guerra Mondiale, durante la quale aveva prestato servizio come aviere nell’Aeronautica Militare, Mario Malanca (1919-2001) aveva aperto una piccola officina meccanica in Via Andrea Costa. Negli anni della ricostruzione, in cui le scarse disponibilità economiche indirizzavano le scelte produttive verso una motorizzazione di tipo popolare, egli aveva fabbricato mozzi, ruote e piccoli particolari meccanici, frequentando anche dei corsi serali dopo il lavoro. Il sogno di un proprio ciclomotore era stato coronato nel 1956 con il primo Malanca 48 dotato di motore Franco Morini, al quale si erano ben presto affiancati altri modelli della stessa gamma, con risultati di vendita tali da richiedere il trasferimento in uno stabilimento a Pontecchio Marconi, nel 1960. Per oltre un decennio la casa bolognese aveva realizzato motocicli da 50 cc, con la sola eccezione dello Scooter Vispetta nel 1962, ben interpretando le richieste del mercato. Quando, a metà degli anni Sessanta, si era avuta una richiesta di versioni sportive, Malanca aveva proposto il Testarossa, considerato uno dei più veloci tra i pari cilindrata. Alla fine del decennio erano ben 17 i modelli in catalogo ed era allo studio un motore da produrre all’interno, caso unico tra le piccole case costruttrici di moto. Nel 1968 si era registrato inoltre il debutto in ambito sportivo. Il 1971 aveva visto l’inizio dell’impegno di Malanca nel settore delle 125, sviluppato con buoni frutti nel corso degli anni Settanta, il periodo di maggiore espansione del mercato Malanca, al quale era seguito un veloce declino, fino alla chiusura nel 1986.

Antonio Campigotto

Testo tratto da "La Ruota e l’Incudine la memoria dell’Industria Meccanica bolognese in Certosa", Minerva, 2016

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Breve storia del motociclismo, ed. Ducati, Bologna, 1952. Fondo Brighetti © Collezioni Fondazione CaRisBo

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