Madonna del Popolo

1902

Scheda

L'opera è collocata nella Cattedrale di San Pietro a Bologna. “Davanti (all’altare del S. Cuore), in un pilastro, la Madonna del Popolo con altri santi è scoltura in bassorilievo di Arturo Orsoni”.(1) “10.a cappella del S. Cuore di Gesù. (...) A destra, nella larghezza del pilastro di fronte, è una lapide e un bassorilievo di Arturo Orsoni (1902), ricordano la Madonna del Popolo, un bassorilievo esistente un tempo sotto il Voltone del Palazzo del Podestà, andato in seguito disperso. La iscrizione ricorda una speciale grazia ottenuta per intercessione della Vergine dal Card. Arciv. Domenico Svampa”.(2) La speciale grazia ottenuta è l’incolumità dell’arcivescovo nonostante un brutto incidente occorsogli, la vigilia del 4 agosto 1902, nel passaggio dalla postazione del Nettuno al Palazzo Pretorio, per la sfrenata corsa della carrozza trascinata dai cavalli. A sciogliere un voto, il cardinale arcivescovo, con il consenso dell’Ordine Metropolitano, volle impressa nel marmo, qui in cattedrale, l’immagine della Vergine Maria detta del Popolo, celebre alla religiosità degli avi. Il bassorilievo in marmo, opera di Arturo Orsoni, fa riferimento ad una cappella, non più esistente, posta sotto il voltone del palazzo del Podestà. Così ce la presenta Mainardi dandoci anche l’origine della cappella: “Chiesa della Madonna del Popolo, posta sotto le volte del Palazzo del podestà, Nella Parochia di S. Michele del Mercato di mezo, nel Quartiero di porta Ravegnana, la quale è sotto il governo dell’Illustrissimo Reggimento di Bologna, e  ogni giorno vi si dice Messa: l’anno 1516. alli 12 Genaro, un Soldato della Guardia, nel passar di quivi, si pose ad orinare dietro un pilastro, sopra del quale vi era dipinta un’Imagine della Beata Vergine (che è la medesima, che hora vi si trova) fù costui ripreso da alcuni, che non orinasse dov’era la pittura della Beata Vergine, il quale imperiosamente rispose, che la Madonna era in cielo, e subito il meschino divenne cieco, et enfiossi tutto cadendo in terra come morto, con incredibile doglia d’orina, e chiedendo misericordia alla B. Vergine, pentendosi del suo atrocissimo peccato, fu subito esaudito, e non hebbe male alcuno: e perciò crebbe in tanta divotione, che in termine di quattro mesi vi concorsero tante elemosine, che non solo fabricorno la Capella, che hora si vede, ma anco acquistorno stabili, con le quali entrate si mantiene una Messa del continuo”.(3) Guidicini ci fornisce le dimensioni della fabbrica e ricorda che prima dell’erezione dell’oratorio della Madonna del Popolo quel luogo era detto Voltone del Palazzo Vecchio.(4) Masini riporta la narrazione del miracolo e lega il titolo di “Madonna del Popolo” al gran concorso di popolo che il fatto ritenuto miracoloso aveva provocato.(5) Il voltone del palazzo del Podestà è ornato da quattro statue figuranti i quattro santi protettori di Bologna: san Petronio, san Procolo, san Francesco, san Domenico, opere di Alfonso Lombardi. Gli stessi santi sono ripresi da Orsoni alla base della lapide. Quest’opera, come diverse altre (il monumento al card. Gusmini, la distruzione del castello di Galliera, tomba Melloni, l’angelo in bronzo della tomba Nannetti) è firmata (sul lato destro, in basso).(6)

Vincenzo Favaro, 2018.

1 Ricci C. – Zucchini G., Guida di Bologna con variazioni e aggiunte di G. Zucchini, N. Zanichelli, Bologna 1950, p. 161. 2 Raule R., La chiesa metropolitana di San Pietro in Bologna, Arnaldo Nanni ed. e libraio, Bologna 1958, pp. 76-77. In nota l’autore aggiunge che “Sotto il voltone del Palazzo del Podestà, con il baldacchino e la catenella che sosteneva la lampada, vi è ancora la formella cui era applicato il piccolo bassorilievo con la immagine della Vergine, forse di Alfonso Lombardi, del quale sono le quattro statue di terracotta dei Santi Protettori della città (1525)”. 3 Mainardi Matteo, Origine e fondatione Di tutte le Chiese, che di presente si trovano nella Città di Bologna, Col numero de’ Religiosi, e Religiose à Clausura per Clausura, et ancora dell’Anime di tutte le Parochie. Già descritte da D. Luigi Sarti da Piano, et da Gio. Nicolò Pasquali Alidosi, et ora di nuovo ampliate, In Bologna, presso Clemente Ferroni, 1633. 4 “Il Voltone della Madonna del Popolo è formato da due bracci arcati, nella cui intersecazione trovansi i quattro grandi archi che portano la torre del Podestà, detta dell’arringo, o campanazzo. Prima dell’erezione dell’oratorio della Madonna del Popolo dicevasi Voltone del Palazzo Vecchio. Il braccio da levante a ponente comincia di prospetto alla via delle Oreficerie, e termina alla piazza del Nettuno; e quella da mezzodì a settentrione comincia dal portico dei Capellari e termina alla via delle Merzarie, o piazza della Canepa. (...) Subito passato il crociale vi era la capella della Madonna del Popolo fondata su pubblico suolo concesso il 7 febbraio 1516 dall’Assuntaria d’Ornato in misura di piedi sei di larghezza verso settentrione, e di piedi 18 di lunghezza verso occidente,rimpetto due botteghe della famiglia Vitali, che fece dono del davanti della medesima, per cui il Reggimento concesse loro laperpetua amministrazione dell’oratorio che si fabbricò con le elemosine di devoti di una immagine di Maria Vergine in carta, che poco prima aveva cominciato a far miracoli. (...) Nel braccio del voltone della Madonna del Popolo in direzione di mezzodì a settentrione non vi è nulla di rimarco, se non che lo sbocco alla piazzola della canepa dicevasi Voltone dei Ballottini perchè vi stavano i venditori di palle, di polvere, di miccie da caccia e di fuochi artificiali” (Guidicini G., Cose notabili della città di Bologna, Bologna 1868-73 - Ed. Forni 1972, vol. IV, pp. 267-269). 5 “La Madonna del Popolo, che dal 1516 era attaccata ad un pilastro sotto il Palazzo del Podestà, cominciò a miracolizare, poiche un Soldato della guardia ponendosi ad orinar davanti à quella, e ripreso da alcuni, arrogantemente rispose, che la Madonna era in Cielo, e subito divennne cieco, et enfiossi tutto, e cadendo per terra come morto, con incredibile doglia d’orina, mà chiedendo perdono ritornò sano; dopo per il gran concorso di Popolo, che vi era, fù chiamata la Madonna del Popolo, edificandovi con elemosine, et entrate annue la Chiesa, ò Capella, che vi si vede” (Masini A., Bologna perlustrata, 1666, vol. I, pp. 198-199). 6 Sandra Berresford (in Felicori M. – Sborgi F., 2012, pp. 327-329) osserva come, da un certo momento in poi, gli scultori firmino le loro opere, per segnalare il proprio ruolo diverso da quello del cesellatore o bozzattore, del decoratore, del rifinitore: “In seguito alla crescita delle scuole di tecnica e arte alla fine del Diciannovesimo secolo, i ruoli degli artigiani, degli scultori, dei costruttori e degli architetti divennero incredibilmente fluidi. (...) Le scuole d’arte stesse insegnavano non solo gli ornamenti attraverso una serie di esercizi, ma introdussero anche lo studio della storia degli stili. Il decoratore preparato a quel punto era più che capace di realizzare monumenti funebri. Forse proprio a causa di ciò, gli Scultori (con la S maiuscola), iniziarono per la prima volta a firmare i propri lavori dandosi il titolo di ‘Professori’ “. La maggior parte delle opere di Orsoni non è firmata e questo è comprensibile se pensiamo che già nella loro progettazione erano destinate a divenire modello per multipli (vedi gli angeli della risurrezione o del giudizio), con possibili adattamenti secondo le richieste dei committenti. L’autore affidava l’opera alla ditta di marmisti che l’avrebbe messa in catalogo e replicata a seconda delle domande. Alcune opere hanno tuttavia un’autenticazione nel catalogo della Ditta Venturi. Così per due angeli: Serie 3 N.° 89 “Angelo orante Orsoni” e Serie 3 N.° 89 “Angelo orante” o l’angelo della risurrezione del tempietto Franco e tanto replicato (Copparo, Valencia, Pesaro...): Serie 2 N.° 234 “Cippo in marmo bianco di Carrara con statua Orsoni”; una “Concezione Orsoni” Serie 3 N.° 56.

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