Le scalate alla Torre degli Asinelli

Le scalate alla Torre degli Asinelli

1878 - 1904

Scheda

Nella primavera del 1878 uno “sport”, singolare quanto spericolato, si andava affermando a Bologna: la scalata della Torre Asinelli, alta quasi cento metri.

L’antesignano fu il giovane lanternaio Luciano Monari che, a caccia di notorietà, il 7 aprile «saliva su la torre e in maniche di camicia usciva dagli altissimi merli come uno scoiattolo e si attaccava a quel filo di ferro, che sta in uno degli angoli della torre, e serve di conduttore al parafulmine, cominciando a forza di braccia la sua discesa […] e in poco più di 20 minuti, cantando e facendo esercizi ginnastici, giungeva felicemente a terra non avendo riportato che qualche graffiatura alle mani» (“Gazzetta dell’Emilia”, 8 aprile 1878).

I passanti, attratti dallo spettacolo dell’“uomo volante”, ben presto gremirono la via Mercato di Mezzo (ora via Rizzoli) acclamando Monari come un eroe e salvandolo dalle guardie di pubblica sicurezza che volevano arrestarlo: «il popolo preme e fischia; alcuni cittadini s’interpongono e si assumono di condurre essi, sotto la loro responsabilità, il Monari alla presenza del Questore. E così fecero e montati in un fiacre col Monari che era in maniche di camicia, s’avviarono alla Questura seguiti da gran folla. Il questore in presenza del caso singolarissimo, si limitò a prendere degli appunti necessari per il suo rapporto all’autorità giudiziaria e municipale, e lasciò in libertà il Monari, che nel cortile del palazzo municipale ebbe nuovi applausi, e che potrà dire esser stata quella di ieri la sua “gran giornata”» (“Gazzetta dell’Emilia”, 8 aprile 1878).

Vista la notorietà raggiunta dal giovane, l’ardita impresa ebbe presto un seguito: il 4 maggio il ventiseienne muratore Luigi Galloni «saliva, a forza di braccia, per il filo conduttore del parafulmine discendendo per la stessa pericolosa via» e scampando anch’egli all’arresto (“Gazzetta dell’Emilia”, 5 maggio 1878).

Nonostante i divieti delle autorità e i commenti negativi delle cronache locali, tali “attività acrobatiche” destarono una pericolosa emulazione tanto che «domenica 2 giugno si ebbero due prodezze, quella di un certo Pietro Bettucchi che in meno di 50 minuti compì ascesa e discesa, aggrappato al solito filo del parafulmine; e quella del diciassettenne Bernardi Ermenegildo al quale però fu impedito di discendere dopo aver compiuto l’ascensione; poi, il 6 giugno un trombettiere dei pompieri, certo Turrini Raffaele faceva la sua brava ascensione e la sua discesa a suono di tromba, seguito dal muratore Trebbi che volle eseguire pericolosi esercizi ginnastici. In quel medesimo giorno altri cinque “ascensionisti”, tutti manovali muratori, si diedero da fare, senza però riuscire a raggiungere la cima della torre» (A. Cervellati, 1963, pp. 194-195). Tuttavia per l'opinione pubblica cittadina l’eroe delle scalate rimase Monari, per essere stato il primo a compiere l’impresa e per averla ripetuta poi nel maggio del 1904.

Rossella Ropa

Testo tratto da Cent'anni fa Bologna : angoli e ricordi della città nella raccolta fotografica Belluzzi, Bologna, Costa, 2000.

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