Fontana dei tre delfini

Fontana dei tre delfini

Scheda

"Diciotto anni fa fu inaugurata in Piazza Aldo Cuppini (l’antica “piazzetta del torrione di levante”) l’ottocentesca fontana dei tre delfini (chiamati da Giuseppe Simoni, chissà perché, “balenotti”) ricostruita per volontà, impegno e lavoro di un gruppo di medicinesi determinato a ridare al centro storico cittadino un’artistica fontana da tanti decenni smontata nei suoi elementi strutturali e decorativi che in gran parte erano andati sparsi qua e là. Di questa straordinaria e meritoria impresa fortunatamente è rimasta una dettagliata relazione redatta da uno dei più attivi protagonisti: Bruno Totti, il quale ne diede copia a Rino Ramazza, membro del gruppo promotore di “Brodo di serpe”, perché la facesse conoscere. Pubblichiamo molto volentieri, e integralmente, il testo di Bruno Totti perché costituisce un documento importante e singolare di un intervento motivato dall’amore per la propria città, per la sua storia e per il suo migliore decoro, e sostenuto da un’azione generosa instancabile. A suo tempo l’Amministrazione Comunale per parte sua ha riconosciuto l’opera offerta da tante persone; anche in queste pagine vogliamo ricordarle con gratitudine per la loro passione e soprattutto offrire un omaggio e un pensiero a chi è già scomparso: uno fra tanti Edoardo Ramazzotti, tra i più attivi. La fontana dei delfini, o dei balenotteri, non è stato l’unico interesse del gruppo; è stato però l’unico progetto integralmente realizzato. Stava a cuore dei promotori, come ci conferma un altro protagonista della ricostruzione Giosuè Trolli, un altro recupero importante per il nostro centro storico: l’edicola architettonica della Madonna sul fondo di Via Cavallotti, demolita perché pericolante negli anni ‘60 del Novecento, un’impresa ardua e complessa per la quale tutti i medicinesi attivi nella “fontana” si erano gettati approntando progetti e modellini plastici. Anche se qualcuno ci ha lasciato resta ancora la loro idea di fondo: operare per rendere più attraente Medicina nei suoi punti storici più interessanti con proposte, progetti e impegno."

Un giorno dell’anno 1976 sfogliando le pagine del libro di Giuseppe Simoni intitolato: Cronistoria del Comune di Medicina, edito nell’anno 1880 la mia attenzione cadde sulla pagina 32 dove era trascritta la seguente frase: “venne demolita la casetta il di cui pozzo, coperto per allora con volto, nel 1842 diventò poi una specie di fontana pubblica a tromba aspirante rappresentata da un bel monumento di macigno con base triangolare alta circa 4 piedi bolognesi e che da ogni lato del triangolo tagliato a faccia piana, aveva una graziosa vasca in cui versavano l’acqua tre Balenotti di ferro aventi il muso sporgente dall’alto di detta base coi corpi e le code rivolte in alto appoggiatisi ad una colonna di macigno scanellata, e che sorgeva nel mezzo della base triangolare all’altezza di 6 piedi circa. Ma nel 1861, dopo scavato il pozzo artesiano nel centro del trivio della piazza del Pallone, ora piazza Garibaldi, con depravato gusto artistico fu disfatto e rotto questo monumento per mettere nella nuova fontana un non bello recinto di granito”. L’architetto della fontana dei balenotteri fu l’ing. Carlo Brunelli di Bologna. Io non avevo sentito raccontare prima d’allora dell’esistenza di tale fontana posta ai piedi del campanile. Oltre quella descrizione, si racconta che il luogo dove fu eretta la fontana era il pozzo del cimitero esistente fino all’anno 1816 che fu trasferito poi sulla via S. Vitale dove si trova tuttora. La mia curiosità fu tale che cominciai a pensare dove erano finiti i pezzi della fontana demolita, e la mia attenzione mi portò ai due balenotteri che giacevano nel giardino dell’Ospedale Civico. Mi raccontò una persona del paese che erano stati messi in quel luogo dopo la prima guerra mondiale. Inizialmente erano stati depositati nel solaio del Palazzo Comunale.

L’anno dopo, visitando la mostra in occasione dell’anniversario della costruzione del campanile della Piazza, (1752-1777) mi venne l’idea che quella antica fontana si potesse ricostruire. Un’idea quasi impossibile da realizzare, ma tanto per fare una cosa curiosa, mi misi all’opera per realizzare un modellino. Ma subito mi accorsi che era difficile calcolare le misure della base dove erano appoggiati i balenotteri. Intanto feci tre modellini con base triangolare, ma non ottenni buoni risultati. Dopo alcuni mesi venni informato dall’assessore dei beni culturali Vincenzo Dal Rio che la base di detta fontana demolita, un grosso macigno di forma triangolare, si trovava nel giardino della chiesa parrocchiale ed era stata trasformata in una fontanella. A un mio sopraluogo capii immediatamente quale era la misura esatta dei tre lati del triangolo, che non era in linea retta, come pensavo ma concava. Calcolai in centimetri le misure della base sulla quale appoggiano i pesci e la misura dell’altezza della colonna centrale che Simoni sul libro calcola in piedi bolognesi. Un piede bolognese è di 38 cm.

Per presentare il progetto al Comune di Medicina composi un comitato con la presidenza dell’ing. Elio Stignani, medicinese abitante a Bologna, e N. 10 soci che volontariamente si prestarono per formare questo comitato. L’amico ing. Roberto Budriesi realizzò sul modellino i disegni con ogni particolare utile per una eventuale realizzazione, lavoro che fu determinante per la buona riuscita del lavoro di ricostruzione. Intanto, accompagnato da Trolli Giosuè, oggi vice sindaco, feci le foto dei due pesci di ferro che erano nel cortile dell’ospedale e chiesi al sig. Arciprete Don Natale Piazza se in caso di un eventuale ricostruzione della fontana avesse dato il permesso di prelevare il macigno esistente nel giardino della casa parrocchiale, cosa che gentilmente ci fu accordata. Nel frattempo l’assessore Vincenzo Dal Rio, vedendo che mi interessavo con passione alla ricostruzione di cose antiche del paese, mi chiese di cercare da qualche parte, almeno una di quelle palle di ferro che erano sui fittoni della fontana di piazza Garibaldi, che mancavano dalla fine della guerra, cioè da quaranta anni. Mi aiutò nella ricerca uno spazzino comunale, Ronchi Renzo, che si ricordò di averne vista qualcuna nella cantina del palazzo comunale. Furono trovate quattro palle di ferro originali, delle quali solo due erano intatte. Nel frattempo capitò nella mia bottega il fabbro Ramazzotti Edoardo che faceva lavori per l’amministrazione comunale, che senza perdere tempo andò dal Sindaco Luigi Galvani e ottenne il permesso di fare da una fonderia di Toscanella le sei palle mancanti, che furono montate poi sui fittoni dove si trovano in bella mostra tuttora. Da quel momento raccontai a Ramazzotti tutta la storia della ricostruzione dell’antica fontana, fui incoraggiato a proseguire nella risoluzione dei problemi che man mano si presentavano e si mise a disposizione per collaborare.

Innanzi tutto presentammo una lista spese al Sindaco Galvani di 30 milioni di lire, che il Sindacò rigetto per mancanza di fondi. Pensammo, allora di chiedere in regalo i materiali per la ricostruzione a privati cittadini che fabbricavano manufatti. Sempre col modellino in mano per spiegare lo scopo di tale richiesta la fornace ex Volta offrì i mattoni per la base della fontana, l’impresa Baravelli Giuseppe offrì la base di cemento sulla quale costruire la fontana, la Cementeria Filippini Luciano si offrì per la costruzione delle tre vaschette previa la consegna degli stampi che costruii prima in terra creta poi in vetro resina e furono realizzati secondo lo stile dell’antica fontana. Intanto il fabbro Ramazzotti aveva riparato i due balenotteri superstiti che erano alquanto mal ridotti, con buchi, crepe e uno di essi mancante addirittura della lingua e con l’aiuto dell’amico Budriesi Spartaco furono riportati al modello originale. Il lavoro fu fatto gratuitamente. Furono recuperati gli otto fittoni di granito giacenti in un magazzino comunale ed erano gli stessi che facevano bella mostra nella piazza quando esisteva una fontana alimentata con acqua dell’acquedotto. Per ultimo problema rimaneva la costruzione del terzo balenottero che dopo tante peripezie riuscimmo ad ordinare a una fonderia di Forlì che lo costruì usando come modello un balenottero antico. Il proprietario della fonderia chiese dove erano stati rinvenuti e si meravigliò che non fossero mai stati rubati nel lungo lasso di tempo essendo secondo lui dei veri capolavori dell’Ottocento. Feci, sempre usando la vetroresina, lo stampo del capitello che sovrasta la colonna centrale.

Una sera del 1985 si riunì il consiglio Comunale che discusse della ricostruzione della fontana e diede il proprio benestare. Iniziarono pertanto i lavori per la ricostruzione del monumento nel centro della piazza Aldo Cuppini, una volta chiamata Piazza del Borgo inferiore, con lo scavo effettuato prima da una ruspa. Fu utilizzato lo scarico dell’acqua con l’antico condotto della fontana precedente, in tal modo risparmiando soldi e lavoro. Si occuparono del montaggio della fontana sotto la mia direzione i muratori e cantonieri comunali e alcuni muratori volontari fra i quali: Gardenghi Libero, Rossi Vanes, Morara Novello, Aleotti Oriondo e altri. Dopo due mesi di lavoro la costruzione dell’antica fontana fu terminata. Pochi giorni dopo, in occasione del giorno del gemellaggio, il nuovo monumento fu inaugurato dal nuovo Sindaco Tiziano Tassoni e dalle delegazioni slave e francesi. Da due anni la fontana fa bella mostra di sé nel centro della piazza e speriamo per molti anni avvenire.

Bruno Totti; Medicina, 1985

Testo tratto da "Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi", Associazione Pro Loco Medicina, n. 1, ottobre 2003.

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Brodo di Serpe 01
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Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi, Associazione Pro Loco Medicina, n. 1, ottobre 2003. © Associazione Pro Loco Medicina.

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