Evoluzione e storia della moda

Evoluzione e storia della moda

1796 | 1950

Scheda

L’abbigliamento di una popolazione è sempre stato legato alle sue vicende storiche, politiche ed economiche. Un avvenimento come la Rivoluzione francese ebbe effetti non solo su coloro i quali la vissero in prima persona e ne furono protagonisti ma anche su tutti quelli che in Europa vivevano in quel periodo: le cronache dell’800 testimoniano infatti come durante il secolo fosse sempre più difficile riconoscere nell’abbigliamento della popolazione quelle diversità che permettevano di distinguere un ricco da un cittadino o da un artigiano. L’ideale di uguaglianza promosso durante la Rivoluzione francese, dunque, si stava riflettendo anche sul mondo della moda.

I cambiamenti nell’abbigliamento sia maschile che femminile, rispetto al XVIII secolo, furono notevoli e legati ai nuovi ruoli che uomini e donne occuparono all’interno della società: l’uomo nel XIX secolo si dedica al lavoro negli uffici e nei negozi, non conduce più la sua vita in salotto e dunque ha l’esigenza di indossare abiti semplici, pratici e comodi; la donna invece rimane fra le mura domestiche, incaricata di governare la casa, comincia a dare maggiore importanza al proprio aspetto fisico ed alla propria bellezza, in parte il suo abbigliamento cambia rispetto al secolo precedente ma la semplificazione avverrà solo a partire dalla fine dell’Ottocento. Gli uomini nel XIX secolo abbandonarono da subito i tessuti ricamati e le parrucche, la varietà e vivacità di colori delle stoffe a favore di una sobrietà di costumi; per le donne invece tale cambiamento avverrà molto lentamente e con un secolo di ritardo, quando anch’esse saranno impiegate al lavoro a sostituire i loro mariti, occupati al fronte con la Prima Guerra Mondiale.

I bambini nel corso dell’800, come nei periodi precedenti, saranno tali e quali agli adulti il loro specchio e la loro versione in miniatura, ne seguiranno perfettamente gli stili e le mode. I mutamenti che si verificarono, soprattutto nell’abbigliamento femminile, furono dovuti non solo a ovvi cambiamenti di gusto ma anche da motivazioni a carattere ideologico (i movimenti emancipazionisti delle donne) ed igienico-sanitari (come l’abbandono del busto, stretto ed insalubre). Cambiamenti importanti si ebbero anche nel campo della produzione dei tessuti, con l’impiego di mezzi che riducevano la manodopera, nuovi telai, la macchina da cucire e con lo spostamento dunque della produzione dalla sarta di casa all’artigiano che lavorava nel proprio laboratorio e poi alla possibilità di trovare abiti già confezionati, pronti e confezionati su misura, acquistabili nei grandi magazzini e nei negozi di vendita al dettaglio.

ABBIGLIAMENTO FEMMINILE: evoluzione | L’abbigliamento femminile dell’intera Europa, per tutto il XIX secolo, fu legato alla moda francese. Il primo periodo che si incontra nell’800 nel campo della moda è lo STILE IMPERO (1800-1820). Esso è l’ultima fase dell’evoluzione dello stile precedente, detto Luigi XVI o Neoclassico, durante il quale ci fu una grande riscoperta dell’arte egizia, etrusca, greca e romana. Nel primo ‘800 iniziarono gli scavi a Pompei che contribuirono a far crescere la passione per l’arte classica e per le civiltà dell’antica Grecia e Roma, tanto che le donne francesi richiesero degli abiti che riprendessero la foggia di quelli di queste civiltà. Dalla statuaria dell’antica Grecia e Roma venne ripreso il non uso dei colori e la foggia degli abiti, che per le donne si traduceva in una lunga veste detta alla greca, tessalica o ellenica. Realizzata con tessuto sottile, spesso poteva essere inumidita per essere più aderente al corpo; con maniche corte ed ampie o tagliate e fermate sulla spalla da una fibula (come nel caso del chitone greco), la veste era fermata sotto al seno da un nastro o cordone annodato dietro, con ampie e profonde scollature che mettevano in mostra il seno più di quanto non lo nascondessero. La gonna era lunga sino ai piedi, fluttuava ad ogni passo della donna, nella parte posteriore presentava uno strascico che veniva raccolto dall’avambraccio. Dall’ antichità classica furono riprese anche le calzature e le acconciature: sandali aperti e trattenuti solo da lacci annodati a metà polpaccio, chiamati «alla schiava» e capelli raccolti da un nastro e trattenuti sulla nuca da un morbido nodo.

L’abbandono del linguaggio classico e dunque dello Stile impero, a favore di un linguaggio romantico, avvenne fra il 1820 ed il 1822. Gli abiti del PERIODO ROMANTICO (1820-1845) iniziarono a complicarsi e le caratteristiche che presentavano erano date da: la vita scende gradualmente al punto naturale; maniche a sbuffo o a palloncino, cioè gonfie e voluminose poco sotto l’attaccatura; corpetto dell’abito staccato dalla gonna (quindi indipendente che termina a punta nella parte anteriore, stretto ed aderente al busto della donna); utilizzo di bustini per modellare ed assottigliare il punto vita (che in questo periodo è strettissimo ed evidenziato dall’uso combinato di gonna gonfia e maniche ampie); gonna gonfiata dall’uso della crinolina (lunga fino a terra con sviluppo a campana, ampia al fondo). Inizialmente per gonfiare le gonne erano utilizzati numerosi strati di tessuto che formavano varie sottogonne: ben presto furono abbandonate perché appesantivano la figura e rendevano difficili i movimenti della dama. Le sottogonne furono dunque sostituite dalla prima tipologia di crinolina: un’unica sottogonna alla quale erano appuntate crine di cavallo e paglia. A questa seguì la crinolina costituita da cerchi di metallo leggeri ed indipendenti, tanto che permettevano alle donne di sollevarla per poter superare gli ostacoli incontrati durante il cammino. Infine fu brevettato dal francese Delirac un modello di crinolina in acciaio che con uno scatto faceva rientrare il volume della gonna rendendo agevole alle dame il passaggio attraverso le porte. La crinolina però aveva anche degli svantaggi poiché: 1. la sua leggerezza poteva causarne il rovesciamento in occasione di folate di vento; 2. non permetteva a due donne di varcare contemporaneamente una soglia o prendere posto in uno stesso divano; 3. rendevano la donna fisicamente irraggiungibile all’uomo che non poteva così abbracciarla.

La crinolina era fortemente criticata dagli uomini che cercarono di scoraggiane l’uso anche grazie alla stampa. Numerosi giornali pubblicavano notizie che raccontavano che varie donne erano state arrestate e processate perché era stata scoperta sotto la loro gonna una grande quantità di merce rubata. I mariti ed i padri erano invitati dunque ad evitare che le loro mogli e figlie indossassero questo accessorio, per evitare che fossero additate mentre passeggiavano, perché ritenute taccheggiatrici, o che potessero cadere in tentazione durante i loro acquisti. La linea femminile venne detta «a clessidra» poiché la combinazione di maniche a palloncino e gonna gonfia, busto stretto e vita esile, facevano sembrare la figura divisa in due parti separate. Il periodo successivo al Romanticismo fu il NUOVO ROCOCÒ (1845-1865), esso vide un rapido processo involutivo della crinolina che, dopo il successo raggiunto nel periodo romantico, dopo il 1860 la portò a trasformarsi. La forma originale della crinolina fu trasformata: l’ampiezza dei fianchi si spostò infatti nella parte posteriore della figura. Il volume ed il drappeggio della parte posteriore della gonna furono dunque sostenuti dalla tornure, che consisteva prima in un cuscinetto di crine, poi in una balza di tela inamidata, successivamente in una serie di anelli a forma di ferro di cavallo.

Le gonne in questo periodo si fecero piatte davanti, con una stringa di tessuto che scendeva dalla vita e che serviva a rialzare la parte anteriore per evitare che la donna potesse inciampare mentre camminava; si mantennero ancora rigorosamente lunghe sino ai piedi, l’ampiezza del fondo era mantenuta e l’orlo era sottolineato dall’applicazione di balze di tessuto. Nella parte posteriore comparve lo strascico cioè una lunga coda che aderendo a terra raccoglieva lo sporco tanto da meritarsi l’ironica definizione di «raccogli spazzatura». Data la difficoltà di ripulire questa parte dell’abito, generalmente la parte terminale della gonna, a contatto con il suolo, presentava una striscia di tessuto di colore nero che serviva a rendere meno visibile lo sporco raccolto. Con il tramonto della crinolina a partire dalla seconda metà del XIX secolo la giacca cominciò ad avere grande successo, nella tipologia corta a bolero o lunga sino ai fianchi. Sempre aderente al busto e stretta in vita, venne mantenuta rigorosamente chiusa da una lunga serie di bottoni e con il collo alto e dritto poiché le donne non potevano mostrare la nudità del collo, del petto o delle spalle. Indumento che insieme alla giacca ebbe grande successo fu la camicetta, caratterizzata dall’applicazione di jabot, ruches e volants nella parte anteriore, in corrispondenza del petto in quanto doveva nascondere l’esilità del busto femminile e rendere questa parte del corpo voluminosa.

Nell’ultimo ventennio del XIX secolo comparve una nuova tipologia di abito, chiamato «vestito alla mascolina». Esso era costituito da una lunga gonna aderente, raccolta nella parte posteriore da una piega, stretta in vita da un’alta cintura e da una corto bolero aperto davanti. Era sempre abbinato ad una camicetta vaporosa, con alti collari e ricca di pizzi. In Italia verso il 1888 il «vestito alla mascolina» venne chiamato tailleur e questo appellativo fu scelto in ragione del fatto che tale indumento doveva essere confezionato esclusivamente da un sarto per uomo, che in francese era chiamato “tailleur”, per distinguerlo dalla sarta per donne chiamata “couturière”. La giacca del tailleur faceva un chiaro riferimento alla moda maschile, proponeva un taglio rigoroso e sobrio ed era questo il motivo dell’impiego del sarto per uomo, esperto nel cucire abiti maschili. Nonostante il nome francese, l’abito era originario dell’Inghilterra ed il modello era stato diffuso attraverso la Francia. Al tailleur nel giro di un decennio si affiancò una sua variante detta costume con giacca cioè un abito intero accompagnato dal bolero. Con il XX secolo l’abbigliamento femminile di uso quotidiano divenne meno stravagante, più razionale e più semplice. La donna in questo periodo aveva una sinuosa linea ad “S” che era caratterizzata dal petto in fuori, la pancia in dentro e la vita sottilissima. L’abito di uso comune continuò ad essere il tailleur che a volte, per essere più fedele alla moda maschile, abbinava l’uso del gilet e di una un’elegante cravattina annodata che chiudeva il colletto della camicetta. Gli abiti da sera continuarono ad essere ricchi di decorazioni ed applicazioni di perle, paillettes, pietre preziose; confezionati con stoffe ricche ed elaborate; con ampie scollature e spalle scoperte. Conseguenza del primo conflitto mondiale fu l’impiego delle donne nel mondo del lavoro, che andavano ad occupare nelle fabbriche e negli uffici i posti lasciati vuoti dai loro mariti impegnati al fronte. Da qui derivò la necessità di un abbigliamento adatto al nuovo ruolo: gradualmente le gonne furono accorciate sino a mostrare caviglie e polpacci, furono allargate e spesso le donne amavano indossare golf lavorati a maglia o all’uncinetto, pratici e morbidi. Ma la Prima Guerra Mondiale fece si che i vestiti fossero anche più semplici e severi, pressoché privi di ornamenti.

ABBIGLIAMENTO MASCHILE: evoluzione | Nell’800 il modo di vestire dell’uomo, protagonista della vita di tutti i giorni, divenne sempre più pratico riflettendone questa sua condizione; gli abiti divennero sempre più “seri” nelle stoffe e nei colori, dando origine a vestiti più semplificati e severi rispetto a quelli che avevano caratterizzato il Settecento. Elementi che caratterizzavano l’abbigliamento maschile dell’800 erano: la camicia, la cravatta, il panciotto, la giacca ed i calzoni. La camicia all’inizio dell’800 era ornata, come nel ‘700, dallo jabot cioè un volant di pizzo arricchito da piccolissime pieghette ‘a carta da musica’ che dal collo abbelliva tutto il petto. Con la progressiva scomparsa dello jabot le camicie furono chiuse in corrispondenza del colletto dalla cravatta che inizialmente era costituita da una lunga fascia di lino bianco che veniva annodata sul davanti dopo averla avvolta attorno al collo. I nodi della cravatta subirono un’evoluzione nel corso del XIX secolo che gradualmente la portarono verso forme più simili a quelle attuali. Nel periodo romantico al nodo della cravatta era tenuto in grande considerazione: saper annodare correttamente questo accessorio era considerato una vera e propria arte, tanto che nel 1828 fu pubblicato un testo, intitolato L’arte di annodare la cravatta. In questo volume venivano insegnati trentadue modi diversi di annodare la cravatta, accompagnati da illustrazioni. Il nodo era di tale importanza che non appena un uomo faceva il suo ingresso in un circolo, gli sguardi si fissavano solo ed esclusivamente alla cravatta il cui nodo veniva attentamente esaminato ed eventualmente criticato: da esso dipendeva addirittura l’ammissione o l’esclusione dal circolo.

Dopo una breve riapparizione dei calzoni alle ginocchia (culottes), che sopravvissero ancora per un certo periodo, si affermarono prima i calzoni lunghi stretti alle caviglie, mantenuti aderenti grazie alla presenza di staffe che passavano sotto la suola delle scarpe, poi sostituiti dai calzoni a taglio tubolare. Il panciotto fu un altro elemento caratteristico dell’abbigliamento maschile di tutto il XIX secolo, recuperato dopo la parentesi della Rivoluzione francese, che lo aveva abbandonato. Originariamente realizzato con tessuti ricercati e preziosi come il damasco o il broccato, poi bianco ed infine, al termine del secolo, confezionato con la stessa stoffa della giacca e dei pantaloni, in loro abbinamento. Grande importanza era riservata agli accessori: all’orologio da taschino, al cappello ed al bastone da passeggio. Questi oggetti, come gli abiti, subirono nel corso del XIX secolo un’evoluzione che li portò progressivamente verso forme più vicine a quelle attuali. L’orologio da taschino era un oggetto che ad un uomo dell’Ottocento non poteva mancare, simbolo di eleganza era portato al taschino del panciotto ed assicurato mediante una catenella inserita nella prima asola dello stesso. Per i ricchi l’ orologio da taschino era realizzato in oro mentre per i meno abbienti era in argento. Il cappello agli inizi dell’Ottocento riprendeva il bicorno o cappello «alla napoleonica» in uso nel Settecento. Successivamente fu sostituito dal predecessore del cilindro, con corpo rastremato verso la cupola e poi dal cilindro vero e proprio. Negli anni ’30 il francese Gibus inventò un cilindro con molle al suo interno che permettevano di schiacciarlo e portarlo agevolmente sotto il braccio; negli anni ’60 in Italia un cappellaio, prendendo spunto da un avvenimento di cronaca, creò la Lobbia. Questo cappello presentava una piega in corrispondenza della cupola e riprendeva la forma del cappello indossato dal deputato Cristiano Lobbia il quale, al termine di un’aggressione subita, si ritrovò con il cappello schiacciato in corrispondenza della parte superiore. Alla fine del secolo comparve la paglietta, ossia il cappello di paglia e con il nuovo secolo si andò verso l’abbandono dei copricapi che caddero in disuso. Il bastone da passeggio comparve dopo il primo decennio dell’Ottocento poiché inizialmente fu ripresa l’abitudine settecentesca di portare con sé una spada, utilizzata non solo come accessorio ma anche come strumento da difesa. Successivamente lo stocco fu celato all’interno della canna dei «bastoni animati», i primi bastoni da passeggio che divennero il nuovo ed inseparabile accessorio dell’uomo. Successivamente le canne dei bastoni furono realizzate in legno pregiato, le impugnature furono cesellate e realizzate in oro, argento o pietre preziose. Nel XX secolo l’abbigliamento maschile rimase pressoché invariato; la moda si mantenne ancora legata all’Inghilterra e i capi fondamentali rimasero giacca, pantaloni, gilet e cravatta. Come nel passato grande importanza era riservata agli accessori: alla cravatta che poteva essere annodata a farfalla, come oggi e fermata da una spilla. Nel 1900 i pantaloni furono caratterizzati dal risvolto all’orlo, caratteristica ripresa dalla moda inglese. Tale usanza nacque in seguito ad un episodio banale: l’allora re d’Inghilterra Edoardo VII, presente in un campo da caccia fangoso, si rimboccò l’orlo dei pantaloni per non insudiciarli. Gli uomini inglesi in breve tempo utilizzarono questo accorgimento tanto che i sarti confezionarono i pantaloni in questo modo.

ABBIGLIAMENTO INFANTILE: evoluzione | Fino ai quattro anni fra i bambini non vi era distinzione fra i sessi in quanto bambini e bambine vestivano in modo identico: indossavano una veste femminile che sottolineava il legame con l'universo nel quale crescevano. Tale abitino era adottato anche per ragioni di praticità, igiene e probabilmente anche per motivi economici. Questa usanza rimase inalterata per tutto l’Ottocento sino ai primi trent'anni del 1900. L’abbigliamento dei bambini e delle bambine cominciava a differenziarsi a partire dai cinque anni. I bambini nell’Ottocento, come nei periodi precedenti, venivano vestiti come grandi in miniatura e seguivano di pari passo le tendenze e gli sviluppi della moda degli adulti. ’abbigliamento infantile rispecchiava quello degli adulti: così nel primo ‘800 le bambine indossavano lunghe tuniche serrate sotto il seno (come le vesti Stile Impero delle loro madri) mentre i bambini portavano frac e calzoni lunghi. Alla metà dell’800 i vestiti delle bambine erano caratterizzati da gonne ampie e maniche a palloncino, elementi propri del periodo romantico; i bambini invece, come gli uomini adulti, vestivano completi costituiti da giacca, cravatta, panciotto e calzoni tubolari. Con queste tipologie di vestiti i bambini non erano liberi nei movimenti e non potevano assecondare la spontaneità caratteristica del gioco, si sentivano impacciati e sempre costretti a fare attenzione a non sgualcire o sporcare i loro indumenti.

Finalmente dalla fine del primo decennio del 1900 si diffuse l’idea che l’abbigliamento quotidiano dei bambini dovesse seguire criteri di semplicità e di praticità, gradualmente nel corso del secolo, grazie alla corrente proveniente dall’Inghilterra, la moda si fece più consona alle esigenze dei bambini e, a differenza dei secoli precedenti, la sartoria cercò di rispondere sempre più alle esigenze dell’infanzia. Lentamente fu creato un abbigliamento appositamente per i bambini cioè pratico, leggero ed igienico; solo nelle grandi occasioni (come le comunioni o eventi particolari) i bambini furono ancora costretti ad indossare abiti eleganti. Ma i cambiamenti non riguardarono solo l’abbigliamento in quanto evoluzioni coinvolsero anche gli accessori come le calzature: se nel corso dell’Ottocento i bambini furono costretti a calzare stivaletti con il tacco alto, con il primo Novecento a loro furono dedicate scarpe basse, pratiche e comode, chiuse da lacci. Nel corso del XIX secolo, nel periodo umbertino per i bambini più grandi comparve una nuova tipologia di vestito, detta "marinare". Questo indumento era ripreso dalla divisa dei marinai ed era costituito da una blusa color bleu marine, rimborsata in vita e contraddistinta da un grande collo di piquet bianco annodato nella parte anteriore e quadrato dietro (a volte agli angoli era ornato da piccole ancore applicate). Alla giacchetta erano abbinati un paio di pantaloncini corti al ginocchio, in corrispondenza del quale presentavano una fascetta; calzini corti di colore bianco o blu; scarpe basse nere o marroni ed un cappello che riprendeva la forma di quello dei marinai. Questo vestito era pressoché uguale per maschi e femmine, ad esclusione dei calzoni che per le bambine erano sostituiti da una corta gonnellina a pieghe. Generalmente i colori di questa divisa erano il bianco ed il blu (a volte anche grigio e nero) e le variazioni erano legate esclusivamente ai tessuti impiegati per la loro realizzazione, che dunque a seconda della stagione variavano nella qualità e nella pesantezza. 

Se fino alla fine del XIX secolo la moda dei bambini fu influenzata da quella degli adulti, con il nuovo secolo la situazione si invertì: le gonne si accorciarono prima per le bambine e più tardi per le donne.

Silvia Sebenico


Texto en español | Evolución y historia de la moda | 1976 - 1980 | La ropa de una población siempre ha estado relacionada a sus acontecimientos históricos, políticos y económicos. Un acontecimiento como la Revolución Francesa tuvo efectos no solo sobre quienes la vivieron en primera persona y fueron protagonistas, sino tambien sobre todos los que en Europa vivían en aquel período: En efecto, las crónicas del siglo XIX atestiguan que durante el siglo era cada vez más difícil reconocer en la ropa de la población aquellas diversidades que permitían distinguir a un rico de un ciudadano o de un artesano. El ideal de igualdad promovido durante la Revolución Francesa, por lo tanto, tambien se estaba reflejando en el mundo de la moda. Los cambios en la ropa tanto masculina como femenina, en comparación con el siglo XVIII, fueron notables y relacionados con los nuevos roles que hombres y mujeres ocuparon dentro de la sociedad: el hombre en el siglo XIX se dedica al trabajo en oficinas y tiendas, y no lleva su vida en la sala de estar y, por lo tanto, tiene la necesidad de usar ropa sencilla, práctica y cómoda; en cambio, la mujer permanece en el hogar, encargada de gobernar la casa, comienza a dar mayor importancia a su apariencia física y a su belleza, En parte, su ropa cambia con respecto al siglo anterior, pero la simplificación solo tendrá lugar a partir de finales del siglo XIX. Los hombres en el siglo XIX abandonaron inmediatamente los tejidos bordados y las pelucas, la variedad y vivacidad de colores de las telas en favor de una sobriedad de costumbres; para las mujeres, en cambio, este cambio se producirá muy lentamente y con un siglo de retraso, cuando también sean empleadas en el trabajo para sustituir a sus maridos, ocupados en el frente por la Primera Guerra Mundial. Los niños durante el siglo XIX, como en períodos antes, serán tales y como para los adultos su espejo y su versión en miniatura, seguirán perfectamente sus estilos y modas. Los cambios que se produjeron, sobre todo en la ropa femenina, se debieron no solo a evidentes cambios de gusto sino también a motivaciones de carácter ideológico (los movimientos de emancipación de las mujeres) e higienico-sanitario (como el abandono del torso, estrecho e insalubre). También se produjeron cambios importantes en la producción de tejidos, con el uso de medios que reducían la mano de obra, nuevos telares, la máquina de coser y con el desplazamiento de la producción de la modista de casa al artesano que trabajaba en su propio taller y luego a la posibilidad de encontrar vestidos ya confeccionados, listos y confeccionados a medida, Se pueden comprar en grandes almacenes y tiendas minoristas.

ROPA FEMENINA: evolución | La ropa de mujer de toda Europa, durante todo el siglo XIX, estuvo vinculada a la moda francesa. El primer período que se encuentra en el siglo XIX en el campo de la moda es el ESTILO IMPERIO (1800-1820). Es la última fase de la evolución del estilo anterior, llamado Luis XVI o Neoclásico, durante el cual hubo un gran redescubrimiento del arte egipcio, etrusco, griego y romano. En el primer ‘800 comenzaron las excavaciones en Pompeya que contribuyeron a hacer crecer la pasión por el arte clásico y por las civilizaciones de la antigua Grecia y Roma, tanto que las mujeres francesas pidieron vestidos que retomaran la forma de los de estas civilizaciones. De la estatuaria de la antigua Grecia y Roma se retoma el no uso de los colores y la forma de los vestidos, que para las mujeres se traducía en una larga vestimenta llamada a la griega, tejedora o helénica. Hecho de tela delgada, a menudo se podía humedecer para ser más ajustado al cuerpo; con mangas cortas y anchas o cortadas y sujetadas en el hombro por un peroné (como en el caso de la quitona griega), la túnica se sujetaba debajo del pecho por una cinta o cordón anudado detrás, con grandes y profundos escotes que mostraban sus pechos más de lo que ocultaban. La falda era larga hasta los pies, flotaba en cada paso de la mujer, en la parte posterior tenía una cola que se recogía desde el antebrazo. De la antigüedad clásica se retomaron también los zapatos y los peinados: sandalias abiertas y retenidas solo por cordones anudados a media pantorrilla, llamados «a la esclava» y cabellos recogidos por una cinta y retenidos en la nuca por un suave nudo. El abandono del lenguaje clásico y, por tanto, del estilo imperio, en favor de un lenguaje romántico, tuvo lugar entre 1820 y 1822. Los vestidos del PERÍODO ROMÁNTICO (1820-1845) comenzaron a complicarse y las características que presentaban eran dadas por: la vida desciende gradualmente al punto natural; mangas abullonadas o de globo, es decir, hinchadas y voluminosas poco debajo del colgante; corpiño del vestido separado de la falda (por lo tanto independiente que termina en punta en la parte delantera, apretado y ajustado al busto de la mujer); uso de bustos para dar forma y adelgazar la cintura (que en este período es muy estrecha y se evidencia por el uso combinado de falda hinchada y mangas anchas); falda inflada por el uso de crinolina (larga hasta el suelo con desarrollo de campana, amplia en la parte inferior). Inicialmente para inflar las faldas se utilizaron numerosas capas de tejido que formaban varias enaguas: pronto fueron abandonadas porque pesaban la figura y hacían difíciles los movimientos de la dama. Las enaguas fueron sustituidas por la primera tipología de crinolina: una única enagua a la que estaban unidas crinas de caballo y paja. A ésta le siguió la crinolina constituida por círculos de metal ligeros e independientes, tanto que permitieron a las mujeres levantarla para poder superar los obstáculos encontrados durante el camino. Finalmente fue patentado por el francés Delirac un modelo de crinolina de acero que con un clic hacía entrar el volumen de la falda facilitando a las damas el paso a través de las puertas. Sin embargo, la crinolina también tenía desventajas, ya que 1. su ligereza podía provocar el vuelco en caso de ráfagas de viento; 2. no permitía a dos mujeres cruzar al mismo tiempo un umbral o sentarse en un mismo sofá; 3. hacían a la mujer físicamente inalcanzable al hombre que no podía abrazarla así. La crinolina fue fuertemente criticada por los hombres que intentaron disuadir su uso gracias a la prensa. Numerosos periódicos publicaban noticias que contaban que varias mujeres habían sido arrestadas y juzgadas porque se había descubierto bajo su falda una gran cantidad de mercancía robada. Los esposos y los padres fueron invitados, pues, a evitar que sus esposas e hijas llevaran este accesorio, para evitar que fueran señaladas mientras paseaban, porque se consideraban ladrones de tiendas, o que pudieran caer en la tentación durante sus compras. La línea femenina se llamó «reloj de arena» porque la combinación de mangas de globo y falda hinchada, torso estrecho y cintura delgada, hacían que la figura pareciera dividida en dos partes separadas. El período posterior al Romanticismo fue el NUEVO ROCOCÓ (1845-1865), que vio un rápido proceso involutivo de la crinolina que, después del éxito alcanzado en el período romántico, después de 1860 la llevó a transformarse. La forma original de la crinolina se transformó: la anchura de las caderas se desplazó a la parte posterior de la figura. El volumen y el drapeado de la parte posterior de la falda fueron entonces sostenidos por la turnura, que consistía primero en un cojinete de crin, luego en un salto de tela almidonada, luego en una serie de anillos en forma de herradura. Las faldas en este período se hicieron planas delante, con una cadena de tejido que bajaba de la cintura y que servía para levantar la parte delantera para evitar que la mujer pudiera tropezar mientras caminaba; se mantuvieron rigurosamente largas hasta los pies, la amplitud de la parte inferior se mantuvo y el dobladillo fue enfatizado por la aplicación de volantes de tela. En la parte posterior apareció el arrastre, es decir, una larga cola que, adhiriéndose al suelo, recogía la suciedad tanto que merecía la irónica definición de «recoge basura». Dada la dificultad de limpiar esta parte del vestido, generalmente la parte terminal de la falda, en contacto con el suelo, presentaba una franja de tejido de color negro que servía para hacer menos visible la suciedad recogida. Con el ocaso de la crinolina a partir de la segunda mitad del siglo XIX la chaqueta comenzó a tener gran éxito, en la tipología corta de bolero o larga hasta las caderas. Siempre ajustada al torso y estrecha en la cintura, se mantuvo estrictamente cerrada por una larga serie de botones y con el cuello alto y recto ya que las mujeres no podían mostrar la desnudez del cuello, el pecho o los hombros. La prenda que junto con la chaqueta tuvo gran éxito fue la blusa, caracterizada por la aplicación de jabot, volantes y volantes en la parte delantera, en correspondencia con el pecho, ya que tenía que ocultar el exilio del busto femenino y hacer esta parte del cuerpo voluminosa. En los últimos veinte años del siglo XIX apareció una nueva tipología de vestido, llamado «vestido a la masculina». Consistía en una larga falda ajustada, recogida en la parte posterior por un pliegue, apretado en la cintura por un cinturón alto y un bolero corto abierto en la parte delantera. Siempre se combinaba con una blusa vaporosa, con altos cuellos y rica en encajes. En Italia, alrededor de 1888, el «traje a la masculinidad» se llamó tailleur y este nombre se eligió debido a que esta prenda debía ser confeccionada exclusivamente por un sastre para hombre, que en francés se llamaba "traje"para distinguirlo de la costurera para mujeres llamada "couturière". La chaqueta del traje hacía una clara referencia a la moda masculina, proponía un corte riguroso y sobrio y este era el motivo del empleo del sastre para hombre, experto en coser vestidos masculinos. A pesar del nombre francés, el vestido era originario de Inglaterra y el modelo se había extendido a través de Francia. Al traje en el plazo de una década se unió una variante suya llamada traje con chaqueta, es decir, un vestido entero acompañado por el bolero. Con el siglo XX, la ropa de mujer de uso diario se volvió menos extravagante, más racional y más simple. La mujer en este período tenía una línea de "S" sinuosa que se caracterizaba por el pecho hacia afuera, el vientre hacia adentro y la cintura muy delgada. El vestido de uso común continuó siendo el traje que a veces, para ser más fiel a la moda masculina, combinaba el uso del chaleco y de una elegante corbata anudada que cerraba el cuello de la blusa. Los vestidos de noche continuaron siendo ricos en decoraciones y aplicaciones de perlas, lentejuelas, piedras preciosas; confeccionados con telas ricas y elaboradas; con amplios escotes y hombros descubiertos. La consecuencia de la Primera Guerra Mundial fue el empleo de las mujeres en el mundo laboral, que iban a ocupar en las fábricas y en las oficinas los asientos vacíos de sus maridos en el frente. De ahí surgió la necesidad de una vestimenta adaptada al nuevo rol: gradualmente las faldas se acortaron hasta mostrar tobillos y pantorrillas, se agrandaron y a menudo las mujeres amaban llevar golf de punto o ganchillo, práctico y suave. Pero la Primera Guerra Mundial hizo que la ropa también fuera más simple y estricta, casi sin adornos.

ROPA MASCULINA: evolución | En el siglo XIX el modo de vestir del hombre, protagonista de la vida cotidiana, se hizo cada vez más práctico, reflejando su condición; los vestidos se volvieron cada vez más "serios" en las telas y los colores, dando lugar a vestidos más simplificados y severos que los que habían caracterizado el siglo XVIII. Elementos que caracterizaban la ropa masculina del siglo XIX eran: la camisa, la corbata, el chaleco, la chaqueta y los pantalones. La camisa a principios del siglo XIX estaba adornada, como en el siglo XVIII, con un jabot, es decir, un volante de encaje enriquecido con minúsculos pliegues ‘a papel de música' que embellecía todo el pecho. Con la desaparición progresiva del jabot las camisas fueron cerradas en correspondencia del cuello por la corbata que inicialmente estaba constituida por una larga banda de lino blanco que era anudada en el frente después de haberla envuelto alrededor del cuello. Los nudos de la corbata evolucionaron a lo largo del siglo XIX, llevándola gradualmente a formas más parecidas a las actuales. En el período romántico al nudo de la corbata se tuvo en gran consideración: saber anudar correctamente este accesorio era considerado un verdadero arte, tanto que en 1828 se publicó un texto, titulado El arte de anudar la corbata. En este volumen se enseñaban treinta y dos maneras diferentes de anudar la corbata, acompañadas de ilustraciones. El nudo era de tal importancia que tan pronto como un hombre entraba en un círculo, las miradas se fijaban única y exclusivamente en la corbata cuyo nudo era cuidadosamente examinado y eventualmente criticado: De él dependía incluso la admisión o la exclusión del círculo. Después de una breve reaparición de los pantalones en las rodillas (culottes), que sobrevivieron por un cierto tiempo, primero se establecieron los pantalones largos apretados en los tobillos, mantenidos apretados gracias a la presencia de estribos que pasaban por debajo de la suela de los zapatos, luego reemplazados por pantalones de corte tubular. El chaleco fue otro elemento característico de la ropa masculina de todo el siglo XIX, recuperado después del paréntesis de la Revolución Francesa, que lo había abandonado. Originalmente realizado con tejidos refinados y preciosos como el damasco o el brocado, luego blanco y finalmente, a finales de siglo, confeccionado con la misma tela que la chaqueta y los pantalones, en su combinación. Los accesorios eran de gran importancia: el reloj de bolsillo, el sombrero y el bastón. Estos objetos, como la ropa, sufrieron durante el siglo XIX una evolución que los llevó progresivamente hacia formas más cercanas a las actuales. El reloj de bolsillo era un objeto que a un hombre del siglo XIX no podía faltar, símbolo de elegancia era llevado al bolsillo del chaleco y asegurado por una cadena insertada en el primer ojal del mismo. Para los ricos, el reloj de bolsillo estaba hecho de oro, mientras que para los pobres era de plata. El sombrero a principios del siglo XIX retomaba el bicornio o sombrero «a la napoleonica» en uso en el siglo XVIII. Posteriormente fue reemplazado por el predecesor del cilindro, con un cuerpo cónico hacia la cúpula y luego por el cilindro real. En los años 30 el francés Gibus inventó un cilindro con muelles en su interior que permitían aplastarlo y llevarlo fácilmente bajo el brazo; en los años 60 en Italia un capellán, inspirándose en un acontecimiento de crónica, creó Lobbia. Esto sombrero presentaba un pliegue en correspondencia con la cúpula y retomaba la forma del sombrero usado por el diputado Cristiano Lobbia el cual, al término de una agresión sufrida, se encontró con el sombrero aplastado en correspondencia de la parte superior. Al final del siglo apareció la paja, es decir, el sombrero de paja, y con el nuevo siglo se fue hacia el abandono de los tocados que cayeron en desuso. El bastón apareció después de la primera década del siglo XIX, ya que inicialmente se reanudó la costumbre del siglo XVIII de llevar una espada, utilizada no solo como accesorio sino también como instrumento de defensa. Posteriormente el estoque se ocultó dentro de la caña de los «bastones animados», los primeros bastones que se convirtieron en el nuevo e inseparable accesorio del hombre. Posteriormente, las varillas de los palos fueron hechas de madera fina, las empuñaduras fueron cinceladas y hechas de oro, plata o piedras preciosas. En el siglo XX, la ropa masculina permaneció casi sin cambios; la moda aún se mantuvo vinculada a Inglaterra y las prendas básicas permanecieron como chaqueta, pantalón, chaleco y corbata. Como en el pasado gran importancia estaba reservada a los accesorios: a la corbata que podía ser anudada a mariposa, como hoy y detenida por un broche. En 1900, los pantalones se caracterizaron por la solapa en el dobladillo, característica de la moda inglesa. Esta costumbre nació después de un episodio banal: el entonces rey de Inglaterra Eduardo VII, presente en un campo de caza fangoso, se arrojó el dobladillo de los pantalones para no ensuciarlos. Los hombres ingleses en poco tiempo utilizaron este truco tanto que los sastres confeccionaron los pantalones de esta manera.

ROPA INFANTIL: evolución | Hasta los cuatro años, entre los niños no había distinción entre los sexos, ya que niños y niñas vestían de manera idéntica: vestían una túnica femenina que subrayaba el vínculo con el universo en el que crecían. Este vestido también se adoptó por razones de practicidad, higiene y probablemente también por razones económicas. Esta costumbre permaneció inalterada durante todo el siglo XIX hasta los primeros treinta años del 1900. La ropa de los niños y niñas comenzó a diferenciarse a partir de los cinco años. Los niños en el siglo XIX, como en períodos anteriores, se vestían como grandes en miniatura y seguían las tendencias y los desarrollos de la moda de los adultos. 'La ropa infantil reflejaba la de los adultos: así que en los primeros 800 las niñas llevaban largas túnicas apretadas bajo el pecho (como las vestiduras Estilo Imperio de sus madres) mientras que los niños llevaban fracs y pantalones largos. A mediados del siglo XIX, la ropa de las niñas se caracterizaba por faldas anchas y mangas de globo, elementos propios del período romántico; Los niños, al igual que los hombres adultos, vestían trajes hechos de chaqueta, corbata, chaleco y pantalones tubulares. Con estas tipologías de ropa los niños no eran libres en los movimientos y no podían secundar la espontaneidad característica del juego, se sentían incómodos y siempre obligados a tener cuidado de no arrugar o ensuciar sus prendas. Finalmente, desde finales de la primera década de 1900, se extendió la idea de que la ropa diaria de los niños debía seguir criterios de simplicidad y practicidad, gradualmente a lo largo del siglo, gracias a la corriente proveniente de Inglaterra, la moda se adaptó más a las necesidades de los niños y, a diferencia de los siglos anteriores, la sastrería trató de responder cada vez más a las necesidades de la infancia. Poco a poco se creó ropa especialmente para los niños, es decir, práctica, ligera e higiénica; solo en las grandes ocasiones (como comuniones o eventos especiales) los niños todavía se vieron obligados a usar ropa elegante. Pero los cambios no solo afectaron a la ropa, ya que evoluciones involucraron también a los accesorios como el calzado: si durante el siglo XIX los niños se vieron obligados a calzar botines con tacón alto, con el siglo XX se les dedicaron zapatos bajos, Prácticas y cómodas, cerradas con cordones. Durante el siglo XIX, en el período umbertino para los niños mayores, apareció una nueva tipología de vestido, llamada "marinare". Esta prenda estaba hecha con el uniforme de los marineros y consistía en una blusa de color azul marino, reembolsada en la cintura y marcada por un gran cuello de piqué blanco anudado en la parte delantera y cuadrata detrás (a veces en las esquinas estaba adornado con pequeñas anclas aplicadas). A la chaqueta se le combinaban un par de pantalones cortos hasta la rodilla, en correspondencia con los cuales tenían una faja; calcetines cortos de color blanco o azul; zapatos bajos negros o marrones y un sombrero que retomaba la forma del de los marineros. Este vestido era casi el mismo para hombres y mujeres, a excepción de los pantalones que para las niñas fueron reemplazados por una falda plisada corta. Generalmente los colores de este uniforme eran el blanco y el azul (a veces también gris y negro) y las variaciones estaban ligadas exclusivamente a los tejidos empleados para su realización, que por lo tanto, según la temporada variaban en la calidad y en la pesadez. Si hasta finales del siglo XIX la moda de los niños estuvo influenciada por la de los adultos,con el nuevo siglo la situación se invirtió: las faldas se acortaron primero para las niñas y más tarde para las mujeres. (Traduzione di Giada Brunetti, classe 5A, in collaborazione con il Liceo Linguistico Internazionale C. Boldrini di Bologna, marzo 2022).

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Sfilata di moda con vestiti di vellutoa New York. Giornale Luce del settembre 1934.

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La settimana Incom del 10/03/1949. You tube - Istituto Luce.

Documenti
Lettura (La)
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Articoli su moda e abbigliamento. Estratti dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1905/1906.

Cappello femminile | Monete sfregiate
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"Il cappello femminile", "Una raccolta di monete sfregiate", ne "La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera", Milano, 1909. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Capelli e chichis
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"Capelli e chichis" di M. Croci, ne "La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera", Milano, 1909. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Arte del ricamo attraverso la storia (L')
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L'arte del ricamo attraverso la storia. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1907.

Guanto (Il)
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Il guanto. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1907.

Come si fanno i cappelli
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Augusto Biagi, Come si fanno i cappelli. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1907.

Storia del guanto | Moda femminile
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"Per la storia del guanto"; "La moda femminile attraverso le epoche"; ne "La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera", Milano, 1909. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Lavorazione delle penne di struzzo (La)
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La lavorazione delle penne di struzzo. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1907.

Moda della lana (La)
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La moda della lana - Edizione Lana Rossi, fascicolo n°. 6 marzo 1935, Officine G. Ricordi & C., Milano. Illustrazioni di Adolfo Busi. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Mamma - come si veste il bambino
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Mamma - Come si veste il bambino - Edizione speciale Lana Rossi, settembre 1933, Officine G. Ricordi & C., Milano. Illustrazioni di Adolfo Busi. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Giornata di un mannequin (La)
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"La giornata di un mannequin", ne "La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera", Milano, 1910. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Emporio pittoresco (L') 875
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L'emporio pittoresco' n. 875, giugno 1881, Sonzogno Editore, Milano. Museo Risorgimento Bologna.

Fondo Alberto Legnani
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Descrizione del fondo dell'architetto Alberto Legnani (1894 - 1958) donato nel 2012 al Museo del Risorgimento di Bologna.

Storia del grembiale (La)
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La storia del grembiale. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1907.

Illustrazione Popolare
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Illustrazione Popolare, giornale per le famiglie; 1899 n. 1, Fratelli Treves, Milano. Museo Risorgimento Bologna

Illustrazione Popolare
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Illustrazione Popolare, giornale per le famiglie; 1899 n. 2, Fratelli Treves, Milano. Museo Risorgimento Bologna

Acqua di Felsina
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Premiata Acqua di Felsina Ditta P. Bortolotti Bologna, Stabilimento Successori Monti, Bologna, 1902

Parliamo della moda
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Elisa Ricci, Parliamo della moda. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1924.

Magazzini Provvidenza - Bologna
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Magazzini Provvidenza Bologna - via Belle Arti 33. Catalogo novità primavera- estate 1907. Collezione privata. © Museo Risorgimento Bologna.

Cappello di moda (Il)
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Paolo Picca, Il cappello di moda - i suoi ricorsi e le sue bizzarrie. Da 'Ars et Labor - Musica e Musicisti', Ricordi, Milano, 1911. Collezione privata. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Eleganze della moda (Le)
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Le eleganze della moda. Da 'Ars et Labor - Musica e Musicisti', Ricordi, Milano, 1909-1910. Collezione privata. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Perla - miti - leggende - immagini (La)
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Gino Bellincioni, La perla - miti - leggende - immagini. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1924.

Pettini
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Lyra, Pettini. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1924.

Rana (strenna della) | 1877
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Strenna della Rana 1877; Bologna, 1876. Collezione privata. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Rana (Strenna della) | 1874
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Strenna della Rana pel 1874; Bologna, Tipi Fava e Garagnani, 1873. Collezione privata.

Vendita Grabinski
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Catalogo della vendita Grabinski, mobili di ogni epoca - bronzi - lampadari - argenterie - vasi della China - merletti - biancheria ecc.; Bologna, Tipografia Neri, 1903. Collezione privata.

Donna in abiti maschili (La)
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La donna in abiti maschili. Estratto dal periodico 'La Lettura - rivista mensile del Corriere della Sera', Milano, 1907.

Printemps
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Grand Magasins au Printemps, Societé en accomandite per Actions, Eté 1882. Catalogo in italiano.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 1, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 9, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 5, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 14, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 18, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 22, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 36, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 40, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 44, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 49, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 27, 1882. Torino, Sonzogno.

Novità (La)
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"La Novità - Corriere delle dame", anno XIX, n. 31, 1882. Torino, Sonzogno.

Album della ditta Baroni
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Album della ditta Baroni. Bologna, stagione primavera - estate 1896, lit. Mazzoni e Rizzoli, Bologna.

Emporio economico (L')
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Autunno - inverno, 1907-1908. Bologna, via Belle Arti 33. Catalogo di moda e abbigliamento.

Merletti Punto Bologna
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Merletti: Punto Bologna. Eseguiti nella scuola della signorina marchesa Camilla Beccadelli Grimaldi in Bologna.

Cuoi di Ferruccio Pizzanelli
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Alfredo Melani, Cuoi di Ferruccio Pizzanelli. Da 'Ars et Labor - Musica e Musicisti', Ricordi, Milano, 1911. Collezione privata. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.

Manifestazione di Alta Moda
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Bologna, 19 maggio 1940. Programma dell'evento, illustrazioni di Alessandro Cervellati.

Modo di farsi intendere senza esprimersi
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Pietro Bortolotti, "Modo di farsi intendere senza esprimersi, ossia la profumeria divenuta il telegrafo del cuore umano", Bologna, Nobili, 1835 (estratto). Collezioni Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

Bologna invita 1952
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Bologna invita. Alla visita, alla sosta, al ritorno. Numero unico a cura di Edoardo Bozoli, ed. SAB Bologna, 1952 (estratto)

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 18 del 1909, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 38 del 1909, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 10 del 1910, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 17 del 1910, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 50 del 1911, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 7 del 1912, Milano, Sonzogno.

Moda Illustrata
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La Moda Illustrata - Giornale settimanale illustrato per le famiglie. N. 12 del 1912, Milano, Sonzogno.

New Style
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New Style, catalogo di moda maschile. Bologna, 1932.

Buongusto celato (Il)
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Il buongusto celato - Biancheria intima ricamata tra ’800 e ’900, catalogo della mostra, 11 giugno - 27 settembre 2015, Bologna, Museo Davia Bargellini.