Confraternita di Santa Maria del Suffragio di Medicina

Confraternita di Santa Maria del Suffragio di Medicina

1652 | 1796

Scheda

L’origine e le mutevoli vicende che seguono il percorso dell’antico edificio di Santa Maria del Suffragio non trovano riscontro in nessun’altra costruzione storica medicinese; anche il suo sorgere, nel 1652, ha il sapore delle cose un poco avventurose e quasi leggendarie, come a volte si leggono nei racconti edificanti del passato. Sembra quasi incredibile che all’inizio del lungo e ricco percorso di questa chiesa e della prestigiosa confraternita che ne fu la fondatrice, ci sia stato un gruppo di bambini medicinesi che avevano preso l’abitudine, e l’impegno, di trovarsi a recitare una preghiera e a cantare una lode presso l’immagine di una Madonnina di terracotta, detta “Madonna del Popolo”. La statuetta era posta su una colonna a ridosso delle mura in fondo alla via che va dalla Torre dell’Orologio verso settentrione: strada che veniva chiamata, appunto, Contrada della Colonna. Sul luogo era stata costruita una piccola cappella che, per essere frequentata dai bambini, era chiamata popolarmente “Celletta dei Putti”. In un’antica memoria è riassunta in poche righe l’interessante inizio di quella che diventerà in breve tempo la più prestigiosa confraternita laicale alla quale si aggregherà ogni categoria di fedeli non solo di Medicina, ma anche del territorio circostante e della stessa città di Bologna. “Prima del 1640 - si legge nel manoscritto - parecchi ragazzetti si univano nell’oratorio pubblico della Colonna, ed ivi secondo i concerti presi di tempo in tempo facevano le loro sacre funzioni con puerile e divota solennità. Cresciuti in età nel 1640, strinsero maggiormente la loro unione con regole che furono sottoposte all’approvazione del Sig. Dott. Lorenzo Jacomelli, Arciprete di Medicina, il quale prudentemente volle animare la divozione di questi giovani benedicendo e incoronando solennemente la loro immagine di Maria. Nel 1651, fatti adulti, i putti della celletta presero il nome di Compagnia della Madonna del Suffragio e ne ottennero la erezione canonica nel 1652”.

È curioso che la Compagnia del Suffragio, fin dall’inizio, adotti come propria immagine principale di culto e di riferimento non quella venerata sulla Colonna, ma una piccola pittura in cui è rappresentata la Natività di Maria, e più precisamente la Madre di Maria, Sant’Anna, mentre allatta la Neonata in fasce. Tra i motivi della scelta sta che questa teletta ovale era stata offerta alla Celletta dei Putti, nel 1639, da Sante Fabri di Castel San Pietro, notaio a Medicina, come segno di gratitudine per essere stato accettato nel gruppo promotore della compagnia. Ritengo che non sia però assente anche un intento didattico e programmatico riguardante la finalità religiosa e caritativa della neocostituita compagnia. Accostare l’immagine della nascita della Vergine a quella delle anime dei defunti può sembrare una contraddizione: in realtà nella religiosità cattolica post-tridentina la preghiera di suffragio è sempre strettamente legata alla Madonna, per cui la natività di Maria, senza peccato originale, annuncia in quel contesto, la nascita delle anime alla vita celeste dopo la purificazione grazie alla sua intercessione. Non si sa con precisione quanti aderenti contasse nel 1652 la Compagnia, o Confraternita, del Suffragio; sicuramente dovevano essere non pochi e molto motivati gli ex-Putti se sono in grado di mettere in atto, in uno stretto arco di tempo, l’istituzione canonica necessaria e di dare il via alla costruzione di una loro autonoma chiesa. Va ricordato che a Medicina questa non era la prima confraternita costituita: esisteva già da secoli quella dell’Assunta, con una sua ricca tradizione e un suo oratorio, anch’essa in continua espansione; senza contare la presenza, presso la chiesa arcipretale di S. Mamante, delle due importanti e influenti compagnie del Santissimo Sacramento e del Rosario. Orientate verso differenti forme di religiosità e con proprie finalità comunitarie, anche assistenziali e operative, tutte le confraternite sono regolate da precisi statuti e governate da un ristretto gruppo di confratelli “professi” presieduti da un “priore” eletto, sul modello dei “consoli” comunali, ogni sei mesi. Le frequenti “congregazioni” - riunioni dell’organo di governo - prendono in esame tutti gli aspetti e i problemi connessi con la vita confraternale; per obiettivi particolari o per la realizzazione di opere impegnative, sono eletti tra i consiglieri dei delegati “assunti” che assumono l’incarico e ne rispondono al consiglio. Tutti i confratelli professi sono tenuti a partecipare alle funzioni comunitarie, previste dallo statuto, che si tengono normalmente non nella chiesa pubblica della confraternita ma nell’oratorio separato, annesso alla chiesa stessa. Per le funzioni religiose il sodalizio si avvale di propri sacerdoti, di solito anch’essi membri effettivi al pari dei laici, incaricati di celebrare le messe, di essere a disposizione per ogni rito interno e di assistere i confratelli malati o moribondi. Tutte queste ben organizzate associazioni godevano di un’autonomia ampia ed avevano come autorità locale di riferimento l’arciprete pro tempore, per ciò che riguardava le relazioni con la comunità parrocchiale in genere, e l’ordinario diocesano come organo superiore di controllo. Dato il forte spirito comunitario e di corpo non erano però infrequenti divergenze, antagonismi e contrasti tra confraternite del luogo e tra confraternite e parroco. Di tali attriti e “liti”, con esposti ed appelli anche alla Santa Sede, c’è abbondante traccia nelle carte d’archivio.

Di particolare vigore erano i contenziosi tra la nuova confraternita del Suffragio e quella più antica di Santa Maria Assunta; le ragioni oggi potrebbero sembrare inconsistenti e superabili con il comune buon senso ma i motivi legati al prestigio, alle consuetudini radicate, ai privilegi acquisiti e alla concorrenza territoriale, nel XVII e XVIII secolo costituivano materia di importanza difficilmente rinunciabile. La presenza di queste diverse associazioni, autonomamente gestite, aperte ad ogni categoria di cittadini, attive nella sfera religiosa ed assistenziale, pur con le tensioni interne ed esterne proprie delle cose umane, doveva costituire una scuola di partecipazione e di coinvolgimento di non poco peso formativo sia per la singola persona impegnata sia per l’intera comunità anche rispetto alla vita civica. Con le quote associative, le offerte, le frequenti autotassazioni dei professi e soprattutto i lasciti testamentari, finalizzati anche ad assicurare al testatore, in morte, un certo numero di messe di suffragio, la Confraternita diviene un’istituzione solida, attiva ed apprezzata non solo tra i medicinesi. Fino dall’inizio i confratelli, e le consorelle, appartengono prevalentemente alla classe medioalta della popolazione locale, bene introdotta all’interno della Comunità ed anche presso organismi di governo - religiosi e laici - della città: opportunità questa che con oculatezza il corpo dirigente del sodalizio sa sfruttare per tutte le sue necessità. Come altre confraternite anche quella del Suffragio di Medicina si elegge immediatamente un “protettore” di rango: il primo ad accettare tale ruolo è il conte Giovanni Battista Albergati; alla sua morte subentra il conte Alfonso Hercolani e successivamente il conte Filippo Hercolani; anche la famiglia Bentivoglio mantiene un occhio di riguardo alle nostre compagnie.

Si può notare che questi casati sono legati al territorio medicinese perché qui dispongono di ampie proprietà e perciò non disdegnano di patrocinare in diversi modi aspetti di vita locale. Si deve ai buoni uffici del conte G. B. Albergati la qualificata aggregazione della confraternita medicinese alla “Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio” di Roma; ed è attraverso il conte Alfonso che viene trattato l’impegnativo lavoro del “quadro” - pala dell’altare maggiore - col pittore Bolognini; e ancora, in occasione della solenne celebrazione della Festa della Natività di Maria - 8 settembre 1677 - viene corso uno spettacolare “Pallio” col patrocinio e “l’intervento del conte Marcantonio Hercolani vice protettore”. Presso l’oratorio di S. Rocco, su invito degli Hercolani, nel giorno del Santo, la Confraternita del Suffragio si reca processionalmente a rendere più solenne la funzione e riceve in dono “un prezioso reliquiario”. I Bentivoglio, proprietari delle terre e dell’oratorio della Madonna del Sillaro, “affidar vollero la custodia, l’uffiziatura e la conservazione dell’oratorio alla Confraternita del Suffragio di Medicina” e dal 1656, la processione con la venerata immagine è compiuta dalla confraternita come una manifestazione di importanza pari a quella dell’8 settembre. Si sa che in quei tempi in cui la visibilità esterna, l’apparato e il decoro esteriore costituivano elementi essenziali per trasmettere contenuti e programmi, le processioni rappresentavano per le confraternite laicali in particolare, il momento privilegiato e ufficiale per presentare all’esterno la propria identità religiosa non separata dal ruolo acquisito all’interno della vita comunitaria. Lo sfilare di tutti i confratelli, vestiti dell’abito e dei distintivi per le dignità ricoperte, preceduti dalle ricche insegne - le croci o “stendardi” in legno dorato (che ancora si conservano) - era un’occasione ritenuta di valore comunicativo fondamentale. Il rigoroso cerimoniale e il rispetto gerarchico delle “precedenze” nelle uscite dovevano essere osservati con assoluta attenzione alle prerogative di ogni corpo comunitario presente e debitamente invitato; ogni infrazione, più o meno volontaria, dava luogo ad una immediata vertenza.

Che gli aspetti di immagine non fossero solo esteriorità si può verificare dall’intensità della pratica religiosa, privata e pubblica che caratterizzava questa, come altre, compagnie laicali; e che le forme di pietà comunitaria non si riducessero a ripetitive formule rituali, si avverte da tutto il percorso compiuto dalla confraternita. La quale, pur non avendo altri scopi se non quelli dell’impegno religioso e del sostegno spirituale ai confratelli vivi e defunti, esprime uomini molto sensibili ed attenti ai bisogni concreti dell’intera comunità medicinese. È all’interno della Confraternita del Suffragio che nasce la risposta al problema dei malati privi di mezzi. “Nel 1682 Galeazzo Fornasini lasciò erede la Compagnia del Suffragio acciò errigesse uno spedale per li poveri e ne tenesse ella stessa l’amministrazione”. Ai lasciti del Fornasini negli anni successivi si aggiungeranno altre eredità in favore dell’Ospedale da parte di confratelli del Suffragio: si ricordano Giacomo Zani, il capitano Lorenzo Orfei, Don Appolonio Grossi, Biagio Medola, Antonio Andreoli, Sante Ghelli. Da ultimo si deve segnalare Monsignor Sante Coralupi, medicinese, illustre magistrato e prelato, attivo e attento alle cose della sua terra, che lascerà tutto il suo patrimonio “all’Ospedale degli Infermi della Terra di Medicina di pertinenza della Compagnia del Suffragio ed amministrato dal Priore pro tempore e da quattro Assunti della detta Compagnia”. Coralupi sarà, tra l’altro, uno dei maggiori sostenitori della costruzione di un nuovo edificio per l’Ospedale - in prosecuzione con il Porticone - progettato dall’architetto medicinese Francesco Saverio Fabri, iniziato ma non ultimato (e poi demolito) a seguito dell’avvento dei francesi. 

Luigi Samoggia

Testo tratto da "Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi", Associazione Pro Loco Medicina, n. 1, ottobre 2003.

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