Anatole France a Bologna

Anatole France a Bologna

1915 | 1919

Scheda

La produzione letteraria e la controversa figura di Anatole France [pseudonimo di Jacques FranÒ«ois-Anatole Thibault (Parigi, 1844-Saint Cyr sur Loire, 1924)] sono oggi oggetto di scarsa conoscenza tra i più. Eppure si tratta di uno scrittore che vinse il premio Nobel nel 1921, che -in vita- conobbe grande successo e che influenzò fortemente altri scrittori e personalità varie: lo stesso Marcel Proust si ispirò alla sua figura per tracciare il personaggio di Bergotte nella Recherche. La Presidenza della Repubblica francese gli concesse la Legion d’Onore e fu nominato accademico di Francia. Amante dell’antichità classica visitò l’Italia e si fermò anche a Bologna. Proprio a proposito di questa sua visita nella nostra città rimane un documento conservato presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale. Si tratta di una lettera indirizzata ad Anacleto Guadagnini (Bologna, 1832-1919), già direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna e poi Soprintendente, che ad inizio Novecento diede il via ad un nuovo corso di quel museo che, nuovamente ordinato ed autonomo, si rendeva definitivamente affrancato dall’Accademia dentro le cui mura era cresciuto. Era il momento in cui si realizzava quanto disegnato dallo storico dell’arte Adolfo Venturi, ovvero: la galleria cessò di essere “un semplice deposito di opere preziose” per farsi istituzione nata “allo scopo di educare il gusto del pubblico e di conservare nel miglior modo i documenti della storia dell’arte nostra”. La trascrizione dal francese è la seguente:

Parigi, 2 maggio, 5 villa Said. Signore, vi sono riconoscente per aver risposto così velocemente e perfettamente al quesito che mi sono permesso di sottoporvi. E poiché mi informate che il quadro che cercavo dentro la chiesa dei Mendicanti di Bologna è stato trasportato a Parigi nel 1796, colgo l’occasione per deplorare questi furti a mano armata che spogliano le città, i popoli, di un bene prezioso e tolgono le opere d’arte dalla collocazione voluta e dal contesto pensato per esse. Di passaggio da Bologna, ho dunque personalmente avuto la prova dell’effetto deplorevole di questi saccheggi. Ma che dire del furto della predella di Mantegna, di cui si conservano quadri a Tours e al Louvre! Vogliate gradire, Signore, con i miei ringraziamenti l’assicurazione dei miei sentimenti più devoti. Anatole France. P.S. E’ stata la pagina (?) di de Brosses che ha risvegliato la mia attenzione sul dipinto di Tarini dove lui parla nei seguenti termini: “Ai Mendicanti, San Giuseppe che chiede perdono alla Vergine per aver sospettato della sua fedeltà, di Tiarini... Vi si vede Giuseppe in ginocchio, con aria commossa, di fronte a Maria che sta in piedi e che è molto avanti nella gravidanza. Ella gli parla con dolcezza indicandogli con la mano il cielo, la cui suprema volontà ha scelto lei per la salvezza del genere umano. Fin qui tutto era giusto: ma cinque o sei piccoli angeli che stanno nella stanza dietro a Giuseppe, ridono tra loro, e se lo indicano l’un l’altro, mentre un altro angelo più grande, e in età di ragione, fa loro segno di tacere, per paura che Giuseppe se ne accorga” (Lettres familières écrites d’Italie. Paris, Poulet Malassis 1858, in 18 t. 1° pp.174-175)

La lettera, come si legge, è datata Parigi 2 maggio, ma purtroppo manca l’indicazione dell’anno. Come abbiamo visto, Guadagnini morì nel 1919, pertanto, la visita non può essere avvenuta che prima di quella data e questo particolare lo conferma anche un articolo di Giulio Ricci dal singolare titolo “Anatole France a Bologna ovvero l’arte barocca, Guido Reni e la mortadella” pubblicato sulla rivista “Il Comune di Bologna” (1930, luglio, pagg. 65-66) che riporta testualmente “Venne il poeta francese prima della guerra...”. Anatole France soggiornò dunque, seppure brevemente, a Bologna e si dedicò ai nostri monumenti e alle nostre chiese. In particolare, come si evince dallo scritto, si recò in visita nella chiesa di Santa Maria della Pietà dei Mendicanti alla ricerca di un dipinto di Alessandro Tiarini raffigurante “San Giuseppe che chiede perdono alla Vergine per aver sospettato della sua fedeltà” che aveva visto citato nel libro di Charles de Brosses “Lettres familières écrites d’Italie”, stampato a Parigi nel 1858. Ahimè, però, non lo trovò... ed evidentemente scrisse a Guadagnini, che lo informò del fatto che nel 1796 il quadro era stato prelevato dall’altare Monticelli in cui era posizionato e trasferito a Parigi dai commissari francesi per essere poi collocato al Museo del Louvre dove tuttora si trova. La notizia lo colpì e di nuovo scrisse a Guadagnini per esprimergli la sua contrarietà rispetto ai trasferimenti forzosi delle opere d’arte, in ispecie quelli che si erano verificati durante il periodo napoleonico. Il tono e le parole usati sono veramente forti, specchio della personalità del letterato. La lettera –testimonianza storica importante- fu acquistata da un privato nella prima metà del secolo scorso grazie ad Alfredo Baruffi (Bologna, 1876 - 1948), già primo conservatore delle Collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio in Bologna e si trova, appunto, tra gli autografi più preziosi conservati nella Biblioteca della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna inserita nel percorso “Genus Bononiae. Musei nella città”, a disposizione degli studiosi che volessero prenderne visione.

Daniela Schiavina

Tratto da 'La Torre della Magione', notiziario del Comitato per Bologna Storico Artistica, Gennaio - Aprile 2018. In collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

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