Necropoli etrusca della Certosa, tomba n. 405

Necropoli etrusca della Certosa, tomba n. 405

Fine del VI | inizi del V sec. a.C.

Scheda

La tomba si presentava come una semplice fossa rettangolare scavata nel terreno, con l’asse maggiore esteso in senso est-ovest, contenente una cassa di legno con coperchio lunga 1,08 m e alta 32 cm, che conservava, su ciascuno dei lati minori, quattro chiodi di ferro, utilizzati per il suo assemblaggio. La copertura della tomba era costituita da uno strato di terreno e da due assise di ciottoli fluviali piatti; sopra di questi fu trovato, ancora in posizione verticale, un ciottolone ovale, lungo 34 cm, che fungeva originariamente da segnacolo. Sul fondo della cassa era stato deposto, in posizione supina e con la testa a ovest, il corpo di una donna, il cui scheletro fu rinvenuto in buono stato di conservazione. Le due fibule di bronzo, collocate rispettivamente sul torace e in prossimità della spalla destra, insieme all’anello d’oro (perduto) ancora infilato nell’anulare sinistro, testimoniavano come la defunta fosse stata sepolta vestita e ornata. Il resto del corredo era distribuito lungo il fianco sinistro dello scheletro, in prevalenza all’altezza della spalla e del braccio, ad eccezione dello spillone, posto vicino al ginocchio destro, e dell’oggetto da toilette, collocato tra le tibie.

La composizione del corredo, caratterizzato da un servizio da banchetto completo, comprendente ceramica di importazione greca e vasellame in bronzo di produzione etrusca, consente di riconoscere nella defunta un membro della classe sociale più elevata di Felsina. È inoltre rilevante notare che questa sepoltura faceva parte di un piccolo nucleo di tre tombe collocate subito a nord della strada sepolcrale, tutte databili alla stessa fase cronologica ed accomunate dalla presenza nel corredo di vasi attici decorati con immagini di Eracle. Poiché la figura dell’eroe greco è spesso legata nel mondo antico alla celebrazione del potere, la scelta dell’iconografia di Eracle da parte di alcuni gruppi elitari della Bologna di fine VI sec. a.C. è stata messa recentemente in relazione con la volontà di esaltare il ruolo del gruppo nell’introduzione di nuove forme politiche di carattere civico. La donna sepolta in questa tomba potrebbe quindi aver avuto un legame parentelare con i personaggi deposti nelle vicine tombe 400 e 402, come contribuirebbe a sottolineare anche l’iscrizione del nome maschile velthur sotto la ciotola, probabile dono di un congiunto, e insieme avrebbero costituito un gruppo, di carattere famigliare oltre che sociale, che rientrava in una sorta di “classe dirigente” della città.

Anfora attica a figure nere
Argilla; alt. 39,5 cm. Inv. n. 17134. Ultimo quarto del VI sec. a.C.
Anfora a collo distinto. Sul lato A Eracle, assistito da Iolao,
lotta contro il leone nemeo; davanti a lui la dea Atena, protettrice dell’eroe, in armi. Sul lato B una scena di commiato: un guerriero ed un arciere prendono congedo da un uomo anziano, appoggiato ad un bastone, e da una fanciulla, con la mano alzata in segno di saluto. Il vaso è attribuito alla maniera del Pittore di Antimenes.
Kylix (coppa) attica a vernice nera
Argilla; alt. 7,4 cm, diam. orlo 18,2 cm. Inv. n. 17135, 500-480 a.C.
Ciotola di produzione locale
Argilla; alt. 3,3 cm, diam. max. 9 cm. Inv. n. 17137
Sotto il piede è inciso, in alfabeto etrusco arcaico, il prenome maschile velthur.
Situla a kalathos con catena di sospensione
Bronzo; alt. 17,9 cm. Inv. n. 17136
Schnabelkanne (brocca)
Bronzo; alt. 24 cm. Inv. n. 17138
Colino
Bronzo; lung. 32,5 cm. Inv. n. 17139, Prima metà del V - fine del IV sec. a.C. Manca la parte forata. Manico piatto decorato con un motivo a goccia.
Coppia di simpula (mestoli)
Bronzo; lung. 30,2 e 31,5 cm. Inv. nn. 17140, 17141. Manici desinenti a testa d’anatra, semplice in un caso, doppia nell’altro.
Vaschetta con fondo appuntito
Bronzo; alt. 3,5 cm, diam. 9,5 cm. Inv. n. 17142

Due frammenti di fibule a coda di rondine
Bronzo; lung. 2,4 e 3,5 cm. Inv. n. 17146-17147
Due fibule tipo Certosa
Bronzo; lung. 6,3 e 4 cm. Inv. nn. 17144, 17145
Spillone con capocchia sferica
Bronzo; lung. 6,1 cm. Inv. n. 17148
Oggetto da toilette
Bronzo; lung. 16 cm. Inv. n. 17143. Asta desinente all’estremità superiore con un cucchiaino netta-orecchie e a quella inferiore con una limetta. La parte centrale è modellata a forma di kore, i cui caratteri sono fortemente arcaici, tanto da poter ipotizzare una datazione dell’oggetto verso la metà del VI sec. Ne consegue che si tratta di uno strumento a lungo conservato prima della sua deposizione nel corredo.
Disco
Piombo; diam. 15,5. Inv. n. 17149. Si tratta di un oggetto la cui funzione è di difficile decifrazione, anche se trova confronti in alcune altre tombe felsinee. Già interpretato da Zannoni come specchio, è invece più probabile che fungesse da coperchio all’anfora attica.
Otto chiodi
Ferro; lung. da 16 a 28 cm. Inv. nn. 17150-17157

Marinella Marchesi

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010.

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