Necropoli etrusca della Certosa, tomba n. 116

Necropoli etrusca della Certosa, tomba n. 116

Secondo quarto del V sec. a.C.

Scheda

La tomba, collocata nella zona più settentrionale del primo gruppo di sepolcri, era a fossa quadrata, di 1,40 metri di lato, riempita da uno spesso strato di terreno misto a ceneri e carboni provenienti dal rogo funebre. Al di sopra giaceva un grosso ciottolo di forma ovoidale, lungo circa 70 cm, che ne costituiva il segnacolo. Sul fondo, in prossimità del lato meridionale, furono trovati i resti combusti del defunto, sparsi sul terreno, senza ossuario. Il rinvenimento di due fibule d’argento in mezzo alle ossa induce a pensare che queste fossero anticamente avvolte in un tessuto, chiuso mediante i due fermagli. Sopra alle ossa erano stati deposti quattro piattelli e una ciotola. Il resto del corredo era ordinatamente disposto nei restanti tre angoli della fossa: a ovest una cimasa di candelabro; a nord una kylix a figure rosse capovolta sopra a pezzi d’uovo e, poco lontano, una coppetta con un uovo intatto al suo interno; a est un grande cratere a calice, contenente un’anforetta, con accanto una kylix a vernice nera e un’oinochoe.

In un recentissimo studio la precisa collocazione degli oggetti in nuclei tra loro ben distinti è stata collegata a momenti diversificati del rito funerario, del quale dovevano far parte il consumo del cibo, esplicitato da piattelli e ciotola, poi offerti al defunto, e quello del vino, nell’ambito del simposio evocato da cratere, oinochoe e kylix, insieme alla vera e propria offerta funeraria della kylix e della coppetta con le uova, noto simbolo di rinascita.
Nel corredo mancano oggetti chiaramente connotativi del sesso del defunto, come spesso accade nelle tombe bolognesi di fase felsinea. Dirimente a questo proposito potrebbe rivelarsi il rituale funebre della tomba, la cremazione in grande fossa, con i resti incinerati avvolti in un tessuto e posti  direttamente sul terreno. Si tratterebbe infatti di un rituale che si afferma tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C. richiamando un più antico rito di tradizione aristocratica, e che, come tale, parrebbe riservato a personaggi posti al vertice della comunità urbana, prevalentemente di sesso maschile. A ulteriore riprova dell’elevato status sociale del defunto si pone anche la notevole qualità dei due vasi figurati attici, in particolare del cratere a calice, la cui produzione si pone nell’ambito di quella corrente del primo classicismo che si ispira alla grande pittura parietale, come si evince dalle grandi dimensioni dei personaggi che popolano le scene.


Cratere a calice attico a figure rosse
Ceramica; alt. 48 cm, diam. max. 46 cm. Inv. n. 28596, 480-450 a.C. Sul lato A è raffigurata una scena della guerra di Troia, il duello tra Achille e Memnone; Achille, seguito da Nike che protende una benda per proclamarlo vincitore, trafigge con una lunga lancia il fianco di Memnone, inginocchiato a terra e sorretto dalla madre Eos alle sue spalle. Sul lato B compare una scena di colloquio tra un uomo con bastone e due efebi, uno dei quali gli porge un uccello; sullo sfondo sono appesi alla parete una lyra e un oggetto a forma di croce. All’estrema destra una sottile colonna con capitello dorico. Il cratere rientra nello stile severo ed è avvicinabile alla produzione del Pittore dei Niobidi, raffinatissimo esponente della prima fase classica, la cui produzione è largamente documentata in tutta l’Etruria padana.
Kylix (coppa) attica a figure rosse
Argilla; alt. 9,4 cm, diam. max. 22,5 cm. Inv. n. 28597, 480-470 a.C. Nel medaglione interno un efebo, avvolto in un mantello drappeggiato, tiene nella mano destra, avanzata, una pelle di lepre. Sulla parete esterna, da un lato, un uomo sorveglia la monta di un’asina, dall’altro lato tre tori. Attribuita al pittore della Dokimasia, artista della cerchia del pittore di Brygos, attivo ad Atene tra il 490 e il 470 a.C.
Oinochoe (brocca) attica a vernice nera
Argilla; alt. 18,2 cm, diam. piede 9,3 cm. Inv. n. 28598
Kylix (coppa) attica a vernice nera
Argilla; alt. 6,7 cm, diam. max. 16,9 cm. Inv. n. 28599
Anforetta di produzione locale
Argilla; alt. 9,6 cm, diam. max. 9,8 cm. Inv. n. 28600
Piattello di produzione locale
Argilla; alt. 3 cm, diam. 17 cm. Inv. n. 28601

Piattello di produzione locale
Argilla; alt. 4 cm, diam. 17 cm. Inv. n. 28602
Piattello di produzione locale con tracce di dipintura
Argilla; alt. 3,7 cm, diam. 14,8 cm. Inv. n. 28603
Piattello di produzione locale
Argilla; alt. 3,2 cm, diam. 13,6 cm. Inv. n. 28604
Ciotola di produzione locale
Argilla; alt. 4,6 cm; diam 12 cm. Inv. n. 28605
Coppetta di produzione locale contenente un uovo intatto
Argilla; alt. 4 cm, diam. 10,5 cm. Inv. n. 28606
Due archi di fibula tipo Certosa
Argento; lung. 3,6 e 3,5 cm. Inv. nn. 28607-28608
Sommità di candelabro
Bronzo; larg. 20 cm, alt. 9 cm. Inv. n. 28609. A quattro bracci, con elemento centrale conformato a pigna.

Marinella Marchesi

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010.

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