Monumento Zacconi

Monumento Zacconi

1837 ca.

Scheda

Il disegno conservato presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna si compone di due parti, un grande foglio raffigurante la nicchia entro cui è posto il monumento e la pianta, e un piccolo lucido a penna rossa, con la statua della Carità. Il progetto per il monumento a Camillo Zacconi, posto nella Sala Ellittica, fu presentato dal figlio Giulio nel novembre 1837, poi sottoposto al giudizio della commissione dell’Accademia di Belle Arti. Dai documenti sappiamo che la commissione ebbe modo di valutare
nell’arco di un mese due fasi esecutive, prima il progetto grafico, approvato, poi un modello in scultura, accompagnato da una descrizione scritta dell’artista, lo scultore Vincenzo Testoni. È difficile stabilire se il foglio coincida con i progetti approvati, che potrebbe attribuirsi anche ad un architetto o un ingegnere.

Rispetto al monumento esistente, che sorge su un cippo cilindrico, il disegno presenta un basamento misto, composto da una struttura poligonale e da un cippo cilindrico. Al centro del basamento, attualmente occupato da una iscrizione tra due torce capovolte, compare
uno stemma coronato tra due iscrizioni fittizie. L’attuale basamento centrale, decorato da serti vegetali e medaglioni circolari, presenta nel disegno un solo serto a sottolineare il monogramma cristologico. Dalla descrizione acclusa da Giulio Zacconi alla propria domanda sappiamo che il basamento doveva contenere tre medaglioni, quello centrale per il ritratto del padre e i due laterali per quelli dei fratelli e delle sorelle. Questa osservazione induce a credere che il disegno allegato dovesse essere diverso dal nostro che si presenta con un aspetto seriale, rafforzato dall’applicazione dell’immagine su velina, come a inserire un elemento personalizzante in una struttura standardizzata. Del resto il progetto di Luigi Marchesini per la Sala Ellittica era stato da poco terminato e in questi anni si registrano le prime assegnazioni dei sepolcri.

Il vertice del monumento è occupato dalla figura della Carità, una madre con due fanciulli, il più piccolo addormentato e il secondo intento nella lettura. In questo il disegno corrisponde alla descrizione presentata dal committente. Al momento della traduzione plastica lo scultore modificò il progetto, disponendo attorno alla “Buona Madre” tre fanciulli, uno intento a succhiare il latte, una bambina inginocchiata a sinistra che legge e un fanciullo inginocchiato a destra che giunge le braccia al petto perché intento a pregare. Testoni sottolinea nella descrizione della sua opera il risultato artistico e ideologico raggiunto che supera quello della Carità educatrice di Bartolini. A questo marmo, oggi presso la Galleria Palatina di Firenze, dove la madre si limita a nutrire e istruire i figli era stata infatti obiettata la mancanza dell’educazione religiosa, presente invece nell’opera di Testoni. Rispetto al disegno la statua finita si presenta più perpendicolare, seguendo i consigli della commissione accademica. L’attribuzione del disegno a Vincenzo Testoni, in mancanza di altri suoi disegni firmati, si basa sui documenti. Figura dunque ancora tutta da studiare, quella del Testoni, attivo collaboratore alla Certosa di Luigi Marchesini nelle sue realizzazioni della seconda metà degli anni ’30.

Antonella Mampieri

Testo tratto dal catalogo della mostra "Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna", Bologna, 29 maggio - 11 luglio 2010.

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