Monumento Rossini Colbran

Monumento Rossini Colbran

1823

Scheda

Il violinista spagnolo Giovanni Colbran (Nava del Rey, Valladolid, 1751 - Bologna, 1820) abbandonò la Spagna nei primi anni dell’800 per avviare alla carriera teatrale la figlia Isabella, conducendola prima in Francia, poi in Italia. Nel 1812 Giovanni Colbran acquistò dal Collegio di Spagna una villa a Castenaso, vicino a Bologna, lasciata poi in eredità a Isabella, che vi abitò fino alla morte. La villa, venduta nel 1851, fu distrutta da un incendio durante la Seconda Guerra Mondiale ed oggi restano solamente il pozzo e le colonne del cancello d’entrata.

Isabella Colbran (Madrid, 1785 - Castenaso, 1845) si era imposta immediatamente come cantante di grande talento e compositrice. La sua prima esibizione italiana avvenne a Bologna nell’aprile 1807. Grande attrice ed interprete raffinata, fu protagonista nel 1815 della prima opera composta da Gioacchino Rossini per il Teatro San Carlo di Napoli, Elisabetta, Regina d’Inghilterra. Isabella CoIbran fu poi la prima interprete di molte altre opere serie italiane di Rossini, che ella avrebbe sposato a Castenaso il 15 marzo 1822, nella chiesa della Vergine del Pilar. Alla morte di Giovanni CoIbran, nel 1820, Gioacchino Rossini acquistò un sepolcro col proposito di far realizzare per lui e la sua famiglia un monumento funerario alla Certosa di Bologna: “Rossini Gioacchino domanda la proprietà di un sepolcro per la propria famiglia, e di tumularvi ora il Sig.r Giovanni Colbran Padre della di lui Consorte, cosicché il detto sepolcro sii di piena proprietà delle due famiglie Rossini, e Colbran”. Il monumento, inizialmente affidato a Adamo Tadolini, fu poi realizzato nel 1823 dallo scultore Del Rosso di Carrara e posto nel Chiostro Maggiore a Levante, Arco 6, della Certosa, dove ancora si trova. Nel monumento è scolpita la figura di Isabella, seduta e appoggiata a una colonna che regge il busto del padre. In basso un puttino alato suona una cetra. Nella stessa tomba furono poi sepolti la madre di Rossini, Anna Guidarini, cantante (Pesaro, 1771 - Bologna, 1827), il padre Giuseppe, suonatore di tromba (1764 - 1839) e la stessa Isabella Colbran, dalla quale il musicista si era separato consensualmente nel 1837. Nel 1846, l’anno seguente la morte di Isabella, Rossini si sarebbe sposato in seconde nozze con Olimpia Pélissier. Gioacchino Rossini (Pesaro, 1792 - Passy de Paris, 1868), venne tumulato dopo un funerale solenne al cimitero di Père Lachaise di Parigi, accanto a Chopin e Bellini. Nel maggio del 1887 la salma venne trasportata nella chiesa di S. Croce a Firenze, vicino a quelle di altri grandi artisti italiani.

Gioacchino Rossini in occasione della morte della madre scrive al padre da Parigi, il 5 marzo 1827: “Dall’epoca in cui ci pervenne la malaugurata lettera del Dottor Giorgi risguardante lo stato di salute di mia Madre, non cessai di tener fiso gli occhi su quelli che mi circondano, e lessi finalmente nel loro silenzio il fatal decreto che il padre doveva svelare al figlio! Perdono alla vostra età il poco coraggio che mi sembrate avere, nel momento in cui abbiamo bisogno di virtù e fermezza d’animo; io non piango, mi impietrisco: sento la perdita; e mi lego all’ancora che mi resta; troveremo una nuova fonte di piacere nel concertar insieme il modo di onorare la memoria della Sposa, e della Madre, è questo il più beato compenso che augurarci possiamo. Duolmi solo il non aver diviso con voi il dolore ed il sommo bene di aver prestato gli ultimi soccorsi alla buona mia madre, accogliente non di meno i miei sentimenti di riconoscenza ed insieme i voti ardentissimi per la vostra conservazione, e perché mi diate prova di amore e di coraggio. Sia vostra personale cura il collocamento della fredda salma: più tardi farà il Figlio quanto deve a Lei che le ha dato vita: se dividete meco il desio di abbracciarci, e se non vi sentite la forza di vivere nella dolorosa contrada venite a Parigi, però esaminate lo stato della vostra salute prima di affrontare un viaggio alquanto duro per il rigore della stagione. Beneficate tutti quelli, che più felici di me, anno prestati servigi alla defunta madre, date ad ogni suo e nostro parente qualche somma affine che sentino anch’eglino il meno possibile la comune disgrazia, e che mi trovino l’interprete de’ sentimenti del tesoro che ho perduto: provatemi ora che vi scorre lo stesso mio sangue nelle vene, che dividete meco il desio di onorare la Sposa, e che il poco tempo che ci allontana l’incanto do rivederla in Cielo, non può abbattere chi vanta onore, e virtù. Si mio buon padre io mi sento forza per tutti ed ho la convinzione che voi mi ugualierete. Scrivetemi, sarà questo il più dolce conforto che possiate dare all’amoroso Figlio Vostro, Gioacchino Rossini”

Bibliografia: Luigi Verdi (a cura di) Rossini a Bologna. Note documentarie, in occasione della mostra Rossini a Bologna, Bologna, Pàtron 2000; Bruno Cagli e Sergio Ragni (a cura di), Gioachino Rossini, Lettere e Documenti, op.cit., vol IIIa, 1994, p.433-34; Luigi Verdi, Il monumento Rossini-Colbran alla Certosa di Bologna, in Il Carrobbio, XXX, 2004, pp.229-236. Roberto Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna - Un libro aperto sulla storia, catalogo della mostra, Tipografia Moderna, Bologna, 2009. 

Il 5 ottobre 2023 è stato presentato il restauro conservativo del monumento. L’intervento è stato realizzato nel quadro di una convenzione scuola-cantiere tra Settore Musei Civici Bologna | Museo civico del Risorgimento - Certosa di Bologna e Accademia di Belle Arti di Bologna. Il cantiere è stato finalizzato a restituire omogeneità e leggibilità all’opera anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, quale il laser nel campo del restauro e della conservazione dei beni culturali. E' stato condotto dalla laureata Maria Teresa Nicosia, sotto la supervisione scientifica della professoressa Miriam Ricci, docente di Restauro dei Materiali lapidei, e l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia.

Texto en español. El violinista español Giovanni Colbran (Nava del Rey, Valladolid, 1751 – Bolonia 1820) abandonó España en los primeros años del siglo XIX para dar impulso a la carrera teatral de su hija Isabella, llevándola primero a Francia, y luego a Italia. En 1812 Giovanni Colbran compró al Colegio de España una villa, cerca de Bolonia, que luego dejará en herencia a su hija Isabella, que vivió ahí hasta su muerte. La villa, vendida en 1851, fue destruida por un incendio durante la Segunda Guerra Mundial y hoy en día quedan solo el pozo y las columnas de la puerta de entrada.

Isabella Colbran (Madrid, 1785 – Castenaso, 1845) destacó enseguida como cantante de gran talento y compositora. Su primera exhibición italiana tuvo lugar en Bolonia en abril de 1807. Gran actriz e intérprete refinada, fue protagonista en 1815 de la primera obra compuesta por Gioacchino Rossini para el Teatro San Carlo de Nápoles, Elisabetta, Reina de Inglaterra. Isabella Colbran fue también la primera intérprete de muchas otras óperas serias italianas de Rossini, con el que se casaría en Castenaso el 15 marzo de 1822, en la iglesia de la Virgen del Pilar. A la muerte de Giovanni Colbran, en 1820, Giocchino Rossini compró un sepulcro con el propósito de que realizaran para él y su familia un monumento funerario en la Certosa de Bolonia: “Rossini Gioacchino solicita la propriedad de un sepulcro para su familia, y la posibilidad de sepultar al señor Giovanni Cobran, padre de su consorte, para que el dicho sepulcro sea de plena propriedad de las dos familias Rossini y Colbran”. El monumento, que al principio fue encargado a Adamo Tadolini, fue realizado en 1823 por el escultor Del Rosso di Carrara y colocado en el Claustro Mayor en Levante, Arco 6, de la Certosa, donde todavía se encuentra. En el monumento está esculpida la figura de Isabella, sentada y apoyada en una columna que sostiene el busto del padre. En la parte inferior un amorcillo alado toca una cítara. En la misma tumba fueron sepultados la madre de Rossini, Anna Guidarini, cantante (Pesaro, 1771 - Bolonia, 1827), el padre Giuseppe, trompetista (1764 – 1839) y la misma Isabella Colbran, de la que el músico se había separado consensualmente en 1837. En 1846, año posterior a la muerte de Isabella, Rossini se casó en segundo matrimonio, con Olimpia Pélissier. Gioacchino Rossini (Pesaro, 1792 – Passy de Paris, 1868), fue enterrado tras un funeral solemne en el cementerio de Père Lachaise de Paris, cerca de Chopin y Bellini. En mayo de 1887 el cuerpo fue trasladado a la iglesia de S. Croce en Florencia, cerca de otros grandes artistas italianos. Gioacchino Rossini, con motivo de la muerte de su madre, escribió a su padre desde París, el 5 de marzo de 1827: "Desde que nos llegó la desafortunada carta del Doctor Giorgi sobre el estado de salud de mi Madre, no puedo dejar de mirar a los que me rodean, ¡y leí finalmente en su silencio el fatal decreto que el padre debía revelar a su hijo! Pierden a su edad el poco valor que me parece que tengan, en el momento en que necesitamos virtud y firmeza de ánimo; yo no lloro, me ahorco: siento la pérdida; y me agarro lo que me queda; encontraremos juntos el modo de honrar la memoria de la Esposa, y de la Madre, es esta la compensación más dichosa que podamos desear. Sólo lamento no haber compartido con usted el dolor y la benevolencia de haber prestado los últimos auxilios a mi buena madre, acoja mis sentimientos de reconocimiento y, al mismo tiempo, los votos ardientes por su conservación, y como prueba de amor y de valentía. Llévese a cabo con su cuidado personal la colocación del frío cadáver: más tarde hará el Hijo cuánto le debe a ella que le ha dado vida: si comparte conmigo el deseo de abrazarnos, y si no se siente con ganas para vivir en la dolorosa región, venga a París, pero compruebe su estado de su salud antes de emprender un viaje tan duro debido al rigor del tiempo. Remunere a todos aquellos que, más felices que yo, han prestado servicios a la difunta madre, de cada uno de sus parientes y a los nuestros una suma tal que sientan lo menos posible la desgracia común, y que alguien me encuentre el intérprete de los sentimientos del tesoro que he perdido: pruebe ahora que mi sangre corre sus vuestras venas, que comparte conmigo el deseo de honrar a la Esposa, y que el poco tiempo que nos aleja el encanto de verla de nuevo en el Cielo, no podrá abatir a quien ostenta honor y virtud. Mi buen padre yo me siento con fuerza para todos y tengo la convicción de que usted me igualará. Escribame, este será el consuelo más dulce que puedan dar a su querido Hijo vuestro, Gioacchino Rossini". (Traduzione a cura di Antonella Ventrici - nell'ambito del progetto di Alternanza scuola-lavoro 2020/21 con il Liceo Linguistico Boldrini di Bologna).

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