Monumento di Edoardo Pepoli

Monumento di Edoardo Pepoli

1801 circa

Scheda

Il monumento, dedicato al nobile musicofilo Edoardo Pepoli, morto nel 1801, è una della più celebri tombe dipinte realizzate da Palagi per la Certosa di Bologna, due delle quali soltanto sopravvissero, tra le quattro eseguite dall’artista nel suo periodo giovanile. Il foglio conservato presso la Biblioteca dell'Archiginnasio, eseguito a penna con un tratto rapido, presenta in alto a sinistra il numero d’inventario, 62. È giunto alla biblioteca con il ricco fondo grafico dell’artista, acquisito dal Comune di Bologna dopo la sua morte. Si tratta di un progetto per la tomba dipinta del nobiluomo Odoardo Pepoli, morto a Bologna nel 1801 e sepolto alla Certosa, nel chiostro della Cappella. Il monumento è uno dei quattro realizzati da Palagi per il cimitero comunale della Certosa, prima della sua partenza per Roma, avvenuta nel 1806. Il monumento, voluto dagli eredi e curato dall’esecutore testamentario del Pepoli, Antonio Bolognini Amorini, anticipa di più di un decennio la tendenza a imitare nei monumenti dipinti la scultura, abbandonando la prospettiva illusionistica comune ad opere analoghe in questo periodo.

Palagi finge una nicchia con cassettonato romboidale che evoca i lacunari della Basilica di Massenzio. Un grande sarcofago ne domina la struttura e su un alto zoccolo mistilineo, occupato dall’iscrizione, si distende una figura maschile avvolta in un panneggio, il gomito appoggiato al cuscino. La mano destra nel disegno si nasconde dietro il fianco della figura mentre nell’opera finita è ben visibile mentre un serpente, forse l’ouroboros, le si avvolge attorno risalendo fino al gomito. Questa figura di gisant, così simile ai defunti etruschi, ricorda, nell’aspetto di scultura imponente in una pietra dai riflessi dorati, quasi un’arenaria, le tante divinità fluviali e le immagini di Zeus barbato o di Esculapio note agli artisti dai repertori a stampa e dai calchi in gesso che popolavano le “stanze delle statue” delle Accademie di belle arti. Allusivi alla musica amata dal defunto sono i trionfi di strumenti che si dispongono simmetricamente ai lati dell’iscrizione. Nel disegno si tratta di rapidi accenni in cui si distinguono una face rovesciata, un serto vegetale e una corona. Nel dipinto si leggono anche sistri, crotali, cembali e strumenti a fiato, anch’essi desunti dai repertori di scultura antica che Palagi aveva modo di consultare in casa del suo protettore Aldrovandi e di cui in seguito arricchirà la sua biblioteca. Tra uno zoccolo e l’altro si trovano coppie di maschere teatrali, tratte dai coronamenti dei sarcofagi classici. Il dipinto, oggi in pessimo stato di conservazione, ampiamente ridipinto nella parte inferiore, è ricostruibile nello stato originale grazie ai repertori a stampa del Terry, del Salvardi e dello Zecchi e nella policromia da una miniatura del Rizzi.

Antonella Mampieri

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