Monumento di Cesare Beau

Monumento di Cesare Beau

1874

Scheda

La tomba dedicata alla famiglia Beau è collocata nel passaggio che mette in comunicazione la Galleria degli Angeli con il Chiostro Settimo. Il grande rilievo è tra le migliori rappresentazioni del verismo borghese post-unitario a Bologna. Il monumento a parete fu commissionato da Carolina Mignani per commemorare il marito Cesare Beau, ricco commerciante morto nel 1871. E' una delle prime opere realizzate in Certosa dallo scultore livornese Salvino Salvini (1824 - 1899), insieme alla tomba De Maria, posta proprio di fronte. La stele si compone di una parte superiore, con il busto del defunto, e di una parte inferiore, a rilievo, in cui è raffigurato il compianto dei familiari. La moglie, inginocchiata, regge nella mano sinistra una corona di fiori, omaggio al marito, mentre con la destra si sostiene al figlioletto Augusto. Accuratissima anche la resa degli altri elementi della scena, come il candeliere che sorregge una torcia fumante, simbolo della comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. L'opera rientra appieno in un clima culturale profondamente mutato dopo la breve parentesi del governo giacobino: la donna non è più celebrata per le sue virtù, come nei tanti monumenti ad esse dedicate nel Chiostro III, ma rientra in un ruolo subalterno di vedova inconsolabile, qui di fatto incapace di reggere al dolore senza il sostegno del figlioletto, fatto improvvisamente uomo.

Nell’angolo inferiore sinistro presenta la firma dell’artista; nella parte superiore in un tondo è collocato il ritratto di Cesare Beau a mezzo busto, vestito con giacca, camicia e cravatta annodata alla Byron, con nodo floscio e svolazzante. Questo nodo rappresenta una delle tipologie di nodo alla cravatta dell’Ottocento, periodo durante il quale assunse varie forme, da quella a farfalla sino a quella che attualmente è ancora in uso, che comparve alla fine del secolo. La parte centrale del manufatto è occupata da un rilievo che presenta Carolina Mignani affranta dal dolore della perdita del marito - noto commerciante di pellame - consolata e sorretta dal giovane figlio. Lo scialle che indossa, parzialmente sovrapposto al capo, è ripreso da un’usanza del Cinquecento: in quel periodo le donne portavano lo scialle in questo modo in segno di lutto o vedovanza. Il bambino - Augusto Beau - presenta l’abbigliamento tipico dei ragazzi dell’Ottocento, tale e quale a quello degli adulti in quanto ne riprende i calzoni corti al ginocchio (coulotte), la giacca, il panciotto, la camicia e la cravatta, annodata a farfalla. È un tipico bambino del XIX secolo, copia fedele degli adulti, il cui abbigliamento trova giustificazione in quest’opera se dal punto di vista iconografico viene interpretata come il momento in cui (dopo la scomparsa del padre) il ragazzo assume la responsabilità di prendersi cura della famiglia, ed accetta il ruolo di capofamiglia. A destra è posto un candeliere finemente decorato che regge una torcia fumante, simbolo della comunicazione tra il mondo terreno e quello divino nonché emblema della luce che rischiara le tenebre. (Silvia Sebenico)

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