Monumento Caruso

Monumento Caruso

Scheda

Lo sviluppo progettuale della tomba Caruso nel Chiostro Terzo, è documentato grazie al fondo De Angeli, donato dagli eredi all’Ordine Architetti di Bologna nel 1993.

Della tomba vengono allestite tre versioni, via via semplificate, fino a quella effettivamente costruita. In questo caso De Angeli cerca inizialmente di confinare uno spazio ben definito, grazie alla proposizione di quinte a graticcio in travertino, fiancheggianti il sarcofago. Due panconi lapidei avrebbero ulteriormente delimitato l’ambito della tomba. Dapprima vengono soppressi i panconi, poi le quinte, fino all’assetto attuale. In questa opera viene affiancato per la parte scultorea da Luciano Minguzzi, che realizza una effigie a bassorilievo del defunto, disposta sul lato destro del sarcofago. Il testo incisivo della epigrafe sottostante è stata espressamente dettata dal defunto, come riporta l’epigrafe stessa: Prof. Dott. Carmelo Caruso, Direttore compart.le dei Tabacchi in Bologna, protettore dei deboli, fustigatore dei disonesti. N. Noto 13 IX 1877 M. Bologna 28 X 1941. Epigrafe dettata dal defunto.

Il sarcofago è interamente in travertino, come pure la struttura basamentale e il lapidone di chiusura della cripta, delimitato da larghe fasce in marmo verde. Sulla sinistra del sarcofago, in una fascia incassata speculare all’effigie, è scolpito il Crisma cristologico, con un modulo grafico stretto ed allungato, che assume un originale valore plastico.

Nel corso del 2004 la tomba, abbandonata da anni, è stata restaurata a cura dello Studio Cavarocchi, per volontà del nuovo concessionario, la famiglia Battistini. Nell’occasione sono state apportate alcune lievi modifiche, con l’avvallo della Soprintendenza preposta, per dare seguito alle esigenze della nuova committenza. Il lapidone è stato capovolto con l’iscrizione originale della famiglia Caruso, in modo da potere incidere sul rovescio l’epigrafe della famiglia Battistini. In questo modo è stato conservato intatto il lato originario. La tomba Caruso testimonia così come i sepolcri hanno subito spesso modificazioni per accogliere e rendere tributo a nuovi defunti, oppure per mutato possesso. Attualmente diverse tombe storiche della Certosa, prive di eredi, vengono assegnate a nuovi acquirenti, dando un inaspettato carattere dinamico alla compagine architettonica; ci si può augurare che una simile attualità delle parti storiche più antiche possa contribuire a garantire la conservazione dei settori ottocenteschi maggiormente esposti all’azione del tempo e dell’abbandono.

Enrico De Angeli consegue la laurea in Ingegneria Civile nel 1924 alla Scuola di Ingegneria a Bologna; subito intraprende una fitta collaborazione con giornali e riviste iniziando una originale azione pubblicistica che caratterizzerà tutta la sua vita. Il suo interesse per i diversi canoni del progetto lo avvicina ai coetanei che tentano di esprimere le esigenze di una nuova architettura: Vaccaro, cui sarà legato da una solida amicizia, Bega, Legnani, Santini, Saccenti, Tornelli. Il suo lavoro, quello progettuale e quello intellettuale, è rivolto costantemente a Bologna, con un’attenzione per lo più incompresa e non ricambiata, e ottenendo purtroppo pochissimi riconoscimenti ufficiali. De Angeli realizza in Certosa pochi ma significativi progetti, calibrati e originali. L’edicola Finzi (1939), nel cimitero ebraico, propone una soluzione alquanto originale, che propone temi architettonici svincolati dai canoni usuali dell’edilizia cimiteriale. De Angeli intende delimitare chiaramente un semplice spazio, con una quinta marmorea ed un inedito pergolato metallico, sullo sfondo di una composizione di lapidi e pannelli in marmo e granito. La cappella Baldovino nel Campo degli Ospedali (1951), affiancata a quella progettata dall’amico Vaccaro per la famiglia Goldoni, è un ampio vano delimitato da due setti laterali in mattoni e completamente aperto sul fronte e chiuso sul retro solo da una cancellata; la semplicità dell’edificio, nei materiali e nella composizione, rafforzano ulteriormente il congegno scenografico dell’impianto, distinguendolo nettamente tra le soluzioni comunemente adottate.

Daniele Vincenzi

Estratto da: B. Buscaroli, R. Martorelli (a cura di), Luce sulle tenebre - Tesori preziosi e nascosti dalla Certosa di Bologna, catalogo della mostra, Bologna, Bononia University Press, 2010.

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