Monumento a Luigi Galvani

Monumento a Luigi Galvani

9 novembre 1879

Scheda

Il monumento dedicato a Luigi Galvani fu realizzato dallo scultore Adalberto Cencetti (Roma, 20 giugno 1847 – ivi, 4 novembre 1907) e venne inaugurato il 9 novembre 1879. Collocato nella omonima piazza di fronte alla Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, venne definito dal giornale "La Patria" il "primo monumento civile di Bologna". La sua realizzazione fu seguita attentamente dai bolognesi, in quanto affidato ad un artista 'forestiero': al concorso per la sua esecuzione avevano partecipato diversi artisti locali che non erano riusciti ad aggiudicarsi questa importante opportunità. Per la parte tecnica Cencetti si affidò all'azienda bolognese di lavorazione del marmo 'Davide Venturi & Figlio'. Similmente alle altre città italiane, anche a Bologna dopo l'Unità d'Italia si assiste alla collocazione di monumenti emblematici della storia locale e nazionale. Al Galvani seguiranno quelli al Conte di Cavour, Ugo Bassi, Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, all'8 agosto 1848 ecc.

Il giornale locale l'Ancora ci descrive nel 1874 l'esposizione delle opere che parteciparono al concorso. Il 13 ottobre: I bozzetti pervenuti al Comitato per far parte del concorso aperto pel Monumento al grande Luigi Galvani saranno pubblicamente esposti nella sala al piano superiore del palazzo Galvani gentilmente concessa dalla Lega per l’istruzione del popolo, a cominciare da domenica 18 ottobre corr. sino alla successiva domenica 25 corr. dalle ore 12 merid. alle ore 4 pom. L’accesso all’esposizione è gratuito. I bozzetti pervenuti sono in numero di ventuno. Per estrarli dalle casse con ogni cautela e per esporli convenientemente il Comitato ha nominato una Commissione competente nelle persone dei signori Leopoldo Lambertini; prof. Luigi Busi, prof. Tito Azzolini e prof. Luigi Samoggia. Il Comitato nominerà poi quanto prima la Commissione d’arte che deve dare giudizio sui bozzetti esposti, e in essi figureranno certo anche artisti estranei alla città di Bologna. Intanto mercé l’esposizione pubblica il paese potrà dare un primo giudizio sui lavori dei concorrenti. 19 ottobre: Oggi Domenica 10 corr. a mezzogiorno, nella sala della Lega per l’Istruzione, nel Palazzo Galvani si apre l’esposizione al pubblico dei modelli pel monumento a Galvani presentati al Concorso; come si disse la esposizione dura sino a tutta Domenica ventura; e sta aperta ogni giorno dalle 12 ant. Alle 4 pom. I bozzetti sono pervenuti da Roma, Firenze, Milano, Torino, Forlì, dalle Provincie Meridionali, da Bologna e Provincia. Ecco la nota dei motti dei 21 modelli che prendono parte al concorso. 1. Scienza e osservazione. 2. Aveva ragione Galvani. 3. A Galvani la Patria. 4. Nei monumenti si legge la storia dei secoli. 5. Amore ed Arte. 6. L’affaticarsi non è mai invano. 7. Il Mondo. 8. Sempre. 9. Onore alle patrie glorie (con fotografia). 10. Secondo la gamba ho tentato il passo. 11. Eppur si move etc. etc. 12. Perdidi oleum atque operam. 13. Ardisci e spera (con fotografia). 14. Atene. 15. Galvani spiega il suo grande ritrovato. 16. Si vuol rappresentato Galvani in quella ch’egli contempla la sua grande scoperta, ripensando l’utilità che può derivarne alla specie umana. 17 Amore allo studio. 18. Italia. 19. Amleto. 20. Galvani e i suoi pensieri (fuori concorso per essere giunto solo il 3 Ottobre). 21. Senza fortuna (disegno fuori concorso). Il Comitato pel Monumento a Galvani ha poi nominato nella sua ultima seduta la Commissione di arte che deve dare un parere sui bozzetti pervenuti al concorso, chiamandone a far parte tre distinti artisti, tutti estranei alla città di Bologna. 20 ottobre: Abbiamo visitato ieri i modelli del monumento a Galvani esposti nelle sale superiori del Liceo che dallo stesso grande fisiologo si intitola. Si direbbe che l’arte conosce le forze limitate in verbo quattrini del Comitato: la maggior parte dei ventuno modelli non si possono ammettere che come sbadigli di stomachi sfiduciati. Povero Galvani: chi me ne ha fatto un arruotino; chi me lo ha messo lì nell’impiccio di tener stretto una macchina elettrica sopra un tavolo che ha perduto tre gambe: chi me lo dà in un momento di malumore coi libri cacciati a domicilio coatto sotto la seggiola: chi me ne ha fatto un Re Mago pel Presepe di Natale e chi un vecchio furibondo per un assalto di gotta. I più sono in piedi ma ce ne sono parecchi anche a sedere: fra questi uno che deve certo servirsi al magazzino Cornaglia di Via Miola… a giudicarne dalle seggiole che ha in casa. Negli atteggiamenti dei volti poi ce n’ha per tutti i gusti: dagli occhi strabuzzati della Niobe fino alla bonomia di una presa di tabacco. Tutto ciò non toglie che non vi sia modo di scegliere… massime esigendo dall’artista qualche variante. Il n. 11 che porta la scritta – eppur si move – è un modello che ha il suo merito. C’è lo sforzo di rappresentarci, sopra un piedistallo di quattro metri, una scena che succede accanto ad una finestra: ma l’artista ha superato il lato difficile del suo concetto con sufficiente dinsivoltura. Però in fatto di disinvoltura il suo Galvani ne ha troppo assolutamente nella gamba destra: quello è un passo da Orazio Coclite al ponte e non da Professore di Università. Il misto di sorpresa, di ansietà e del tandem aliquando è bene caratterizzato: ma quel volto ha bisogno di un po' più d’anni. Tutto sommato questo non è da mettere subito in disparte. Una bella statuina da appartamento, una vera delizia, è il n. 10 (secondo la gamba ho tenuto il passo); ma è lungi dall’essere una statua monumentale. Quel Galvani è messo sopra un piedistallo, ha l’aria di uno che non sa rassegnarsi all’idea di vivere, secondo il comune di S. Simone Stilita, sulle colonne. Ma come lavoro: il n. 10 è di molto garbo. Parecchi altri sonvi di cui meriterebbe dir due parole: statuine ben modellate, ma da cui ne distolgono la fretta e, diciamolo, anche la banalità odiosa della consueta tavoletta in mano su cui Guttemberg p. es. ci avrà il “fiat lux” Archimede un triangolo isoscele, e Galvani per analogia un ranocchio scorticato. In una parola: se si cerca una statua di Galvani si troverà fra i 21 modelli con discreta facilità: ma per un monumento è permesso dubitarne. L’arte è troppo abituata oggidì a vivere nelle camere di quattro metri in quadro. Le idee così monumentali, così famigliari ad altri tempi, sono perdute.

Il Monumento realizzato da Adalberto Cencetti sarà poi così descritto ne "L'ILLUSTRAZIONE ITALIANA" del 9 Novembre 1879: Oggi si inaugura la statua eretta a Luigi Galvani dà suoi concittadini bolognesi nella piazza detta del Pavaglione, ora piazza Galvani. La statua, della quale l'Illustrazione offre ai suoi lettori il disegno, è opera dello scultore Adalberto Cencetti romano. Quando per pubblica sottoscrizione fu raccolta quasi tutta la somma necessaria alla statua e fu aperto il concorso, vale a dire cinque anni sono, il Cencetti faceva i primi passi nella via spinosa dell'arte. Come Ercole Rosa, anche il Cencetti aveva imparato a modellare studiando ora molto ora poco, e secondo la propria inclinazione piuttosto che seguendo i precetti di un artista provetto, perchè la dura necessitas lo obbligava a lavorare contemporaneamente il marmo per gli altri, tanto per andare avanti. Pure si sentì ispirato e modellò il suo bozzetto; lo modellò anzi in quella stessa stanzetta del sesto piano del palazzo Poli nella quale più tardi Paolo Costa modellava il bozzetto della sua statua colossale di Vittorio Emanuele. A Bologna il Cencetti non aveva né raccomandazioni né conoscenze: pare, siccome molte volte il vero merito la vince anche nei concorsi, il bozzetto del Cencetti fu scelto non solo, ma lodato ed encomiato molto dagli artisti che erano stati prescelti per giudicare. Ma la prova non era finita, e quando la commissione era stata appena data al giovane artista, sui giornali di Bologna si suscitò una viva polemica intorno al concetto espresso dal Cencetti nella sua statua. Dicevano gli oppositori che, rappresentando Luigi Galvani nell'atto in cui scopre per la prima volta i movimenti impressi sul corpo morto di una rana da un arco composto di rame e zinco, non era colto il momento saliente della sua vita scientifica, non era ben dimostrata la ragione per la quale si innalzava un monumento al celebre scienziato. Questi oppositori trovarono però chi non si lasciò persuadere da sì speciosi argomenti, e se il Cencetti fu attaccato da una parte della stampa fu difeso validamente dall'altra, e la Commissione incaricata di sovraintendere all'erezione del monumento, dopo avere un po' pencolato, finì per approvare definitivamente il primo concetto. E fece benone perchè la statua di Cencetti è davvero una buona statua e la prima maraviglia di chi si accorge di un naturale fenomeno inaspettato vi è espressa felicemente. La figura colossale è modellata con un fare largo e simpatico ed il marmo è lavorato con robustezza e senza leccature, qual si conviene ad un'opera d'arte destinata a stare all'aria aperta e ad esser vista tanto alla luce di sera che a quella di giorno. Da ogni parte la si guardi, e questo era il difficile, la figura del Galvani presenta una massa omogenea, una linea simpatica: insomma Bologna ha proprio ragione d'esser contenta di questo ornamento della più frequentata delle sue piazze.

Il Cencetti modellò la statua in uno studio che apparteneva prima alla pittrice signora Jerichau; l'andò a scolpire a piazza Barberini in certi studi dove una volta ha lavorato anche il Tenerani. Per ottenere la rassomiglianza più perfetta che si potesse ha fatte tutte le ricerche possibili ed ha trovato ritratti del Galvani fatti dal vero. Un giorno avendo incontrato per caso un canonico che rassomigliava come due gocciole d'acqua al suo Galvani, cominciò a pedinarlo e non fu contento finché non arrivò a conoscerlo ed a pregarlo di volergli far da modello per due o tre sedute. Il buon sacerdote, da prima un po' spaventato, finì coll'acconsentire di buon grado, forse pensando che era opera meritoria concorrere all'erezione di un monumento a chi aveva perduto la cattedra per non voler prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica Cisalpina. Il Cencetti, che ha terminato la statua già da otto o dieci mesi, ha condotto a termine anche parecchi altri lavori, frà quali molti ritratti e due busti veramente belli e che a Parigi piacquero molto e furono comprati, e l'Illustrazione riprodusse allora nelle sue colonne. Rappresentano un vecchio ed una ragazza: questa invita quello con un sorriso procace, quello ne gongola tutto e proprio ci gode: Una copia di questi due busti in terra cotta fu acquistata anche dal giovane Duca Torlonia alla esposizione permanente del Circolo artistico internazionale. Ora il Cencetti sta lavorando intorno ad un'altr'opera importante che figurerà probabilmente alla prossima esposizione di Torino.

Trascrizione a cura di Lorena Barchetti.

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DOCUMENTARIO | BOLOGNA NEL LUNGO OTTOCENTO (1794 - 1914)
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Documentario - Bologna nel lungo Ottocento (1794 - 1914), 2008. La città felsinea dall'età napoleonica allo scoppio della Grande Guerra.

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Marzo - aprile
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Marzo - aprile - albo solitario dell'Accademia del filopaperi di Montedonato pubblicato a beneficio dei danneggiati dalla beneficenza, Bologna, Litografia G. Wenk, 1894(?)

Rana (La) | 1888 n. 26
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La Rana, giornale umoristico settimanale; anno 24 n.26 giugno 1888; Bologna, Compositori. Museo Risorgimento Bologna.

Rana (Strenna della) | 1880
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Strenna della Rana pel 1880 anno XVI; Bologna, Compositori, 1879. Collezione privata.

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