Monti Enea

Monti Enea

27 Luglio 1855 - 26 Ottobre 1900

Note sintetiche

Scheda

Bologna. La formazione presso il Collegio Venturoli | Enea Monti nasce a Bologna il 27 luglio 1855. Il 16 novembre 1867 entra al Collegio Venturoli di Bologna, dove rimane fino al 1874, ricevendo un’accurata formazione culturale e artistica. Durante gli ultimi quattro anni di «alunnato», così veniva denominato il percorso di studi degli allievi, Enea frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna, seguendo le scuole di decorazione, architettura, prospettiva e paesaggio. Presso il Collegio Venturoli si conservano ancora diverse esercitazioni: i disegni di prospettiva, realizzati sotto la guida del professor Valentino Solmi, Scorcio prospettico classico (1872) e un altro Scorcio prospettico classico (1873), ai quali si aggiunge una Veduta di cortile di Palazzo Ghisilardi Fava, «ultimo lavoro di prospettiva eseguito nell’anno 1874 nel mese di giugno». Inoltre Enea segue la scuola di decorazione, realizzando un Fregio decorativo (1873). Lo studente si cimenta anche con il paesaggio come attestano due disegni a matita, un Paesaggio (1873) e un Casolare. 

Firenze. Lo studio di Stefano Ussi | Negli ultimi mesi del 1874 Enea Monti decide di lasciare il Collegio Venturoli per raggiungere i suoi familiari, che si erano trasferiti a Firenze. Lì il giovane  frequenta l’Accademia di Belle Arti, in particolare la scuola di Disegno (nel corso del 1875 il suo nome compare infatti nell’elenco degli alunni), e perfeziona la sua formazione artistica presso lo studio del pittore e accademico Stefano Ussi. Quest’ultimo apprezza particolarmente il talento di Enea e lo aiuta a  scoprire la sua vocazione di acquerellista. Una lettera inviata nel giugno 1880 al Collegio Venturoli testimonia la stima di Ussi: «Io che lo ebbi due o tre anni nel mio studio, ben volentieri lo raccomando a Lei, Sig. Conte, poiché lo prenda in considerazione, poiché vidi sempre in esso la più grande disposizione a divenire un forte acquerellista e lamentai sempre che la mancanza di mezzi lo costringesse a dare il miglior tempo dello studio alle lezioni». 

Un lavoro di Enea, conservato presso il Museo Francesco Borgogna di Vercelli, Studio di Stefano Ussi, datato 1881, risale proprio al periodo fiorentino. L’opera si inserisce nel filone dedicato alla rappresentazione dell’atelier dell’artista, diffuso nella pittura dell'Ottocento e ricorrente nella produzione dei macchiaioli toscani, da Telemaco Signorini a Odoardo Borrani. Gli oggetti raffigurati nell’interno dello studio riflettono la produzione orientalista del pittore, che nel 1875 si era recato in Marocco insieme a Cesare Biseo ed Edmondo De Amicis. Terminato il lungo periodo di apprendistato, Enea decide di fare dell’arte la sua professione. Sarà una strada difficile, costellata di sacrifici e recriminazioni, come emerge dalla corrispondenza intrattenuta con il Collegio Venturoli. Proprio con l’istituzione bolognese il pittore cercherà di riprendere i contatti dopo l’esperienza fiorentina, probabilmente con la speranza di ottenere qualche favore. È probabile quindi che il dipinto Veduta d’angolo del Palazzo ducale di Venezia, datato 1887 e conservato ancora oggi presso il Collegio Venutoroli, sia stato realizzato dall’artista per riallacciare i vecchi rapporti. 

Roma, Nizza e le suggestioni del Caffè Greco | Il raggiungimento della piena maturità artistica coincide per Monti con il soggiorno a Nizza. Una lettera, datata 27 gennaio 1892 e scritta da quella città, offre un riferimento cronologico e permette di datare i due acquerelli oggi conservati presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il primo, Nice- Lavatoire publique dans l’ancienne ville- Interno di paese, rappresenta una veduta urbana e più precisamente il lavoir Sainte-Claire, come si può desumere da un raffronto con una cartolina d’epoca raffigurante le lavandaie intente a pulire i panni. Il secondo, Nice- Une rue dans l’ancienne ville-Interno di paese, è un’altra veduta di paese con una stradina delimitata da edifici alti e stretti. Quest’ultima opera fu molto probabilmente presentata da Enea Monti a Roma all’Esposizione nazionale di Belle Arti del 1893 con il titolo Nizza. Rue droite. I due acquerelli si richiamano all’esperienza macchiaiola per il saldo impianto compositivo, la rappresentazione di una scena quotidiana, il tentativo di cogliere gli effetti di luce, il gusto per l’impressione dal vero. In particolare le vedute di Monti sembrano rivelare interessanti analogie con i paesaggi del pittore Nino Costa. Gli effetti di luce e ombra sugli edifici si risolvono infatti senza forti contrasti chiaroscurali, stemperandosi in un’armonia d’insieme molto più vicina al cromatismo delicato e alle atmosfere cariche di sentimento descritte da Costa, piuttosto che ai violenti trapassi di luce cari a molta poetica della «macchia». Inoltre le vedute nizzarde sono sì impressioni dal vero, animate da lavandaie e persone del popolo, ma risultano costruite attraverso uno schema compositivo, che senza nulla togliere alla naturalezza della scena, appare tuttavia molto meditato, come attesta la complessità delle architetture e l’accuratezza nella definizione delle figure. Nel complesso Enea Monti sembra avvalersi di un procedimento pittorico molto simile a quello utilizzato da Nino Costa e basato su un principio di selezione del dato reale. 

Pur mancando riscontri di un rapporto personale tra Nino Costa ed Enea Monti, si può supporre che l’artista bolognese muovendosi nell’ambiente romano sia entrato in contatto con Costa, o almeno con gli artisti che frequentavano il suo cenacolo. Enea Monti nel 1886 risulta infatti attivo a Roma come pittore, tanto da avere un suo studio in quella città, in via Condotti 81, a pochi passi dalla sede del Caffè Greco, vivace centro culturale della capitale. Le sale del Caffè Greco erano frequentate anche da due artisti bolognesi, i pittori Mario de Maria e Luigi Serra. De Maria, che fu «tra i fedelissimi del Caffè Greco» e «grande conversatore dell’omnibus», potrebbe avere introdotto Enea Monti nel cenacolo romano, dato il rapporto di amicizia che legava i due artisti. Nell’estate 1880, Monti scrive: «Vorrei fermarmi a Bologna anche qualche altro giorno per fare alcuni studi dal vero, approfittando così del bello studio e dei bei costumi che il mio amico Mario de Maria ha messo a totale mia disposizione». Nel 1886 Monti dipinge una veduta di Roma, Il Colle Capitolino e la torre di Paolo III, acquerello firmato, datato e conservato presso Palazzo Braschi. Altre due opere di Monti, conservate presso le Collezioni d’Arte e di Storia della Cassa di Risparmio in Bologna, rappresentano scorci della città di Bologna e si possono probabilmente identificare con due dei quattro lavori, intitolati genericamente “A Bologna”, presentati dall’artista a Roma nel 1893 all’Esposizione Nazionale di Belle Arti. Il primo, Via Nazionale, offre una veduta di quella che oggi è via Toscana all’altezza di Villa Hercolani. L’acquerello per la rappresentazione del paesaggio, rarefatta ed essenziale, e la cromia che si risolve in poche tonalità, sembra porsi in sintonia con la poetica del macchiaiolo Vincenzo Cabianca, amico di Nino Costa e fedelissimo del Caffè Greco. Cabianca, durante gli anni romani, si era discostato ormai definitivamente dal realismo dei macchiaioli per farsi interprete di un’arte “idealizzante”, che concepiva la rappresentazione del paesaggio come espressione di uno stato dell’animo. L’altro acquerello di soggetto bolognese,  Via delle Asse, rappresenta una strada oggi scomparsa, dove sono visibili le antiche botteghe dei battirame a ridosso del palazzo comunale, abbattute nel 1911 per l’apertura di Via IV Novembre. 

Palombara Sabina | A partire dal 1894 Enea Monti si trasferisce a Palombara Sabina, un piccolo borgo vicino a Roma. In una lettera, scritta il 12 agosto di quell’anno, l’artista giustifica il soggiorno con «motivi legati alla salute cagionevole della consorte a seguito del parto del loro primogenito». In un’altra missiva del 9 dicembre 1897 spiega invece così la sua scelta: «Dimoro in questo paese, nel quale il caso mi portò da più di tre anni col solo intento di eseguire restauri e ricerche archeologiche (tante l’una che l’altri da me concepiti) sulla chiesa di San Giovanni in Argentella, monumento del 12° secolo da me scoperto, o per meglio dire, da me tolto all’oblio in cui miseramente da secoli giaceva». La caparbia attività svolta dal pittore, al fine di sollecitare il restauro del complesso architettonico, è ben documentata in un opuscolo, scritto e pubblicato dall’artista nel 1898: La chiesa di San Giovanni in Argentella presso Palombara Sabina. L'interesse archeologico per la chiesa di San Giovanni in Argentella costituisce una novità per il percorso di Monti, che fino ad allora si era dedicato esclusivamente alla pittura. Forse la scelta va messa in relazione con la «situazione di incertezza finanziaria in cui il pittore e la sua famiglia erano costretti a vivere, a causa del poco successo ottenuto come artista». Scrive infatti Enea Monti in una lettera spedita al Collegio Venturoli il 9 dicembre 1897:  

«Lontano da un grande centro, quantunque di sovente io mi rechi alla Capitale con miei acquerelli e anche perché corre epoca assai triste per l’arte che al gusto di negozianti e degli ignoranti acquirenti non si addice, io non posso rallegrarmi meco medesimo per tanti guadagni e neppure accontentarmi per quelli che al mantenimento modesto dalla mia famiglia potessero essere sufficienti. Devo dunque desolarmi giornalmente per la più assoluta impotenza di arrecare in casa il necessario per vivere, costretto a vendere in Roma grandi acquerelli per poche lire, le quali a calcoli fatti si dividono in un guadagno di pochi soldi al giorno, inferiore assai alla giornata del più meschino operaio». La riscoperta dell’edificio paleocristiano di San Giovanni può essere letto  anche come risultato di alcuni stimoli culturali. A questo proposito si può citare l’impegno di Gabriele D'Annunzio a favore dell’abbazia di San Clemente in Casauria. Il poeta nel 1892, appena due anni prima che l’artista bolognese cominciasse le sue perlustrazioni nella campagna romana, fece pubblicare su Il Mattino di Napoli un articolo dal titolo: «Abbazia abbandonata. A Pasquale Villari». Nello scritto D’Annunzio denunciava le condizioni di abbandono della chiesa abruzzese e si rivolgeva al ministro della Pubblica istruzione, invitandolo a prendere in considerazione il progetto di restauro proposto da Pier Luigi Calore. E' probabile quindi che Monti sia rimasto suggestionato dall’esempio di D'Annunzio e, una volta imbattutosi nell’abbazia romana, abbia deciso di calcare le orme del poeta. 

Alla chiesa di San Giovanni in Argentella Enea Monti dedica un suo acquerello Copia di un affresco di Palombara Sabina, conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. L'acquerello, datato 1895, raffigura un duplice affresco presente ancora oggi all’interno della chiesa. L’opera è presumibilmente la stessa che fu presentata all’esposizione romana del 1895, promossa dalla Società degli amatori e cultori delle belle arti, con il titolo Riproduzione all’acquarello di un affresco sconosciuto esistente nella chiesa medioevale di San Giovanni in Argentella, presso Palombara SabinaIl soggiorno palombarese diede a Monti l'opportunità di elaborare due vedute, Scalinata di paese con case, asino, galline e figura di vecchia sul fondo e Scalinata di paese con case, galline, tre figure di donne sedute sugli usci. Certamente realizzate durante il soggiorno presso il borgo laziale, si possono presumibilmente identificare con le opere presentate alle esposizioni romane: A Palombara Sabina e In paese. Le due opere, con i vicoli ripidi e stretti e gli edifici incombenti, ricordano le vedute urbane del periodo nizzardo, anche per la comune impostazione a pendant. Le vedute palombaresi di Monti si possono mettere a confronto con la produzione degli acquerellisti romani, richiamando gli «scorci caratteristici» e «le umili villanelle» dei dipinti di Scipione Simoni, che nel 1897 diede forma a una Veduta di Palombara Sabina

Enea Monti muore il 26 ottobre 1900 all’età di quarantacinque anni, a Palombara Sabina, in una casa di Via del Mercato. Una nota manoscritta conservata tra i documenti del Collegio Venturoli riporta come causa del decesso una «polmonite con febbre infettiva».

Ilaria Chia

Testo estratto da: Ilaria Chia; Paesi e vedute dell'anima nelle opere di Enea Monti. Dalla "macchia" alla Roma bizantina; in Strenna Storica Bolognese, anno LVII 2017, Pàtron, Bologna.

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Paesi e vedute dell'anima
Tipo: PDF Dimensione: 2.97 Mb

Ilaria Chia; Paesi e vedute dell'anima nelle opere di Enea Monti. Dalla "macchia" alla Roma bizantina; in Strenna Storica Bolognese, anno LVII 2017, Pàtron editore, Bologna

Storia delle arti del disegno (La)
Tipo: PDF Dimensione: 1.26 Mb

Augusto Romagnoli, La storia delle arti del disegno studiata nei monumenti che si conservano in Bologna e nei suburbi, 1888. Estratto. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.