Monte Santa Barbara

Scheda

Il 25 maggio 1944 alcuni soldati tedeschi appartenenti al reggimento artiglieria contraerea 131, si dirigono verso Villa d’Ignano alla ricerca di cibo. Cinque uomini (tre tedeschi, un ceco e un soldato italiano) non fanno ritorno perché vengono catturati dai partigiani.
Il colonnello Thomas, comandante del reggimento, intuisce i motivi della scomparsa dei suoi uomini e ordina un’azione immediata contro la Stella Rossa.
Il rastrellamento, pianificato alla stregua di una vera e propria azione militare, ha inizio il 28 maggio 1944. Il comando militare di Bologna ha una parte importante nell’iniziativa e nella pianificazione dell’azione, tuttavia l’ordine di eseguire e dirigere concretamente la rappresaglia nella zona di Monte Santa Barbara viene affidato al tenente colonnello Jaecken, dello stato maggiore del comando supremo SS e della polizia dell’Italia centro-settentrionale.
Jaecken ordina di stringere un cerchio intorno a Monte Santa Barbara, delimitato dalle frazioni di Lama di Setta, Casalino, La Collina, Panico, Marzabotto, Monte Sole, Poggio, Vado e di nuovo Lama di Setta, in modo da procedere concentricamente al rastrellamento. Inoltre il colonnello Schiller, comandante della base aerea di Bologna, dà l’ordine di operazione alle squadre di caccia della Luftwaffe.
La zona delle operazioni viene divisa in quattro settori: il comandante operativo della Luftwaffe, maggiore Terk, ha il compito di avanzare verso Monte Santa Barbara partendo da Marzabotto. Jaecken rimane nella sua postazione di Lama di Setta. Terk comanda i reparti, composti in tutto da 11 ufficiali e 334 soldati, nei settori I-IV. Il resto dell’anello (settore V), da Lama di Setta fino al Reno, viene occupato dalla gendarmeria tedesca e dalla guardia nazionale repubblicana. La batteria contraerea pesante riceve il compito di sparare sulla zona intorno a Ronzano e Villa d’Ignano, a sud di Monte Santa Barbara, dalle 4.45 alle 5.00.
L’operazione non ha il successo sperato: i partigiani resistono al fuoco e nella notte si allontanano dalla zona, raggiungendo la Macchia Fonda, una zona boschiva a cavallo del confine tra Emilia e Toscana. Il maggiore Terk individua i motivi dell’insuccesso nelle difficoltà di comunicazione con i comandanti e nella fretta con cui viene preparata l’operazione.
Il 30 maggio il rastrellamento viene ripetuto, ma ormai i partigiani non sono più nella zona. Le perdite da entrambe le parti sono limitate.
I documenti tedeschi parlano di un morto e due feriti tra le truppe attaccanti; quelli redatti dai partigiani di due morti e tre feriti leggeri tra i partigiani. L’azione, tuttavia, ha una pesante ricaduta sulla popolazione: alcuni civili e un partigiano (di cui non si conosce l’identità) vengono uccisi e 43 poderi vengono bruciati; ovunque i tedeschi si danno al saccheggio e al furto di viveri e animali.
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