Monte San Pietro, (BO)

1943 | 1945

Scheda

Dopo la caduta del fascismo i montesanpietrini esultarono e nei giorni successivi all'8 settembre 1943 un gruppo di antifascisti s'impegnò nell'organizzazione della lotta armata.
Il 1° novembre 1943 a Lizzano in Belvedere si costituì un gruppo, fra cui erano anche dei montesanpietrini, che, sceso sulle colline circostanti a Monte Capra, sarà la matrice della futura 63a Brigata. Dal mese di novembre Grazia, con il nome di battaglia "Marino", guidò tale gruppo di volontari portando la piccola formazione a superare, col valido aiuto dei contadini, il duro inverno.
Nel febbraio 1944 la formazione partigiana, si arricchì coll'ar-rivo di nuovi elementi. Bene addestrata alla guerriglia, accentuò nei mesi successivi la propria attività. Un "Notiziario" della GNR del giugno 1944, certamente esagerando il numero dei partigiani intervenuti nel fatto, scrive: «Il 19 corrente, alle ore 22,45, una pattuglia di 4 militi, giunti davanti alla caserma del posto fisso eli Monte S. Pietro [...] venivano circondati e aggrediti da circa 200 banditi armati che sostavano, nascosti dietro una siepe, nei pressi della caserma. I banditi penetravano quindi in caserma disarmando tutti i militi e asportando otto fucili, 40 caricatori con cartucce a pallottola e otto bombe a mano».
Sulle pendici di Monte Vignola, dove, da circa un mese, era attestata la Brigata "Stella rossa" il 24 giugno i tedeschi tentarono un rastrellamento. La reazione dei partigiani che provocò numerosi morti tedeschi e fascisti, fu vittoriosa. A Monte Pastore, il 29 luglio, vennero uccisi il dirigente del fascio e due militi della GNR.
Il 30 luglio 1944 il Comando Unico Emilia Romagna riconobbe la costituzione della 63a Brigata. Nel mese di agosto, al comando della stessa, fu designato Corrado Masetti "Bolero". Questi, dopo aver lavorato alle Officine "Ducati" di Bologna, era salito in montagna prima dell'estate e, dopo aver partecipato alla battaglia di Montefiorino, nel modenese (28 luglio - 2 agosto), si era unito alla formazione di "Marino" sui boschi di Brasa. Intensa fu l'attività locale nel mese di settembre. Nel capoluogo furono distrutte quattro macchine tedesche (la prima il giorno 5 e l'ultima il 29); il 19 a Calderino venne catturato ed imprigionato un maresciallo tedesco e furono eliminate tre spie fasciste e il giorno successivo, sempre nella stessa frazione, fu sferrato un attacco ad un posto di guardia che provocò feriti tra i militari tedeschi; il giorno 25 a Monte Pastore fu catturata e giustiziata un'altra spia fascista.
Il 15 ottobre 1944, un battaglione della 63a passò il fronte tedesco e si unì ai partigiani della Divisione comandata da "Armando" in "terra di nessuno" e poi combatté a fianco delle forze alleate. Gli altri battaglioni continuarono i loro combattimenti nella zona occupata dai tedeschi.
Per ordine superiore, a scaglioni, dal 25 ottobre in poi, la Brigata si trasferì a Bologna, in previsione di una rapida avanzata alleata. Diversi partigiani montesanpietrini il 7 novembre parteciparono alla battaglia di Porta Lame (v. Bologna). 11 territorio comunale, dagli inizi dell'autunno, divenne immediata retrovia per i tedeschi, che promossero vasti rastrellamenti, massicce deportazioni e feroci rappresaglie.
Un atto di moralità partigiana, che fu reso noto alla popolazione, fu compiuto il 5 febbraio 1945. Due individui che in zona si spacciavano per partigiani commettendo rapine ai danni della cittadinanza furono catturati e giustiziati. Questa era una norma di comportamento verso i rapinatori e valse anche nei riguardi di partigiani che si macchiarono dello stesso delitto.
Il 7 febbraio a Monte San Pietro una delegazione formata da una trentina di donne penetrò nel palazzo comunale e, dopo aver cacciato gli impiegati, appiccò fuoco ai ruoli delle tasse e alle liste di leva.
Amleto Grazia, che negli ultimi mesi aveva assolto importanti incarichi logistici e informativi, il 9 aprile cadde in località Amola di Montagna, falciato da una raffica tedesca. Le avanguardie della 5a Armata americana misero piede nel territorio del comune il 17 aprile 1945. Il 19 seguente, un battaglione della 63a prese contatto con gli americani e procedette a liberare Monte San Pietro facendo 200 prigionieri e uccidendo 20 tedeschi.
Nelle prime ore del giorno 20 giunsero le forze alleate. Il battaglione partigiano continuò la lotta al loro fianco.
Subito dopo la Liberazione il CLN locale nominò la Giunta comunale ed il sindaco nella persona di Andrea Nicoletti.
Il Comune è stato decorato della Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Questo il testo della motivazione: «Situato in posizione particolarmente favorevole per azioni di guerriglia, sulle colline che dominano la città di Bologna, il Comune di Monte S.Pietro si oppone sin dall'inizio al tedesco invasore, impegnandone notevoli forze per operazioni di controllo del territorio e repressione. La 63a brigata partigiana, cui appartenevano molti dei suoi cittadini, partecipò a numerose operazioni, sorretta e protetta da tutta la popolazione, che per questa sua collaborazione sopportò persecuzioni, saccheggi e barbari eccidi. Venutosi a trovare a ridosso del fronte nemico, nell'inverno '44-'45 e fino alla liberazione, sostenne una impari lotta con le più agguerrite formazioni nazi-fasciste, subendo numerosi bombardamenti aerei e di artiglieria. Nell'aprile del 1945, chiamato all'insurrezione generale, combatte con eroica determinazione fino alla completa liberazione della zona».

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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Antifascismo e lotta di Liberazione
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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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