Monte Rombon e Cukla (Slovenia)

Monte Rombon e Cukla (Slovenia)

Scheda

Monte Rombon con i suoi 2208 metri è il monte più alto dell'intero fronte dell'Isonzo. Domina da nord la conca di Plezzo (Bovec), una delle aree focali dello sforzo bellico italiano durante l'intera durata del conflitto sul fronte orientale: una larga piana circondata da monti, che dava accesso al passo del Predil, punto nevralgico delle vie di comunicazioni austro-ungariche per i rifornimenti dell'intero fronte dell'alto-Isonzo. Per i reparti alpini italiani che scendendo dal monte Canin e attraversando sella Nevea e sella Prevala si avvicinavano al monte Rombon a picco sulla conca di Plezzo, appariva chiarissima l'importanza del possesso di quella cima così imponente.
Le caratteristiche alpine di questo tratto di fronte riducevano drasticamente la possibilità di movimento e di svolgere operazioni militari alla sola buona stagione. Già nell'agosto 1915 durante la seconda battaglia dell'isonzo gli italiani tentarono un attacco al Rombon, riuscendo ad impossessarsi del suo contrafforte, monte Cukla, e la zona di Planina Goricica. L'attacco fu portato avanti da un gruppo speciale di alpini detto "Gruppo Bes", dal nome del loro comandante Celestino Bes, futuro maggiore comandante del battaglione alpini Val Tanaro, che comprendeva i battaglioni alpini Ceva e Mondovì. Il Cukla era di molto inferiore come altezza alla vetta del Rombon, 1583 metri a fronte di 2208. Ogni attacco italiano verso la cima poteva essere respinto con il solo rotolamento di sassi giù dalle posizioni austroungariche. Già da giugno 1916 una circolare austriaca, la numero 2184, proveniente dal comando del gruppo d'armata Rohr di Starklave raccomandava che si provvedesse "che si faccia abbondante uso delle cosiddetta batterie di pietre, cioè far precipitare dall'alto sugli assalitori tronchi d'albero in precedenza preparati e macigni".
Nel febbraio 1916, in pieno inverno, gli austriaci riuscirono a riconquistare la vetta del Cukla con un rapido contrattacco che sorprese il presidio di alpini. Per riguadagnare le posizioni perdute i comandi italiani progettarono un'offensiva non appena la buona stagione lo avrebbe permesso. I preparativi non sfuggirono agli austriaci che imbastirono a propria volta un ulteriore contrattacco per scalzare ulteriormente gli italiani dalla zona del Cukla che però fallì a causa della resistenza italiana. Il grande pericolo corso con queste operazioni e l'irrequietezza nel settore degli austriaci portarono gli italiani a prendere in mano drasticamente la situazione. Si decise di procedere ad un contrattacco immediato nella speranza di cogliere gli austriaci ancora disorganizzati e stanchi dal loro fallito tentativo. La sera del 10 maggio elementi dei battaglioni alpini Saluzzo e Bassano, veterani delle posizioni del Cukla, riuscirono a catturare l'intero presidio austriaco di vetta (circa 2 compagnie del 4° reggimento di fanteria bosniaco). La reazione austriaca alla perdita del monte fu feroce: un violento bombardamento decimò le già provate truppe alpine.
Per settembre i comandi italiani, resi fiduciosi dalla buona riuscita dell'attacco di maggio, riprogettarono un assalto al Rombon. Fu un attacco generale su tutta la linea, condotto dalle compagnie dei battaglioni alpini Valcamonica, Borgo San Dalmazzo, Saluzzo, Bicocca e Ceva. L'operazione risultò un fallimento: l'attacco fu respinto con gravi perdite.
Dal settembre 1916 il settore si stabilizzò. Nemici comuni dei soldati di entrambi gli schieramenti erano la natura del terreno e la cosiddetta "morte bianca". Si contano decine di casi di valanghe nella zona del Rombon, tra cui una, tristemente famosa, del 16 gennaio 1917 che travolse quaranta alpini della 14a compagnia del battaglione Borgo San Dalmazzo, uccidendone 15 e ferendone 20. Ultimo sussulto ci in zona fu proprio durante le prime fasi della battaglia di Caporetto. La conca di Plezzo fu uno dei corridoi di accesso alle retrovie italiane. Per vincere la resistenza in loco gli austriaci usarono i gas asfissianti, riuscendo in pieno nel loro obiettivo di balzare in avanti di sorpresa verso le valli che portavano al cuore della pianura friulana. Sulle vette a picco sulla conca, Cukla e Rombon, non arrivò l'effetto dei gas ed anzi gli alpini resistettero a lungo agli attacchi austriaci, venendo in gran parte catturati dopo ore di combattimento. Parte dei reparti riuscì a sganciarsi combattendo e a retrocedere pian piano verso valle. Noto è lo scontro sostenuto da un'ultima retroguardia di alpini a sella Nevea, in condizioni disperate, nel tentativo di coprire la ritirata dei reparti ancora organici verso valle. Finivano così, dopo oltre due anni e mezzo di guerra, i combattimenti sul monte Rombon e sui suoi contrafforti.

Di Giacomo Bollini

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