Monghidoro, (BO)

Monghidoro, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Nelle elezioni politiche del 1919, a livello comunale i voti ai socialisti compirono un forte balzo in avanti, tanto da raggiungere la maggioranza. Nelle elezioni amministrative dell'autunno 1920, fu invece la lista del Partito Popolare che ottenne la maggioranza, così come in altri sei comuni della montagna bolognese. Tuttavia, la consistente presenza socialista fra i monghidoresi fu mal tollerata dalla reazione avanzante. Lo squadrismo fascista compì anche in questo comune un assassinio. Alcuni fascisti di Loiano, recatisi dopo una festa a Monghidoro per uccidere il comunista Enrico Calzolari, non avendo trovato nella casa ove la ricercavano la vittima predestinata, spararono più colpi d'arma da fuoco contro Alberto Rossetti (di anni 39), calzolaio. Questi, ferito mortalmente, fu trasportato all'Ospedale Maggiore di Bologna, dove morì alle 8,50 del 14 febbraio 1922. Durante gli anni del regime fascista, tre nativi di Monghidoro furono deferiti, processati e condannati dal Tribunale Speciale (Aula IV). Tra questi fu Carlo Alpi, (classe 1909), operaio, poi impiegato dello stato, impegnato nella politica antifascista fin da giovinetto, prima attivo comunista, poi passato al Partito d'Azione, arrestato e condannato due volte dal Tribunale Speciale (nel 1932 e nel 1938, rispettivamente a 20 e 8 anni di carcere) e confinato. Al confino fu pure condannato Bruno Ferretti (classe 1897), calzolaio, relegato nell'isola di Ponza e più volte arrestato, che diventerà poi collaboratore dei partigiani durante la lotta di Liberazione nel monghidorese (Confinati e Dizionario).

Quando in Spagna scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, tre nativi di Monghidoro - i fratelli Lanzarini, Aurelio, Antonio e Carlo, tutti tre emigrati in Francia tra il 1924 e il 1925 - parteciparono nelle file degli antifascisti internazionali in difesa di quella repubblica. Aurelio, combatté a Guadalajara dove fu ferito e risultò disperso dal giugno 1937; Antonio e Carlo, quest'ultimo ferito a Campillo nel febbraio 1938, rientrarono in Francia (Spagna).
Durante la lotta di Liberazione, Monghidoro vide una partecipazione di suoi paesani prevalentemente alla 62a Brigata e ad altre alle formazioni combattenti e fu teatro di attività partigiane.
Relativamente al mese di agosto 1944, il "Bollettino" mensile del Comando Unico Militare Emilia-Romagna del Corpo Volontari della Libertà, segnala le seguenti azioni partigiane nell'ambito del comune: la distruzione di un'autocorriera tedesca a Piamaggio che provocò anche due morti (il giorno 2); una vasta operazione di taglio di fili telefonici militari sempre a Piamaggio (il 3) e, poi, in un sol giorno (il 16), nei pressi del capoluogo, un combattimento prolungato, con un reparto tedesco, che subì numerose perdite, e la distruzione di un auto mezzo carico di soldati, diversi dei quali perirono. A Ca' di Giorgio, il 9, il 10 e la mattinata dell' 11 agosto, furono tenuti i fratelli Gino, Giovanni e Pietro Musolesi, tutti e tre militanti nella Brigata "Stella rossa" che erano stati catturati presso la casa del padre, in località Acquafresca di Monzuno. Dopo lunghi interrogatori e torture, nella stessa giornata dell'11, assieme a Enrico Calzolari (classe 1898, barbiere, della 62a Brigata "Garibaldi", il comunista che i fascisti avrebbero voluto uccidere nel 1922, di cui abbiamo detto sopra), vennero fucilati nel "Campo del comune" del capoluogo.
Monghidoro venne liberato dalle avanguardie alleate il 1° ottobre 1944.
Il 2 ottobre, sette partigiani monghidoresi, militanti nella 62a Brigata "Garibaldi" (i fratelli Bruno ed Ernesto Gamberini, classe 1915 e 1908), i fratelli Emidio e Pietro Minarini, (classe 1904 e 1908), Carlo Calzolari (classe 1909), Fortunato Caramalli (classe 1916) e Giuseppe Marchetti (classe 1925) furono rastrellati dai tedeschi, trascinati a Roncastaldo (Loiano) e fucilati, nei pressi dell'antico palazzo del capitanato della montagna.
Subito dopo la liberazione venne designato a sindaco Carlo Alpi, che aveva svolto la mansione di ufficiale di collegamento tra le brigate "Giustizia e Libertà" Montagna e l'8a Brigata "Giustizia e Libertà". Il 14 ottobre si insediò la Giunta comunale alla quale il sindaco relazionò mettendo in evidenza le gravi condizioni del paese, a causa dei bombardamenti e dei cannoneggiamenti operati dalla opposte armate nelle settimane precedenti e dello spopolamento forzato dei monghidoresi imposto dai tedeschi; situazione aggravata dalla inefficienza delle strutture comunali. Formulò infine una serie di provvedimenti da prendersi immediatamente che furono approvati all'unanimità. Alpi presentò le dimissioni dall'incarico al Governatore militare alleato il 13 febbraio 1945 e la Giunta ne discusse all'indomani, dopo avere ascoltata la lettura di un messaggio del sindaco stesso, nel quale, tra l'altro, a mo' di bilancio dell'attività dell'organismo che aveva presieduto dalla liberazione in poi, era scritto: "Lo spettacolo che si presentava a Monghidoro per chi vi arrivava in quei giorni era ben diverso dall'attuale: le macerie ingombravano le vie, la maggior parte delle case che si potevano in qualche modo riparare erano pur tuttavia lesionate e scoperte; cadaveri e carogne insepolte erano dappertutto: era passato, simile ad un immane ciclone, la guerra, e pareva impossibile che mano umana potesse ricomporre quel disordine. Tuttavia assunsi l'incarico con fervente passione, e in quattro mesi di lavoro svolto in fattiva collaborazione, di partiti e di uomini, riuscimmo a riordinare e a ricostruire, a far ritornare la vita in quella cosa amorfa che era il Monghidoro dei primi dell'Ottobre u.s. |...| Vada ora il nostro saluto a tutta la popolazione di Monghidoro, che pure ha dato il suo contributo all'attività che abbiamo svolto e che continuerà nel suo forte cammino verso nuove mete". Nella stessa seduta venne designato a sindaco Otello Musolesi, che aveva militato nella Brigata "Stella Rossa" e che era stato l'ideatore di un piano per catturare cinque fascisti da scambiare con Emilio e Guido Musolesi, il padre e il fratello di Mario, il leggendario "Lupo", comandante della stessa "Stella Rossa".

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998  

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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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