Michelini Lino

Michelini Lino detto/a William

29 dicembre 1922 - 8 Luglio 2014

Note sintetiche

Titolo di studio: Licenza elementare
Occupazione: Meccanico

Riconoscimenti

  • Partigiana/o ( 9 settembre 1943 - 21 aprile 1945)

Onorificenze

  • Medaglia d'Argento al Valor Militare

    Già distintosi per i numerosi sabotaggi industriali e ferroviari coraggiosamente perpetrati a danno del nemico, veniva prescelto con alcuni partigiani per l'audace colpo di mano che ha ridato la libertà a duecentoquaranta detenuti politici rinchiusi nelle carceri di San Giovanni in Monte. Attaccato ed immobilizzato il forte presidio fascista di guardia, affrontava l'unica sentinella sfuggita alla sorpresa e, benché da essa ferito alle gambe, riusciva in una furiosa lotta corpo a corpo ad averne ragione, spianando con il suo valore la via ai reclusi rei di amare la Patria. Sottoposto ad amputazione a seguito delle ferite, non desisteva dalla lotta e nel combattimento di Porta Lame, sostituito il proprio comandante caduto ferito, portava per ben tre volte i suoi uomini al contrattacco riuscendo a spezzare il cerchio nemico. Con senso di nobile cameratismo provvedeva al ricupero di tutti i feriti mascherando per sua iniziativa la pietosa missione con una cortina di fuoco artificiale. Magnifico esempio di cosciente valore e di generosa audacia.
    Bologna, 8 settembre 1943-aprile 1945

Scheda

Lino Michelini, «William», da Ida Michelini; nato il 29 dicembre 1922 a Bologna; ivi residente nel 1943. Licenza elementare. Meccanico.
Aderì al PCI nel gennaio 1942, tramite l'organizzazione clandestina presente nell'officina ove lavorava. Svolse attività clandestina contro la guerra e il fascismo in contatto con il gruppo comunista della zona San Vitale-Mazzini (Bologna).
Fu tra i primi dirigenti dei nuclei partigiani di Bologna da cui sorse la leggendaria 7a brigata GAP Gianni Garibaldi in cui militò con funzione di comandante di dist.

Con alcuni compagni usciti dalle carceri dopo la caduta di Mussolini, nel novembre ’43 partecipa alla formazione della 7ª Brigata GAP Garibaldi “Gianni” che dà inizio alla lotta armata con azioni di sabotaggio industriale, alle ferrovie e alle linee elettriche e numerosi attacchi per sottrarre armi a gruppi di fascisti e nazisti. Per l’intensità e la frequenza degli assalti, il comando tedesco sovrastimava le forze della brigata gappista (nella quale Michelini è nel frattempo divenuto comandante di distaccamento), in realtà formata da una quindicina di elementi alla fine del ’43 e poi cresciuta con l’apporto di altri resistenti provenienti anche dal Veneto.

Il 9 agosto 1944, “William” è protagonista del blitz al carcere di San Giovanni in Monte. Un nucleo di dodici uomini, travisati da fascisti delle brigate nere che conducevano dei prigionieri, a tarda sera si fa aprire le porte della prigione e in pochi attimi si impossessa del corpo di guardia, permettendo la liberazione di quasi 300 detenuti politici. L’azione militare si concluse, nel corso della notte, in una città occupata e col coprifuoco, nascondendo i fuggiaschi grazie a una rete di protezione capillare. Lino Michelini, in un corpo a corpo con una sentinella fascista, riportò due gravi ferite da colpi d’arma da fuoco alle gambe che, nonostante le cure, lo menomarono permanentemente senza peraltro porre fine alla sua attività di combattente.

Dei mesi successivi, infatti, sono gli attacchi all’Hotel Baglioni, la battaglia della Bolognina (15 novembre) e l’assalto alla guardia di Villa Contri, a Casalecchio di Reno, dove fu prelevata una gran quantità di armi e munizioni prima di far saltare in aria l’edificio.

L’equipaggiamento così ottenuto sarà utilizzato nella battaglia di Porta Lame dove, dalla fine di settembre, fino alla zona di Via Riva Reno, si è insediata la 7ª Brigata in seguito all’ordine di concentrare tutte le forze in città, compresi gli altri suoi gruppi di Medicina, Castenaso, Castel Maggiore, Anzola dell’Emilia e quelli della 62ª, 63ª e 66ª Brigata Garibaldi e della “Stella Rossa”: almeno 300 uomini armati in tutto. In questa fase, Lino è commissario politico della base di Via del Macello, comandata da Bruno Gualandi “Aldo”.

L’operazione militare nazifascista di rastrellamento inizia all’alba del 7 novembre 1944 e la base guidata da Michelini, subentrato al comando per il ferimento di Gualandi, resiste asserragliata in una palazzina a tre successivi attacchi durante la giornata: in 70 contro 150 delle brigate nere, 50 agenti del reparto d’assalto della Polizia, 50 soldati della Feldgendarmerie, cui si aggiunsero altri reparti tedeschi con un cannone da 88, una mitragliera pesante a due canne e un carro armato “Tigre”.

Alla fine cinque saranno i compagni caduti, molto più numerose le perdite arrecate al nemico. E sul far della sera, tra i fumi della nebbia provocata da bombe fumogene, “William” riuscirà a sganciarsi dal teatro della battaglia e a condurre in salvo tutti i suoi uomini, feriti compresi, lungo il canale del Cavaticcio.

Ha pubblicato: La battaglia di Porta Lame, in Storia dell’antifascsimo italiano, a cura di L.Arbizzani e A. Caltabiano, Roma, editori Riuniti, 1964, pp.296-300. [AR] Testimonianza in RB5.

Fonte ANPI

Biografia post 1945

Lino Michelini ha fatto parte del primo Consiglio comunale bolognese nominato dopo la Liberazione, è stato riconosciuto Partigiano combattente col grado di Capitano e la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Nel dopoguerra ha dato corso al suo impegno civile nell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, storico Presidente del Comitato Provinciale di Bologna, Coordinatore regionale dell’Emilia-Romagna, componente del Comitato Nazionale e, ancora al momento della scomparsa, vicepresidente nazionale.

Le tante battaglie, il leggendario coraggio, la sua umanità sono state ricordate dal poeta Roberto Roversi nella motivazione del conferimento del Premio Provincia 1995. Lunga nel tempo e appassionata la testimonianza nelle scuole per rinnovare la memoria della Resistenza e della nascita della Costituzione e delle istituzioni democratiche. Fino all’ultimo intervento, nel 2014, per la ricorrenza del 25 aprile, quando ha voluto mettere in guardia le giovani generazioni dal pericolo di risorgenti derive nazionaliste, xenofobe e neofasciste in Europa.

Nel giorno dei funerali, il 10 luglio 2014, l’Amministrazione comunale di Bologna ha proclamato il lutto cittadino.

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