Mezzofanti Giuseppe

Mezzofanti Giuseppe

17 Settembre 1774 - 15 Marzo 1849

Note sintetiche

Scheda

Giuseppe Gaspare Mezzofanti nacque a Bologna il 17 settembre 1774 da una famiglia di umili origini. Il padre proveniva da una famiglia di umili origini ed esercitava la professione di falegname, noto per le sue integrità, perspicacia, ingegnosità meccanica, nonostante non avesse compiuto un percorso di studi. La madre, anche lei di basso lignaggio, ricevette un’istruzione maggiore che volle trasmettere al figlio, insieme ad un’impronta molto religiosa. Trascorse una fanciullezza negletta, costretto a lavorare con il padre nella sua bottega ad apprendere il mestiere di artigiano. Lavorando molto all’aperto il caso volle che il banchetto fosse dirimpettaio di una scuola gestita da un anziano prete che insegnava greco e latino ad un gruppo di ragazzi. Grazie alle sue sagacia fu fortunatamente scoperto dal tutore e destinato a vivere la sua via ancora oggi stupefacente.

Il suo percorso scolastico lasciava basiti tutti, colpiti dalle capacità linguistiche. Il padre voleva comunque circoscrivere la sua educazione scolastica entro i limiti dell’utilità legata all’attività artigianale, mentre la madre, spinta da un desiderio maggiore, notò le straordinarie capacità del figlio e lo spronò. Grazie all’influenza del sacerdote dell’oratorio Padre Giovanni Battista Respighi, colpito dal talento raro del giovane, cominciò a frequentare le “scuole pie” di Bologna. All’interno di queste presenziavano parecchi membri missionari della Compagnia di Gesù, esuli nello Stato Pontificio, dopo che l’ordine fu annullato e soppresso in Spagna. Furono proprio essi ad occuparsi dell’educazione del giovane e dai quali in giovane prodigio apprese diverse discipline e lingue: Padre Thjulen gli fu maestro di storia, geografia,aritmetica e matematica, Padre Aponte di Greco, Padre Escobar di Latino. Mezzofanti mostrò ben presto il desiderio di abbracciare la vita ecclesiastica e nel 1786 fu accettato alle scuole del Seminario arcivescovile di Bologna, continuando imperterrito lo studio delle lingue. In quegli anni imparò a padroneggiare con greco, copto, ebraico, arabo, svedese, tedesco, insieme allo studio della filosofia e della teologia. Il Mezzofanti ricevette la clericale tonsura nel 1795 e poi venne ordinato sacerdote e ricevette la cattedra di ebraico, arabo e lingue orientali presso l’Alma Mater Studiorum. La carica non ebbe lunga durata, perché era prossimo l’arrivo delle truppe francesi che che fecero del comune di Bologna una generica Repubblica Cisalpina nel 1796. Non ne seguirono anni felici dal punto di vista remunerativo ma il giovane poliglotta continuò lo studio delle lingue, seppur i disagi economici, mantenendo sempre alta l’eccezionalità del suo apprendimento. Intanto il settentrione rimaneva un pallone barcamenato tra francesi e austriaci. L’Austria era un vero e proprio coacervo di idiomi: magiaro, slavo, teutonico, boemo, rumeno, e Mezzofanti prese l’abitudine di frequentare soldati e ufficiali per apprenderli tutti. A meno di trentanni padroneggiava all’incirca un mezzo centinaio di favelle, più dialetti locali (i numeri cambiano leggermente a seconda delle fonti).

A rendere ancora più singolare tal prodigio era il fatto che il cardinale non era mai uscito fuori dai confini italiani. Oltre allo studio quotidiano delle lingue, alla docenza universitaria, il sacerdote si dedicava scrupolosamente alla cura delle anime, anche straniere, infatti fu soprannominato il Confessore dei forestieri. Fu proprio questa sua dedizione l’incentivo a imparare la lingua polacca, perché i primi soldati forestieri feriti sul campo di battaglia ad essere ricoverati negli ospedali bolognesi furono dei legionari polacchi del Generale Enrico Dabrowski, reduci della campagna del 1796-1797. Mezzofanti rimase colpito dal fervore cattolico dei polacchi e, tanto era il suo contristamento nel non poter confessar loro prima della dipartita, che cominciò studiare l’idioma. Nel carteggio del Mezzofanti nella Biblioteca dell’Archiginnasio sono conservate le testimonianze della corrispondenza tra il cardinale multilingue con alcuni ufficiali di allora confermano le capacità linguistiche del cardinale, con il polacco e con il russo. Sia lo Zar Nicola Romanov che il principe Michele di russia affermarono che non era possibile cogliere alcun accento straniero, tanta la precisione e la padronanza del prodigio bolognese. Lo stesso Adam Mickiewicz e il suo compagno Odyniec ebbero modo di confrontarsi, anche se in sola forma cartacea. Il duplice stipendio che percepirà dall'Università di Bologna (per la cattedra e la Biblioteca), più i diritti d'esame, gli assicurarono, almeno a partire dal 1815, un tenore di vita assai rispettabile. Continuò a godere delle entrate bolognesi anche una volta trasferitosi a Roma. Divenuto cardinale, rinunciò alle cariche precedenti, ma l'Università gli assegnò una pensione di 400 scudi. Essendosi ben adattato al regime napoleonico, approvò, in clima di restaurazione, la moderazione di Consalvi. A partire dal 1846, aderirà con discrezione alle idee di Gioberti e condurrà alla testa della Congregazione degli studi una politica liberale che gli costò il posto. Nel 1819 venne chiamato a far parte della Società Scientifica di Varsavia. Papa Gregorio XVI, suo amico e protettore, lo nominò Primo Custode della Biblioteca Apostolica Vaticana nel 1833 e lo elevò al rango di cardinale nel 1838. Mezzofanti era zio di Camillo, Giuseppe (che sarà docente all'Università di Bologna) e Pietro Minarelli. Morì a Roma nel 1849 all'età di 74 anni. Padre Charles William Russell, studioso irlandese conobbe Mezzofanti e rimase impressionato dal suo “dono”, sapeva esprimersi con correttezza anche in gaelico e inglese. Dopo la morte di Mezzofanti scrisse la biografia ritenuta ancora oggi la migliore “Vita del cardinale Giuseppe Mezzofanti e memoria dei più chiari poliglotti antichi e moderni: Dall'inglese recata in italiano e accresciuta di documenti.” Terminò i suoi giorni a Roma nel 1849 e alla Biblioteca Universitaria, è collocato un busto in suo onore da parte del bibliotecario e presidente del Collegio dei filologi Liborio Veggetti. Anche la città di nascita volle dedicargli un busto: commissionato a Cesare Gibelli, nel 1851 fu posto nel Pantheon dei bolognesi illustri della Certosa. Nel 1857 Pio IX fece dono della sua biblioteca all'Università.

Manuela Capece

In collaborazione con Associazione Amici della Certosa e Archivio Storico dell'Università di Bologna.

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Documenti
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Ehi! ch'al scusa.., anno 3, n. 12, 25 marzo 1882, Bologna, Società Tipografica Azzoguidi