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Medicina

1796 | 1918

Schede

Medicina è un comune di circa 16.000 abitanti appartenente all'Area Metropolitana di Bologna, situato ad est del territorio felsineo presso i confini con la Romagna e il Ferrarese, sulla strada statale “San Vitale” che collega Bologna con Ravenna (l’antica via Salaria).

L’origine preromana degli insediamenti nel territorio è attestata da rinvenimenti archeologici, mentre la centralità di Medicina in un agro romano centuriato è attestata sia dalle maglie di centuriazione ancora visibili (il cardo e il decumano si incrociano in pieno centro storico presso la torre civica), sia dai diversi reperti archeologici raccolti. Il nome Medicina compare per la prima volta in un documento ravennate dell'885 e il territorio ad est del capoluogo è denominato Medesano. Gravitante nella sfera politica dell’Esarcato di Ravenna, ma appartenente ecclesiasticamente alla Diocesi di Bologna, Medicina è soggetta successivamente a diversi domini; dapprima l’Impero germanico, quindi il patrimonio di Matilde di Canossa (di cui il castello medicinese è un importante enclave), poi ancora all’Impero, sotto la cui tutela gode di particolari autonomie amministrative in funzione antiespansionistica nei riguardi di Bologna, per essere infine soggetta allo Stato della Chiesa fino all’Unità di Italia. In epoca comunale è sede di Podesteria e di un esteso territorio Pievano e, per le sue prerogative di privilegio amministrativo nonchè per la sua posizione strategica dovuta ai collegamenti con il Ravennate e il Ferrarese (tra i quali i porti vallivi di Buda e poi di Portonovo), si trova spesso oggetto di conquista da parte di Bologna, ma sempre il suo status viene ristabilito dai poteri centrali e più volte i bolognesi ne sono obbligati a ricostruire o restaurare mura e torri. Sono presenti e fanno base nel castello di Medicina, a più riprese, Lotario III, Cristiano di Magonza, Enrico VI e Federico II (A. Hessel, Storia della città di Bologna). E’ tuttavia con Federico I Barbarossa che Medicina viene, con diploma imperiale del 1155, riconfermata come Comune libero e autonomo, ai fini fiscali, dalle ingerenze di Bologna e ne viene definito il vasto confine territoriale.

L’antica leggenda di fondazione di Medicina unisce poeticamente due elementi storici tra essi lontani, ma significativi: il Barbarossa in questo luogo guarisce grazie ad una serpe caduta nel brodo imperiale e chiama Medicina la terra che lo ha risanato investendola di particolari privilegi ed ampliandone il territorio comunale. Il mito di fondazione ci viene tramandato da una quartina di versi cinque-seicenteschi: “Mira tu viator historia bella, / qui per un serpe ebbe pietosa aita / Federico Barbarossa ond’ebbe vita / per cui qui Medicina ognun l’appella”. Anche sotto la sovranità della Chiesa, Medicina è confermata negli antichi privilegi ed è sottratta ripetutamente al completo assoggettamento nel contado di Bologna. Gli abitanti di Medicina, tra l’altro, godono da tempi remoti (che si fanno risalire agli Arcivescovi di Ravenna e a Matilde di Canossa) il possesso collettivo di vaste estensioni di territorio vallivo e prativo che, gestite dalla Comunità, vengono assegnate agli abitanti maschi del Comune: sono i terreni consorziati e della Partecipanza, che ora restano nella frazione medicinese di Villa Fontana. E’ dal 1507 che la terra di Medicina trova una sua stabile definizione politica e amministrativa. Papa Giulio II, infatti, con breve del 15 gennaio 1507 riconferma la libertà e le esenzioni alla Comunità e istituisce il mercato settimanale del giovedì all’interno delle mura: mercato che ininterrottamente prosegue anche oggi. La Comunità, che fino al sec. XVI era retta da un Consiglio di “uomini, scelti tra i maggiorenti, con a capo un Massaro”, dal sec.  XVII vede il suo rappresentante insignito del titolo di Console e lo stesso governo civico assume l’onorifico appellativo di “Magnifica Comunità”. Gli “uomini del pubblico Consiglio” cingono lo “spadino”, segno di nobiltà civica e si fregiano di stemma. Anche l’arma comunale (croce d’oro in campo rosso, sormontata dal Capo d’Angiò) si arricchisce della scritta “Libertas” e delle due chiavi pontificie.

I secoli XVII e XVIII vedono un intenso sviluppo urbanistico e architettonico dal centro abitato di Medicina, con interventi che ne caratterizzano percorsi, profilo, prospettive scenografiche e gerarchiche di valori, religiosi e laici. Quasi due secoli di interrotti cantieri intenti a realizzare opere progettate dai maggiori architetti bolognesi: Giuseppe Antonio Torri, Alfonso Torreggiani, Giuseppe Antonio Ambrosi, Ferdinando Bibiena, Carlo Francesco Dotti, stimolando in ambito medicinese una cultura edilizia ed architettonica destinata a produrre, a lungo, effetti di notevole rilevanza. Non a caso, oltre a diversi capomastri e periti architetti attivi non soltanto localmente, Medicina esprime, negli ultimi anni del Settecento, due architetti di grande rilievo progettuale e artistico: Angelo Venturoli e Francesco Saverio Fabri. Nel 1746, Papa Benedetto XIV, nell’ambito del suo programma di riorganizzazione del governo dello Stato e nell’intento di favorire Bologna, assoggetta a tutti gli effetti civili e fiscali la Comunità di Medicina al senato bolognese. Varie furono le resistenze e le iniziative di tutta la terra di Medicina per ripristinare le antiche prerogative che l’avevano resa libera e florida. Nel periodo francese, repubblicano e napoleonico (non sempre entusiasticamente accettato) al Municipio di Medicina vengono aggregati il Comune di Castel Guelfo e il territorio di Sesto Imolese, i quali soltanto dopo la Restaurazione ritorneranno alle precedenti forme, anche se nel frattempo a Medicina verrà istituita la sede di un Governatorato.

Nel 1857 il Pontefice Pio IX è a Medicina e visita la Comunità, il Municipio e l’Istituto Agricolo Industriale, da lui stesso favorito, nella frazione di Villa Fontana. Sono numerosi i medicinesi che si distinguono nelle lotte per l’Unità d’Italia: si citano in particolare i componenti della famiglia Simoni. Tra questi Ignazio, che fu uno dei Mille con Garibaldi a Marsala insieme al concittadino Natale Valenti. Lungo l’ultimo quarto dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, l’intero territorio fu teatro di forti manifestazioni sindacali da parte di operai, contadini, braccianti e mondariso (impiegate nelle varie risaie a valle del capoluogo). Infatti in un primo momento fu difficoltosa l'applicazione delle leggi sabaude, regolamentate dallo Statuto Albertino del 1848, ed in particolare di alcune di esse, relative a questioni economiche e alla leva, che provocarono rivolte e moti popolari (come nel caso noto della tassa sul macinato, nel 1869).  Nel 1860 fu istituita la Società Artigiana di Mutuo Soccorso, in seguito diventata Società Operaia; nel 1882 la Società Operaia Cattolica, in località Crocetta – Fantuzza. Negli anni successivi si accentuò la trasformazione delle proprietà fondiarie in aziende capitalistiche, con diffusa compravendita di terreni coltivati e fattorie.  Di grande rilievo in questo ambito furono i ruoli della Partecipanze di Medicina e della frazione di Villa Fontana, che si occupavano della gestione dei terreni, della loro compravendita e dei rapporti con l'amministrazione comunale, rapporti che spesso si rivelarono conflittuali. Ci furono anche scandali: particolarmente grave il caso dello scandalo finanziario riguardante la Partecipanza di Medicina, che portò alla sua chiusura nel 1891. Nel 1884 venne costruito l'asilo infantile, nel 1887 venne aperta la linea ferroviaria Budrio – Massa Lombarda, di cui Medicina costituiva una delle tappe.  Sempre nel 1884 l'inchiesta agraria Jacini rivelò un preoccupante livello di povertà nel territorio comunale, che si manifestava con difficoltà alimentari, nascita di figli illegittimi, durezza estrema del lavoro in risaia (che coinvolgeva donne e bambini). Le mondine, in particolare, divennero protagoniste dello sciopero del 1887, grazie al quale ottennero un aumento del salario di 30 centesimi (1,30 lire alla giornata).

Il finire del secolo vide l'affermarsi delle sinistre anche a Medicina: in primo luogo la Società Operaia di Mutuo Soccorso medicinese, sotto la guida di Brini, aderì nel 1893 alla Camera del Lavoro di Bologna, un ente più ampio atto ad organizzare gli operai in gruppi d'arte e mestiere, agevolando la ricerca del lavoro e la risoluzione delle controversie tra operai e datori di lavoro; due anni più tardi, alle votazioni comunali, Brini divenne il primo sindaco socialista di Medicina. Fedeli alla tradizione volontaristica del Risorgimento, nel 1897 allo scoppio della guerra greco-turca vi furono medicinesi che seguirono Ricciotti Garibaldi, figlio dell'eroe dei due mondi, nella sua spedizione in aiuto dei greci; similmente accadde nella guerra di Libia del 1911-1912, anche se nel 1911 i medicinesi scioperarono e manifestarono contro l'impresa italiana. Nei primi anni del Novecento la storia di Medicina fu travagliata dai contrasti tra socialisti e liberali che si alternarono al governo comunale e dagli scioperi di braccianti e birocciai. Dopo l'avvicendarsi di varie coalizioni democratiche, nel 1914, i socialisti conquistarono l'amministrazione comunale. Poco prima della guerra si compì la grande bonifica della bassa bolognese, che coinvolse anche Medicina e che fu di grande importanza per il comune; tuttavia, i lavori subirono un rallentamento a causa del conflitto, che sottrasse manodopera per arruolarla nell'esercito. Nel 1917 i lavori ripresero a pieno regime con l'utilizzo di prigionieri austro-ungarici. La Grande Guerra ebbe un impatto devastante su Medicina. L'assenza degli uomini, mandati al fronte, pesò molto sulle famiglie mezzadrili, in carenza di manodopera; altrettanto accadde alle grandi aziende agricole.  Sorse un Comitato della Croce Rossa allo scopo di assistere le famiglie dei militari e i militari stessi, ricoverati nella zona per ferite di guerra: Medicina, come l'intera zona bolognese, costituiva infatti la più diretta retrovia del fronte. Molte giovani donne collaborarono alla gestione della Casa del Soldato, smistando le corrispondenze e confezionando abiti militari. Nell'agosto del 1917, a causa della chiamata alle armi di numerosi consiglieri, l'amministrazione socialista fu sciolta e sostituita da un Commissario Prefettizio. I caduti medicinesi alla fine del conflitto furono 241, di cui 21 decorati. Per ricordare i suoi caduti il comune di Medicina dedicò due lapidi commemorative, una in località Buda e una nella loggia municipale di Medicina; e due monumenti ai caduti, uno nel cimitero di Portonovo nel 1931, e un secondo in località Sant'Antonio, eretto nel secondo dopoguerra.

Il Comune viene così descritto nel volume "Provincia di Bologna", collana "Geografia dell'Italia", Torino, Unione tipografico editrice, 1900: "MEDICINA (12.051 ab). Questo cospicuo Comune, già capoluogo di mandamento, soppresso – per effetto della legge 30 marzo 1890 – appartiene amministrativamente al circondario d’Imola. Il suo territorio si stende per amplissima superficie (15.876 ettari) nella bassa pianura bolognese, fra la Quaderna ed il Sillaro. E’ Comune assai frazionato ed, oltre del centro, hanno importanza le frazioni di Villa Fontana e Ganzanigo. – Medicina, capoluogo del Comune (m.25 sul mare), è una grossa borgata sulla strada provinciale che da Bologna mette a Lugo. Ha vie larghe e ben tenute, fiancheggiate per lo più da edifizi moderni o rimodernati con porticati e di buona architettura. Ampia e bella è la piazza Garibaldi. Il Mercato è uno dei più popolosi e frequentati della regione. Notevoli edifizi sono: la chiesa arcipresbiteriale, con un alto e bellissimo campanile staccato e buone pitture; il Teatro, la sede comunale e parecchi palazzotti di famiglie private. Medicina ha inoltre importanti istituzioni di beneficenza, quali l’Ospedale, l’Asilo, il Ricovero, lasciti dotali ed elemosinieri, ecc.; buone scuole comunali elementari, di musica e di disegno. Il territorio di Medicina, fertilissimo, è soprattutto coltivato a cereali, canapa e foraggi. Anche quivi, come nella massima parte del basso bolognese, i prati artificiali di leguminose costituiscono il più ricco prodotto del suolo. Le vaste estensioni di terreni acquitrinosi e largamente irrigui di questo territorio sono messe a risaie. L’allevamento del bestiame da stalla e da cortile e la lavorazione della canapa greggia, insieme alla tessitura casalinga, sono le industrie più diffuse in questo Comune, nel quale peraltro trovasi anche due piccole tintorie ed una tipografia. CENNO STORICO. – Indubbiamente buona parte del territorio attuale di Medicina faceva parte dell’antichissimo lago o padule, o valle Padusa, gli avanzi del quale giunsero fino a tempi storici non lontani dal nostro. L’estremità settentrionale del territorio di Medicina, acquitrinoso e basso, e la vicinanza sua con paludi ed allagamenti tuttodì esistenti lo dimostrano. Non lungi dal luogo ove trovasi l’attuale Medicina sorgeva, è fama, l’antichissima città di Claterna, le cui origini parallele a quelle di Bologna si fanno risalire per lo meno al periodo etrusco. Avanzi di muraglioni, ora pressochè sotterrati, tombe, utensili, idoletti di bronzo, lucernette e vasi in creta, venuti a più riprese alla luce in quei paraggi, avvalorarono l’ipotesi degli eruditi. Claterna, a quanto pare, fu spazzata via dalla bufera delle lotte comunali; i suoi abitatori in parte si ritirarono verso monte, ove crearono il nuovo paese di San Lazzaro; altri rimasero in vicinanza della distrutta patria ed è a questi che si deve la Medicina attuale. I Bolognesi, nel secolo XIII, non la eressero di sana pianta, come fu da qualche storico facilmente asserito, ma la fortificarono, munendola di un agguerrito castello e di mura; però l’uno e le altre ora non esistono più. Medicina ebbe specialmente a soffrire dalle guerre che turbarono il territorio bolognese tra il secolo XIV ed il XV e sul principio del secolo XVI, in cui per opera di Giulio II passò stabilmente sotto il dominio pontificio. UOMINI ILLUSTRI. – Medicina fu patria di parecchi uomini illustri e famosi: fra i primi va ricordato il legista Pillip, lettore di diritto allo Studio di Bologna; fra gli altri quel Piero de Cattani, uomo assai sveglio ed avveduto, beneviso dai Polentani di Ravenna e dai Bolognesi, fra i quali trattò sovente interessi di Stato. Dante lo conobbe e mostrò di non avere di lui troppo buon concetto, collocandolo all’Inferno fra i seminatori di discordie intestine." (Trascrizione a cura di Lorena Barchetti).

Per approfondire la storia di Medicina tra le due guerre mondiali cliccare qui.

Bibliografia: Giovanni Parini, Storia di Medicina. Dalla Repubblica Cispadana alla Grande Guerra 1796-1918, Imola, Bacchilega Editore, 2006. In collaborazione con il Comune di MedicinaNB: Gli elenchi dei NATI, MORTI e RESIDENTI si riferiscono ai Caduti nella Prima Guerra Mondiale