Mazza Giuseppe Maria

Mazza Giuseppe Maria

1653 - 1741

Note sintetiche

Scheda

Giuseppe Maria Mazza (Bologna, 1653 – ivi, 1741), era figlio di Camillo, un mediocre scultore bolognese. La sua formazione segue però un iter prettamente pittorico. E' allievo del Canuti, studia - come tutti i giovani pittori del tempo - sugli affreschi dei Carracci in Palazzo Fava. Nella bottega del Canuti diventa amico di Giovan Gioseffo Dal Sole. Successivamente trascorre un anno a Venezia e tornato a Bologna va a lavorare nella bottega del Pasinelli. Oretti segnala che in questo periodo contemporaneamente lavorava presso la bottega dello scultore Gabriele Brunelli. Scrive Zanotti “Uno dei suoi pregi primari circa l'arte sua fu la pastosità, e morbidezza, perchè le sue cose più pinte sembrano che scolpite. Fece bellissime piegature, attitudini proprie, e naturali, e in tutte le sue cose sparse certa grazia, ed eleganza, che tutti innamora”. La sua prima opera nota è del 1676 il Pastore di Palazzo Venezia, una figura virile, pezzo accademico, rimedita forse le sculture dipinte come termini architettonici nel fregio dei Carracci in Palazzo Magnani. A queste date è ancora presso la bottega del Pasinelli. Qualche anno dopo, ancora giovanissimo, probabilmente nel 1681, ottiene la sua prima commissione pubblica di un certo rilievo: la decorazione in stucco della cappella Manzoli in San Giacomo Maggiore ovvero le tre statue di S. Bartolomeo, Santa Giuliana e S. Niccolino Manzoli e due bassorilievi “Santa Giuliana comunicata da San Petronio” e “Decapitazione di San Niccolino Manzoli”. E' la prima occasione importante, appena uscito dalla bottega del Pasinelli, ma il pittore rimane per Mazza, soprattutto nei primi tempi, un punto di riferimento non solo per ricavare modelli, di confronto intellettuale, ideale ma anche pratico con aiuti e consigli: dalla sua pittura Mazza assorbe e fa sua quella “scioltezza, facilità d'invenzione e tenerezza del modellato” che caratterizzano il suo modo di scolpire/dipingere. Scrive infatti Zanotti: “si nutrì degli insegnamenti di questo maestro (Pasinelli) che ciò che modellava o di stucco lavorava parea in gran parte ricavato dal Pasinelli. Si può questa verità vedere nella cappella de' Manzoli in San Giacomo”. Nei due bassorilievi sono evidenti i riferimenti alla cultura locale pittorica, vedi Tiarini e Reni, e anche scultorea, vedi Algardi. E' l'inizio di una lunga e feconda carriera, per anni a Bologna saranno sue le commissioni pubbliche e private più prestigiose, regalandogli la celebrità, ma soprattutto un'incessante ritmo di lavoro. Già nel 1682 infatti gli arriva la commissione dal priore Pietro Mengoli di eseguire un “S. Pietro in cattedra” (perduto) un “Angelo custode” (perduto) e un “Compianto di Cristo” per la chiesa di Santa Maria Maddalena in strà S. Donato, attuale via Zamboni. Nel compianto Mazza è memore dei modelli in terracotta della gloriosa tradizione devozionale bolognese, rinnovato però nella veste, in linea con l'equilibrio e l'eleganza di segno della pittura classica, reni in primis.

Le commissioni proseguono, negli anni '87 '88 Mazza è impegnato nel cantiere della chiesa di S. Giovanni Battista dei Celestini: i migliori artisti dell'epoca vengono chiamati a rinnovare l'abside della chiesa. Suoi sono i busti di Santa Scolastica e San Benedetto, i putti e le Virtù del fastigio. Di nuovo i riferimenti ideali sono pittorici, ovvero la pittura di Dal Sole e di Franceschini. Non a caso Mazza lavorerà in stretta collaborazione con i due pittori, riuscendo sempre a sposare perfettamente la sua scultura con la pittura con cui si trova a dialogare. Così è nella cappella di Francesco Campolonghi nella Chiesa dei Poveri, dove il Mazza adorna la pala d'altare con angeli nella parte superiore, virtù nella parte sottostante e ai lati due figure di Mosè e Noè. Insieme a Franceschini invece affronterà un lavoro più complesso che lo vedrà impegnato dal'93 fino al '95: la decorazione della chiesa del Corpus Domini. A Franceschini era stata affidata la direzione dei lavori: qui più che mai la concordanza strettissima tra pittura e scultura risulta evidente in un tutt'uno di grande effetto e armonia. A Mazza è affidata l'esecuzione del Padre eterno in gloria e santi Francesco e Chiara per l'altar maggiore, un'orazione nell'orto, un Battesimo di Cristo e la Madonna attorniata dai 15 Misteri del Rosario. Se nelle figure di maggiore formato ha quasi irrigidito la sua materia per adeguarsi alla pittura calcolatissima di Franceschini, negli splendidi misteri del Rosario trabocca tutta la sua vivacità, grazia e abilità tecnica. Di nuovo in collaborazione con un pittore Ercole Graziani decora nel 1704 la cappella di famiglia di Palazzo Grassi con una Vergine Immacolata che leggera è assisa sulle nuvole e attorniata da angioletti svolazzanti. Sempre insieme al Graziani Mazza parte per Venezia, lavorando insieme a Palazzo Correggio (perduti). Per Palazzo Widman-Foscari realizza la decorazione a stucco con Diana e puttini. Proprio a Venezia realizzerà inoltre le sue uniche opere in bronzo: i santi e gli angeli dell'altar maggiore del Redentore, un presepe in S. Clemente in Isola. In questo primo decennio del '700 sono da collocare anche le decorazioni dell'alcova a pian terreno di Palazzo Bianconcini a Bologna. Ha operato anche a Forlì, Ferrara, Rimini, Pesaro e Fano, sempre in relazione con i suoi amici pittori, sopratutto al Franceschini cui si devono sue commissioni straniere come quella del principe Giovanni Adamo di Liechtenstein. Nel 1722 è a Roma, dove viene molto apprezzato da Camillo Rusconi.

Se per la maggior parte della sua carriera si è sempre mantenuto tra tradizione e rinnovamento, su filo dell'equilibrio ma pur sempre nella tradizione classicista, nel periodo tardo della sua attività scivola verso lo stanco ripetersi di modelli e soluzioni formali ormai divenute anacronistiche. Tra le opere tarde di un qualche rilievo vi è il gruppo di virtù in controfacciata nella chiesa di San Domenico, databili al 1728-29. La sua carriera è lunghissima, aveva circa 76 anni quando nel 1735 esegue le statue degli Evangelisti per S. Domenico di Modena. Muore nel 1741 a ottant'anni, si dice in miseria. Scrive Zanotti negli Atti dell'Accademia Clementina: 1741 il giorno 10 giugno morì il celebre Signor Giuseppe Mazza in età di 88 anni e morì dopo una lunga infermità in cui visse miseramente di limosine, come di limosine fu anche sepolto nella chiesa di San Tommaso del Mercato. Ha lasciato un figliuolo, che ha nome Antonio, che nulla sa fare fuorchè giuocare al pallone, per sua poca voglia, e per negligenza del Padre. Ha lasciato una figliuola vedova, miserabile e pezzente.

Ilaria Francia

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Chiesa di S. Girolamo (La)
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Antonella Mampieri, Armanda Pellicciari, Roberto Martorelli; La Chiesa di S. Girolamo della Certosa di Bologna; Comune di Bologna, 2006. © Museo Risorgimento Bologna | Certosa.