Masetti Augusto

12 aprile 1888 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Terza elementare
Occupazione: Muratore

Scheda

Augusto Masetti, da Cesare e Giacinta Montanari; nato il 12 aprile 1888 a Sala Bolognese. Nel 1943 residente a Imola. 3a elementare. Muratore. Anarchico.
Nel 1908 emigrò in Francia per lavoro, ma qualche anno dopo rimpatriò. Nel 1911, quando abitava a San Giovanni in Persiceto, fu richiamato alle armi e sorteggiato per partire per la Libia dove era in corso la tardiva guerra imperialista italiana. La mattina del 30 ottobre 11, alle ore 6, mentre si trovava con 300 soldati nel cortile della caserma Cialdini del 35° fanteria di Bologna, appoggiò il fucile sulla spalla del militare che gli stava davanti e sparò contro il colonnello Giuseppe Stroppa.
L'ufficiale, che stava tenendo un discorso per esortare i soldati a combattere in Libia, restò ferito. Mentre alcuni militari lo immobilizzavano - perché pare che stesse ricaricando il fucile - si mise a gridare: «Abbasso la guerra, evviva l'anarchia. Soldati ribellatevi, vendicate i nostri fratelli morti in Tripolitania!». Comparso davanti al tribunale militare di Venezia, il 25 aprile 12 fu dichiarato non punibile perché infermo di mente.
Dopo vari ricoveri nei manicomi di Reggio Emilia, Montelupo Albese (CN), Brusegana (PD) e Imola, il 15 settembre 19 fu dimesso e affidato a una famiglia di Imola. Si stabilì nella città romagnola, dove si sposò e fu perseguitato per le sue idee anarchiche dai fascisti.
Nel 1932 i sanitari del manicomio di Imola lo dichiararono completamente guarito e ordinarono la dimissione definitiva anche dalla tutela della famiglia alla quale era stato affidato. Il 18 settembre 1935 - dopo avere ricevuto la «cartolina precetto», che lo invitava a intervenire a una manifestazione pubblica in favore della guerra contro l'Etiopia - si recò nella sede del sindacato fascista e chiese di essere esonerato.
Secondo un rapporto di polizia avrebbe detto che «aborriva la guerra e chi la promuoveva, che aveva presente il ricordo della guerra passata e che ne aveva abbastanza della carneficina avvenuta e che non ammetteva si dovesse ripetere, che non intendeva convalidare con la sua presenza la linea attuale di politica italiana che condannava come condanna chi la guida».
Fu immediatamente arrestato e il 27 settembre, mentre stava salendo su un treno alla stazione di Imola per essere trasportato nel carcere di Bologna, si mise a gridare di amare la pace e il lavoro e che il fascismo stava imponendo al paese una guerra non voluta dal popolo.
Il 21 ottobre la Commissione provinciale lo assegnò al confino per 5 anni. Andò a Thiesi (SS) e, per qualche tempo, fu ricoverato nel manicomio di Sassari. Fu liberato il 19 luglio 1940 e tornò a Imola.

Dopo l'inizio della lotta di liberazione il suo nome fu incluso nella lista di proscrizione preparata dal fascio imolese e consegnata al comando tedesco. In tutto erano 71 nominativi di esponenti antifascisti. Il 14 settembre 1943 fu arrestato con altri 49 antifascisti e trasferito nel carcere di San Giovanni in Monte (BO).
Durante il tragitto, fatto in camion, i fascisti della scorta lo percossero duramente perché gridava «Morte a Hitler e a Mussolini». Fu rimesso in libertà dopo 8 giorni e nuovamente arrestato l’11 gennaio 1944 a Imola e trattenuto per circa un mese.
Il figlio Cesare cadde nella Resistenza. «Io che ero e sono anarchico», ha scritto, «e che per tutta la mia vita avevo lottato contro la guerra, venivo dalla guerra colpito nel modo più duro e crudele». Testimonianza in RB1 [O]

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