Marchesi Decio

31 ottobre 1888 - [?]

Note sintetiche

Titolo di studio: Licenza elementare
Occupazione: Artigiano

Scheda

Decio Marchesi, da Settimio e Teresa Pirazzoli; nato il 31 ottobre 1888 a Imola; ivi residente nel 1943. Licenza elementare. Fabbro artigiano. Iscritto al PSI. Aderì giovanissimo agli ideali socialisti, dopo essere cresciuto alla scuola politica di Andrea Costa. Amava definirsi un «socialista umanitario», anche se nella scheda di polizia è qualificato come comunista. Negli anni del primo dopoguerra fu uno dei dirigenti della Federazione imolese del PSI oltre che delle leghe contadine nel corso della lotta agraria del 1920. Per questo fu duramente perseguitato dai fascisti. Bastonato più volte, alla fine del 1926 fu uno dei primi socialisti a essere arrestato dopo la fine del regime costituzionale.
Il 27 dicembre 1926, con l'accusa di «attività comunista», venne assegnato al confino per 3 anni e inviato nelle isole di Favignana (TP) e Lipari (ME), dove fu raggiunto dalla moglie e dalle figlie di pochi anni.
Il 17 novembre 1928 venne liberato per condono e ammonito. Fu classificato di «3a categoria», cioè pericoloso da sorvegliare. Appena tornato a Imola fu bastonato da alcuni fascisti che gli dissero: «Ben tornato!». Nonostante il controllo della polizia, riprese i contatti con i vecchi compagni di fede.
Nel 1928 fu costretto, unitamente agli altri membri del consiglio d'amministrazione, a sciogliere coattamente la cooperativa «A. Costa» proprietaria del circolo socialista, che allora aveva sede in via Cerchiari angolo Troni. Il circolo socialista - trasformato in circolo ricreativo - era l'ultimo baluardo dei lavoratori in una città fascistizzata con la violenza. I
l 27 febbraio 1938, mentre si trovava nella piazza di Imola, fu duramente bastonato dai fascisti unitamente ai socialisti Andrea Gaddoni, Romeo Galli, Flavio Grandi e Giulio Miceli. Il giorno prima avevano partecipato - recando corone di garofani rossi - ai funerali di Paolo Nonni, un vecchio militante socialista.
Nella relazione sul funerale inviata al ministero dell'interno - per giustificare la presenza di oltre cinquecento persone, tutte con garofani rossi - il prefetto scrisse molto compiaciuto che i fascisti «hanno ad essi dato una lezione punitiva». Per le percosse ricevute venne ricoverato in ospedale. Dimesso dopo dieci giorni, fu arrestato, unitamente ad altri, con questa motivazione: «Sfruttava il decesso del sovversivo Nonni Paolo, per inscenare una manifestazione di indole sovversiva». A differenza di altri inviati al confino, ebbe 2 anni di ammonizione e la diffida.
Dopo la caduta del fascismo, nel luglio 1943, rappresentò il PSI nel Comitato unitario delle forze politiche antifasciste a Imola. Con l'inizio della lotta di liberazione fu uno dei rappresentanti socialisti nel CLN. Il 16 dicembre 1943, all'indomani dell'attentato contro la caserma della GNR di Imola, venne arrestato unitamente ad altri esponenti antifascisti.
Fu liberato dopo una decina di giorni e riprese il suo posto di lotta. Il 14 aprile 1945 - giorno della Liberazione di Imola - fu nominato dal CLN e dall'AMG, su designazione del PSI, a far parte della prima giunta comunale. [O]

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