Macedonia. L'intervento del Corpo di spedizione italiano in Macedonia, agosto 1916 - ottobre 1918

Macedonia. L'intervento del Corpo di spedizione italiano in Macedonia, agosto 1916 - ottobre 1918

Scheda

A causa del tragico evolversi dello sbarco anglo-francese a Gallipoli nei Dardanelli, febbraio 1915, il Comando Generale delle truppe della Intesa decise di spostare un forte contingente di soldati dai Dardanelli a Salonicco per impedire alle forze austro-bulgare di impossessarsi dell’importante scalo marittimo sul Mediterraneo. A spingere i governi di Londra e Parigi ad intervenire a Salonicco e aprire un nuovo fronte in Macedonia fu la convinzione che, una volta occupata Salonicco, potevano farne una base rifornita dal mare per un'eventuale puntata in direzione di Skopje, capoluogo della Macedonia serba, per portare aiuto all’esercito di Belgrado. Riuscita l’occupazione di Salonicco ai primi di ottobre 1915, furono inviate altre truppe anglo-francesi per consolidare e ampliare la zona di operazioni. Purtroppo e quasi contemporaneamente alla occupazione di Salonicco, l’esercito austro-bulgaro lanciò l’assalto definitivo, conquistando la stessa Skopje a fine ottobre 1915. Il Comando Generale dell’Intesa decise di chiedere all'Italia l'invio di un contingente formato da almeno cinque divisioni, la richiesta venne inizialmente respinta dal governo di Roma e dal generale Cadorna che temeva di dovere sguarnire i fronti del Trentino e del Friuli. Nel luglio del 1916 il Comando Supremo italiano concordò con gli alleati l'invio in Grecia della 35° Divisione agli ordini del generale Petitti di Roreto; si trattava di un corpo speciale composto da 44.000 soldati, formata dalle brigate di fanteria Sicilia, Cagliari e Ivrea, dal 2° Reggimento di artiglieria da montagna, dal 1° Squadrone di cavalleria Lucca e da diversi reparti del genio zappatori e pontieri, della sanità, delle trasmissioni e della sussistenza. A sostegno del corpo di spedizione fu anche predisposto il trasferimento a Salonicco di diverse squadriglie di biplani da ricognizione e bombardamento. Il Comando anglo-francese affidò alle forze italiane l'incarico di difendere il settore di Kruscia-Balcan, una linea di circa 50 chilometri dominata dai bulgari arroccati sulle montagne antistanti. La difficile situazione militare in cui venne a trovarsi la 35ma divisione fu aggravata dalla malaria e dal tifo che iniziarono a colpire i soldati italiani. A fine ottobre 1916, la 35° Divisione entrò in battaglia sostituendo truppe francesi sui monti Baba; a metà novembre le operazioni militari portarono alla conquista di un passo montano che permise agli italiani di dirigersi verso la città di Monastir, occupata il 21 novembre. Le condizioni invernali peggiorarono a tal punto lo stato delle strade da rendere impossibile azioni in grande stile, la guerra fu sostenuta dalla artiglieria e dalle pattuglie notturne. Nel febbraio 1917 truppe tedesche e bulgare attaccarono di sorpresa reparti italiani alla quota 1050, riuscendo ad impossessarsi di alcuni ordini di trincee e resistendo poi ad ogni contrattacco. Migliorate le condizioni ambientali, la Brigata Ivrea ai primi di maggio 1917 attaccò con forza il nemico asserragliato alla quota 1050; a fronte di iniziali successi seguì una reazione della artiglieria avversaria tale da far arretrare gli italiani alle linee di partenza. L’inverno 1917 – 1918 obbligò gli eserciti a sospendere ogni iniziativa, solo ad aprile 1918 il nemico tentò alcuni colpi di mano, rintuzzati dalla resistenza dei reparti italiani. Fino a settembre non vi furono operazioni rilevanti, poi il deteriorarsi della situazione anche sugli altri fronti europei, obbligò al ripiegamento le truppe austro-bulgare e tedesche; immediato fu il movimento in avanti della forze italiane, la quota 1050 fu riconquistata. L’inseguimento si dimostrò comunque difficile per le insidie del terreno e per la retroguardia nemica decisa a combattere. Finalmente ai primi di ottobre 1918 sul fronte Macedone il nemico depose le armi; tuttavia per la 35° divisione la guerra non finì: accordi tra gli alleati diedero agli italiani l’impegno di mantenere l’ordine pubblico nelle principali città della Bulgaria. I soldati si distinsero anche per l’umanità con cui intrattennero i rapporti con la popolazione, aiutando le famiglie bulgare più povere con la distribuzione di viveri di prima necessità. La 35° Divisione rientrò in Italia a luglio del 1919.

Paolo Antolini

Bibliografia: Luigi Villari, La Campagna di Macedonia, Zanichelli, Bologna, 1922; Ministero della difesa, Stato maggiore dell’esercito, Ufficio storico, L’esercito italiano nella Grande Guerra - le operazioni fuori del territorio nazionale volume VII tomo 3°, Roma, libreria dello Stato, 1983.


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L’Armata Italiana in Macedonia 1916-1918
Rosselli A.
2005