Lossanti Libero

Lossanti Libero detto Capitano Lorenzini

25 dicembre 1919 - 14 giugno 1944

Note sintetiche

Titolo di studio: Scuola media secondaria
Causa della morte: Esecuzione

Riconoscimenti

  • Partigiana/o (19 settembre 1943 - 14 giugno 1944)

Onorificenze

  • Medaglia d'Oro al Valor Militare

    Eroe di purissima fede, rispondeva all'appello della Patria martoriata che richiamava a raccolta i suoi figli migliori. Organizzatore ed animatore dei Reparti Garibaldini dell'Emilia in breve tempo sapeva forgiare la brigata messa ai suoi ordini in un formidabile strumento di guerra e con essa, sconfiggendo i tedeschi in aspro combattimento occupava Palazzuolo di Romagna. Contrattaccato violentemente da soverchianti rincalzi nemici ne sosteneva l'urto e esaurite le munizioni, continuava l'eroica difesa combattendo all'arma bianca. Sopraffatto e catturato sopportava con fierezza martiri ed oltraggi rifiutandosi di togliersi dal collo la fiammeggiante cravatta garibaldina e, con lo scempio del suo corpo, affrontava eroicamente la morte. Magnifica figura di eroe.
    Palazzuolo di Romagna, 14 giugno 1944 

Scheda

Libero Lossanti, nome di battaglia "Capitano Lorenzini", da Raffaele e Adalgisa Scannavini; nato il 25 dicembre 1919 a Bologna; ivi residente nel 1943. Diploma di istituto tecnico.
Di famiglia antifascista, iscritto al PCI "fu un pioniere della resistenza bolognese".
Rientrato dalla Jugoslavia, dove prestava servizio militare, subito dopo l'8 settembre 1943 prese contatti con Luigi Gaiani ed Ernesto Venzi per organizzare la lotta partigiana.
"Capace dirigente militare, dotato di equilibrio politico e di profonda umanità", nell'ottobre 1943 con un gruppo di antifascisti tentò di costituire una base partigiana a Vidiciatico (Lizzano in Belvedere).
Fallito questo primo tentativo per l'inadeguatezza del luogo, per la difficoltà dei rifornimenti, per la diffidenza della popolazione timorosa delle rappresaglie, nel dicembre 1943 venne inviato a Padova dove ritrovò l'amico Venzi, per costituire un gruppo partigiano nella valle del Mis. Vi rimase poco perché fu chiamato dal comando ad organizzare i nuovi presidi della resistenza nel vicentino.
Le sue doti ebbero modo di manifestarsi nello scontro avvenuto contro i tedeschi nella valle del Vajont. "Grazie al suo coraggio riuscì a portare in salvo quei pochi giovani che si battevano con lui. Alla fine, quando ebbe la certezza che tutti erano salvi, si gettò in un burrone e ne usci con le mani congelate".
Nel febbraio 1944 fu di nuovo sull'Appennino emiliano-romagnolo alla ricerca di una zona da adibire a base partigiana.
Nell'aprile insieme a Venzi, ad Andrea Gualandi, a Giovanni Nardi, a Luigi Tinti, fissò sulla Faggiola nella casa abbandonata "la Dogana" posta sul confine tosco-romagnolo la base della 4ª brigata Garibaldi Romagna che dal giugno 1944 assunse la denominazione di 36a brigata Bianconcini Garibaldi. Venne nominato comandante della brigata. I problemi dell'addestramento militare di tanti giovani partigiani misero in luce "il suo innato rispetto dell'umanità del combattente, la sua capacità di trattare gli uomini mai perdendo la calma e usando modi affabili, facilitato in ciò dalla sua naturale timidezza". In breve tempo acquistò "prestigio" presso tutti. Non presuntuoso ne orgoglioso riconobbe "le capacità e l'esperienza altrui anche dei più umili"; buono ascoltatore "vagliava attentamente proposte e idee". "Capace dirigente militare" organizzò la brigata con una struttura agile, facile da spostare, in grado di "attaccare il nemico senza tregua" per evitare rappresaglie sulla popolazione.
Al vettovagliamento della truppa provvide con "i buoni di requisizione" cercando, attraverso la propaganda, di coinvolgere i contadini nella lotta partigiana.
Le sue doti umane si manifestarono nella preparazione dell'occupazione di Palazzuolo sul Senio (FI) da lui diretta unitamente a tutto il comando. Tramite il parroco di Bibbiana prese accordi con i carabinieri della zona per la loro resa. Il 13 giugno 1944 Palazzuolo sul Senio venne occupata con una perfetta azione strategica senza causare rappresaglie sulla popolazione.
Mentre il grosso della brigata si riportò sulla Faggiola, rimase insieme con Guido Gualandi nella parrocchia di Bibbiana ospite del parroco.
La mattina, mentre ignari dell'attacco che i nazifascisti avevano sferrato sulla Faggiola, risalivano verso la base partigiana, furono sorpresi dai tedeschi. Gualandi ferito si rotolò per il pendio roccioso accovacciandosi fra i rovi; Lossanti, ferito al collo, venne catturato.
Trasportato a Firenzuola (FI) venne trucidato il 14 giugno 1944. Per un lungo tempo la brigata non ebbe sue notizie. "A liberazione avvenuta il suo corpo insieme a quello di Ivo Calzolari*, sorpreso a Casa del Gatto, sarà trovato dietro un cespuglio di rovi a San Pellegrino e identificato dai lembi di stoffa del vestito".
Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Riconosciuto partigiano dal 19 settembre 1943 al 14 giugno 1944.
Al suo nome è stata intitolata una strada di Bologna, [Lia Aquilano]

Note

E' sepolto nel Monumento Ossario ai Caduti Partigiani della  Certosa di Bologna ed è ricordato nel Sacrario di Piazza Nettuno.

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Opere

Luoghi

Bibliografia
Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919- 1945)
Albertazzi A., Arbizzani L., Onofri N.S.
1985 Bologna ISB