Loiano, (BO)

Loiano, (BO)

1919 | 1945

Scheda

Nelle elezioni politiche del 1919, a livello comunale i voti ai socialisti compirono un forte balzo in avanti, ma non conseguirono la maggioranza. Nelle elezioni amministrative dell'autunno 1920, prevalse la lista del Partito Popolare Italiano, così come in altri sei comuni della montagna bolognese. Durante gli anni del regime fascista, tre nativi di Loiano furono deferiti, processati e condannati dal Tribunale Speciale (Aula IV): i fratelli Aldo e Armando Benni (rispettivamente classe 1908 e 1910) e Vincenzo Nanetti. I Benni vennero arrestati nel 1933 per costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda, in riferimento ad una vasta azione antifascista culminata il 17 luglio di quell'anno col lancio di manifestini e con l'esposizione di bandiere rosse in diversi comuni della pianura bolognese. Aldo militerà poi nella 62a Brigata (Dizionario). Nanetti (classe 1877), operaio, comunista, membro dell'organizzazione attiva all'interno dell'Azienda tranviaria bolognese e in alcuni comuni della provincia, fu condannato ad un anno di carcere per ricostituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda.

Quando in Spagna scoppiò la rivolta capeggiata dal generale Francisco Franco, nelle file degli antifascisti internazionali in difesa di quella repubblica parteciparono Oreste Monti (classe 1904), operaio, socialista e Armando Tedeschi (classe 1897) minatore, comunista, emigrato in Belgio nel 1922, trucidato dai fascisti italiani a Guadalajara il 12 marzo 1937 (Spagna). Durante la lotta di Liberazione nel territorio loianese operarono principalmente i partigiani che si raggrupparono nella 62a Brigata "Garibaldi": diversi originari, molti saliti nella zona da Bologna, altri dei comuni contermini. La formazione operò principalmente nel territorio di Castelnuovo di Monterenzio a ridosso del confino territoriale di Loiano, fra il maggio e l'agosto 1944; ai Casoni di Romagna nel settembre successivo; sulle colline a nord del torrente Sillaro, fra Monte Cerere e S. Clemente, sempre in settembre e nei primi giorni d'ottobre. Uno degli obiettivi primari dell'attività della brigata fu la strada nazionale della Futa, che taglia a metà da Nord a Sud il territorio loianese e l'abitato del capoluogo. Il 27 agosto 1944 una squadra di partigiani sparse chiodi antipneumatici sulla strada nazionale della Futa. Un'autocolonna tedesca venne così bloccata e il traffico rimase interrotto dalle ore 24 alle ore 6 dei mattino successivo. Il 29 seguente alcuni tedeschi capeggiati dal reggente del fascio penetrarono in zona sorvegliata da partigiani. Certamente non pensavano di scontrarsi con un'agguerrita formazione armata. Appena furono a tiro, i partigiani li accerchiarono e li sommersero di spari. Due soldati restarono sul terreno; un sergente tedesco (Hans Aumueller) e il gerarca fascista vennero catturati, (gli altri si diedero alla fuga favoriti dalla fitta boscaglia che era tutt'intorno. I partigiani poi raccolsero a terra armi automatiche, bombe a mano e molte munizioni. Il giorno dopo il comandante della gendarmeria fece affiggere nell'abitato questo avviso: "Il Comando della gendarmeria tedesca non lavorerà in vantaggio della popolazione di Loiano e dintorni fino a quando il sottufficiale tedesco Aumueller non sarà ritornato dalla prigionia della Brigata Garibaldi. Firmato Engelbrecher, Maresciallo capo della Gendarmeria di Loiano". 11 comando della 62a replicò attaccando sui muri dei foglietti dattiloscritti del seguente tenore: "Il Comando della Brigata Garibaldi - Camicie Rosse - diffida gli abitanti di Loiano dal credere alle lusinghe della gendarmeria nazista, il cui interessamento può portare soltanto lutti e stragi. Il sottufficiale Aumueller di cui si chiede la restituzione combatte volontariamente nelle nostre file contro nazisti e fascisti, peste dell'umanità. Il Comando".
L'immediata asserzione, "combatte volontariamente nelle nostre file", fu molto caricata, azzardata, ma di lì a qualche giorno il sergente Aumueller confermò l'intenzione affrettatamente attribuitagli. I gendarmi tedeschi, dopo aver catturato il partigiano Giancarlo Lelli, "Pampurio", proposero lo scambio dei prigionieri. Quando Aumueller fu invitato a prepararsi per essere restituito al suo reparto, rifiutò e dichiarò categoricamente di voler restare fra i partigiani. "Pampurio", invece, tornò in brigata, grazie ad una sua fuga rischiosa, ma compiuta con grande audacia. Il 31 agosto 1944 ingenti forze tedesche effettuarono un rastrellamento nei dintorni di Castelnuovo di Bisano al quale la Brigata, preavvertita, sfuggì effettuando un rapido e ordinato spostamento nei dintorni dei Casoni di Romagna in comune di Casalfiumanese (v.), dove, dominando le vallate dell'Idice, del Santerno e del Sillaro, stanziò ed affrontò aspre battaglie-impedendo nel frattempo ai tedeschi di trasformare il falsopiano in zona fortificata. L'8 settembre 1944 a Vizzano (Sasso Marconi) vennero fucilati per rappresaglia dai tedeschi due loianesi (Gualtiero Bartolini, Antonio Bottini) insieme ad altre 12 persone, fra le quali 7 di Rioveggio di Monzuno (v.). Gli attacchi sulla strada della Futa si intensificarono. L'8 settembre una squadra partigiana attaccò diverse macchine tedesche sulla strada nazionale distruggendone completamente una e provocando morti, domando prontamente la reazione nemica. Nelle notti del 14 e del 15 seguenti, i partigiani attaccarono ancora il traffico militare sulla nazionale. Vennero mitragliate una camionetta carica di truppe, che poi precipitò in un burrone, e una macchina, causando morti e feriti. Al confine più a sud del loianese, presso il vecchio palazzo dell'impresa di Roncastaldo, il 2 ottobre, vennero massacrati sette contadini partigiani di Monghidoro (v.). In quello stesso giorno "Pampurio", rimase mortalmente ferito da una raffica di "machinenpistolen" che gli squarciò il ventre nel corso di un duro combattimento a S. Anna di Monterenzio. (Da quel momento in poi la 62a Brigata si fregiò del nome "Pampurio").
Il 4 ottobre 1944 Loiano fu liberato da reparti della 5a Armata americana. L'11 successivo il governatore militare americano Gianpapa convocò nel palazzo di Roncastaldo un gruppo di personalità locali per provvedere alla nomina del sindaco. Dalla votazione risultò eletto Giuseppe Cantoni. Il 21 dello stesso mese fu nominata la giunta comunale. Poi l'8 dicembre il Governatore, nella sede provvisoria del comune, allogata in casa Paganini nel capoluogo, nominò a sindaco Giovanni Daldi e una nuova giunta (quest'ultima poi, a seguito di dimissioni, fu rinnovata dal sindaco l'11 marzo 1945).
Proprio nei giorni della liberazione di Loiano la vicenda dei partigiani della 62a ebbe due sbocchi. Un attacco in forze della Wehrmacht spezzò in due la Brigata. I partigiani rimasti dietro il fronte tedesco scesero in pianura: molti andarono ad aggregarsi alla 7a Brigata GAP e a Brigate SAP; diversi fecero tappa prima ad Ozzano e poi a Castenaso e, nei giorni successivi, alcuni di loro furono coinvolti nella battaglia di Vigorso di Budrio (v.) e nel rastrellamento di Castenaso (v.). I partigiani che ebbero tagliata la strada del ripiegamento verso la pianura - una parte della compagnia comando e alcuni reparti delle altre - decisero di attraversare la linea del fronte tedesco e passare con gli Alleati. "In realtà - ha scritto Giuseppe Brini "Caporale", partigiano della Sessantaduesima - non sempre i reparti partigiani che varcarono il fronte vennero subito "riarmati e equipaggiati", anche se, dopo lunga ed energica insistenza, questo fatto infine maturò concretamente. Quando i partigiani della 62a raggiunsero le posizioni degli Alleati furono sì accolti fraternamente ma le loro armi vennero sequestrate, e solo dopo diversi giorni vennero inseriti in un reparto di seconda linea, addetto ai servizi del fronte, della 88a divisione americana appartenente alla Quinta Armata. Inizialmente, quindi, niente prosecuzione della lotta armata per i partigiani della 62a, ma solo occasioni di lavoro e di assistenza. Gli uomini della 62a rimasero in forza al reparto dell'88a fino al febbraio del 1945, e vennero equiparati, nel trattamento, ai soldati statunitensi, tranne che nel "soldo": infatti, mentre gli americani percepivano 200 lire giornaliere ai partigiani andavano lire 125". Nel febbraio 1945 il CLN Alta Italia invitò i giovani dell'Italia liberata e i partigiani che avevano varcato le linee alleate ad arruolarsi nel rinnovato Esercito Italiano. I partigiani della 62a aderirono con entusiasmo all'appello e giunsero a Firenze dove si arruolarono assieme a molti partigiani della 36a e di altre Brigate bolognesi, così da raggiungere circa 600 arruolati. Poco dopo raggiunsero Roma e furono accasermati a Cesano per l'addestramento, che durò una quarantina di giorni. I partigiani bolognesi si mischiarono con centinaia di giovani volontari provenienti dal Mezzogiorno e dall'Italia centrale. Poi, continua Brini: "terminato l'addestramento - a volte assai pedante per uomini che sapevano maneggiare assai bene le armi - equipaggiati all'inglese, li spedirono via treno alla volta del fronte, ove giunsero nello stesso momento in cui l'offensiva finale degli Alleati veniva scatenata. Era stato detto loro che le formazioni partigiane tali sarebbero rimaste, con il loro inquadramento e i loro comandanti, ma vennero inseriti nei reggimenti della divisione "Cremona" e sparsi a gruppi nelle varie compagnie. Parteciparono all'offensiva partendo dalla località di Mezzano, oltre Ravenna, raggiunsero il Po e avanzarono nel veneto, contribuendo alla liberazione dell'Italia, ancora occupata dagli invasori". Anche la vicenda di guerra di Loiano continuò. Essendosi fermato il fronte sullo sperone di Livergnano, tutto il territorio loianese divenne zona d'operazioni per i restanti mesi fino all'aprile 1945. Nella frazione di Scandio (m 650 s.l.m.), nell'edificio a quell'epoca chiamato Ca' di Marrucco, attualmente "La Marruca", che domina le vallate dell'Idice e del Savena, si stabilì il quartier generale dell'Armata americana e dove sostò anche il gen. Eisenhower, comandante in capo delle Forze Alleate del Mediterraneo. (Lo attesta un marmo con epigrafe dettata e firmata dal gen. Mark Wayne Clark: "In questa casa / fra l'ottobre 1944 e l'aprile 1945 / ha avuto sede il Quartier generale della Va Armata americana in Italia / e vi si è trattenuto in ispezione / ai reparti il generale Dwight David Eisenhower / futuro presidente degli Stati Uniti d'America").

Fonte: L. Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel Bolognese, Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998  

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Luigi Arbizzani, Antifascismo e lotta di Liberazione nel bolognese Comune per Comune, Bologna, ANPI, 1998

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