Livraghi Giovanni

Livraghi Giovanni

30 Marzo 1807 - 8 Agosto 1849

Note sintetiche

Causa della morte: Esecuzione

Scheda

Giovanni Livraga (il cognome si trasformò successivamente in Livraghi) nacque a Milano il 30 marzo 1807 da Francesco e Angela Gallorini, venendo battezzato nello stesso giorno presso la parrocchia di San Satiro. Giovanni era l'ultimo di cinque figli di una famiglia estremamente religiosa: si pensi solo che il padre lavorava come sarto presso il seminario arcivescovile meneghino, mentre il maggiore dei due maschi, Bartolomeo (1803-1857), fu avviato al sacerdozio divenendo parroco di Montonate (Varese). Probabilmente lo stesso Giovanni cominciò a frequentare il seminario, sicuramente abbandonato prima di compiere sedici anni in quanto nel 1823 risultava lavorare come garzone presso un mercante.

Il 15 gennaio 1834 Livraghi si arruolò come soldato «ex propriis» nel 44° Imperial-Regio RF per la durata di otto anni. La tipologia del soldato «ex propriis» riguardava l'arruolamento dei figli di funzionari, di notabili o di coloro che possedessero una certa cultura e che potessero pagarsi l'uniforme coi loro mezzi. Dal punto di vista gerarchico questi soldati erano equiparati ai cadetti, in quanto non potevano essere puniti con le bastonature, e godevano di un ulteriore speciale trattamento, essendo acquartierati separatamente dalla truppa regolare. Infine, essi erano dopo l'arruolamento posti di stanza presso il reggimento del proprio distretto. All'atto del suo arruolamento, il 44° RF si trovava di guarnigione presso la città di Neutischein (l'attuale città morava di Nový Jičín), quindi – fra il 1835 ed il 1838 – Livraghi seguì l'unità dapprima ad Olmütz (l'odierna Olomouc, sempre in Moravia), poi ad Udine (1839-1841), a Verona (1841) ed infine a Palmanova, dove fu congedato al termine degli otto anni di ferma il 10 settembre 1842.

Speso un breve lasso di tempo presso il fratello parroco di Moltonate, Livraghi partì nel successivo novembre per Montevideo. In America Latina il giovane milanese si arruolò nella legione italiana di Giuseppe Garibaldi, partecipando alla difesa della città ed alla successiva battaglia di San Antonio del Salto (8 febbraio 1846). Al termine della campagna uruguayana, Livraghi fu tra i 67 volontari che seguirono Garibaldi e Francesco Anzani a bordo della nave “Speranza” nel loro ritorno in Italia, decisi a partecipare alla prima guerra d'indipendenza (1848). Durante quella campagna, Livraghi seguì dal punto di vista gerarchico una peculiare parabola – dovuta anche ai diversi cambi di reparto che affrontò: tenente il 24 dicembre 1848, commesso il 27 dicembre, capo armiere il 16 gennaio 1849, sottotenente il 15 maggio e capitano il 23 giugno. Secondo Beseghi, comunque, Livraghi portò in ciascuna unità in cui operò «la competenza acquisita in otto anni di servizio militare austriaco, e quel senso rigido di disciplina che, a sue spese, aveva appreso». Nel 1849 Livraghi seguì Garibaldi nella difesa della Repubblica romana, partecipando a tutte le azioni: Porta S. Pancrazio, Palestrina, Velletri, Villa Corsini e al Vascello.

Il 2 luglio Levré – così fu soprannominato dal Nizzardo, che lo descrisse nelle sue memorie come un «prode e simpatico milanese» – seguì Garibaldi nella sua ritirata verso Venezia. A San Marino scelse di seguire Garibaldi ed un'Anita ormai morente verso Cesenatico, dove infine scelse di restare al fianco di Ugo Bassi. In un'osteria di Comacchio il militare meneghino fu arrestato assieme al padre barnabita: fin da subito Livraghi fu qualificato come disertore – anche se egli aveva terminato ormai sette anni prima il suo servizio militare. Sempre nel giudizio di Beseghi, quest'accusa ferì alquanto lo «spirito» di Livraghi: «Soldato dell'Austria prima, e poi per la libertà d'Italia, aveva sempre compiuto il proprio dovere. L'accusa ingiusta lo offendeva».

Trasferiti a Bologna presso il quartier generale austriaco di Villa Spada, e condannato come Ugo Bassi senza processo, Giovanni Livraghi fu giustiziato l'8 agosto 1849. Il suo cadavere, dopo essere stato lasciato in una cavedagna del fondo Micheli dove era stata eseguita la sentenza, fu quindi traslato all'interno della Certosa di Bologna, nel Recinto dei militari. Dopo la caduta del giogo pontificio, i suoi resti – poiché non vennero reclamati da alcun parente (don Bartolomeo era morto nel 1854) – vennero dispersi nell'Ossario comune. Solo nel 1891, per volontà della Lega anticlericale “Giordano Bruno”, fu murata una lapide in sua memoria accanto a quella carducciana per Ugo Bassi (all'altezza della Torre Maratona dello stadio “R. Dall'Ara”, lungo l'odierna via P. de Coubertin, in corrispondenza del luogo dell'esecuzione), mentre nel 1929 il Comune gli dedicò una via, trasversale rispetto alla più ampia e centrale via Ugo Bassi.

Andrea Spicciarelli

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Documenti
Bibliografia
Ugo Bassi, vol. II, Il martire
U. Beseghi
1940 Parma Donati