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L'istruzione scolastica a Medicina

1910 | 1920

Schede

In questo articolo si cercherà di ricostruire il dispiegarsi della storia dell'istituzione scolastica nel paese di Medicina negli anni dal 1910 al 1920, al fine di comprendere in che modo le istanze nazionali siano state recepite a livello locale. L'importanza del contesto locale risiede proprio nel suo porsi come mediazione tra le necessità imposte dall'alto e le esigenze provenienti “dal basso” in una visione aperta, comprendente anche altre variabili come, ad esempio, le vicende politiche. Il fine ultimo è quello di andare a individuare, se esiste, lo scarto esistente tra scuola legale e scuola reale comprensibile solo alla luce di un percorso che ci vede entrare dentro la “scatola nera” della scuola, nel cuore vivo di un'istituzione agita da numerosi e differenti attori sociali come insegnanti e studenti; cercando di cogliere “l'intreccio tra le diverse vicende scolastiche ed educative locale e nazionale, giocando dialetticamente tra 'macro' e 'micro' a livello di lettura politica, pedagogia e didattica” ma prestando particolare attenzione anche al ruolo di coloro che si trovavano costantemente a prendere decisioni in merito alla scuola contribuendo a delinearne struttura e funzioni.

I primi documenti riguardanti l’istruzione elementare a Medicina trovati attraverso rilievi archivistici risalgono all'anno 1878. Nel 1877 infatti, precisamente il 15 luglio, venne approvata a livello nazionale la legge Coppino, la quale stabiliva norme circa l’obbligatorietà della scuola elementare gratuita, fissando ammende per i responsabili dell’inadempienza scolastica e portando a cinque le classi della scuola elementare pubblica. Nel cercare di ripercorrere la storia della scuola medicinese però si è scelto di restringere il campo di analisi per focalizzare l'attenzione su un decennio in particolare, quello dal 1910 al 1920. Tale scelta è il frutto dell'interesse per un provvedimento normativo in particolare, la legge Daneo-Credaro che, emanata nel 1911, fu ufficialmente applicata nei diversi contesti negli anni successivi.

Durante il mandato del Sindaco Gaetano Bullini (1909-1912), il primo in esame, furono numerosi i provvedimenti in favore dell'istruzione, sintomo di un nuovo interesse nei confronti della scuola elementare e conseguenza diretta al proliferare di provvedimenti normativi nazionali risalenti a quegli anni. Probabilmente il forte interesse dimostrato da Bullini nei confronti della scuola non fu propriamente un caso: il Sindaco oltre che un maestro era anche, al tempo, uno tra i volti più conosciuti del socialismo medicinese; conseguentemente, si impegnò in prima persona affinché venissero perseguiti gli obbiettivi politici in merito all'istruzione facenti parte del programma del Partito anche nel contesto locale. Nel Comune, fatta eccezione per la Scuola del Capoluogo la cui costruzione risaliva al secolo precedente, era ancora in uso la pratica di affitto da privati di locali ad uso scolastico, specialmente nelle numerose frazioni del Paese. Con l'amministrazione Bullini però a Medicina venne inaugurata una nuova stagione di politiche scolastiche ricche di novità, di cui la prima fu l'approvazione, da parte della Giunta, del progetto di costruzione di un nuovo fabbricato scolastico a Sant'Antonio affidata all’ingegnere Mazzanti. L’ingegnere sarà il promotore di numerosi progetti riguardanti gli edifici scolastici medicinesi e il responsabile della supervisione nella loro costruzione per tutta la prima fase di edificazione scolastica del Comune. Il suo nome smetterà di comparire nei documenti archivistici in seguito alla guerra, probabilmente sostituito da Attilio Evangelisti, “uno dei tecnici della cooperazione italiana, nonché Ingegnere Comunale a Molinella e Medicina, attivo militante socialista” e Consigliere comunale del Paese dal 1898 al 1912.

La proposta per la costruzione del fabbricato scolastico a Sant'Antonio ricevette la delibera nel giugno di quello stesso anno; la spesa prevista dal Comune per la costruzione della scuola era di £49.000 a cui si sarebbe dovuto provvedere sia con l'ausilio di alcuni sussidi governativi, sia attraverso la stipula di un mutuo a più lunga scadenza. Durante la seduta consigliare del 17 luglio di quell'anno inoltre, venne stabilito che l'estinzione di quel mutuo sarebbe avvenuta in un' unica rata, entro 4 anni dall'approvazione del provvedimento da parte della Giunta. Si era giunti a tali conclusioni poiché l’amministrazione comunale era intenzionata ad unificare tutti i debiti comunali, cosa che avrebbe inciso notevolmente a vantaggio delle finanze comunali se, come si confidava, fossero stati approvati i provvedimenti di legge a favore dell’istruzione elementare. Successivamente, l’esecuzione di tutte le opere per la costruzione del fabbricato vennero affidate alla locale Società Cooperativa dei Muratori e ne vennero ufficialmente stabiliti i compensi; nella medesima seduta venne ufficializzato che si sarebbe attuato il pagamento, almeno in un primo momento, con la somma di £50.000 pervenute dalla restituzione della medesima somma da tale Cav. Primo Stefanelli avvalendosi inoltre dei sussidi governativi per far fronte alle maggiorazioni dovute all’aumento delle tasse. La costruzione della scuola di Sant'Antonio fu la prima a essere realizzata poiché la frazione era la più grande tra le altre e in quanto tale raccoglieva un numero maggiore di allievi che avevano urgenza di essere sistemati in strutture appositamente pensate per loro. Di fatto però, con l'approvazione del progetto per il fabbricato di Sant'Antonio, viene avviata in paese la prima fase di edilizia scolastica che investirà anche le frazioni di Ganzanigo, Villafontana e Portonovo. Dagli atti ufficiali emerge infatti, che l’affitto dei locali per le due scuole elementari di Portonovo e per l’abitazione delle maestre (pratica in uso dal 1900) avrebbe raggiunto una conclusione con la stipula di un ultimo contratto con termine 1912. Durante la seduta del 1º dicembre del 1911, invero, l’ing. Mazzanti presentò i progetti per la costruzione delle scuole anche per le frazioni sopraelencate. La Giunta incaricò il Sindaco di avviare le pratiche per l’espropriazione dei terreni nei quali sarebbero dovuti sorgere gli edifici, sollecitandolo inoltre a impiegare il minor tempo possibile; tale atteggiamento rivela una certa urgenza da parte dell'amministrazione, probabilmente dovuta all'impellente necessità di adeguarsi in tempi celeri ai nuovi provvedimenti nazionali, ma anche a causa dell'imminente approvazione della proposta di legge Daneo-Credaro. Pertanto la Giunta aveva precedentemente deciso di temporeggiare sulla domanda di concessione del mutuo richiesto per i nuovi progetti di edilizia scolastica, a causa della possibile pubblicazione del nuovo progetto di legge che proponeva modificazioni importanti e vantaggiose per i Comuni che intendevano richiedere mutui da destinarsi alla costruzione di edifici scolastici. Per quanto concerne la scuola del Capoluogo, allora ancora sprovvista di nome ma conosciuta ad oggi come Scuola Primaria E. Vannini, risale a quel periodo l’approvazione di una serie di lavori di restauro tra cui anche quelli per l’impianto del riscaldamento a termosifone. 

Dagli atti consigliari di quegli anni inoltre, emerge anche la necessità di pareggiare gli stipendi per le maestre delle scuole femminili. Difatti, a seguito degli aumenti stipendiali previsti per tutto il corpo docente dalla legge Daneo-Credaro vennero equiparati i compensi di/delle maestri/e delle scuole maschili e miste a quelli delle maestre delle scuole femminili – eguali a quello minimo fissato dalla legge per le scuole maschili e miste. Secondo l’articolo 399 della legge del 4 giugno 1911, infatti, lo stipendio legale dei maestri e dei direttori è aumentato di £100. Si pervenne quindi al pareggiamento degli stipendi, rispettivamente per i maestri e le maestre delle scuole urbane e rurali, 33 in totale, e anche del Direttore Didattico del Comune, Luigi Venturi. Per di più il Comune stanziò agli insegnanti un’indennità di ulteriori £100 per provvedere alle spese per l'abitazione, se non gli era già stato assegnato un alloggio gratuito. Venne istituito un fondo comunale per provvedere all’acquisto di banchi e, più in generale, di arredi adatti per le scuole e aumentò il fondo previsto per il sostegno delle spese per l’istruzione per i giovani provenienti da famiglie povere. Si procedette anche all'aumento del fondo per il sostentamento della refezione scolastica, dimostratosi insufficiente per i 1400 allievi del Comune per cui era indispensabile, ritenuto tale anche dal Primo Cittadino Gaetano Bullini a cui il tema stava particolarmente a cuore. Dagli atti emerge la considerazione, da parte del Consiglio, che la refezione era in grado di garantire la massima frequenza scolastica, per tale motivo provvedervi diventava fondamentale al fine di assicurare al Comune la partecipazione scolastica di un alto numero di bambini. La refezione calda, prediletta rispetto a quella fredda poiché più economica, venne istituita oltre che per le scuole del Capoluogo, dove era già presente, anche nelle frazioni di Villafontana, Fiorentina e Ganzanigo. Sempre durante il mandato di Bullini venne poi riconfermato il corso popolare, già attivo nel territorio medicinese da ben quattro anni, e ne vennero approvati anche gli insegnamenti facoltativi per l'anno scolastico 1910-1911. L'anno successivo invece, la Giunta dispose l'approvazione delle scuole serali del Capoluogo e di tutte le frazioni con un minimo di 15 iscritti. Nel gennaio del 1912, al fine di favorire l'istruzione popolare, verrà approvata l'apertura di un corso di disegno sotto la direzione del prof. Enrico Romiti e uno di contabilità sotto la direzione del rag. Guido Roversi, le cui lezioni, ovviamente serali, sarebbero state quattro a settimana, rispettivamente due di disegno e due di contabilità. 

Al termine del mandato di Bullini, dimessosi a causa di dissidi interni al Partito, il Primo Cittadino del paese di Medicina diventerà Raffaele Cantoni (1913-1914) il quale, in un'ottica di continuità con l'amministrazione precedente, proseguirà l'impegno di adeguamento della normativa nazionale al contesto locale. Nel 1913, pochi mesi dopo l'inizio del suo mandato, il Sindaco si trovò ad arginare alcuni ostacoli in merito all'ottenimento dei fondi per l'avvio delle scuole serali, infatti, agli atti risulta che la Giunta provinciale amministrativa non sembrasse propensa ad approvare le spese facoltative per il corso professionale di disegno del paese, ritenendole eccessivamente alte; la Giunta comunale si trovò costretta a fare appello all’articolo 1713 della legge Daneo-Credaro. Successivamente, venne ufficializzata la richiesta per un mutuo di £171.000 alla Cassa Depositi e Prestiti per la costruzione dei tre fabbricati scolastici delle frazioni, la cui accettazione non tarderà ad arrivare attraverso un Decreto Reale, il 27 luglio dello stesso anno. La Giunta avvierà la richiesta al sig. Prefetto per poterne affidare l’appalto alla locale Società Cooperativa dei Muratori. Nell’anno 1913 poi, saranno definitivamente portati a termine, in tempo per l'apertura del nuovo anno scolastico, i locali della scuola di Sant'Antonio, mentre per la frazione di Fantuzza, per cui non era ancora stato predisposto un progetto di costruzione, il contratto di affitto verrà rinnovato. Grazie all'operato della Giunta precedente infatti, il proprietario dello stabile adibito ad uso scolastico situato a Fantuzza, si era impegnato a mantenere l'affitto stabile fino alla rescissione del contratto che sarebbe avvenuta qualora il Comune avesse deciso di costruire un vero e proprio edificio scolastico, progetto ancora lontano. Infine, prima del termine del suo mandato, la Giunta Cantoni provvedette all'acquisto di arredi scolastici in seguito ad un sussidio governativo di £230.

Nell'anno successivo, durante la seduta del 17 Luglio, venne insediato il nuovo Consiglio comunale e il nuovo Sindaco Antonio Buzzetti (1914-1915). Sei mesi più tardi, il Sindaco comunicò che con il R.D. del 24 Settembre 1914 era stato disposto che l’amministrazione delle locali scuole elementari passasse alla Deputazione Scolastica Provinciale ufficialmente dal 1º gennaio 1915. Conseguentemente la Giunta ordinò al contabile di stanziare, nelle spese per il progetto di Bilancio del 1915, il canone consolidato di £46.981 da versarsi allo Stato invece che per gli stipendi degli insegnanti e per le spese per l’istruzione. Il titolo I - Ordinamento dell'Amministrazione scolastica provinciale per l'istruzione elementare e popolare – rappresentò un grande cambiamento sia in termini di organizzazione che di gestione; il passaggio andava pianificato, dovevano essere creati nuovi organi in grado di assumere la responsabilità del rinnovato carico di lavoro, informare chi di dovere affinché i cambiamenti potessero iniziare ad essere attuati e accertarsi di concedere il tempo necessario in modo da riuscire a far applicare realmente i nuovi provvedimenti. Lo stesso testo di legge, infatti prevedeva che: “Art.87 - Le disposizioni relative al Consiglio scolastico e agli uffici dell'Amministrazione locale entreranno in vigore colla pubblicazione della presente legge; tutte le altre, a cominciare dal 1° luglio 1911.

Il passaggio dell'amministrazione della scuola dai Comuni al Consiglio scolastico sarà, entro l'anno 1913, stabilito con decreto Reale per ciascuna provincia, a mano a mano che si sia provveduto alla costituzione degli uffici provinciali, alla formazione dei ruoli del personale ed alla sistemazione dei rapporti tra comuni e Consigli scolastici. Fino all'emanazione del decreto Reale l'amministrazione della scuola continuerà ad essere esercitata dai comuni, secondo le norme attualmente vigenti16”. All’interno dell’art. 87 quindi, lo stesso Credaro auspicava che il transito effettivo avvenisse entro l’anno 1913; invece, il Decreto Reale a cui si fa riferimento nell’articolo è quello del 23 dicembre 1913 con cui venne fattivamente prorogato il termine ultimo per il passaggio delle scuole elementari dalla giurisdizione dei Comuni a quella dello Stato, al 1° luglio 1914. Chiaramente sia il nuovo testo di legge, sia le proroghe ad esso collegate ma, anche tutto l’apparato burocratico che si mosse per la sua reale attuazione furono di grande portata; per questo, a volte, non mancarono dubbi e perplessità in merito. È proprio a causa di ciò che si susseguirono una serie di lettere che, fatte pervenire ai diversi uffici delle amministrazioni scolastiche provinciali, si facevano portatrici di una serie di problematiche o controversie legate alla concretizzazione del passaggio e ai ruoli delle diverse parti chiamate in causa. Nel documento viene fatto esplicitamente riferimento ad una possibile proroga della data di scadenza per ultimare il provvedimento: 1° luglio 1914. Sempre all’interno della stessa lettera il Provveditore fa presente al Sindaco che a causa delle nuove istanze si rende necessario comunicare al Ministero, e nel tempo più breve possibile, qualunque provvedimento comunale che attribuisca nuove spese a carico dello Stato. Al fine di rendere agevole queste comunicazioni tra i Comuni e lo Stato, senza passare attraverso il Provveditore, viene fatto presente il procedimento da seguire per ottenere l’approvazione ministeriale con la massima sollecitudine ed evitando che questa arrivi a provvedimento già in atto. Nel secondo documento invece, ci troviamo davanti ai dubbi e alle perplessità manifestate, evidentemente da un certo numero di persone, con oggetto gli stipendi dei maestri e su chi essi debbano gravare. L’obbiezione potrebbe apparire fuori luogo ma, nei contesti locali, a volte anche molto lontani dalle grandi città, diventava difficile entrare in possesso delle informazioni nei giusti tempi. Conseguentemente, dato il periodo che si andava delineando, risultava piuttosto controverso stabilire se la paga dei maestri dovesse essere conferita dal Comune o dallo Stato. La lettera, comunque, non sembra essere la risposta alle perplessità manifestate dal Buzzetti, quanto piuttosto la decisione da parte del Regio Provveditore di comunicare ai Sindaci dei paesi di Provincia le controversie in atto, al fine di chiarire a tutti in maniera incontrovertibile lo stato delle cose.

L’atteso passaggio allo Stato per le scuole di Medicina avvenne conformemente a quanto indicato l’amministrazione delle scuole comunali passò alla gestione del Consiglio Scolastico Provinciale e il Comune dovette obbligatoriamente versare allo Stato un canone annuale da liquidare d’accordo con l’autorità scolastica e conformemente agli articoli 17 e 93 della legge anzidetta. Non fu possibile giungere ad un accordo immediato sulla somma del canone però, poiché la Giunta comunale paventò alcune riserve motivate in merito a: lo stipendio e l’indennità del direttore didattico, il pagamento degli affitti per gli alloggi degli insegnati delle frazioni che godono dell’abitazione invece che dell’indennità di alloggio, le scuole serali e l’insegnamento del disegno. In merito a quest'ultimo, le controversie avviate già dalla precedente amministrazione nei confronti della Giunta provinciale amministrativa, non ebbero gli esiti sperati e portarono, nel 1914, alla soppressione del corso poiché le spese necessarie alla sua attivazione non erano ritenute giustificate e addirittura sproporzionate alle capacità finanziarie del Comune. Invece, il Comune continuò a sostenere la posizione opposta adducendo diverse motivazioni, tra cui: l’utilità del corso per i piccoli artigiani del Paese, l’appello ai sussidi derivanti dal Ministero dell’Agricoltura; un'ulteriore motivazione poi – origine del ritardo nell'approvazione del canone da versare allo Stato – fu la considerazione che, sopprimendo la scuola di disegno si sarebbe rischiato di pagare allo Stato il canone concordato per il passaggio dell’istruzione elementare, canone comprensivo anche delle spese destinate al mantenimento del corso, senza che questo però fosse realmente attivato. Tale canone finì poi per essere approvato sottoposto anche a delle maggiorazioni rispetto alle considerazioni iniziali ma il Comune riuscì a farvi detrarre una serie di spese, tra cui quelle per il corso di disegno. Per quanto concerne la costruzione degli edifici scolastici delle frazioni, avviata durante l'amministrazione di Buzzetti, vi furono diverse proroghe, la prima tra ottobre e novembre 1914, e la seconda nel gennaio/febbraio del 1915. Gli edifici scolastici di Ganzanigo e Portonovo furono consegnati al Comune tra maggio e giugno del 1915 mentre per quello di Villafontana venne richiesta un’ulteriore proroga, questa volta negata dalla Giunta. Tale ritardo tuttavia è comprensibile alla luce della cessione dei lavori, nel settembre del 1914, dalla Società Cooperativa dei Muratori con sede locale, al Consorzio delle Cooperative Braccianti e Affini, con sede a Bologna, alle medesime condizioni e prezzi stabiliti con la precedente collaborazione; dagli atti però non emergono le motivazioni di tale cambiamento.

Alla riapertura dell'anno scolastico, il 1° settembre 1915, le tre nuove scuole costruite ad hoc per le frazioni del paese aprirono regolarmente. A non destare particolari perplessità invece, almeno da quanto è possibile evincere dalle carte ritrovate, e per quanto concerne la località di Medicina, sembra essere il titolo VIII – Assistenza scolastica – che prevedeva, tra le cose, l’istituzione del Patronato Scolastico obbligatorio in tutti i Comuni con compiti di assistenza agli alunni bisognosi. Esso si occupava quindi sia dell'istruzione che della frequenza degli alunni nella scuola, doveva prodigarsi al fine di istituire la refezione scolastica, stanziare sussidi per vestiti e calzature, ma occuparsi anche della distribuzione di libri, quaderni ed altri oggetti scolastici. Inoltre il Patronato si impegnava al fine di promuovere l'istruzione popolare, per la fondazione di giardini ed asili d'infanzia, di biblioteche scolastiche popolari, di ricreatori ed educatori, scuole speciali per l'emigrazione e per altre necessità che si imponessero a livello locale. In seguito all’emanazione della legge Daneo-Credaro quindi, si costituì anche a Medicina il Patronato Scolastico, Ente morale, composto da soci fondatori, soci benemeriti e soci annuali. Osservando alcuni dei volantini stampati e distribuiti in Paese nell’anno 1915, atti alla sensibilizzazione della cittadinanza e al reclutamento di nuovi soci, è possibile ottenere altre importanti informazioni rispetto alle funzioni dell’Ente nel medicinese. Infatti, si legge: “Esso però non si restringerà a somministrare la refezione, i quaderni ed i libri solamente; se raccoglierà i denari necessari, se avrà l’aiuto morale di tutta la cittadinanza, promuoverà giuochi, scuole all’aperto, passeggiate ginnastiche, bagni nella scuola o fuori, cure montanine e marine in apposite colonie scolastiche; nonché educatorii e ricreatorii dove il canto, il moto, la ginnastica, il lavoro manuale saranno sapientemente ordinati ed alternati in modo dilettevole, favorirà, in una parola, tutte quelle istituzioni che potranno educare il cuore e ringiovire la salute dei fanciulli”. Conformemente a quanto indicato dal capo VIII della Legge Credaro con lo scopo di provvedere al servizio dell’assistenza scolastica è così composto: • Dall’Assessore della pubblica Istruzione e da un Consigliere comunale delegato dalla Giunta; • Dal Vice-Ispettore scolastico; • Di delegati dai soci; • Di due insegnanti elementari per il Capoluogo e uno per ognuno dei seguenti gruppi di frazioni: Villafontana; S. Donino, Fiorentina, Sant’Antonio; Portonovo, Buda, San Martino, Fantuzza, Ganzanigo, Ercolana; • Di delegati di istituzioni ed associazioni locali; • Due rappresentanti del Comune all’infuori dei consiglieri.

La Giunta deliberò immediatamente la nomina del Consigliere Comunale che sarebbe entrato a far parte del Patronato Scolastico, il tipografo medicinese Nicola Luminasi. Conformemente a quanto detto dall’art. 73 della legge Daneo-Credaro lo statuto del Patronato Scolastico (redatto dai suoi membri nel giorno dell’insediamento) venne proposto dal Consiglio Comunale ed approvato dalla Direzione Governativa, sentito il Consiglio Scolastico Provinciale. Il Consiglio, letto e approvato lo Statuto, votò per la presentazione dello stesso al Consiglio Scolastico Provinciale. È necessario e doveroso aprire una piccola parentesi, per quanto concerne la stampa medicinese; infatti, il volantino, così come tutta un’altra serie di documenti ufficiali, carte da affissione e affini, provenivano proprio dalla tipografia di Nicola Luminasi, medicinese per eccellenza, descritto come “uno dei più caldi e fanatici socialisti e dei suoi principi fa continua propaganda. Gode molto ascendente sugli altri, appunto perché si appalesa uomo d’azione”.

Nel 1915 appunto, si occupò della stampa dello Statuto del Patronato Scolastico di Medicina. Non pare un caso che Luminasi, estremamente operoso politicamente, socialista fervente e membro estremamente attivo del partito, fosse proprietario della tipografia utilizzata per la stampa di qualsivoglia documento dell’epoca, a dimostrazione del legame instauratosi tra il Comune, il tessuto sociale, incarnato in questo contesto dalle scuole locali e l’editoria. Dall’aprile del ‘15 inizia a comparire negli atti della Giunta la presenza dell’assessore Fraboni con ruolo di primo assessore effettivo al posto del Buzzetti, il quale si dimetterà dal ruolo di sindaco il 23 aprile 1915. Studiando i verbali di Consiglio comunale dell’anno 1915 infatti, risulta che il Fraboni sia stato eletto sindaco il 2 maggio 1915 con 19 voti su 20 consiglieri dopo che il Consiglio stesso aveva approvato le dimissioni del Buzzetti. E sarà proprio al Sindaco Fraboni che sarà destinato un plauso dal Regio Provveditore Murari poiché in data 29 aprile 1916, giunse negli uffici amministrativi del Provveditorato scolastico una lettera in cui l’on. Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Credaro tesseva le lodi del Patronato medicinese ponendo notevole attenzione ad uno dei suoi servizi in particolare: il ricreatorio per i figli dei richiamati. Se il Ministro ha sentito la necessità di rendere noto il proprio compiacimento in merito ad un servizio che altro non fa che rispecchiare l’applicazione di una legge in un contesto reale, significa che a livello locale si stava lavorando in maniera moderata. L’applicazione più o meno attenta dei provvedimenti della Daneo-Credaro era oggetto di ricerca anche da parte del Ministero. Nella corrispondenza del Sindaco di Medicina, il sig. Fraboni, è stata ritrovata una lettera datata 12 giugno 1915, in cui Orazio Bacci, on. Presidente dell’Unione Statistica delle città italiane nonché sindaco in carica di Firenze, scrive ai sindaci di 377 Comuni italiani non capoluoghi di provincia, aventi popolazione di almeno 10.000 persone su richiesta del Consiglio direttivo della Associazione dei Comuni Italiani. La richiesta avanzata dal Comm. Prof. Dott. Orazio Bacci era la compilazione di un questionario che veniva spedito in allegato, sull’applicazione della legge Daneo-Credaro in modo da raccogliere dati in merito alle “questioni sorte dell’applicazione pratica della legge”.

Le domande presenti nel questionario, sono le seguenti: 1) È stata chiesta l’autonomia scolastica? Se si, è stata concessa? Sono passate le scuole al consiglio scolastico provinciale? Vi sono state vertenze per la liquidazione dei contributi? Se sì, come furono risolte?; 2) Nel 1912 o nel 1913 il Comune ha fatto altre spese scolastiche in più della cifra liquidata? Se sì, per quali ragioni? Ha chiesto il rimborso di tali spese? Se sì, la richiesta è stata accolta?; 3) Il Direttore Didattico è passato a Vice-Ispettore? Se sì, quante ispezioni ha egli fatte durante l’anno scolastico 1914- 1915 nella scuola del Comune? Quanti giorni di permanenza egli ha avuto nel Comune?; 4) Quanti posti di maestri si sono resi liberi per l’anno 1914-15? Come si è provveduto alle surroghe? Come si è provveduto in casi di malattia del maestro oltre i 15 giorni? Vi sono i maestri in soprannumero?; 5) Scuole elementari attualmente presenti nel Comune N°….; con classi maschili N°…; femminili N°….; miste N°…; alunni in complesso (compreso corso popolare) N°…; maschi N°…; femmine N°…; Esiste il corso popolare (classi V e VI)? Quanti lo frequentano?...; maschi N°….; femmine N°… Vi sono insegnamenti facoltativi? Se sì, quali? Scuole serali del Comune? Alunni che la frequentano nell’anno 1914-1915?; 6) Funziona regolarmente il Patronato Scolastico?; 7) Quali difficoltà si notano localmente per l’avvento passaggio delle scuole?

Analizzando attentamente il questionario, siamo in grado di suddividere le domande in differenti nuclei tematici. Il primo blocco di quesiti ad esempio, riguarda l’autonomia scolastica che non era stata richiesta dal Comune di Medicina, la quale era quindi passata direttamente sotto il Consiglio Provinciale Scolastico, a differenza di quanto era accaduto nel Comune limitrofo, Budrio, a cui era stata concessa l’autonomia su richiesta fino all’anno 1914. Il secondo gruppo di domande si concentra invece sulle spese sostenute dal Comune, ed è proprio attraverso le risposte date dal Sindaco che apprendiamo che nell’anno scolastico 1914-1915 a Medicina è stata spesa una cifra più alta della somma liquidata, al fine di incrementare l’istruzione in Paese. Successivamente si cerca di ottenere informazioni in merito al Vice-Ispettore Comunale che, a quanto pare, dopo che da Direttore Didattico ha mutato il suo incarico, è stato trasferito lasciando il Comune senza un Ispettore. Per quanto concerne gli insegnanti, le cui domande di riferimento si trovano poco dopo, possiamo appurare che nell’anno scolastico preso in esame i posti liberi all’insegnamento nel Comune erano sette in totale: quattro per maestre e tre per maestri; nessuno di loro finì per essere in esubero. Qualora gli insegnanti si fossero assentati si sarebbe provveduto ad una sostituzione provvisoria o sarebbe potuta venire in aiuto la collaborazione di altri insegnanti del medesimo plesso in modo da sopperire ad alcune assenze. Per quanto riguarda il blocco di domande riguardanti le scuole e gli alunni, siamo in grado di affermare con certezza che al tempo nel Comune di Medicina vi erano 880 alunni maschi e 776 femmine, suddivisi in 49 classi in totale, di cui 10 maschili, 10 femminili e 29 miste. Medicina vantava inoltre l’attivazione del corso popolare, con la presenza di 48 alunni maschi e 47 femmine, in cui erano attivi insegnamenti facoltativi come: lavori manuali e lingua francese. Non erano ancora stati riattivati corsi o scuole serali al momento della compilazione del questionario, a seguito della soppressione della scuola di disegno e contabilità nel 1914; in effetti, i corsi serali compaiono nelle carte archivistiche del 1916, con riferimento all’anno scolastico 1916/1917, attraverso le parole di Emma Vacaroni, insegnante a Portonovo, frazione di Medicina.

L’insegnante, facendosi portavoce dei bisogni del popolo che sente la necessità di istruzione, scrive, nel settembre di quell’anno, direttamente al Sindaco, domandandogli la riattivazione delle scuole. Un paio di mesi più tardi arrivò presso l’ufficio del Sindaco un’ulteriore lettera della Vacaroni e di Raffaella Luminasi, insegnanti di Portonovo, le quali informano il primo cittadino di Medicina delle iscrizioni avvenute per la scuola serale, delle suddivisioni delle classi per livello di competenze e la relativa partizione delle insegnanti. Vengono inoltre stabilite le date di inizio delle lezioni e gli orari: ogni lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 19.00 alle 21.30, in modo da raggiungere un monte di 10 ore settimanali. Nella lettera viene poi fatto riferimento all’approvazione di tale delibera anche da parte del Regio Provveditore e del Vice-Provveditore, già informati dei fatti. In realtà la delibera di approvazione ufficiale da parte del Regio Provveditore arriverà a gennaio; appare chiaro quindi, che la comunicazione tra il Comune e la Provincia non fosse così immediata e che di fatto molti dei provvedimenti erano già in atto pur senza aver ricevuto l’autorizzazione formale da parte delle autorità competenti. Proseguendo nell'esaminare le risposte fornite al questionario da parte dal primo cittadino di Medicina, troviamo una domanda in merito al Patronato Scolastico, divenuto obbligatorio in tutti i Comuni; avendo ampiamente trattato il ruolo di quest’ultimo all’interno della comunità locale in precedenza, in questa sede ci limiteremo a dire che il Fraboni confermò l’operatività dell’Ente nel territorio medicinese. Infine, per quanto concerne l’ultima domanda, quella in merito alle difficoltà riscontrate dal Sindaco nel passaggio delle scuole elementari, egli lamentava la complessità di ottenere permessi laddove ve ne fosse urgente bisogno e conseguentemente farli avere al maestro che ne aveva necessità in tempo utile. Il ritrovamento di tale documento si configura come estremamente rilevante dato che un’indagine di interesse nazionale può rivelarsi molto interessante per chi ha interessi a livello locale.

Risposero e rispedirono il questionario compilato 241 Comuni italiani in totale, tra cui quello di Medicina, per questo l’anno successivo alla compilazione venne fatto pervenire ai Comuni aderenti all’iniziativa un fascicolo contenente i risultati della ricerca condotta dall’Unione Statistica Italiana. Probabilmente a causa delle condizioni di eccezionalità legate alla guerra possiamo constatare che purtroppo non vi è alcuna traccia dei fascicoli sia degli atti di Giunta che degli atti consigliari dell’anno 1916-1917, mentre per quanto riguarda il fascicolo del 1918 esso appare estremamente diverso dagli altri: ben più corto, assolutamente poco curato, senza alcun riferimento alle date delle riunioni né tanto meno alle persone (Sindaco e Consiglieri) che avrebbero dovuto prendervi parte, in molti casi manca addirittura l’oggetto della discussione. Effettivamente l’intitolazione non corrisponde più a “Atti di Giunta” o “Atti Consigliari”, come per la precedente documentazione presa in esame, si parla invece di “Atti del Regio Commissario”. All’inizio dell’anno 1920 infatti, vi è ancora un Regio Commissario, già presente dal 1917, in vece dell'intero Consiglio Comunale; tali presenze sembrano dipendere principalmente dalle difficili condizioni economicosociali createsi con la guerra. In data 15 aprile 1920 il Regio Commissario Bellucci, dopo due anni di servizio, richiese l’esonero dalla sua funzione per motivi di salute e al suo posto venne nominato il Cavaliere Ugo Franco. Dall'ultimo fascicolo analizzato, quello del 1921 siamo in grado di apprendere che erano stati approvati i progetti di edilizia scolastica per le frazioni di Medicina che ancora si trovavano sprovviste di edifici scolastici ad hoc: Fantuzza, Ercolana e San Martino; gli appalti per la costruzione degli stabili venne conferito alla locale Società Cooperativa dei Muratori e supervisionò i lavori di costruzione l'ingegnere Attilio Evangelisti. Il Regio Commissario approvò anche una serie di lavori per la ristrutturazione dell'asilo infantile del Paese, l'aumento dei fondi ad esso destinati e l'istituzione del doposcuola, a carico del Patronato Scolastico, al fine di raccogliere tutti quei fanciulli i cui genitori lavorano da mattina a sera e al termine dell’orario delle lezioni non hanno chi li ritiri.

Infine, degno di nota è il conferimento al dott. Zanardi Gino della direzione sanitaria e amministrativa del Consiglio per la cura montana e marina dei bambini sino ai 12 anni. Il dottore nacque a Magnacavallo, nella provincia di Mantova nel 1869 e morì a Bologna nel 1948 e fu, per la città di Medicina un singolare medico, eccentrico, anticonformista, socialmente impegnato e fiero della propria indipendenza intellettuale e politica. Zanardi era solo uno tra gli eccentrici personaggi che colorivano l’albero genealogico di una famiglia singolare, guidata da ideali socialisti e in aperto conflitto con il fascismo. Se abbiamo radici che ci legano alla città di Bologna sicuramente ricorderemo il cugino ben più famoso del dottore di Medicina: Francesco Zanardi, primo sindaco socialista del capoluogo di provincia. Gino Zanardi amava definirsi il medico “dei proletari” in particolar modo dei bambini a cui dedicò gran parte della sua vita; per tale motivo nel 1978, quando venne inaugurata la seconda scuola elementare del paese, l’allora sindaco Luigi Galvani, decise di intitolarla proprio al dottor Gino Zanardi.

Valentina Morandi

Dalla tesi di laurea “Per una storia dell’istruzione elementare tra nazionale e locale. Il caso di Medicina scoperto in classe”, relatrice Mirella D’Ascenzo, pubblicata in "Brodo di serpe - Miscellanea di cose medicinesi", Associazione Pro Loco Medicina, n. 14, dicembre 2016.